Geoff Farina / Luther Gray / Dan Littleton: New salt (Xeng - 2005)Quello capeggiato da Geoff Farina è un trio dalla line-up piuttosto originale (due chitarre, harmonium e batteria) che si muove in un ambito indefinito ed indefinibile tra il post-rock e il jazz. Il suono della sua chitarra - che a tratti ricorda quello di Frisell - è perennemente in bilico tra la resa melodica e le digressioni noise, tra improvvisazione e sperimentazione. In questo disco uscito per la Xang, piccola ma attiva etichetta di Cesena, nel suono compatto ma sghembo del trio convivono in modo convincente suoni cupi ed atmosfere rarefatte, sprazzi di psichedelia e astrazioni translucide, vibrazioni acide e delicate pulsazioni notturne. Da scoltare con cura.
Chant: Chant (Caligola - 2004)Se solitamente il trio pianoforte / basso / batteria si risolve con una prevalenza del primo strumento sugli altri, non è così in questo Chant dove sono la batteria e gli "oggetti" di Calcagnile ad avere il sopravvento orientando il trio verso sonorità percussive alle quali si adatta anche il pianoforte di Mureddu. Il trio, non lavorando sugli accordi, pilota la musica verso un'astrazione minimalista efficace e mai fine a se stessa, con cambi tonali ed ambientali molto emozionanti, passando dalla drammaticità all'incanto, dall'etereo al concreto con una facilità ammirevole. Disco molto intelligente, d'avanguardia ma allo stesso tempo ammirevolmente godibile.
Aqua Bassino: Beat's n bobs (F Communications - 2001)Aqua Bassino è il progetto di Jason Robertson, dj e manipolatore di suoni scozzese che - grazie alla F Communications - è artista molto conosciuto sulla scena elettronica francese. In questo suo primo disco Jason mischia sapientemente nu-jazz e house, groove e ambient, suoni elettronici ed acustici (tutta da godere la tromba di Collin Steele) mediando tra il dancefloor e la musica da ascolto con eleganza, con una buona dose di emozioni e un pacato e salutare disimpegno. In una scena in continua evoluzione come quella dell'elettronica dance ci sono dischi che, seppur datati, sembrano rappresentare un punto fermo. Questo è uno di essi.
Jackie McLean: Vertigo (Blue Note - 1963)Uomo di punta della Blue Note per la quale negli anni '60 ha lasciato incisioni storiche, Jackie McLean, pur non disdegnando digressioni nell'avanguardia, va annoverato come uno dei più attivi e fattivi rappresentanti dell'hard-bop, stile che lui stesso aveva contribuito a delineare. In questo Vertigo - disco forse di routine, ma una routine deliziosamente vitale - ritroviamo tutto il suono funky solido e fluido del suo sax alto perfettamente supportato da una band che lavora telepaticamente: da incorniciare la dinamica title-track e Yams, blues lento scritto da Hancock qui particolarmente efficace. Un disco facile della sua immediatezza, ma non per questo meno affascinante.
Tiromancino: 9505 (EMI - 2005)Chi, come il sottoscritto, ha ingiustamente snobbato i Tiromancino non si faccia sfuggire questa raccolta con le migliori incisioni degli ultimi 10 anni. In essa si trova tutto lo splendido mondo musicale e poetico di Federico Zampaglione che, per dare origine al suo pop non convenzionale, unisce una delicata psichedelia alla malinconia di languide atmosfere acustiche e liquide pulsioni elettroniche. Suoni accuratamente dosati e arrangiamenti curati con maniacale precisione fanno delle composizioni dei Tiromancino delle splendide miniature. Se questo è il cantautorato degli anni '90 ben venga: se ne sentiva davvero la mancanza, per intensità espressiva e freschezza musicale.