mercoledì, maggio 31, 2006

Jazzer's news / 12

E così gli Yo La Tengo mi hanno dedicato pure una canzone!
Se volete leggere un resoconto del concerto di ieri sera, eccovi la mia cronaca.

martedì, maggio 30, 2006

Yo La Tengo


Oggi trasferta bolognese. Questo pomeriggio un incontro di lavoro e questa sera finalmente un concerto molto atteso: Yo La Tengo, ovvero una delle mie scoperte musicali (era ora!) di questi ultimi anni.
Bene, sono molto curioso di vederli e sentirli dal vivo. Forse vi farò sapere.
Se per caso ci fosse qualche jazzerofilo che volesse incontrarmi all'Estragon sarà facile: la faccia è sempre quella, niente camicia a righe e sarò l'unico ad sfoggiare una spillina dei... Tuxedomoon :-D
Vado a prendere il treno...

Fly me to the moon

Oggi, causa prolungata attesa alla fermata dell'autobus, mi sono messo a sfogliare uno di quei giornali gratuiti - nel mio caso "Il Mestre" - che proliferano nelle nostre città. No, forse "sfogliare" non è la parola adatta. In una delle prime pagine, infatti, leggo un articoletto sul fatto che l'ultimo vincitore del Giro d'Italia Ivan Basso, al Tour voglia seguire le orme del pluri-campione Neil Armstrong. Sì, Neil... come se Basso volesse ripetere le sue imprese sulla Luna.
Ho gettato il giornale.

Ah, se per caso qualcuno de Il Mestre passa di qui, il nome giusto è Lance, Neil andava sulla luna... Louis invece era un tizio che suonava la tromba...

lunedì, maggio 29, 2006

Il silenzio di Dio

L'interrogativo di Ratzinger ieri durante la visita ad Auschwitz - seppur con gli opportui "distinguo" - mi ricorda molto da vicino il biblico "Padre perché mi hai abbandonato?". Mi chiedo, e mi stupisco, di come sia possibile che un papa, questo papa, rispetto alla tragedia della Shoah se ne esca con un "Perché, Signore, hai taciuto?". Non la capisco questa domanda, come se fosse colpa di un mancato intervento di Dio se vennero sterminate 6 milioni di persone.
Ma come avrebbe dovuto parlare Dio: tuonare con voce possente dall'alto dei cieli e magari scendere con la sua schiera di angeli e da buon signore degli eserciti distruggere tutti i cattivi? O forse avrebbero dovuto parlare i suoi ministri, così bravi a dissimulare durante gli anni bui della dittatura? Mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensava di questo il giovane Joseph ufficiale della Wermacht mentre altri - come Bonhoeffer - morivano testimoniando la loro fede e la loro coerenza. Ratzinger parla del silenzio di Dio, ma tace sull'antisemitismo che sempre è esistito (ed ancora resiste) all'interno della Chiesa, riducendo l'adesione del popolo tedesco al nazismo alla stregua di un "inganno criminale" rischiando di confondere Dio con il Gott mit uns inciso nelle fibbie delle SS. Davvero fa pensare che, in un luogo dove degli uomini - non solo tedeschi in quanto tali - hanno massacrato dei loro simili, il suo discorso mischi rammarico e una sostanziale estraneità ai fatti sottointendendo che mica era colpa loro, casomai bisogna andare a chiederne conto a qualcuno lassù... facendo intravvedere la solita eterna scusa, cioè che c'è chi dà gli ordini e chi li esegue.

No, forse la cosa è da guardare sotto una prospettiva diversa, anche e soprattutto per chi come il sottoscritto cattolico e credente non è e non ha bisogno di un "appoggio" esterno per giustificare le nefandezze dell'uomo. Perché, che Dio abbia parlato o abbia taciuto, il problema è che l'uomo non ha ascoltato, se non la voce divina (per chi ci crede) almeno la voce laica e civile che viene dall'uomo stesso.


domenica, maggio 28, 2006

Jazzer's news /11

Japan: Quiet life. Un disco in pillole della memoria.

venerdì, maggio 26, 2006

Ottant'anni con Miles /2

Miles lives!. E' questo quello che vorrei vedere scritto sui muri della città, come successe con Bird.
Oggi in ufficio ascoltavo solo soletto Kind of blue (uno dei dischi la cui copia risiede stabilmente nel mio cassetto): il volume era bello alto, sicuramente troppo per il luogo ma le note si spandevano cristalline nell'ufficio deserto che ho scoperto avere un'ottica acustica.
Sulle note di Freddie Freeloader dalla finestra aperta sento arrivare un brano di conversazione: "cazzo, senti che musica!" esclama entusiasta un tipo "scommetto che questo è Miles Davis" dice il secondo. "Questo disco lo voglio!" riprende il primo. Dopo poco sono entrati in ufficio a chiedermi il titolo.
Scommessa vinta.

Miles vive, ogni volta che un qualsiasi disco fa risuonare le note della sua tromba.

Ottant'anni con Miles



Solo per dire che oggi, esattamente 80 anni fa, nasceva Miles Davis.
Se vi sembra una cosa da poco, pazienza.
Se lo conoscete (non crediate che sia una cosa così scontata) sapete l'importanza della data.
Se non lo conoscete e non sapete da dove iniziare, magari provate da qui.

giovedì, maggio 25, 2006

L'abito e il monaco

Il senatore di AN Maurizio Saia in un'intervista ad un'emittente televisiva privata dice la sua sul neo-ministro Rosy Bindi. Il senatore, che poi incasserà un "imbecille" dal suo segretario Gianfranco Fini, ha sostanzialmente detto che "la Bindi è una lesbica e dunque non idonea a guidare il ministero della politiche per la famiglia".
Si sa, a destra preferiscono che ad occuparsi della famiglia in Italia ci siano persone più qualificate, che si scontrano con i problemi della famiglia tutti i giorni; è per quello che pensano che l'uomo giusto sia Ruini. Che, tra l'altro, porta la sottana più elegantemente della Bindi.

mercoledì, maggio 24, 2006

Core 'ngrato

Qui c'è un uomo che soffre, che si strugge dal dolore nel sentire che il potere gli sfugge, anzi gli è sfuggito di mano. E l'Italia tutta lo snobba. Qui c'è un povero operaio della democrazia che ignorato e bistrattato in patria è costretto a rivolgersi agli amici stranieri per avere un po' di comprensione. Chi? Mr. B. ovviamente, che ha scritto una lettera struggente al suo "amico" Zapatero (mi sono perso qualcosa, ma da quando i due sono così tanto intimi?) E gli parla con il cuore in mano (quindi con i polsini macchiati di sangue - non c'entra nulla ma è una vecchia battuta di Bergonzoni) di come egli non abbia ancora perso, di come stiano ancora contando le schede, di come il risultato "debba" cambiare, ne va del suo onore (e della sua fedina penale) e prima di terminare con un vero accorato melodrammatico volemosebene si lancia nell'umorismo sfrenato dicendo che deve uscire di scena a causa del "particolare sistema elettorale italiano". E chiunque sia sano di mente si rende conto che questa è la cosa meno intelligente da dire da parte di colui che quel sistema ha voluto.
Vista la situazione, non ci resta che dedicargli una canzone da cantare col suo amico Apicella:

Catari, Catari,
pecchè me dici sti parole amare,
pecchè me parle e 'o core
me turmiento Catari?

