martedì, gennaio 30, 2007
Quanto è sferica la blog-sfera?
E' da qualche tempo che mi interrogo su cosa sia la blog-sfera, o meglio, se esiste davvero qualcosa che si può definire "sfera dei blog".
Qual è, infatti, la prerogativa della sfera, oltre che essere tonda e particolarmente adatta ad essere rincorsa da uomini in mutande per il pubblico ludibrio? Beh, in linea di massima che tutti i punti della superficie sono equidistanti dal centro, e qui c'è il primo problema. Se c'è la sfera ci deve essere pure il centro. E allora, qual è il centro? C'è davvero un punto che possa assomigliarci?
Mi pare abbastanza chiaro che non è così. Non sapendo assolutamente quello che è il blog che può fungere da perno (se ce n'è uno, ovvio) provo a forzare le cose e vado a prendere google come possibile centro (del resto se il 91,19% dei visitatori arriva qui tramite google ci sarà un motivo!): è evidente che non tutti i blog sono equidistanti da google, per parafrasare Orwell "alcuni blog sono più equistanti degli altri" ed è ovvio che sia così! Le tecniche sono le più diverse: ci sono le diavolerie per scalare le pagine dei motori di ricerca (che conoscete meglio di me, visto che non le uso), c'è il commento compulsivo su più blog possibili, c'è - ma questo è cosa di pochi eletti - la pubblicità su altri media, perché il sospetto che le cose dette da televisione e radio siano più autorevoli è sempre vivo.
Al di là dei contenuti - utili ma non indispensabili! - è la visibilità il nodo cruciale di ogni blogger: è il "chi mi linka", il "chi linka chi" a determinare chi può o non può fregiarsi dell'ambito titolo di blogstar. E allora per darsi un tono c'è tutto un proliferare di classifiche dalla dubbia validità e durata, oppure c'è qualcuno come Quix che tenta il difficile compito di far quadrare la sfera e pubblica la mappa dei blog; onestamente mi paiono tutti dei tentativi, volonterosi ma mal riusciti, per dare un aspetto ordinato e comprensibile a qualcosa che non lo è per niente.
Allora se penso al mondo dei blog, ciò che mi viene in mente non è una sfera, penso a qualcosa di informe, una massa compatta ma tutt'altro che omogenea, una sorta di grossa patata bitorzoluta. Ecco sì, chiamiamola la blog-patata, non è poi male no? Servirà anche a togliere quell'aurea di patinata supponenza che molti vorrebbero farle assumere.
giovedì, gennaio 25, 2007
Comunicazione di servizio
Per i frequentatori di questo blog che ancora non sanno che mi diletto di fotografia (ve l'avevo già detto per caso? :-) ) e che c'ho pure il mio fotoblog (qui) annuncio che ho aperto anche uno spazio Flickr (qui) dove - secondo il possibile - cercherò di caricare altre foto o riproporre foto più vecchie. Lo spazio è appena aperto, ma se avete voglia fatevi un giro anche lì.
Io ve l'ho detto, fate voi!
mercoledì, gennaio 24, 2007
Parole e musica: i Sillabari di Goffredo Parise
Qui su jazzer un piccolo resonconto dello spettacolo tra musica e letteratura. Vitaliano Trevisan legge Parise e la Thelonious Monk Big Band interpreta la musica di Marcello Tonolo e Stefano Bellon.
sabato, gennaio 20, 2007
Dischi in pillole
Due nuovi dischi in pillole, molto diversi tra loro: Beat's n bobs di Aqua Bassino e l'omonimo dei Chant. qui su Jazzer.
martedì, gennaio 16, 2007
Sun Ra for dummies
Tra le figure che si sono affacciate nel mondo del jazz, quella di Sun Ra sicuramente si può considerare una tra le più strane, originali, discusse e controverse. Molto di ciò che lo riguarda rientra nella leggenda a partire dalle sue origini: se a lui si chiedevano indicazioni di dove fosse nato rispondeva alternativamente da Marte o da Saturno, ma pare più probabile - almeno secondo alcuni ricercatori - che fosse nato a Birmingham in Alabama. Non se ne conosce esattamente l'anno di nascita (1914 o 1915) e neppure il nome anche se sembra oramai accreditato che si chiamasse Herman "Sonny" Blount, almeno ciò è riportato nella sua lapide.
