mercoledì, marzo 28, 2007

Drogati a 8 anni (2)

Ne parlavo qualche post qui sotto, ma ci ritorno nuovamente: mi pare assolutamente scandaloso, infatti, che le autorità farmaceutiche italiane, ma anche quelle europee, abbiano deciso che è legale somministrare il Prozac ai bambini di 8 anni.
Non ho parole davvero. Qui potete scaricare (in PDF) il comunicato stampa del Comitato "Giù Le Mani Dai Bambini" dove vengono indicati chiaramente i rischi dell'assunzione di psicofarmaci a quell'età.
Sinceramente non so cosa si possa fare davanti allo strapotere dell'industria farmaceutica, se non indignarsi, divulgare la notizia e vigilare che simili schifezze non entrino nella vita dei nostri figli.


martedì, marzo 27, 2007

Generazioni e suoni

The Clash: London calling Bello questo post di Novalis, non solo perché indirettamente tira in ballo uno dei miei dischi preferiti di sempre, ma soprattutto perché fa vedere come la musica sia capace di passare di generazione in generazione. Cosa hanno in comune, infatti, l'adolescente che oggi ascolta London Calling dei Clash a quelli che come il sottoscritto l'ascoltavano nel 1979? E ancora - cosa ancor più "strana" - cosa lega nell'ascoltare la stessa musica l'adolescente di oggi con il quarantenne/cinquantenne.
Anch'io non credo che la musica appartenga ad una determinata generazione, ad una determinata etnia o ad un particolare gruppo sociale; non voglio sembrare banalmente scontato o irrimediabilmente idealista, ma la musica davvero supera queste barriere, però resta sempre un dubbio, quello dell'omogeneizzazione. Il giovane che nel post di Novalis ascolta in rapida sequenza i Clash e Laura Pausini si rende conto della differente valenza dei due soggetti? Ha i mezzi per capire che i Clash hanno cambiato la storia della musica e la Pausini... beh, lasciamo stare?
Forse sarà un discorso già sentito, ma la musica è sì una sorta di catalizzatore di emozioni, ma è anche soggetto e oggetto culturale, per quanto oggi si tenda troppo spesso a ridurla ad un mero oggetto di mercato. La mia paura, nel mondo del download e dell'emmepitre selvaggio, è che si vada a perdere proprio questo aspetto e si finisca per mettere nostalgicamente sul piatto del giradischi per l'ennesima volta "Rudie can't fail"... e alla fine che ci si auto-isoli in una nicchia.


venerdì, marzo 23, 2007

Dopo il diluvio (2)

"Temo per il futuro di un'industria musicale che si abbassa sino a soddisfare la domanda di un gruppo giovanile demente, a detrimento della massa di chi vuole ancora ascoltare canzoni cantate bene e senza stonature." Vi suona strana anche questa affermazione, vero? Ovvio, è tratta dal Melody Maker del 20 ottobre 1956 ed è riferita nientepopodimenoché ad Elvis Presley! Certo che, considerata la situazione attuale, fa davvero pensare a come la percezione dell'industria musicale sia cambiata.
Ma ancora più sfasato appare il commento su questa frase così come scritto da Boris Vian nel suo Jazz Hot del dicembre 1956: "Steve Race [l'autore dell'articolo di Melody Maker] ha torto a temere per l'industria; per la musica sì, e per quanto riguarda Presley non ha torto. Ma l'industria e la musica sono spesso due cose diverse."
Sì, hai ragione Boris a temere per la musica... in quanto all'industria e alla musica è proprio questo il problema: industria e musica sono troppo spesso due cose coincidenti!


giovedì, marzo 22, 2007

BarCamp per il Veneto


Blogger veneti a raccolta, il BarCamp arriva nel Veneto! Che cos'è un BarCamp? E che ne so?! Lo capirò sul posto, però pare una cosa interessante dove potersi scambiare informazioni, opinioni e imparare qualcosa. Quindi bene, mi pare.

Allora un po' di logistica:
il giorno è lunedì 14 maggio 2007 alle ore 9.30 presso il "Vega", ovvero il Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, situato a Marghera.
Sponsor della manifestazione: Google, Microsoft e forse HP e Cisco... mica pizza e fichi!!!
Qui per le iscrizioni.

Io farò il possibile per esserci, mi piacerebbe ci fosse anche qualche blogger amico. Per riconoscermi nessun problema: sarò quello con la rosa rossa a stelo lungo tra i denti!

Grazie a Blueblog per la segnalazione.