Num te scurdà ca t'aggio date 'o core, Catari
nun te scurdà!

Catari, Catari,
che vene a dicere
stu parla' ca me da spaseme?
Tu nun ce pienze a stu dulore mio
Tu num 'nce pienze tu nun te ne cura

Core, core 'ngrato
t'aie pigliato 'a vita mia.

Tutt' è passato
e nun'nce pienze cchiù!

Catari, Catari,
tu nun 'o saie ca'nfin'int' a na chiesa
io so' trasuto e aggio priato a Dio, Catari.
E l'aggio ditto pure a 'o cunfessore:
I' sto a suffrì
pe' chella llà!
Sto a suffrì,
sto a suffrì, nun se po' credere,
sto a suffrì tutte li strazie!
E 'o cunfessore ch'è persona santa,
M'ha ditto: Figlio mio, lassala sta', lassala sta'.

Core, core 'ngrato
t' aie pigliato 'a vita mia.
Tutt' è passato
e nun'nce pienze cchiù!


martedì, maggio 23, 2006

Luciano Moggi, santo subito!

Strano paese questo nostro. O forse nemmeno strano, semplicemente assuefatto, anestetizzato.
Abbiamo un nuovo governo (anche se c'è chi non si è ancora rassegnato alla sconfitta) con - tra gli altri - uno scintillante nuovo ministro della giustizia, un nuovo presidente della Repubblica, abbiamo di nuovo gli sbarchi dei clandestini che - inspiegabilmente - negli ultimi 5 anni non si erano quasi mai fatti vedere (permissivismo dei comunisti o faziosità di certa informazione mediasettiana, mediasettica, mediasettologa? fate voi...); ma tutto questo viene messo a tacere dal vero argomento principe della cronaca nazionale, ovvero "calciopoli", come è stato ri-battezzato lo scandalo che sta avvolgendo il mondo del balon parafrasando un altro "famoso" terremoto giudiziario. E il fatto che a capo delle indagini ci sia Francesco Saverio Borrelli la dice lunga sulle assonanze, non solo sul nome.
E a chi dobbiamo tutto questo? Ad un uomo, un uomo solo: Luciano Moggi. Colui che da direttore sportivo della Juventus sembra aver avuto un potere pressoché infinito. Bastava una sua parola al telefono e si spostano risultati, giocatori, arbitri. Ogni giorno che passa sempre più squadre coinvolte, connivenze ovunque, agenti di polizia personali, pressioni sugli allenatori, sulla nazionale, sulla FIFA, sul mondo! E tutto da solo col suo Nokia da 90 euri?! Ma questo Moggi non era mica un direttore sportivo qualsiasi, era un mago, era un dio... e allora va beatificato, va innalzato subito alla gloria degli altari come l'uomo che da solo teneva in mano una delle più grandi attività produttive del Paese, qualcosa come 5 miliardi di euro annui di giro d'affari, il fenomeno sociale di massa più grande d'Italia. Pensate cosa sarebbe potuto succedere se mancava Lucky Luciano, che tristezza, che grigiume... non c'è altro da fare: santo! Santo subito!
Abbiamo pure il miracolo, come vuole la tradizione di santa romana chiesa: senza proferire verbo è riuscito a liberarci e a liberare il palinsento de La7 dall'orrido Biscardi che con la sua 142esima edizione del "Processo del lunedì" occupava da altrettanti anni 3 preziosissime ore di palinsensto serale (anche se dubito che esse verranno occupate da qualcosa di anche solo minimamente culturale). E dopo di lui, il diluvio... di dimissioni. Ne sa qualcosa il presidente della FIGC Franco Carraro.
Ma il Lucianone nostro non è l'unico personaggio che debba assurgere alla gloria dei cieli; c'è un altro personaggio che per anni ha fatto la parte del controllato e del controllore, un personaggio che si distingue per la sua provata onestà visto che nelle migliaia di ore di intecettazioni telefoniche non risulta che Lucianone abbia mai avuto un contatto con lui, neppure per gli auguri di Natale. Beh, quest'uomo, questo cavaliere (ohpsss...) senza macchia e senza paura è Adriano Galliani. Ma forse lui non ha bisogno del telefono, lui usa i pizzini (ri-ohpsss...).
Considerato che questo è il panorama pallonaro italiano, sarà bene che i tifosi inizino a trovarsi un altro sport su cui riversare la propria passione; anzi uno sport vero, che questo mi sembra tutt'altra cosa. E non fatemi usare termini espliciti.

Jazzer's news / 10

Due dischi che più differenti tra loro non si può:
Aaron Neville: Nature boy e Minox: Downworks.
Entrambi nei dischi in pillole

lunedì, maggio 22, 2006

Le loro mani sulle nostre pensioni

Ieri sera non sono riuscito a guardarla, ma la puntata di Report parlava di un argomento a me molto caro, ovvero l'argomento pensioni. E in particolare le pensioni complementari.

Qui su RaiClick potrete riascoltare e rivedere la puntata, oppure qui sul sito di Report trovate la trascrizione.

"Non potevano restare a lungo indifferenti, banche e assicurazioni: la nostra liquidazione, una montagna di tredici miliardi di euro all'anno contando solo i lavoratori dipendenti, dovrà finire in un fondo pensione. E se si aggiungono gli autonomi e i precari la somma diventa ancora più alta. Del resto, la legge Maroni è chiara: a partire dal 2008 dovremo ..."