Ben poco si sa della sua attività di compositore, arrangiatore e pianista che resta nel pressochè totale anonimato almeno fino ai quarant'anni (si ricorda una sua collaborazione con Fletcher Henderson nel biennio 1946-1947) quando a Chicago si fa notare - era il 1953 - alla testa di una prima formazione orchestrale che denomina subito "Arkestra" alla quale rimarrà sempre legato. Negli anni la band subirà notevoli variazioni non solo d'organico, ma anche di denominazione, prendendo via via i nomi più stravaganti quali Solar Arkestra, Myth Science Arkestra, Solar-Myth Arkestra, Astro Infinity Arkestra, mantenendo comunque sempre quell'appellativo originale che richiama l'arca, come se l'orchestra stessa fosse un mezzo di salvezza per abbandonare questo mondo e per navigare nello spazio intergalattico - giusto per restare in tema con i titoli di molti suoi brani - per trovare una fuga dalle miserie del mondo. Infatti sarà proprio il "guru" Sun Ra a sostenere, in un'intervista del 1974 per Musica jazz, che "la mia musica è naturale, ma al di fuori di questo pianeta. Io non considero questo pianeta come un pianeta di vita... Questa non è vita, è morte mascherata da vita...".
Ciò che a molti ha fatto dubitare della validità del personaggio è senza dubbio la sua stravaganza nel proporsi: infatti, non solo girava vestito con improbabili indumenti "spaziali" lucenti, dorati, pieni di lustrini e ammennicoli vari ed ispirati - come il nome d'arte - all'antico Egitto, ma si contornava di personaggi altrettanto bizzarri e nelle sue performance dal vivo non mancavano ancelle e ballerine adoranti Ra, il dio egiziano del sole. Chi si sofferma al kitsch lo liquida come pittoresco chi, invece, va più a fondo nello scoprire l'essenza della sua musica lo giudica un genio, un innovatore che si è posto il fine di rinnovare la grande tradizione del jazz - che conosceva alla perfezione - pur senza rinnegarla; infatti la sua proposta musicale (ma anche più ampiamente culturale) era - ed è - assolutamente originale, completamente libera dalle mode e dagli stili, o meglio, omnicomprensivo di tutti: egli, infatti, è riuscito a trovare una sintesi tra il bop, il free (di cui è in assoluto uno dei primi aderenti) e la sperimentazione (va ricordato che è stato il primo ad introdurre l'uso delle tastiere elettroniche nel jazz) senza comunque mai dimenticare le sue genuine origini swing.
Dal punto di vista strumentale le varie versioni dell'Arkestra, oltre che sul pianoforte e le tastiere del leader, si reggono su un terzetto di grandi saxofonisti che, se non fossero stati sempre fedeli a Sun Ra, avrebbero potuto avere delle carriere solistiche notevoli: sono John Gilmore al tenore, Marshall Allen al contralto e Pat Patrick al baritono. Intorno a questo nucleo stabile, negli anni e secondo i dischi hanno ruotato una miriade di musicisti agli strumenti più disparati: sax, flauti, trombe, tromboni, legni, contrabbassi (molte volte ce n'è presente più d'uno contemporaneamente), chitarre e soprattutto una quantità impressionante di percussioni di tutti i tipi suonate un po' da tutti, tanto che Sun Ra ebbe a dire che "se il fucile è l'arma di ogni marines, le percussioni sono le armi dei miei musicisti".
La produzione discografica di Sun Ra è sterminata e assai confusa; dal 1956 sono centinaia, infatti, le sue incisioni effettuate per almeno una ventina di etichette tra cui la propria Saturn. Dopo un periodo di quasi totale dimenticanza si è proceduto alla riedizione in CD delle sue incisioni e bisogna rendere merito alla Evidence particolarmente attiva nella ripubblicazione di una notevole mole di materiale spesso di difficile reperimento.