Stay tuned


lunedì, marzo 19, 2007

Dopo il diluvio

Jack Tracy su Down Beat del 6 marzo scrive:
"Potrete constatare che il numero di dischi di jazz in uscita ogni settimana diminuirà, perché francamente gli affari non sono più quelli di una volta... L'ascoltatore non si sorbisce più tutto ciò che gli passano. Diventa difficile..."
Discorso strano ma familiare vero? Anche se è stato fatto quasi 50 anni fa, visto che il 6 marzo in questione è quello del 1958. L'affermazione di Tracy, però, pur non veritiera oggi (ma neanche allora!) nella premessa, mi pare corretta nella conclusione; il mercato discografico - che sarà pure in crisi per ragioni che all'epoca non erano pensabili (in primis il download selvaggio) - non è certo in difetto per uscite, visto e considerato la quantità costante di nuove proposte e nuove etichette che giornalmente si possono trovare nei negozi. L'idea, comunque, colpisce perché pare che oggi come allora - con le dovute proporzioni - sia proprio l'ipertrofica produttività a mettere a disagio l'ascoltatore che non sa cosa scegliere tra una miriade di dischi che, mai come ora, vengono fatti passare tutti indistintamente come dei capolavori. E poi dicono che il jazz è una musica di nicchia!
Comunque anche questa affermazione di Tracy fa pensare che le cose si ripetono a distanza di tanti anni e che la tanto sbandierata crisi del jazz o non è poi così critica, oppure che c'è sempre stata, quindi che proprio di crisi non si tratta!


domenica, marzo 18, 2007

My emotional pixels 2.0

Solo per comunicare che ho appena finito di aggiornare la grafica (e qualche funzionalità) del mio fotoblog.
Mi pare che ora abbia un aspetto più piacevole e pure più professionale; invito gli interessati a farci un giretto.
Grazie.


mercoledì, marzo 14, 2007

Joe Henderson for dummies

E' strano come nel parlare di Henderson io parta da un'assenza. Un'assenza di quelle che pesano perché trovo una notevole svista che in Jazz, ovvero il fondamentale manuale di Arrigo Polillo, il saxofonista non sia neppure una volta nominato (guardare l'indice dei nomi per conferma); ma forse questo è proprio il destino di questo straordinario musicista, quello di passare inosservato, tanto che - come spesso accade nell'ambiente jazzistico - gli avevano affibbiato il soprannome di "the Phantom" per la sua capacità di scomparire tra gli altri musicisti. Un'umiltà e un senso della misura che l'hanno portato ad essere sottovalutato per buona parte della carriera e che l'hanno posto in secondo piano rispetto ai suoi coetanei.
Joseph (Joe) Henderson è nato a Lima, Ohio nel 1937; fin da piccolo si appassiona al jazz traendo la maggiore ispirazione dall'ascolto di Charlie Parker e venne incoraggiato dai genitori e dal fratello maggiore allo studio della musica e del sax tenore. Dopo l'esperienza con la banda dell'esercito - con la quale ebbe modo anche di suonare nell'Estremo Oriente e in Europa - si trasferì a New York dove nel 1962 iniziò, grazie ad un contratto con la Blue Note, la sua carriera professionistica. Sarà proprio con la prestigiosa etichetta di Alfred Lion e Francis Wolff che svolgerà la prima parte del suo percorso musicale incidendo un buon numero di dischi e collaborando con parecchi musicisti di gran classe anche in loro importanti registrazioni: tra gli altri sono da ricordare Horace Silver (Song for my father), Lee Morgan (The sidewinder), Art Blakey, Andrew Hill (Point of departure) Kenny Dorham (Una mas), McCoy Tyner (The real McCoy) e molti altri tra coloro che facevano parte di quella "squadra".
Nel 1967 firma per la Milestone con la quale incide una serie di dischi fino alla metà degli anni '70. In quel periodo, però, le strade del jazz stavano cambiando; il free-jazz e il nascente jazz elettrico hanno fatto sì che la carriera di Henderson, sicuramente legato a forme più tradizionali, si dirigesse verso un oblio fatto di poche registrazioni altalenanti con diverse etichette discografiche - tra cui l'italiana Red Records - e con la dubbia adesione alla fusion tramite la collaborazione con i Blood Sweat and Tears.
Henderson torna inaspettatamente al grande successo di pubblico e di critica nel 1992 quando firma con la Verve e pubblica una serie di dischi con i quali riesce anche a vincere premi prestigiosi.
Dal punto di vista stilistico Henderson si inserisce nel filone hard-bop: egli possiede una classe cristallina potendo produrre un suono vellutato alla maniera di Lester Young senza comunque rinunciare a certe ruvidezze anche di matrice blues; pur non raggiungendo intensità espressive quali quelle di John Coltrane o Sonny Rollins, nei suoi assoli sa essere incisivo nella giusta maniera e allo stesso tempo sa valorizzare la componente melodica dei brani; soprattutto nella seconda parte della sua carriera, è riuscito a costruirsi un "catalogo" di soluzioni tecniche ed espressive tali da rendere la sua voce unica e riconoscibile.
Henderson se n'è andato nel 2001 lasciando una discografia non troppo nutrita e un po' disomogenea della quale - sempre nell'ottica "dummies" - credo siano comunque da conoscere i seguenti dischi che possono dare un'idea completa del musicista.