Vi consiglio caldamente di darci un'occhiata.

venerdì, maggio 19, 2006

Domanda del giorno /2

Un'altra perla di saggezza dai miei clienti.
Premessa: non lavoro in un call-center e neppure in uno dei tanti surrogati del vecchio "12".
Telefona una signora - giovane dalla voce - che mi chiede: "vorrei il numero di telefono di ...." (e mi nomina un ufficio della concorrenza. Le rispondo: "signora, non ce l'ho quel numero [non è una bugia], guardi nell'elenco come farei anch'io". "Ho guardato ma non lo trovo" - mi risponde seccata - "me lo dovete dare voi!" Non so perchè, ma alla mia risposta "è come provare a chiamare il Banco di Roma per vedere se le danno il numero della Cassa di Risparmio di Venezia" la signora ha messo giù.
E l'idiozia avanza...

giovedì, maggio 18, 2006

Pat Metheny for dummies

Torna la mia rubrica dalla cadenza casuale per parlare di un altro grande personaggio della musica jazz (e non solo) degli ultimi trent'anni; dopo essermi occupato di un pianista (Keith Jarrett) e di due trombettisti (Chet Baker e Miles Davis - un po' riduttivo il termine "trombettista" per quest'ultimo!) mi occupo ora di un chitarrista considerato, non a torto, uno dei migliori musicisti attuali. Molte cose positive sono state dette su Metheny e anche molte critiche che spesso reputo del tutto gratuite e non rispettose del personaggio; io credo che i suoi meriti siano ben superiori - per quantità e qualità - rispetto ai demeriti e, pur non arrivando alla sua beatificazione come fa Luigi Viva nella sua mielosa agiografia, riconosco che egli occupi un posto importante - se non fondamentale - nell'evoluzione del jazz degli ultimi 25/30 anni.
Pat Metheny è nato il 12/08/54 a Lee's Summit, un sobborgo di Kansas City nel Missouri. Fin da giovane approda allo studio della musica, prima con la tromba e poi con la chitarra, intraprendendo studi brillanti con una serie di importanti maestri tra cui il vibrafonista Gary Burton, con il quale inciderà anche un buon numero di dischi. Metheny, persona di indole gioviale e molto aperta ma anche maniacalmente professionale, sviluppa ben presto uno stile e un suono molto personali, facili da riconoscere anche al primo ascolto, ma altrettanto difficili da descrivere proprio per le loro peculiarità che male si adattano a stili ben definiti: certo vi troviamo il jazz nelle sue varie sfaccettature, ma non mancano i richiami alle sue origini rurali, echi rock, fascinazioni brasiliane, schemi tratti dalla musica colta europea.
Nel 1976 ha orgine quello che è il progetto più importante di Metheny, ovvero il Pat Metheny Group attivo ancora oggi, con il quale il chitarrista ha registrato i suoi dischi più famosi e più noti; da sempre frutto del lavoro simbiotico del chitarrista e dell'eccellente pianista e tastierista Lyle Mays, il PMG è un raro esempio di un gruppo capace di raggiungere il grande pubblico senza mai cadere nel banale - pur con gli ovvi alti e bassi - mantenedo un sound caratteristico, fatto di ariose orchestrazioni spesso dal sapore classicheggiante, di melodie di ampio respiro dettate dalle innumerevoli chitarre del leader e di armonie saggiamente sviluppate da Mays.
La produzione discografica di Metheny è molto vasta e si è sviluppata secondo strade parallele: lavori con il PMG, lavori a proprio nome, in trio, in duo, lavori orchestrali, colonne sonore e moltissime collaborazioni (John Scofield, Charlie Haden, Jim Hall, Milton Nascimento, Gary Burton, Jack DeJohnette) tutti caratterizzati da un continuo lavoro di ricerca che arriva a toccare alti livelli di sperimentazione (Ornette Coleman, Steve Reich). Una produzione così ampia non deve far pensare a cali vistosi di qualità: certo ci sono opere meno riuscite, ma è interessante notare come in ogni disco egli collochi almeno un ottimo brano; come al solito cercherò di auto-limitarmi nelle scelte in modo da indicare solo i dischi di Metheny che io considero, tra quelli che conosco, i migliori (e forse indispensabili) per capire il più possibile la sua musica nei suoi vari aspetti.

dischi in solo

New Chautauqua

New Chautauqua (ECM - 1979)

Questo e il prossimo, entrambi dischi in solo, rappresentano il passato e il presente della ricerca musicale di Metheny. In New Chautauqua, quarto disco a proprio nome, il chitarrista del Missouri si interroga sulle proprie origini andando alla ricerca del suono più genuino delle proprie parti, trovando una dimensione espressiva assolutamente personale. Il novello Chautauqua è lo stesso Metheny: il nomignolo infatti deriva direttamente dal bisnonno Moses, sorta di menestrello itinerante, che era chiamato appunto Chautauqua dagli indiani. Per incidere questo disco Metheny utilizza delle sovraincisioni tra chitarre acustiche ed elettriche a 6 e 12 corde, una harp-guitar a 15 corde e il basso elettrico instaurando una prassi che diverrà sempre più radicata in futuro, ovvero quella di riservare ad ogni suono da ottenere un particolare strumento. Il disco parte dalla ritmica raffinata della title-track, si inoltra nei suoni folk di Country poem (titolo azzeccatissimo) e nella bellissima atmosfera magica di Long-ago child / Fallen star, lungo brano sospeso tra gli arpeggi ampi sull'acustica e la fluida melodia suonata sull'elettrica. Il brano seguente, Hermitage, è uno dei classici di Metheny: un semplice arpeggio su cui si stende un'improvvisazione molto morbida e cantabile. Seguono Sueno con Mexico, interessante intreccio tutto acustico e la riflessiva Daybreak che chiude un ottimo disco - mal riuscito secondo il suo autore - ma che è fondamentale per capire lo sviluppo della sua musica.

One quiet nightOne quiet night (Warner bros. - 2003)

Al contrario del precedente, in questo disco Metheny non attinge alla sua cospicua collezione di chitarre, ma ne usa una sola, un nuovo gioellino costruito appositamente per lui da Linda Manzer la sua liutaia di fiducia: si tratta di una chitarra acustica baritono dal suono straordinario, la cui particolare costruzione e l'accordatura "Nashville tune" consente di avere a disposizione toni più bassi.
Credo che questo disco, oltre che per la sua bellezza, sia importante per capire cosa riesca a fare Metheny con una "semplice" chitarra: dopo innumerevoli ascolti dei suoi lavori credo di aver capito che la grandezza della sua arte stia proprio nella sua abilità di confrontarsi con il suono pulito dell'acustica, anche se egli è diventato famoso soprattutto per come sa trattare la chitarra-synth e l'elettrica, come ha dimostrato in quel magma ribollente che è Zero tolerance for silence (1992) nel quale traumatizza gli ascoltatori con quintali di crudele noise-guitar ai limiti dell'ascoltabilità.
One quite night, lo dice il titolo stesso, nasce nella nottata del 24 novembre 2001 quando, nel suo studio casalingo, Metheny inizia a suonare il nuovo strumento; incide una serie di brani che successivamente verranno integrati con altre registrazioni. Ne nasce un disco molto personale, quasi un dialogo intimo con l'ascoltatore: da segnalare la title-track, la splendida Song for the boys, la meditativa Another chance, l'omaggio a Jarrett di My song (li vedremo mai assieme questi due?), Ferry cross the Mersey di Gerry and the Peacemakers e la riproposizione della celebre Last train home.


dischi in duo

Beyond the Missouri sky

Beyond the Missouri sky (short stories) (Verve - 1997)