Sun Ra è partito dal pianeta Terra il 30 maggio 1993 senza lasciare dietro di sè un particolare seguito; l'Arkestra ha comunque continuato a suonare dal vivo fino all'anno scorso guidata dai due fidi compagni del leader, ovvero prima dal tenor-saxofonista John Gilmore e dopo la sua morte dall'alto-saxofonista Marshall Allen.
Come al solito in ottica "dummies" cercherò di concentrare la scelta dei dischi al minimo indispensabile.

Jazz in silhouette (Saturn/Evidence - 1958)
con Pat Patrick (bs, fl), John Gilmore (ts), Marshall Allen (as, fl), Hobart Dotson (tr), Charles Davis (bs), James Spaulding (as, fl), Jiulian Priester (tmb), Ronnie Boykins (c), William Cochran (b)
Tra i dischi del periodo chicagoano indispensabili per capire le origini musicali di Sun Ra, quello sicuramente più significativo da ascoltare è questo Jazz in silhouette che dimostra subito la sua molteplice abilità di strumentista, band-leader e arrangiatore. Il disco contiene otto brani di chiara matrice ellingtoniana: gli arrangiamenti sono ariosi, a tratti quasi cantabili, e spaziano senza alcuna frizione tra la musica delle big-band anni '50 e i quadri solistici del bop. Lo swing regna davvero sovrano con il pianoforte del leader che dialoga spesso con l'intera band o, alternativamente, con i vari solisti. La libertà a cui giungerà la musica di Sun Ra è ancora piuttosto lontana anche se è possibile vederne i primi semi in due lunghi brani quali Ancient Aiethopia, in cui l'arrangiamento "jungle" è particolarmente astratto, o in Blues at midnight nei quali si apprezza in modo particolare la "parata" dei solisti, piuttosto che il lavoro orchestrale.

Art forms of dimensions tomorrow (Saturn/Evidence - 1962)
con John Gilmore (ts, clb, perc), Marshall Allen (as, perc), Pat Patrick (bs, cl, perc), Ali Hassan (tmb), Ronnie Boykins (c), Clifford Jarvis (b), Clifford Thornton (tr), John Ore (c), C. Scoby Stroman (b), Thomas Hunter (b), Manny Smith (tr)
Nel 1961 Sun Ra e la sua banda si trasferiscono a New York dove l'influenza della "new thing" si fa subito sentire; la sua musica diventa decisamente più astratta, a tratti del tutto impalpabile e totalmente staccata da ogni riferimento ritmico, melodico e tonale. Sono le percussioni "astrali" ad emergere soprattutto in brani come Cluster of galaxies, Solar drums o Infinity of the universe mentre in The outer heavens è il sax di Gilmore e il clarinetto di Patrick a muoversi quasi spaesati su una lenta linea del piano di Sun Ra. L'impressione è di un disco senza una vera e propria dimensione temporale anche se in brani come Ankh, con i sax in bella evidenza, o in Lights on a satellite con un'ottima prestazione pianistica del leader sono ancora ben presenti riferimenti boppistici.
Nella ristampa su CD a questo disco è stato associato Cosmic tones of mental therapy, inciso nell'anno successivo: disco di un rigore radicale e di allucinata sperimentazione che quasi anticipa certa psichedelia. I ritmi sono lenti ed ossessivi, le percussioni dominano un'astrazione quasi totale, anche se in Moon dance Sun Ra all'organo quasi si beffa di certi ritmi rockeggianti.