Page one

Page one (Blue Note - 1963)
con Kenny Dorham (tr), McCoy Tyner (p), Butch Warren (c), Pete LaRoca (b)

Nel suo primo disco inciso come leader, Henderson mostra subito quelle che sono le caratteristiche del suo sax: spiccata propensione per la resa melodica dei brani con una particolare attenzione a mantenere costantemente un suono pulito e cantabile. E', ovviamente, soprattutto nelle ballad - come la suadente La mesha - che questo si avverte maggiormente, ma anche in un blues veloce come Homestretch dove appare qualche ruvidezza, il sax di Henderson non rinuncia alla scorrevolezza. Il disco contiene sei brani di cui quattro firmati dal leader; gli altri due, il famoso Blue bossa e il già citato La mesha sono di Kenny Dorham e come spesso accade con i brani scritti dal grande trombettista hanno un andamento latineggiante. La sezione ritmica, seppur non molto rodata, svolge un lavoro molto preciso con un McCoy Tyner che, forse per assecondare il leader, lascia da parte i suoi famosi cluster di note privilegiando la melodia. Tra i brani spicca Jinrikisha sia per lo splendido assolo iniziale di Henderson a cui fa eco quello perentorio di Dorham, sia per l'ottima intesa di tutto il quintetto.

Inner urge

Inner urge (Blue Note - 1964)
con McCoy Tyner (p), Bob Cranshaw (c), Elvin Jones (b)

Tra i numerosi dischi - peraltro tutti di buon livello - incisi per la Blue Note negli anni '60 Inner urge occupa un posto di rilievo. All'epoca Henderson era uno dei musicisti di punta dell'etichetta anche se non aveva una vera sua formazione fissa; in questo disco in quartetto si fa accompagnare da due musicisti del gruppo di John Coltrane - McCoy Tyner ed Elvin Jones - e da Bob Cranshaw, sideman di Sonny Rollins. Quello che ne esce è un disco piuttosto movimentato dove Henderson mette da parte parecchia della sua proverbiale liricità per "sporcare" l'emissione sonora; nei cinque brani (tre dei quali sono del leader che si è sempre rivelato anche un buon compositore) infatti è evidente una maggiore muscolarità di matrice hard-bop. La title-track, brano molto amato da Hederson, rappresenta - proprio nelle sue parole - lo stimolo a vincere la frustrazione di trovare la propria strada nella confusione di New York; Henderson bene figura con un assolo potente e ricercato sorpattutto nel finale quando entra ed esce dal tema con disarmante naturalezza. Isotope è un blues spigoloso alla maniera di Monk, mentre El barrio risente dell'influenza della musica spagnola che all'epoca era di "moda" (non era passato tanto tempo da quando Tyner aveva inciso Olè Coltrane e si sente!). Chiudono il disco una rilassata You know I care molto adatta al sax di Henderson e una swingante Night and day, rivitalizzata dal quartetto grazie ad una buona prova collettiva e anche ad un superlativo assolo di Tyner.

In Japan

Joe Henderson in Japan (Milestone - 1971)
con Hideo Ichikawa (p), Kunimitsu Inaba (c), Motohiko Hino (b)

Brutti tempi per il jazz gli inizi degli anni '70... tra il nascente jazz-rock (o fusion che dir si voglia) complici ed ispiratori Bitches brew di Davis e i Weather Report e le sfuriate del free-jazz, poco spazio rimaneva per i musicisti come Henderson tanto da doversi adattare a suonare con musicisti non certo di grido. Ma non tutto il male viene per nuocere: questo disco dal vivo in Giappone, infatti, sorprendentemente si rivela essere molto significativo, nonostante gli accompagnatori giapponesi non siano così affermati. L'inizio del disco è davvero vibrante con Henderson che introduce in solitudine 'round midnight con una lentezza misurata per farne assaporare a pieno la melodia per poi accelerarla all'entrata della ritmica fino ad un assolo memorabile. Il brano seguente - Out 'n' in - è una composizione del leader molto dinamica e giocata soprattutto su delle serie di scale dove il saxonista ha modo di prodursi in un torrenziale assolo. Blue bossa è una vecchia conoscenza dal fragrante sapore latin dove non sfigura il piano di Ichikawa e una ritmica davvero superlativa; Junk blues, altro originale di Henderson, ha un marcato sapore hard-bop che ricorda alcune cose fatte da Coltrane e chiude un disco che rappresenta una piacevole sorpresa nella discografia di Henderson.