Finora Metheny ha inciso solo un altro disco in duo oltre a questo, ovvero quello con Jim Hall del 1999, comunque in attesa del 2007 quando dovrebbe uscire l'ultimo lavoro con Brad Mehldau. (Vi sono anche altri duetti, quello con John Scofield e Ornette Coleman, ma entrambi erano supportati da una sezione ritmica). Il disco con Jim Hall, riconosciuto maestro della chitarra jazz, è buono, ma pare un po' "ingessato" e comunque non in grado di raggiungere la il livello emozionale ed evocativo di questo Beyond the Missouri sky.
Uscio a nome di Haden e Metheny, la parternità di questo lavoro è sicuramente ascrivibile ad entrambi perché entrambi in egual misura hanno contribuito con la loro professionalità e sensibilità a farne un piccolo capolavoro. Charlie Haden, come sempre, sa trarre dal suo contrabbasso un suono profondo, pastoso con il quale, pur riservandosi ottimi spazi improvvisativi, offre un tappeto ideale per gli slanci chitarristici del compagno; Metheny, che qui in alcuni brani troviamo impegnato anche alle percussioni e all'organo, non utilizza gran parte del suo armamentario elettrico concentrandosi maggiormente sugli strumenti acustici per privilegiare la limpidezza e la trasparenza del suono. Così ciò che vige in questo disco è la misura, la saggezza di due grandi musicisti che non hanno più nulla da dimostrare e che anzi lavorano per sottrazione piuttosto che per aggiunte, in modo da ricercare il sottile piacere del silenzio. 13 brani tutti di altissimo livello, senza una sbavatura, un calo, una nota che sia fuori posto sotto il grande cielo del Missouri che li avvolge di magia. Da avere.

dischi in trio

Bright size life

Bright size life (ECM - 1976)

Se c'è un ambito nel quale Metheny si avvicina in modo più evidente alla tradizione jazz e dà la prova evidente della sua capacità improvvisativa, quello è sicuramente il trio chitarra/contrabbasso/batteria con il quale ha inciso parecchio e che è rimasto una costante negli anni, pur col variare dei protagonisti. Quattro sono state le formazioni con cui ha inciso cinque dischi: Rejoicing - album non del tutto riuscito anche secondo il suo autore - con Charlie Haden e Billy Higgins, il molto più convicente Question and answer con Dave Holland e Roy Haynes e gli ultimi due Trio 99>00 e Trio - live con i giovani e promettenti Larry Grenadier e Bill Stewart. Ne manca uno alla lista, questo Bright size life che è quello che preferisco: primo disco in assoluto di un Metheny poco più che ventenne, è stato inciso con Bob Moses e quel fenomeno di Jaco Pastorius e a distanza di trent'anni risulta ancora molto attuale.
In questa registrazione il chitarrista, spesso usando sovraincisioni, suona la sua - oramai storica - Gibson ES175 e la Fender Coronado a 12 corde riuscendo a dare un'atmosfera di raffinatezza e spontaneità davvero notevoli per un giovane musicista all'esordio: bellissimi gli intrecci tra le chitarre e il basso di Pastorius che instaurano un gioco continuo fatto di contrappunti e di folgoranti unisoni, preziosi gli interventi di Moses soprattutto sui piatti.
I brani senz'altro da segnalare sono la scintillante title-track che verrà riproposta spesso dal vivo, il soliloquio Unity village dove Metheny sovraincide ritmica e melodia con una facilità ed espressività impressionanti, Unquity road per la sua ricchezza armonica e la conclusiva Round trip / Broadway blues - medley di Ornette Coleman, unico brano non scritto dal leader - dove si può sentire il giovane Pastorius già alle prese con uno dei suoi fulminanti assoli.

As falls Wichita, so falls Wichita falls

As falls Wichita, so falls Wichita falls (ECM - 1981)

Anche se viene accreditato a Pat Metheny e Lyle Mays, "Wichita" è di fatto, grazie alla presenza di Nana Vasconcelos, un disco in trio, perché l'apporto del grande percussionista brasiliano è spesso determinante nell'economia del risultato finale. "Wichita" è stato registrato a Oslo nel 1980 e oltre a rappresentare uno dei punti più alti del rapporto simbiotico di Metheny e del suo alter-ego Lyle Mays - tanto affine dal punto di vista musicale, quanto completamente diverso da quello caratteriale - è una sorta di cartina tornasole per capire quanto le idee musicali dei due si riversino nel PMG. Musica in equilibrio tra il jazz, la world-music, il rock più etereo e il folk nord e sud-americano, musica senza una precisa direzione se non quella di esplorare le potenzialità di una scrittura lineare ma non per questo meno affascinante.
Metà di questo disco è occupata dai 20 minuti dell'omonima suite nella quale gli strumenti elettronici e quelli acustici - tra i quali gran importanza hanno le percussioni "povere" di Vasconcelos - si integrano in modo ottimale; difficile da descrivere a parole, dirò solo che la suite è un lungo viaggio nello spazio - tra jazz, psichedelia, ambient - ma soprattutto nei sentimenti tra rarefazioni e dense parti orchestrali ed è un bellissimo esempio della capacità di dialogo tra Metheny e Mays. Da ascoltare assolutamente.
Il disco poi prosegue con la gioiosa e ritmica Ozark dove troviamo un Mays scintillante, con la dolcezza di September fiftheenth brano diviso in due parti: nella prima Metheny sviluppa il tema con l'acustica su un tappeto di tastiere, poi inzia un dialogo serrato con il pianoforte di Mays che regala anche uno dei suoi grandi assoli. Prima della conclusiva Estupenda graça con il cantato di Vasconcelos, c'è il tempo per ascoltare un'altra perla del disco, ovvero la splendida It's for you nella quale l'ipnotico riff delle tastiere, la voce, la chitarra acustica e l'assolo da brividi di Metheny alla chitarra-synth fanno di questo brano - e qui non esagero - uno dei più belli della sua produzione.

dischi con il Pat Metheny Group

Travels

Travels (ECM - 1983)