The magic city (Saturn/Evidence - 1965)
con Walter Miller (tr), Ali Hassan (tmb), Marshall Allen (as, fl, ot, perc), Danny Davis (as, fl, perc), Harry Spencer (as), John Gilmore (ts, perc), Pat Patrick (bs, fl, perc), Robert Cummings (clb, perc), Ronnie Boykins (c), Roger Blank (b), James Jacson (perc), Chris Capers (tr, perc), Teddy Nace (tmb), Bernard Pettaway (tmbb), Jimhmi Johnson (b)
Tra i lavori più noti di Sun Ra, questo disco è anche tra i suoi lavori più alienanti; uscito nello stesso anno di Ascension di Coltrane al quale ha forti richiami, porta dentro di sè tutti gli elementi costituenti del free-jazz. Il brano principale di The magic city è l'omonima suite lunga quasi mezzora che ha un andamento che alterna un vigoroso parossismo ad una - solo apparente - calma; la partenza vede Sun Ra inanellare cluster di note al pianoforte con l'accompagnamento scoppiettante della batteria per poi lanciarsi in una improvvisazione "spaziale" al clavioline (una tastiera elettrica di sua invenzione) a tratti quasi eterea con l'accompagnamento persistente del contrabbasso suonato con l'archetto. Verso metà del brano questa atmosfera rarefatta viene brutalmente interrotta con l'entrata dei fiati, annunciati dal flauto, in un insieme pastoso e cacofonico che prorrompe in una improvvisazione collettiva particolarmente energica. Interessanti anche i dieci minuti del secondo brano, The shadow world, per la contrapposizione sonora tra la linearità del contrabbasso e dei piatti e l'obliquità dei fiati e degli interventi surreali del leader al pianoforte. Completano il disco due brevi variazioni sognanti sullo stesso tema - Abstract eye e Abstract "I" - veri e propri tour-de-force per il contrabbasso di Boykins.

The heliocentric worlds of Sun Ra - vol.2 (Esp disk - 1965)
con Marshall Allen (as, ot, fl, perc), Pat Patrick (bs, perc), Walter Miller (tr), John Gilmore (ts, perc), Robert Cummings (clb, perc), Ronnie Boykins (c), Roger Blank (perc)
Sempre nel '65 escono altri due dischi destinati ad avere una particolare notorietà, The heliocentric worlds of Sun Ra vol.1 e 2; dei due mi pare più interessante il secondo soprattutto in virtù della lunga composizione inziale The sun myth. Anche qui ciò che domina è la giustapposizione di rarefazione e caos sonoro capaci di creare e tenere viva una particolare tensione che persiste per tutto il brano. Come succede per composizione e improvvisazione anche astrazione e concretezza si compenetrano l'una nell'altra riuscendo a mantenere - ed è questo il particolare pregio della suite - sempre altissima la componente poetica; l'Arkestra, nell'occasione ridotta a sette componenti più il leader, appare al massimo dell'interplay e suona quasi in preda ad una sorta di trance riuscendo a scrivere una delle pagine più alte ed interessanti di tutta la sua produzione e di tutto il free-jazz (o "space-jazz" come lo definiva Sun Ra stesso). Interessanti anche gli altri due brani: il primo è il breve ma intenso A house of beauty che, costruito sul piano particolarmente cantabile di Sun Ra, sul persistente ottavino di Allen e sull'avvolgente clarinetto basso di Cummings, lascia l'ascoltatore spaesato in una terra di nessuno tra il free-jazz e la musica da camera di inizio '900 (Messiaen e Schonberg, giusto per fare due nomi). Chiude Cosmic chaos, altra piccola suite che rispecchia il proprio titolo proponendo un feroce crescendo degli strumenti a fiato su un tappeto percussivo particolarmente persistente, dove comunque Sun Ra non rinuncia a riproporre uno swing sui-generis.

Atlantis (Saturn/Evidence - 1969)
con John Gilmore (ts, perc), Robert Barry (b, perc), Clifford Jarvis (perc), Marshall Allen (perc), Pat Patrick (perc), James Jacson (perc), Wayne Harris (tr), Akh Tal Ebah (tr), Ali Hassan (tmb), Charles Stephens (tmb)
Se a livelli quantitativi la produzione di Sun Ra non ha mai avuto cali, gli anni '60 sono stati particolarmente proficui in termini di qualità; vale sicuramente la pena accennare a dischi come Nothing is... (Esp-disk) e all'ottimo Outer spaceways incorporated (Black lion) prima di soffermarci un po' più approfonditamente su questo Atlantis che chiude idealmente il decennio. Mai come in questo disco è evidente il dualismo della musica di Sun Ra: infatti i primi 5 brani - il "lato A" dell'LP per capirci - sono dei piccoli lavori dove troviamo Sun Ra da solo al Hohner clavinet (un modello di pianoforte elettrico di produzione tedesca) su uno stuolo di percussioni di evidente origine africana. Le atmosfere vanno da quelle più letargiche di Mu e Yucatan nella versione "Saturn", al funk ante-literam di Lemuria, fino all'orgia percussiva di Yucatan nella versione "Impulse" (inserita nel 1973 quando quell'etichetta ha ripubblicato il disco) e di Bimini. Di tutt'altro tenore i quasi 22 minuti della suite Atlantis: ritorna l'Astro-infinity Arkestra al gran completo con il leader al Gibson Kalamazoo organ (quello di Manzarek dei Doors per capirsi) per produrre un coacervo sonoro di difficile decifrazione con continui cambiamenti di ritmo e tonalità. La materia musicale è densissima e lascia l'ascoltatore attonito, investito com'è da una massa quasi informe e senza punti di riferimento in un'astrazione quasi assoluta.

