- DISCO DEL MESE - LUGLIO 2007 - 

The Cinematic orchestra: Ma fleur

Ninja tune 2007


ninjatune.net
cinematicorchestra.com

  1. To build a home
  2. Familiar ground
  3. Child song
  4. Music box
  5. Prelude
  6. As the stars fall
  7. Into you
  8. Ma fleur
  9. Breathe
  10. That home
  11. Time & space

Patrick Watson: pianoforte e voce
Phil France: contrabbasso
Luke Flowers: batteria
Stuart McCallum: chitarre
Nick Ramm: pianoforte
Steve Brown, John Ellis: piano fender rhodes
Tom Chant: saxofoni, clarinetto basso
Milo Fell: percussioni
Fontella Bass, Lou Rhodes: voce
Jate Osahn, Antonia Pagulatos, Stella Page, Izzi Dunn, Wayne Urqhart: archi
Eska Mtungwazi: cori
Jason Winscoe: produzione


   "There is a house built out of stone" è l'incipit di questo disco e, come quella casa costruita sulla pietra, esso viene costruito sulla chiave di volta rappresentato dal brano posto subito al suo inizio, brano che ne connota in maniera molto caratteristica il proseguo e che dà una dimensione piuttosto precisa di cosa la Cinematic Orchestra ci voglia dire con questo suo ultimo lavoro.
   Ma fleur è il quarto disco del gruppo guidato dal compositore, programmatore, produttore e multi-strumentista Jason Swinscoe che, fin dal debutto di Motion nel 1999 e con i successivi Every day (2002) e Man with a movie camera (2003 - sonorizzazione di un documentario sovietico del 1929), ha guidato la sua "orchestra" verso atmosfere del tutto personali e difficilmente riconducibili a schemi già usati da altri. Le sonorità della Cinematic Orchestra, infatti, non hanno una precisa collocazione stilistica attingendo da diverse fonti ispirative quali l'acid-jazz, il trip-hop e soprattutto le orchestrazioni jazzy delle colonne sonore cinematografiche tipiche degli anni '60 e '70, il tutto senza rinunciare alla tecnologia tipica delle sale d'incisione, ovvero ricorrendo a loop ritmici, o a sampler con i quali fornire le basi percussive o le linee di basso su cui i musicisti possono suonare liberamente. A dire il vero la componente jazz del gruppo, in particolare il lavoro fatto da Tom Chant - saxofonista soprano di altissimo valore - è andata via via attenuandosi con passare degli anni: se, infatti, in Motion Chant era particolarmente presente con lunghe linee melodiche, negli ultimi lavori il suo contributo è più circoscritto ed è evidente che il gruppo spostando il baricentro verso una sorta di post-rock da camera dal respiro piacevolmente orchestrale e particolarmente fascinoso ed elegante.
   I dischi della Cinematic Orchestra allora diventano delle colonne sonore senza immagini, delle partiture aperte capaci di portare per mano l'ascoltatore attraverso scene e dimensioni che vengono appena suggerite dalla musica, che diventano realtà - virtuale o concreta - nel momento in cui vengono disegnate dalle note. Musica che non descrive, musica che, configurandosi come delicato ma persistente sottofondo, invece regala suggestioni, suggerisce visioni, lascia aperti spiragli luminosi che rischiarano tenebre mai paurose, ma anzi piacevolmente ammantate di torpore.
   Tutto questo si percepisce in modo particolare in questo Ma fleur nel quale, rispetto ai lavori precedenti, si nota una maggiore rarefazione dei ritmi, una dilatazione degli spazi sonori che paiono quasi galleggiare in una sorta di micro-variazioni tonali che non diventano comunque mai astrazione pura, pur assumendo un aspetto quasi monocromatico. Lo stesso Swinscoe parlando di questo disco ha detto di aver voluto "lasciare gli spazi così vuoti in modo da essere predominanti", quasi a sottolineare che sono i vuoti più che i pieni a determinare la musica, a conformarne il carattere, a stillare le emozioni, a descrivere senza parole.
   Rispetto alle precedenti prove discografiche, Ma fleur risulta essere molto più acustico, con un impasto sonoro più lineare ed arrangiamenti meno carichi seppur accuratamente elaborati, quasi a suggerire una maggiore voglia di leggerezza che emerge anche dal maggiore ricorso a forme più tradizionali piuttosto che alle lunghe parti strumentali a cui la Cinematic Orchestra ci aveva abituato.
   Il disco si apre con la già citata To build a home che ne rappresenta anche il momento più bello: la canzone è lenta e piacevolmente malinconica grazie alla voce e al pianoforte del canadese Patrick Watson che l'introduce in perfetta solitudine. Struggente la sua interpretazione vocale soprattutto quando il brano sale di tono, mentre particolarmente efficace è l'accompagnamento degli archi che ne sottolineano il fascino, lasciando comunque il brano come sospeso in aria, senza una vera e propria conclusione. La melodia, sempre con Watson, ritornerà nella penultima traccia - That home - a suggerire una sorta di percorso circolare all'interno del CD.
   Altri punti pregevoli del disco sono sicuramente Breathe - pubblicata anche come singolo - dolcemente ma fermamente condotta dalla voce tipicamente soul della grande Fontella Bass che è capace di entrare ed uscire dalla melodia a proprio piacimento, alternando momenti quasi statici ad aperture armoniche complesse ben messe in rilievo dagli archi e dal coro. Seppur di breve durata è interessante anche Prelude con il suo arrangiamento sognante d'archi che ricorda alcune cose di Morricone, andamento che è in contrasto con la successiva As the stars fall, brano ritmicamente ed armonicamente complesso che spazia tra passaggi astratti a progressioni ritmiche - anche elettroniche - molto scandite. Decisamente più adagiate su di un andamento "ambient" sono Into you dove brilla la parte vocale affidata a Patrick Watson e la title-track nella quale Tom Chant conduce il suo sax lungo sentieri che profumano del free jazz meno arrabbiato. Chiude il disco Time & space, introversa e delicata ballata attraversata da correnti lisergiche con un pregevole intreccio tra gli archi e il pianoforte che offre l'opportunità a Lou Rhodes di mettere in bella evidenza la propria voce.
   Forse con questo Ma fleur la Cinematic Orchestra ha, rispetto alle prove precedenti, perso un po' della propria carica innovativa avendo calibrato la propria musica verso atmosfere più patinate e forse tralasciando parte della spinta ad una ricerca sperimentale che, seppur moderata, è sempre stata presente; brani più conformati in forma di canzone ma pur sempre di respiro orchestrale, che conservano comunque una loro originalità. Un disco piacevole all'ascolto, forse non troppo innovativo, ma che può comunque riservare insperate sorprese.


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