E veniamo finalmente all'ambito più famoso e più celebrato nel quale ha operato e opera Metheny, ovvero il Pat Metheny Group. Nato nel 1977 rappresenta una sorta di progetto aperto nel quale durante gli anni avverrano molti cambiamenti di formazioni ferma restando, comunque, ovviamente la presenza del chitarrista, quella di Lyle Mays e dal 1981 anche del contrabbassista Steve Rodby. Fin dalla sua nascita il gruppo si contraddistingue per la particolarità del suo suono che fonde in maniera perfetta e costruttiva la strumentazione acustica con l'elettronica delle chitarre e dei synth, in una continua ricerca e compenetrazione tra le pagine scritte e l'improvvisazione che è sempre presente nelle performance del gruppo. Travels è il quarto disco del gruppo, l'unico doppio (finora) e il primo dal vivo - documenta la tournee del 1982 - e rappresenta al meglio lo stato dell'arte del PMG che all'epoca era formato dal leader, da Mays, da Rodby, da Danny Gottlieb e da Nana Vasconcelos: 11 i brani che nella dimensione live diventano ancora più freschi e dinamici. Il livello si mantiene alto per tutta la sua durata ma non si può fare a meno di evidenziare la trascinante Are you going with me? con il grandissimo lavoro di Metheny alla chitarra-synth, l'elaborata melodia di Phase dance o quella dolcissima della ballad Farmer's trust - uno degli inediti del disco - suonata con una Ovation a corde di nylon con il sottile accompagnamento delle spazzole di Gottlieb. Il secondo disco ospita, oltre all'intera suite di "Wichita" che dal vivo non perde nulla della sua magia, un paio di inediti interessanti: Travels è un bellissimo brano che si sviluppa su una melodia molto semplice ma altrettanto evocativa, e Song for Bilbao che su una ritmica di matrice latina presenta un'aggressiva introduzione alla chitarra-synth e un insistito assolo di Mays che utilizza i "block-chords". Mays che si ripete anche nella conclusiva San Lorenzo, ancora al pianoforte, come fa sempre quando vuole prendere un assolo.

Still life (talking)Still life (talking) (Geffen - 1987)

Credo che questo disco non abbia bisogno di presentazioni visto che è il maggior successo - anche commerciale - di Metheny e che è universalmente considerato come la massima espressione compositiva e interpretativa del chitarrista del Missouri.
Il PMG è cambiato rispetto a Travels: oltre al trio di base, troviamo alla batteria l'ottimo Paul Wertico, alle percussioni Armando Marçal e due cantanti, David Blamires e Mark Ledford. Proprio Marçal - nativo di Rio de Janeiro - è il tassello che permette a Metheny di continuare ad infondere nella propria musica quella matrice brasiliana che è tanto presente nella sua concezione compositiva. Ricchissimo di influenze che vanno dal jazz più puro al rock, alle tradizioni popolari, in questo si può dire che Still life (talking) sia quanto di meglio si possa fare in ambito "fusion", senza scomodare per nulla quella valenza vagamente negativa che spesso si attribuisce a quel termine.
I brani sono sette e si susseguono in maniera molto convincente: apre Minuano - uno dei brani migliori della produzione del PMG - che unisce alla marcata influenza brasiliana delle linee melodiche semplici ma molto efficati e una raffinata ricerca armonica; se qui è il solo della chitarra ad essere in evidenza, nella successiva sinuosa So may it secretly begin è Lyle Mays che si produce in un efficacissimo assolo al pianoforte. Molto bella la ripresa finale del tema che va a spegnersi lentamente. Last train home è sicuramente il brano più noto di Metheny, quello che l'ha fatto conoscere anche al grande pubblico che non mastica il jazz: famoso l'accompagnamento con le spazzole che ricorda l'incedere del treno e altrettanto famoso lo sviluppo del tema con relativo assolo che Metheny suona su una chitarra elettrica Coral-Sitar, sorta di incrocio tra i due strumenti con un set di corde che vibra in simpatia con quelle principali. Ottima anche la parte vocale. Si prosegue con le fascinazioni brasiliane di (It's just) talk dove troviamo un Mays in buona evidenza, poi con il veloce tappeto percussivo di Third wind sul quale Metheny dimostra tutte le sue capacità tecniche prendendo un assolo mozzafiato; dopo il ritmo spiccato, il disco si chiude con la rarefatta Distance, sorta di parentesi ambientale e con la malinconica ballad In her family.

The way up

The way up (Nonesuch - 2005)

L'ultimo disco che mi pare indispensabile per capire a pieno la personalità e la musica di Metheny è l'ultimo uscito in senso temporale.
Nel 2000, anche in considerazione che le ultime prove discografiche del PMG non sono proprio esaltanti, Metheny e Mays decidono che è necessario fare dei cambiamenti radicali nella formazione: la nuova line-up, quindi, prevede, oltre al consueto trio, il talentuoso batterista messicano Antonio Sanchez, il bassista camerunense Richard Bona che però funge da cantante e percussionista e il trombettista vietnamita naturalizzato statunitense Cuong Vu, molto attivo nella scena d'avanguardia newyorkese, che è anche ottimo vocalist. Il nuovo PMG è così formato e il suo primo frutto è Speaking of now (2001): a mio parere si tratta di un buon disco che contiene molti spunti interessanti, belle melodie, grande feeling tra i musicisti, ma forse prodotto troppo di maniera e con un Vu ancora un po' in ombra (peccato mortale, conoscendo le capacità del trombettista).
Di ben altro livello è questo The way up, lunga suite di 68 minuti divisa in 4 parti che, vista l'estensione formale, ha necessariamente approdato ad un'estensione espressiva e al superamento di molti schemi oramai di routine. Più che le consuete melodie ed armonie raffinate, in questo disco il PMG ha puntato sulle diverse scansioni ritmiche che di volta in volta conducono e trasformano la materia musicale. Disco molto bello e complesso che ha bisogno di diversi ascolti per essere apprezzato in modo completo, ma che bene evidenzia le capacità tecniche e squisitamente emozionali di questi grandi musicisti.


martedì, maggio 16, 2006

Sport, quello vero però!

Visto che in questi giorni, con lo scandalo che sta coinvolgendo il mondo pallonaro italiano, non si fa altro che parlare di sport malato - confondendo lo sport col business - leggere una notizia come questa può fare solo piacere:
Mark Inglis, 47enne neozelandese, ha scalato il monte Everest arrivando fino in vetta. Già la cosa non è semplice per chi non ha problemi, figuratevi cosa dev'essere stato per lui che le gambe le ha perse entrambe 24 anni fa. Inglis, infatti, è il primo uomo al mondo ad aver scalato il "tetto del mondo" con due arti artificiali in fibra di carbonio (uno dei quali si è pure rotto).
Un gesto sportivo che ha dell'incredibile e che, oltre a dimostrare le potenzialità dell'uomo, servirà anche a scopi benefici: la spedizione, infatti, raccoglierà fondi per un centro di produzione di arti artificiali in Cambogia e per la riabilitazione delle vittime delle mine antiuomo e della polio.
Sarà retorica, ditemi quello che volete, ma questi sono i gesti sportivi che centrano il vero senso dello sport.

Questo il suo sito: LegsOnEverest

fonte: il Corriere

UPDATE: questo arrivato ora è l'articolo della Repubblica. Confrontateli: con qualche modifica mi paiono scritti dalla stessa mano. Cosa che accade sempre più spesso ultimamente...

sabato, maggio 13, 2006

Pranzo dei blogger a Mestre? Cosa fatta!