Lanquidity (Philly jazz/Evidence - 1978)
con John Gilmore (ts), Michael Ray (tr), Eddie Gale (tr), Marshall Allen (as, oboe, fl), James Jacson (fg, fl, oboe), Luqman Ali (perc), Artaukatune (conga, tim), Ego Omoe (clb, fl), Danny Thompson (bs, fl), Julian Pressley (bs), Dale Williams (ch), Disco Kid (ch), Michael Anderson (perc), Richard Williams (basso el)
Nel 1970 Sun Ra sposta il suo gruppo, divenuto ormai quasi una "confraternita mistica" da New York a Philadelphia; musicalmente le cose non cambiano anzi la sua arte si estremizza e in molti casi diventa inutilmente auto-celebrativa. Le lunghe suite diventano sempre più dense ed articolate e la sperimentazione sempre più radicale - di questo periodo i dischi da ricordare sono i due volumi The Solar Myth Approach (Affinity), Space is the place e Pathways to unknown worlds (entrambi Impulse) - ma col passare degli anni lo stile di Sun Ra torna ad essere maggiormente fruibile, in parte riprendendo la tradizione dello swing, in parte acquisendo elementi rock e soprattutto funky. Questo Lanquidity può rappresentare un compedio di tutto ciò: i brani sono 5 e tutti di media lunghezza, si passa dal ritmo lento e meditativo e dai delicati tappeti delle tastiere della title-track al successivo Where pathways meet con un groove davvero contagioso e un robusto swing. That's how I feel come la successiva Twin stars of thence hanno un impianto tradizionale con i fiati a sviluppare la melodia sul pulsare decisamente funky del basso e le note liquide delle tastiere, mentre la conclusiva There are other worlds (they have not told you of) è una lenta progressione astratta guidata sempre dalle tastiere e dal pianoforte con in particolare evidenza le trombe, il sax di Allen le le "voci etniche" che sussurrano e cantano dello spazio profondo.

Piano recital teatro la Fenice, Venezia (Golden years - 2003)
Nella discografia di Sun Ra, tutta praticamente condivisa con l'Arkestra, questo disco di piano-solo rappresenta una felice eccezione. Registrato dal vivo il 24/11/1977 al teatro La Fenice di Venezia e pubblicato solo nel 2003 il concerto è una lampante dimostrazione dell'abilità di Sun Ra al pianoforte dove propone brani da lui scritti come Love in outer space o Outer spaceways Inc., fulminanti improvvisazioni dove è possibile apprezzare la sua avanzata concezione free. Non mancano i richiami alla tradizione come una tellurica Take the "A" train o un omaggio a Fats Waller con la sua Honeysuckle rose splendidamente resa con la tensione tra melodia e il desiderio di astrazione. Questo piano-solo è un ottimo esempio per comprendere la validità artistica di Sun Ra messo al confronto esclusivamente con la tastiera.
lunedì, gennaio 15, 2007
Addio a Michael Brecker
Mi è giunta ora la notizia che Michael Brecker sabato 13 ci ha lasciato. Nato nel 1949 a Philadelphia ha lavorato con molti dei grandi protagonisti del jazz come Chick Corea, Horace Silver, gli Step Ahead, Charlie Haden, Jaco Pastorius, McCoy Tyner, Diana Krall ma anche con musicisti quali Bruce Springsteen, Donald Fagen e gli Steely Dan, Al Jarreau, Paul Simon...
