martedì, febbraio 28, 2006

Post auto-referenziale

Non mi piace molto parlare di me, ma confesso che ci sono occasioni nelle quali è piacevole condividere una soddisfazione, per quanto piccola possa essere.
A novembre dell'anno scorso ho scritto su Jazzer una recensione dell'ultimo disco di un ottimo gruppo italiano che si chiama Sursumcorda. Ieri sera con un cortese scambio di email una delle menti del gruppo - Giampiero "Nero" Sanzari - mi ha segnalato che del gruppo e della mia recensione ne ha parlato la benemerita trasmissione Demo di RadioRai nella puntata del 30 novembre 2005.
Soddisfazioni da poco? Forse. Ma servono anche queste come spinta a proseguire.



sabato, febbraio 25, 2006

Mira: parole e musica / Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti

Il teatro ha il suo respiro. Me ne sono reso conto ieri sera, seduto nella prima fila in attesa che l'incontro iniziasse, osservando le tende del sipario ondeggiare con movimento flebile, ritmico, quasi un'incessante inspirazione/espirazione che avvolge i presenti senza che essi se ne accorgano. Ma questa particolare atmosfera svanisce presto per lasciare posto alla magnetica attenzione che richiede - che quasi impone - la presenza di Giovanni Lindo Ferretti *  e la sua affabulazione che non dà tregua seppur, o forse proprio in virtù del fatto, le parole sono pronunciate con una calma glaciale, vincendo la timidezza con carisma straordinario e l'assoluta capacità di stare su un palco a raccontare, senza nemmeno una chitarra per compagna.
E' difficile da seguire Lindo (decido di rapportarmi a lui per nome - il suo vero nome - per quella particolare liaison che lega un artista ad un suo estimatore) sia per la quantità di cose raccontate, sia per il lucido pensiero che le guida. E ne racconta di esperienze, sensazioni, idee e ricordi a partire da quelli della sua infanzia e giovinezza, così non ci provo neppure a riassumere o a concentrare (vero Lindo?) quello di cui ha deciso di renderci partecipi, un po' perché la memoria è quella che è - e come stenografo valgo poco - un po' perché in molti casi sono concetti molto profondi che devo ancora stratificare.
Mette subito le cose in chiaro, Lindo, nel definirsi un non-musicista, ma qualcuno che campa di parole, tramite la musica. Ed infatti non vi saranno canzoni nella serata e l'argomento "musica" è stato toccato solo di sfuggita. Però mi piace molto questo richiamo alla parola, soprattutto in riferimento alla sua attuale occupazione - cioè quella di usarla non per le canzoni ma per un libro - e mi piace la sua idea che lo scrivere è liberare degli spazi nella mente, mettere i pensieri su carta per togliere una serie di concatenazioni mentali in modo che essi quasi non facciano più parte di lui. Ed è chiaro che per Lindo le parole pesano, non vanno sprecate e non bisogna abusarne: ecco allora che adotta una scrittura che deriva da quella del suo maestro Beppe Fenoglio, austera, essenziale, soggetto e predicato senza troppi aggettivi ed avverbi, scrittura che è fatta per essere letta o recitata a voce alta.
Raccontando quella che è una delle sue esperienze extra-musicali più interessanti, ovvero la "Bottega di musica e comunicazione" di Bologna, si giunge al presente, ovvero alle scelte controverse - per gli altri, non per lui - di questi anni, ovvero il ripudio del comunismo che potrebbe stupire nell'ex-leader dei CCCP e l'abbraccio della religione, che sorprende molto meno considerando quanti riferimenti mistici ci sono nelle sue canzoni. Del resto Lindo era stato chiaro in una canzone dell'ultimo disco dei PGR "repubblicano, anticlericale che, da secoli e secoli, / sono cristiano / antifascista per indole, di fatto e partigiano / so che ci ha liberato l'esercito anglo-americano" definendosi anche "orfano di sinistra, vuol dire che una famiglia, genetico-politica, l'avevo. Che non l'abbia più, l'ho vista morire l'ho sepolta, non significa che sono disponibile al farmi adottare". Snob al di sopra delle parti? Forse, ma non per questo meno lucido. Una presa di distanza certo consapevole e sprezzante dalla politica nostrana, soprattutto perché "molte più cose, ben più strabilianti, dimorano quaggiù". E queste cose Lindo le ha cercate per tutta la vita chiarificandole in un recente viaggio a Gerusalemme che descrive, quasi con tenerezza, città fervente dove l'infinito sembra sia dietro ad ogni angolo di strada. Ma la sua non è una conversione, meglio definirla una presa di coscienza di quelle che sono le sue tradizioni - ha insistito molto su questo punto - ovvero una rigida educazione cattolica successivamente ripudiata - forse per moda, forse per moto di ribellione giovanile - e poi nuovamente ri-abbracciata. Credo che ciò sia da ricondurre in un ambito più ampio di recupero dei valori "antichi", di bisogno di porre alcune basi certe e stabili sulle quali costruire la propria vita. La cosa che mi ha colpito molto è il tono di Lindo, assolutamente non delirante, anzi calmo, pacato e consapevole.
La vita deve donare passi sempre più complessi - non complicati - così come tutto si muta, si muta anche il proprio rapporto col mondo, con le cose che si scrivono: "se scrivessi come 20 anni fa vorrebbe dire che in questi 20 anni non è successo nulla" dice Lindo in chiusura ricordando anche l'importanza che ha avuto per lui superare una brutta malattia, esperienza che invece che indebolirlo l'ha fortificato, in quanto il dolore è una delle strade privilegiate per il cambiamento. Decisamente un'intelligenza superiore alla media quella di Lindo, ma il torto maggiore che gli si possa fare è considerarlo un guru: lo hai ripetuto più volte, le sue sono scelte personali, dettate dalla sua storia e dal suo vissuto.
Incontro intensissimo, che necessita di essere molto ri-elaborato in me, perché molti interrogativi che Lindo si è posto sono i miei interrogativi e se lui li ha risolti, o almeno è sulla strada per farlo, per me quella via è molto lontana.