Doveva essere pranzo dei blogger mestrini e non? Ebbene: così è stato! Ospitati dal migliore ristorante di Mestre, ovvero la Trattoria dall'Amelia (qui il sito, qui il blog - sì perché il titolare è pure lui blogger!), otto tra blogger e lurker, si sono ritrovati con i "pie soto 'a tola" ("piedi sotto la tavola" come si usa dire da queste parti) per un incontro mangereccio e conoscitivo.
La formazione, oltre al sottoscritto, comprendeva:
Luca Conti (Pandemia e LucaConti) da Senigallia... lo so che non è proprio veneto, ma era la sua venuta quassù l'occasione per il pranzo
Andrea Buoso (Cips e Frasi storiche) mestrino doc

Michele (Fusebox - e occhio che son tre blog in uno!) il carnivoro della compagnia
Giuliano, lurker veronese, titolare di un'enoteca ('az, ho dimenticato di chiedere il nome)
Luca Moretto (blueblog) gallerista e appassionato d'arte sandonatese che ho scoperto alla fine essere un ex-giocatore della squadra di basket per cui tifo (blandamente)
Andrea Moretto, suo fratello, altro lurker appassionato di fotografia (ho visto degli sguardi famelici più per la mia D200 che per il cibo!). E scommetto che tra poco il fotoblog lo apre! :-)
Cristian (daily outline in inglese!) goriziano, altro appassionato di fotografia.

(per entrambi: mandatemi il vostro indirizzo su flickr che vorrei continuare a vedere le vostre foto!)


L'incontro si è svolto all'insegna della massima cordialità tra discorsi di attualità, blogging, fotografia e cose mangerecce, grazie anche all'accogliente tavolo dell'Amelia e a Marco Boscarato - il prorietario - che ci ha illustrato con la dovuta dovizia di particolari i piatti serviti e le potenzialità della sua cucina.
A proposito... e il menù? (so che l'argomento è di interesse):

antipasti: dentice con peperoni, piovra bollita, gamberi con insalatina verde fresca, baccalà mantecato (da applausi!) con polenta e caviale "apparente" (e qui vediamo chi indovina)
primo: risotto di pesce (e credetemi se vi dico che è tra i migliori mai mangiati dal sottoscritto)
secondo (ma solo per me... che gli altri li ho schiattati tutti!): baccalà alla vicentina
frutta: fragole al vino rosso
il tutto di qualità sopraffina e accompagnato da un vino bianco (tocai?) fresco fresco che andava giù come nessun altro e per un prezzo - e vi ricordo che siamo nel migliore ristorante della città - che neanche al McDonald... privilegi di essere blogger!

Grazie a Marco che ci ha amichevolmente ospitato e grazie agli amici blogger per l'arricchiente incontro.

Nelle due foto, eccovi la compagnia: nella prima Luca Conti e Andrea Buoso che bloggano in diretta, Michele e Giuliano nella seconda Luca Moretto, Cristian e Andrea Moretto.




Calcio malato? Perché è calcio questo?

Pare di capire dal tam tam mediatico che nel mondo del calcio italiano ci sia qualche problemino. Pare che stiano per saltare dirigenti, giocatori, arbitri, guardalinee, addetti al tracciare le righe del campo. Pare che ci siano squadre che rischiano la retrocessione, il ritiro dei premi, l'ignominia. Pare che vi sia gente per la quale scattano manette, sanzioni, arresti, radiazioni. Pare che ogni minuto che passa arrivano nuovi nomi e nuovi fatti ad alimentare il già ricco parterre di sconcezze.
Questo capita quando nello sport a contare sono i consigli di amministrazione e non i valori in campo, capita quando la vittoria è finalizzata ai guadagni finanziari e non al gesto sportivo, capita quando si vorrebbe lo sport un business e non un ambito formativo e di sana competizione.
Pare che, nonostante qualche testa saltata, l'anno prossimo sarà tutto uguale: i tifosi beoti - inconsapevoli o ingenue o menefreghiste pedine di un meccanismo autodistruttivo - continueranno a bersi delle farse, mentre nuovi faccendieri faranno le loro faccende. Solo che basta col telefono... mica è tanto sicuro!

venerdì, maggio 12, 2006

Pranzo dei blogger: Mestre 13/05... domani!

Sì gente, domani a mezzodì niente impegni che c'ho un invito a pranzo.
Succede che il buon Luca Conti (sì proprio quello di Pandemia!) approda a Mestre per tenere una lezione e lancia con Andrea Buoso l'invito a pranzo per i blogger della zona. No, dico, potevo mancare?
Purtroppo la bloggeuse di famiglia è al lavoro, mentre il blog-kid mal sopporterebbe la compagnia senza nessun under-six, così mi "tocca" fare lo sforzo di andare da solo.
Chi ci sarà? Beh, la situazione ora mi pare stabilizzata ma qui ci sono i partecipanti.
La "location" (dicono così quelli "veri" no?) doveva essere la benemerita Osteria alla Vite Rossa - degna testimone di tante pause-pranzo - finché non si è fatto avanti uno dei più rinomati ristoranti mestrini che non ha voluto farsi sfuggire l'evento: saremo allora ospitati dall'Amelia, ristorante con blog accluso, che ci straccerà con un'offerta special-blogger. Il risvolto tragico sarà il collegamento wi-fi del locale che consentirà a quel malato tecnologico che è Luca di trasmettere l'evento in stream sul web. Speriamo bene...
Intanto io ho preparato un piccolo bannerino celebrativo.
A domani!

giovedì, maggio 11, 2006

John Hicks

Brutta, brutta notizia nel mondo del jazz: ieri ci ha lasciato un altro suo grande protagonista, ovvero il pianista John Hicks.

Nato ad Atlanta nel 1942, ha passato la sua infanzia dapprima a Los Angeles e poi a St. Louis dimostrando fin da giovane la sua inclinazione per la musica, suonando anche con il coro della chiesa metodista della quale suo padre era il pastore.
Dopo aver studiato alla Lincoln University del Missouri e alla prestigiosa Berklee School, intorno al 1963 Hicks ha iniziato una carriera di musicista freelance che si è interrotta solo ieri con la sua morte e lo ha portato a suonare - sia da leader che da sideman - con un numero impressionante di musicisti, molti dei quali occupano posti importantissimi nella storia della musica afro-americana.
La prima formazione di cui ha fatto parte sono stati gli Art Blakey's Jazz Messengers, poi il gruppo di Betty Carter, quello di Woody Herman per poi instaurare delle profique collaborazioni con Lester Bowie, Charles Tolliver, David Murray, Arthur Blythe, Pharoah Sanders, Bobby Watson e molti altri esponenti dei più diversi stili jazzistici in virtù del fatto di poter far valere una forte personalità e una versatilità tale da consentirgli di sentirsi a proprio agio con il be-bop, l'hard-bop, il free.
A proprio nome può vantare una notevole - sia in qualità che quantità - serie di dischi attraverso i quali è possibile ritrovare tutta la sua arte; riguardo a quelli che conosco, consiglio sicuramente i seguenti:

Naima's love song (1988 Diw) in gruppo con altri tre grandi musicisti come Victor Lewis, Curtis Lundy e Bobby Watson. Disco che offre un jazz dinamico e

Hicks time (1998 Passin' thru) piano-solo nel quale Hicks è da apprezzare anche come autore

Beyond expectations (1994 Reservoir) il suo disco che mi piace di più con quello che è forse il suo trio migliore (con Ray Drummond e Marvin "Smitty" Smith con il quale ripropone una buona serie di famosi brani della tradizione jazz come Bouncing with Bud, Stella by starlight, Turn out the stars, There is no greater love e molti altri.