Era da tempo malato di leucemia tanto da sottoporsi a cure con le cellule staminali, ma non c'è stato nulla da fare.
Onestamente, Brecker non rientra tra i miei artisti preferiti quindi non ho particolari segnalazioni discografiche da dare, anche se il suo Tale form the Hudson (Impulse - 1996) è un disco interessante; ovviamente il cordoglio e il rispetto per un grande artista che scompare è massimo.
Grazie a Ruckert per avermi fatto avere questa triste notizia.
domenica, gennaio 14, 2007
Sanremo tragica
Pochi minuti fa passando davanti alla televisione sintonizzata su Domenica in, sento il Giletti che dice: "... perché Baudo è uno dei pochi che ci capisce di musica...". Ecco, sentita questa il Festival è già terminato...
sabato, gennaio 13, 2007
Il muro di gomma
Cinzia Andres
Luigi Andres
Francesco Baiamonte
Paola Bonati
Alberto Bonfietti
Alberto Bosco
Maria Vincenza Calderone
Giuseppe Cammarota
Arnaldo Campanini
Antonio Candia
Antonella Cappellini
Giovanni Cerami
Maria Grazia Croce
Francesca D'Alfonso
Salvatore D'Alfonso
Sebastiano D'Alfonso
Michele Davì
Giuseppe Calogero De Ciccio
Rosa De Dominicis
Elvira De Lisi
Francesco Di Natale
Antonella Diodato
Giuseppe Diodato
Vincenzo Diodato
Giacomo Filippi
Enzo Fontana
Vito Fontana
Carmela Fullone
Rosario Fullone
Vito Gallo
Domenico Gatti
Guelfo Gherardi
Antonino Greco
Berta Gruber
Andrea Guarano
Vincenzo Guardi
Giacomo Guerino
Graziella Guerra
Rita Guzzo
Giuseppe Lachina
Gaetano La Rocca
Paolo Licata
Maria Rosaria Liotta
Francesca Lupo
Giovanna Lupo
Giuseppe Manitta
Claudio Marchese
Daniela Marfisi
Tiziana Marfisi
Erica Mazzel
Rita Mazzel
Maria Assunta Mignani
Annino Molteni
Paolo Morici
Guglielmo Norritto
Lorenzo Ongari
Paola Papi
Alessandra Parisi
Carlo Parrinello
Francesca Parrinello
Anna Paola Pellicciani
Antonella Pinocchio
Giovanni Pinocchio
Gaetano Prestileo
Andrea Reina
Giulia Reina
Costanzo Ronchini
Marianna Siracusa
Maria Elena Speciale
Giuliana Superchi
Antonio Torres
Giulia Maria Concetta Tripliciano
Pierpaolo Ugolini
Daniela Valentini
Giuseppe Valenza
Massimo Venturi
Marco Volanti
Maria Volpe
Alessandro Zanetti
Emanuele Zanetti
Nicola Zanetti
Chi sono? Andate a chiederlo a chi ha appena chiuso un processo durato 27 anni con un'assoluzione e con la dichiarazione di innammisibilità dei ricorsi, anche quello del governo. Ah, i nomi sono 81.
Perché in fin dei conti quell'aereo il 27/06/80... aereo? Quale aereo? Perché è successo qualcosa ad un aereo? Ma va, leggende metropolitane...
Delurkin' day!

Più facile a farsi che a dirsi!
Proprio oggi - peccato che sia sabato, giorno fiacco per il web - per i blog è il "delurkin' day", ovvero il giorno nel quale i lettori silenziosi dovrebbero mettere un commento, tanto per dire "ci sono!".
Sta a voi, a te ora far cambiare quel fastidioso "0 commenti" qui sotto: non essere timido, de-lurkati ora!
Compleanno d'artificio!