The state of the tenor

The state of the tenor (Blue Note - 1985)
con Ron Carter (c), Al Foster (b)

Dopo un lungo periodo di alti e bassi a livello professionale durante il quale non ha praticamente registrato da leader, Henderson ritorna all'etichetta che l'aveva lanciato per incidere questo unico disco. Il doppio CD raccoglie entrambi gli LP originali registrati dal vivo al Village Vanguard di New York con una formazione a tre, quasi ad emulare quanto fatto quasi trent'anni prima da uno dei suoi ispiratori, ovvero Sonny Rollins, nel suo A night at the "Village Vanguard". Il trio è per un saxofonista un impegno considerevole e ci vuole uno strumentista davvero in forma per mantenere alta la tensione; Henderson ci riesce costantemente e in tal modo dimostra che lo "stato del tenore" è davvero buono, dimostrazione che vale non solo per il sax, ma anche per i due accompagnatori considerato cosa fanno sentire Al Foster e soprattutto un Ron Carter particolarmente ispirato. I temi scelti - sette per disco - oltre ad alcuni originali di Henderson sono di Thelonious Monk, Charles Mingus, Duke Ellington, Charlie Parker, Sam Rivers, Horace Silver e due standard come Stella by starlight e All the things you are: la varietà delle provienze consente al trio una buona varietà di variazioni sia a livello tonale che ritmico: si passa allora dalla sorniona Beatrice agli accenti quasi free di Isotope, al lirismo di Portrait fino al bop nervoso di Cheryl. Un disco questo che scorre in modo piacevole e che offre uno spaccato davvero completo dell'arte di Henderson.

So near, so far

So near, so far (musings for Miles) (Verve - 1993)
con John Scofield (g), Dave Holland (c), Al Foster (b)

Dopo un'ennesimo periodo d'oblio dalle scene, Henderson nel 1991 approda alla prestigiosa etichetta Verve con cui pubblica l'album Lush life nel quale si dedica alla ripresa di brani di Billy Strayhorn. Il disco ha un'ottima accoglienza da parte del pubblico e della critica e vince anche importanti premi, così - finalmente - viene tributato il giusto riconoscimento a questo musicista lasciato fin troppo in disparte. Ancora più significativo di Lush life è il successivo So near, so far: anche in questo caso ci troviamo davanti ad un concept-album visto che vi sono contenute - eccetto la title-track - tutte composizioni di Miles Davis con il quale il saxofonista aveva suonato per un breve periodo nel 1967. Il sax di Henderson è particolarmente adatto ai brani del trombettista vista la sua scorrevolezza e versatilità; bella la riproposizione di pezzi difficili quali Milestone o Miles ahead che viene presentato con un arrangiamento del tutto particolare, davvero notevole la liricità di Circle e la frenesia di Teo che evidenziano in un gioco di contrasti la profonda arte di questo saxofonista. Meritano senza dubbio una menzione anche gli accompagnatori: Holland e Foster forniscono un apporto ritmico preciso, affidabile e sufficientemente fantasioso, mentre Scofield è perfetto nel fungere da controcanto al leader senza riunciare a gustosi momenti solistici.
Tra le ultime registrazioni di Henderson va senza dubbio menzionato anche il disco del 1997 Porgy and Bess dove troviamo il saxofonista alle prese con l'opera di Gerswhin con la consueta classe e che sicuramente rappresenta il suo canto del cigno.