Newklear music (1997 Milestone) uscito con il nome della formazione "Keystone trio" formato con George Mraz e Idris Muhammed. Il disco rivisita otto brani di Sonny Rollins con un rigore e un rispetto invidiabili, ma anche con una vitalità davvero emozionante.

Assolutamente da citare anche la sua partecipazione a quel capolavoro che è Love remains di Bobby Watson, o a Habana della Roy Hargrove Crisol, o al duo pianistico di Rhythm-a-ning con quell'altra figura di pianista mai troppo celebrato che è Kenny Barron.

Mi mancherà Hicks con la sua versatilità, il suo senso dello swing, la sua umiltà di essere grande e non farlo troppo vedere se non con la grandissima qualità della sua musica.


lunedì, maggio 08, 2006

Domanda del giorno

Un mio cliente mi fa: "ho la carta d'identità scaduta. E' ancora valida?"

Così, tanto per dire...

Jazzer's news /9

Disco del mese di maggio: le diafane melodie di Gurdjieff nell'interpretazione di Vassilis Tsabropoulos e Anja Lechner.

venerdì, maggio 05, 2006

Thinking amatriciana

Premessa: la migliore amatriciana del mondo la fa mia moglie e, considerato che questo è un dato scientifico inconfutabile, non ci debbono essere obiezioni di sorta.

E detto questo passiamo all'oggi, ovvero alla mia pausa pranzo che, come faccio qualche volta, trascorro in uno dei pochi bar qui in zona e già il notare l'assenza del solito ragazzo cuoco/barista/cameriere factotum mi ha lasciato perplesso (effettivamente è un po' che non passo di qui). Comunque sia scorro la lista dei primi e, scartando le alternative che non mi andavano, mi decido per le "tagliatelle all'amatriciana"... lo so, altra perplessità: tagliatelle , proprio quelle all'uovo...
Poi arriva 'sto piatto e crolla tutto il resto: a parte che di peperoncino ce n'era un etto, a parte che la pancetta (non pretendo il guanciale di rito) non era presente neppure in tracce, mi chiedo perché guarnire il piatto con abbondanti spruzzate di cannella!!!  No, dico, che accidenti c'entra la cannella con l'amatriciana?
Risultato: una pasta al pomodoro insulsa, piccante e dal sapore di cannella...
Sinceramente non capisco - e qui mi verranno in aiuto i mei amici food-blogger - questo (mal)vezzo imperante oggi anche nei "ristoranti" di basso livello, di completare il piatto con spruzzate di roba che non c'entra nulla: va ben che anche l'occhio vuole la sua parte, ma basta con 'sto pullulare di salsine colorate, di piogge di prezzemolo, di polverine che dovrebbero dar colore ma che di fatto alterano i gusti!


Ancora news sui concerti estivi

Evidentemente questo è proprio il periodo nel quale si definiscono i programmi delle manifestazioni estive di jazz e non solo. Dopo "Vicenza jazz" di cui parlavo ieri (d'accordo è primaverile e non estiva, ma insomma ci siamo capiti!) eccovi ora il programma dell'11esima edizione di "Jazz & dintorni" la mini-rassegna - ma sempre di alto livello - che si tiene a Mogliano Veneto (TV) a luglio.
Queste le date:

giovedì 13 luglio: Roy Hargrove quintet
Roy Hargrove (tromba, voce), Justin Robinson (sax contralto), Ronnie Mathews (pianoforte), Dwayne Burno (contrabbasso), Taru Alexander (batteria)

martedì 18 luglio: Marcus Miller sextet
Michael Stewart (tromba), Keith Anderson (sax), Dean Brown (chitarra), Bobby Sparks II (tastiere), Marcus Miller (basso, sax, clarinetto basso), Poogie Bell (batteria)

martedì 25 luglio: Ron Carter "all stars trio"
Mulgrew Miller (pianoforte), Russell Malone (chitarra), Ron Carter (contrabbasso)

Tutti i concerti iniziano 21.15 e si terranno nella suggestiva piazzetta del Teatro o, se piove, al teatro Busan.
Per informazioni: www.caligola.it

Ok, ora manca solo Ubi jazz e l'estate musicale è organizzata! :-)

"Report" colpisce ancora

In famiglia se n'era parlato qui. Sostanzialmente la trasmissione "Report" di RAI3 aveva denunciato il fatto che la compagnia telefonica "3" tra i tanti servizi offerti ne supportava uno riservato ai maggiorenni, ma al quale non c'era alcun controllo sull'accesso per i minorenni. Praticamente si trattava di uno scambio di filmati hard girati dagli stessi utenti e scambiati via cellulare, cosa che sarebbe fruttata bonus di ricarica per i loro autori.
Bella porcata, vero?
Per fortuna qualcosa si muove: è notizia di ieri che la procura di Milano ha aperto un'indagine sul caso e notizia di oggi che la compagnia telefonica ha sospeso "a titolo cautelativo" (seehhh...) i servizi di video-hard, per garantire la tutela dei minori.
Credo che l'azione di H3G fosse dovuta, visto anche gli sviluppi giudiziari che stava prendendo la faccenda, ma mi chiedo se sia necessario che intervenga una trasmissione di denuncia per far comprendere, o almeno far intuire, ai suoi capoccioni che stanno facendo un'immane cazzata! E' possibile che nessuno degli stra-pagati manager avesse valutato tutti gli eventuali sviluppi dei loro servizi? O meglio, riformulo la domanda, è possibile che nessun stra-maledetto manager stra-pagato sia stato così ingenuo dal pensare che nessuno si sarebbe accorto dei loro maneggi studiati ad arte?
Grazie a "Report" e grazie alla Gabanelli che ancora una volta portano alla luce fatti e misfatti che si vorrebbero passare sotto silenzio.

giovedì, maggio 04, 2006

Keith Jarrett a Venezia /3

Jarrett a Venezia si diceva. Orbene ora abbiamo i prezzi!

Platea e palchi centrali / parapetto = 190 euro
Palchi centrali / non parapetto = 180 euro
Palchi laterali = 150 euro
Loggione = 120 euro
Scarsa visibilità = 60 euro
Solo ascolto = 40 euro

La prevendita inizia sabato mattina. Sfoderate i portafogli gente!!!