E' sera... anzi diciamo che è notte... precisamente mezzanotte e otto minuti quando uno decide di spegnere tutto e andare a letto (che la sera prima ha fatto le 2.30). Proprio in quel momento, però, arriva una mail di Patt che annuncia che domani, ohpsss, oggi sabato 13 gennaio è il compleanno di BERSO, l'inossidabile cuoco d'artificio!!!
Certo che uno che già sta crollando dal sonno cosa si potrebbe inventare per celebrare degnamente tale evento? Potrei svegliarlo e cantagli "appi birdai mister president" con la vocina di Marilyn se solo avessi il suo numero di telefono, potrei invitarlo a mangiare una fetta di torta se solo le torte non le sapesse fare meglio lui, potrei mandargli un mazzo di rose rosse via Interflora ma non vorrei che equivocasse, da buon musicofilo potrei dedicargli una canzone ma l'unica che mi viene in mente ora è Birthday dei Beatles e non mi pare molto originale (e poi vedi mai che, parlando di musica, ritorni fuori quel Innervisions...). Quindi caro Matteo non mi resta che inviarti i miei auguri più scoppiettanti e questo abbraccio non tanto virtuale!
Occhio alle costolette!
Auguroni!
venerdì, gennaio 12, 2007
Lavoratoriiii!!!
L'ISTAT con questo studio ci informa che nel 2005 ogni 100 lavoratori ci sono 71 pensionati, praticamente ogni lavoratore mantiene 1,7 persone, se stesso più quasi un pensionato.
E' un dato preoccupante questo rapporto 71/100; fortunatamente - ma comunque già troppo tardi - dal 1995 in poi è stata data una stretta alle pensioni-baby così non dovremo più sopportare lo scempio di avere il 28,1% di pensionati di vecchiaia in una fascia d'età compresa tra i 40 e i 64 anni ("vecchiaia" a 40 anni? ma chi vogliamo prendere per il culo!), ma soprattutto con una media pensionistica superiore dell'11,3% di quella della categoria... ovvero, in pensione prima e con più soldi.
La situazione è palesemente insostenibile: considerando il progressivo aumento della vita media e che la tipologia lavorativa che va per la maggiore tra i giovani oggi sono i contratti CO.CO.CO. e CO.CO.PRO. che versano i contributi in una gestione separata da quella "normale" INPS, viene da chiedere con che soldi verranno pagate un domani le pensioni. I pensionati sono sempre e comunque da tutelare, perché che se ne dica, MAI una volta è successo che una pensione sia stata abbassata (se non per incompatibilità con altri redditi), MAI una volta è successo che un pensionato abbia avuto una pensione revocata. I pensionati vanno difesi, sono "merce" politicamente appetibile.
Invece per i lavoratori, magari quelli più giovani le cose sono diverse, tanto quelli lavorano; allora ci possiamo inventare il calcolo contributivo invece che retributivo in modo che chi è partito a versare con determinate aspettative se le vede cambiare dall'oggi al domani, possiamo togliergli il TFR - soldi loro, mica di altri - e inventare un meccanismo che gli consenta di sopravvivere domani per compensare la riduzione della pensione pubblica, possiamo dirgli di lavorare fino a 70 anni (ci arriveremo, vedrete ci arriveremo!) dopo aver mantenuto schiere di pensionati che già a 57 anni fanno loro "ciao ciao" con la manina mentre - tranquillamente seduti al bar con la loro sicurezza economica ben stretta in mano - li vedono arrabbatarsi per andare a lavorare anche per loro.
Ma sì, tanto siamo lavoratori...
mercoledì, gennaio 10, 2007
Blues Brothers' rules
Giusto perché si sappia, il seienne di casa invece che guardare i cartoni o i supereroi, sta guardando il film dei Blues Brothers!
Non so se rendo! Orgoglio de papà!!!
martedì, gennaio 09, 2007
Due cuori e un'adsl!
Quando la famiglia jazzer decide che si blogga... s'ha da bloggare!
Ed eccoli in postazione da combattimento nello studiolo: lui sul confortevole desktop dove c'ha tutti i software che gli servono, lei nell'altrettanto confortevole postazione volante con laptop a carbonella sotto lo sguardo severo di due dei 4 Beatles (casualmente quelli ancora in vita! se escludiamo quella leggenda della morte di McCartney), la foto dell'eclisse totale di sole del 1999, l'amato poster di Monk e un lavoretto dell'asilo per la festa del papà del piccolo blogger di casa (che dorme!).