martedì, marzo 13, 2007

Drogati a 8 anni

Sito Ufficiale della Campagna Nazionale Giu Le Mani Dai BambiniDa parecchio tempo ormai questo banner campeggia qui a destra nel mio blog; per chi non c'ha mai cliccato - e lo invito a farlo per avere maggiori informazioni - dirò che si tratta di un link al Comitato "giù le mani dai bambini" che riunisce importanti associazioni di volontariato e si occupa del disagio nell'età dell'infanzia con particolare attenzione per la somministrazione degli psicofarmaci ai bambini.
Trovo semplicemente scandaloso che solo si possa arrivare a pensare che per "curare" un bambino più vivace - e credetemi che quanto a vivacità ce n'ho uno a casa che non teme rivali! - ci vogliano degli psicofarmaci; ciò evidentemente non è così condiviso visto che la AIFA (l'Agenzia Italia del Farmaco) ha approvato il famigerato Ritalin e altri medicinali simili.
Il comitato "Giù le mani dai bambini" trova che questa decisione sia inappropriata ed inadeguata, io invece - che non devo usare termini diplomatici - la giudico, oltre che assurda, una vera bastardata che va a minacciare la salute dei più deboli.
Cosa possiamo fare noi come cittadini? Poco, ma quel poco facciamolo perché potrebbe davvero servire: facciamo sentire la nostra voce di società civile per sensibilizzare le autorità preposte e il Parlamento a prendere decisioni più consone.
Lo so che queste inziative spesso non servono a nulla, ma per una volta vi prego di spendere qualche minuto e firmare la petizione predisposta a questa pagina dal Comitato. Io l'ho fatto perché non voglio che nessuno abbia il diritto di drogare mio figlio. Fatelo anche voi e invitate i vostri amici a farlo.


lunedì, marzo 12, 2007

RSS Bandit si aggiorna

Magari chi lo usa lo sa già - che io arrivo sempre in ritardo su 'ste cose - ma una decina di giorni fa è stata rilasciata una nuova versione di RSS Bandit, ovvero dell'aggregatore di Feed che preferisco.

La grafica è stata sobriamente migliorata così come le funzionalità che si sono un po' arricchite: tra le funzioni più interessanti mi pare ci sia quella che marca automaticamente i feed già letti. Inoltre - cosa molto importante! - è stato risolto il problema per il quale non si riuscivano a leggere i feed di Blogger diversi da rss.xml. Altre cose, se ci sono, devo ancora scoprirle.
Per chi non l'avesse mai provato e volesse usare un buon prodotto, affidabile e gratuito, lo trova qui su sourceforge.

Stay tuned.


Ahi ahi ahi signor INPS

Andate sul sito dell'INPS, in particolare a questo indirizzo e provate a scaricare il modello per l'accredito della pensione in banca (è il quarto della lista).
Scorrete la pagina e date un'occhiata ai particolari: qualcuno mi sa dire come mai in tale modello ci sono ben evidenti il nome e l'ABI di una precisa banca (che non nomino per non fare pubblicità)?
Una svista dell'INPS o una sorta di pubblicità? (Neanche tanto occulta)
Strano che nessuno se ne sia ancora accorto visto che è da parecchio che è così...


sabato, marzo 10, 2007

Meme-petizione!

Cannella
Cannella chiude e qui ci si attiva.

Please, don't leave this way
There's still so much to say


... e ti rendi conto del livello cuperrimo di tristezza a cui sono arrivato se tiro fuori una canzone dei Nylons... i Nylons, non dico altro! :-)


giovedì, marzo 08, 2007

Disco in pillole

Catch the fall, il pop affascinante ed intelligente dei Dolphin Brothers. Qui su jazzer


martedì, marzo 06, 2007

Musica e linguaggi - Mestre

Torna al Teatro Toniolo di Mestre la rassegna "Musica e linguaggi" organizzata dal Circolo culturale Caligola.
Come sempre si tratta di una serie di appuntamenti ad alto livello che spaziano tra i diversi generi musicali.
Questo il programma delle quattro serate:

mercoledì 21 marzo: Ron Carter trio - uno dei contrabbassisti che hanno fatto la storia del jazz

giovedì 5 aprile: Ludovico Einaudi ensemble - un viaggio tra minimalismo e melodia

giovedì 26 aprile: L'orchestra di Piazza Vittorio - un concentrato multietnico di musiche e sapori

lunedì 21 maggio: Omara Portuondo sextet - una delle voci femminili cubane più importanti di sempre

Inizio ore 21.00.


Disco del mese

Abissi gelidi per cuori caldi, questo il disco del mese di Jazzer: Melody mountain di Susanna and the magical orchestra. Un viaggio affascinante ed immobile. Qui su jazzer.


sabato, marzo 03, 2007

Bugge Wesseltoft dal vivo

Qui nel sito un resoconto del concerto padovano di Bugge e dei dj Strangefruir e Knut Saevik.

(A proposito: la pronuncia esatta è "Bugghe"... per il cognome fate voi!)


giovedì, marzo 01, 2007

Festival per procura

Non l'innominabile non lo seguo... non ci pensate neppure! C'è chi lo fa per me ed è un musicista di quelli veri, quindi io mi affido a lui.


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- Nisi casto tantum cauto -