Ladies and gentlemen: Vicenza jazz!

Proprio ieri sera alla fine del concerto dei Big Satan di cui dicevo l'altroieri (certo che ci sono andato, che credevate?!) chiacchierando con un paio d'amici, tra le altre cose stavamo facendo una piccola disamina degli appuntamenti concertistici delle nostre zone da qui all'estate. C'è Padova, Marostica, Mogliano Veneto, l'itinerante "Veneto Jazz" e l'altrettando itinerante "Ubi jazz" nel miranese, "Risonanze" a Venezia... ma c'è anche "Vicenza jazz" che solitamente propone concerti molto interessanti. Detto, fatto. Eccovi il programma per quest'anno:

XI° edizione "New Conversations - Vicenza jazz" - 13 - 20 maggio

sabato 13, piazza dei Signori - Diane Shuur quartet
domenica 14, piazza dei Signori - Horacio "El Negro" Hernandez + Italuba
lunedì 15, auditorium Canneti - John Surman + John Taylor
lunedì 15, auditorium Canneti - Andrew Hill quintet (con Charles Tolliver)
martedì 16, teatro Astra - Archie Shepp quartet
martedì 16, teatro Astra - "Kind of blue sextet" formato da personaggi come Rosario Giuliani, Flavio Boltro, Emanuele Cisi, Enrico Pieranunzi, Gianluca Renzi, Fabrizio Sferra
mercoledì 17, teatro Olimpico - Norma Winstone + Fred Hersch
mercoledì 17, teatro Olimpico - Janis Siegel quartet
giovedì 18, auditorium Canneti - Stan Tracey con vari ospiti
venerdì 19, teatro Olimpico - Brad Mehldau trio
sabato 20, teatro Olimpico - Paolo Fresu + orchestra jazz della Sardegna

Come al solito ci sarà una nutrita serie di eventi collaterali che definire "minori" è un insulto! (tra parentesi il giorno):
Ensemble scuola Thelonious (11) Paolo Birri+Julian Arguelles (12) Maria Pia De Vito (13) Antonio Ciacca (14) Franco D'Andrea (15) High Five (16) Bread and Tomato trio (17) Don Weller (18) Hexad sextet (19 e 20) e in più venerdì 19 e sabato 20 ci saranno pure Danny Szabo + Kyle Gregory, Evan Parker, Louis Moholo, Annette Peacock.

Mostruoso!!!

Con un programma di tale portata, direi che, potendo, per quella settimana sarebbe bene trasferirsi direttamente a Vicenza!

Per informazioni: Comune di Vicenza, assessorato alle attività culturali - tel.0444-222122 - 222116 oppure www.comune.vicenza.it


(certo che il mio 5 per mille ad un Comune simile lo darei più che volentieri!!!)

Emma for president!

Come era logico aspettarsi è iniziata la lotta per il Quirinale. Ciampi - giustamente - non vuole essere rieletto: a prescindere dalle sue due valide motivazioni ufficiali, ovvero l'età e il fatto che due settennati sono troppi, a mio avviso se ne aggiunge anche un'altra - non so se tenuta implicita dal nostro presidente - ovvero che non può essere lui, ancora una volta, a togliere le castagne dal fuoco alle forze politiche che devono decidere sul nome del suo successore.
E ora è un andirivieni di nome: Letta, D'alema, Napolitano, Marini, Amato, Andreotti (?) e chi più ne ha più ne metta... io dico Emma Bonino; anche se il mio amico Andrea la vedrebbe bene agli esteri a me non dispiacerebbe proprio vederla come Presidente della Repubblica. Porterebbe sicuramente una ventata di novità in un ambiente che qualcuno vorrebbe stantio (e qui davvero Ciampi non c'entra nulla)... o magari - perché no? - Ministro dell'Interno :-D

mercoledì, maggio 03, 2006

Un'altra segnalazione...

... ma questa volta non si tratta di un concerto. L'Università e l'Osservatorio Astronomico di Padova avranno il piacere di ospitare l'unica visita in Italia del professor STEPHEN HAWKING.
Nell'ambito dell'iniziativa "Padova città delle stelle" che si terrà nei giorni dal 8 al 13 maggio il grandissimo scienziato terrà due conferenze aperte al pubblico:

martedì 9 maggio, ore 10.30 - palasport S.Lazzaro. Incontro riservato agli studenti che ha per titolo "Scorrere all'indetro la storia"

venerdì 12 maggio, ore 18.00
- palazzo della Ragione. Dopo la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, il professore parlerà sul tema facile facile "L'origine dell'universo"

Per chi non sapesse chi è Hawking, basterà dire che viene
paragonato ai grandi della storia come Newton ed Einstein di cui è considerato l'erede; lavora nella sua casa-laboratorio presso l'Università di Cambridge dove occupa la cattedra che fu proprio di Newton. Hawking ha risolto molti dei problemi lasciati aperti dalla teoria della relatività e ha trovato l'unificazione tra la teoria gravitazionale e la fisica quantistica, dando un contributo fondamentale alla teoria delle super-stringhe e della multi-dimensionalità dell'universo. Nonostante la notevole difficoltà dei concetti espressi, Hawking ha la felice capacità di divulgarli con un linguaggio chiaro e ben comprensibile: testimone ne è il fatto che il suo libro "Dal Big-bang ai buchi neri" sia un best-seller a livello mondiale.
Costretto all'immobilità da più di 40 anni da una paralisi progressiva, lo scienziato riesce comunque ad esprimersi tramite un computer e ha raggiunto una popolarità notevole anche fuori dell'ambito scientifico tanto da finire in episodi di Star Trek e dei Simpson.

Chi volesse prenotare un posto (se ancora ce ne sono di liberi) può scrivere a hawking.a.padova@gmail.com o telefonare allo 049-8204546.

martedì, maggio 02, 2006

Segnalazione concerto

Domani sera (mercoledì 3 maggio) alle ore 21 presso l'auditorium "Pollini" di via Cassan a Padova, importante concerto del trio Big Satan.

I Big Satan formati da Tim Berne (sax alto), Marc Ducret (chitarra elettrica) e Tom Rainey (batteria) sono una delle formazioni più importanti e propositive del jazz d'avanguardia newyorkese e quella dove i tre componenti riescono a lavorare nel modo più paritetico tra i suoni taglienti del sax, i continui richiami rock della chitarra di Ducret e il costante apporto percussivo di Rainey.
Avevo parlato di un progetto parallelo - con il tastierista Craig Taborn - in questa recensione di qualche anno fa.

Concerto da non perdere, per l'importanza dei suoi protagonisti e per la particolare fascinazione che la loro musica esprime.

Io - se gli orari lo consentono - ci sarò. Spero di vedervi anche voi numerosi.

 

 


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- Nisi casto tantum cauto -