Cramboy
2004
Cabin in the sky gira nel lettore e subito irrompe la linea di basso dal timbro
familiare di A home away; seguono la chitarra e il riff del sax e ben prima di udire la voce di Steven
Brown è facile avere tutti gli elementi per capire che questo è indiscutibilmente un disco dei Tuxedomoon.
Passano gli anni, passano le mode, sono nate nuove tendenze musicali e altre si sono esaurite ma i Tuxedomoon
- come dei vecchi amici - non deludono e la loro musica con il suo peculiare suono ossessivo, glaciale e
appassionato torna a materializzarsi com'era nei giorni migliori, aggiornata ai tempi attuali ma radicalmente
propria tanto da generare affascinanti deja-vu.
Se escludiamo Joeboy in Mexico del 1997 che è una sorta di progetto parallelo, sono
trascorsi 14 anni dall'ultimo album in studio a nome Tuxedomoon e addirittura 21 dalle ultime registrazioni del
trio fondatore i cui membri hanno comunque continuato a collaborare assieme in vari progetti. Ora Steven Brown,
Blaine Reininger e Peter Principle si sono nuovamente riuniti sotto la vecchia sigla e, recuperato il
trombettista Luc van Lieshout già con la formazione dal 1985, sono tornati ad incidere. Cosa troviamo allora in
Cabin in the sky dopo questo lungo periodo? Semplicemente una cosa: tutto il mondo Tuxedomoon - il più
europeo tra i gruppi americani - fatto di anarchia, romanticismo, ironia e fascino per una musica trasversale ancora
e sempre in equilibrio tra avanguardia, pop e jazz.
Così il CD si sviluppa da A home away con il basso di Principle preso di peso da Half
mute e la bella interiezione di sax e tromba, passa per il quasi-bolero Baron brown che in tipico
Tuxedo-style fonde l'esposizione jazzistica della melodia da parte del sax sul tappeto pulsante del basso e
l'insistere del violino fino a giungere a quello che è il centro emozionale del disco, ovvero Annuncialto,
lenta traccia strumentale dall'andamento ossessivo racchiusa nelle geometrie di Reininger e Brown. Di ben altro
genere è Diario di un egoista dove l'istrione Reininger canta in italiano una ironica storia d'amore sui
generis sopra un'incalzante ritmica elettronica. L'atmosfera torna a farsi pensosa con La più bella che è la
registrazione presa per strada a Cagli di un canto popolare su cui Reininger inventa una breve e struggente melodia
al violino accompagnato dal piano (fortunatamente ampliata nella "reprise") e con la successiva Cagli five-O
in cui il pianoforte ripete la stessa scala fino all'esplosione del sax e degli effetti noise. Seguono
Here 'till X-mas e Chinese Mike sospese tra jazz, effetti rumoristici e ritmiche serrate che conducono
all'ambientale The island e all'altro punto focale del CD la liquida Misty blue guidata dalla voce di
Reininger. Nel finale troviamo la ritmica Luther Blisset valorizzata dalla bella tromba con sordina e
dall'irresistibile ritornello dance e un remixaggio di Annuncialto che chiude in bellezza un disco sincero,
moderno e altrettanto profondamente radicato nell'essenza propria di un gruppo che dal proprio punto di vista
personale ha contribuito alla storia della musica.
I Tuxedomoon sono tornati, o non se n'erano mai andati... non importa. Quello che conta è che hanno
prodotto un disco bello e intelligente come Cabin in the sky: bentornati, ci mancavate.
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