Ovviamente si posta in contemporanea e mica so cosa sta scrivendo!
L'assurdo del momento? Aver passato questa foto per il suo post con una email!!! Non so se rendo!
NB: si gradiscono commenti in entrambi i blog!
Ishwara addicted

Che si sappia, tutta la famiglia Jazzer è dedita al culto degli Ishwara!
Come chi sono gli Ishwara? Eddai, fatevi una cultura! Fatevi un salto sul loro "myspace", alzate il volume delle casse e guardatevi i video dei concerti (consiglio di dare un'occhiata al video "live in Krakow"!)
lunedì, gennaio 08, 2007
Saddam, una morte non-utile
L'argomento non è nuovo e forse già ampiamente discusso, ma lascio una mia riflessione solo adesso perché non volevo interrompere le blog-ferie che mi ero imposto.
Saddam Hussein è stato ammazzato. E questo non è bene. Chiariamo: del rais a me, onestamente, non me ne frega nulla, che marcisse pure in qualche galera; è la sua fine quella che mi fa pensare. Nei giorni passati più di qualcuno ha paragonato la sua fine a quella di un altro dittatore, ovvero Benito nostro; la cosa, pur avendo lo stesso epilogo, ovvero la morte del tiranno, mi pare sia alquanto diversa, visto che - vale la pena ricordarlo - nel '45 non ci fu processo.
Per Saddam, invece, il processo c'è stato e da un tribunale legale... almeno si spera... ma non va ancora bene, primo perché la pena di morte non ci deve essere per nessuno, secondo perché non ci doveva essere proprio per lui. E' fin troppo evidente, infatti, che - al di là delle modalità di esecuzione, o meglio di linciaggio, indegne di una società che possa anche minimamente definirsi civile - se il tribunale che l'ha condannato era irakeno, la corda che gli ha spezzato il collo era di chiara marca yankee, quasi che a Bush rodesse il culo dalla fretta di liberarsi di uno scomodo testimone di complicità non proprio limpide. Certo avrebbe potuto farlo prima e con altri sistemi, ma nessuno di essi agli occhi del mondo sarebbe stato altrettanto "legale" e poi non avrebbe potuto dire che l'averlo giustiziato è "una pietra miliare sulla strada della democrazia" confondendo la democrazia, o la sua visione distorta di essa, con lo spirito di vendetta.
Che Saddam fosse un dittatore che per più di trent'anni ha tiranneggiato il proprio popolo è indiscutibile; che meritasse di pagare per questo, anche; che meritasse di pagare con la morte, no. Fallito il tentativo - doveroso seppur utopico - di usare l'ex-rais per un fattivo e concreto processo di pacificazione del Paese, era certo più opportuno rinchiuderlo a vita in un carcere americano di massima sicurezza, magari con la remota speranza di un rinsavimento piuttosto che farne un martire per la "resistenza" sunnita. Certo che agli occhi della popolazione uccidere il tiranno è più significativo che imprigionarlo seppur con tutta la possibile ignominia, ma scegliere il carcere è pur sempre una dimostrazione che ciò che anima l'occidente è uno spirito democratico vero. Certo che pretendere tutto questo da una nazione che fa ancora ampiamente uso della pena di morte e che, dopo aver foraggiato Saddam quando gli faceva comodo, pretende ora di esportare democrazia a colpi di bombardiere non è il massimo.
Sì, mi pare proprio che questo "asso di picche" sia stato giocato piuttosto male questa volta e soprattutto troppo in fretta.
sabato, gennaio 06, 2007
70!

Les meilleurs voeux, monsieur Conte!
lunedì, gennaio 01, 2007
Disco del mese
Come promesso, ecco il disco di jazzer per il mese di gennaio 2007: Savane di Ali Farka Touré, un viaggio spirituale affascinante nell'Africa di oggi e della tradizione. Qui su jazzer.