Mi piace chiudere con i versi di una canzone dei CCCP (Depressione caspica) che mi hanno fatto sempre pensare:
"se l'obbedienza è dignità, fortezza / la libertà una forma di disciplina / assomiglia all'ingenuità la saggezza / ma non ora non qui".

 

*Giovanni Lindo Ferretti è stato il leader dei CCCP, punk-band che ha scardinato l'asfittica scena musicale italiana anni '80 con una visione musicale ed ideologica cinica e visionaria (come dimenticare il lapidario "lavora, produci, consuma, crepa"). Finita l'esperienza, finiti i proclami, i CCCP con alcuni cambi di formazione si trasformano in CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti), band fuori da qualsiasi catalogazione capace di sfornare quattro dischi splendidi (anzi cinque, contando l'anomalo La terra, la guerra una questione privata). Sarà proprio il successo inaspettato dell'ultimo Tabula rasa elettrificata (primo posto nelle classifiche di vendita) a disgregare la formazione con l'insanabile - almeno fino ad ora - rottura dell'amicizia tra Ferretti e Zamboni. La storia è fatta di persone - sono parole di Ferretti - quindi al cambiare delle persone, cambia anche la storia; dalle ceneri dei CSI nascono i PGR (Per Grazia Ricevuta) ultima esperienza ancora in essere.

 


mercoledì, febbraio 22, 2006

Ipse dixit

"Cosa resta di un amore perduto se non un numero e un nome nella SIM del telefonino?"

Luigi G.

(lasciate stare... cose nostre...)


martedì, febbraio 21, 2006

Jazzer's news / 3

Nei dischi in pillole, Portishead con Dummy il loro strepitoso disco di debutto.

Questo blog mangia pollo

Aderisco più che volentieri alla campagna di Blogen: anche questo blog mangia pollo, e gli piace pure! Anche perché ecco chi glielo cucina...

Mangia pollo contro chi non vuole vedere al di là del proprio naso, contro l'assoluta disinformazione a cui gli italiani sono sottoposti che alimenta un allarme sociale assolutamente ingiustificato, e anzi dannoso per l'economia, non quella dei grandi centri di potere, ma quella di migliaia di piccoli imprenditori e delle loro famiglie che rischiano di perdere il loro lavoro.
Il virus dell'"aviaria" è un virus, non Godzilla! Un virus, qualsiasi virus, sottoposto ad alte temperature MUORE. Così a meno che non si voglia andare a leccare un cigno malato non c'è modo di contrarre la malattia.
Ma soprattutto, mangia pollo perché gli piace!
Buon appetito!

lunedì, febbraio 20, 2006

Aerei e fantasmi

Ieri sera ho seguito uno speciale del TG1 che si proponeva di analizzare cosa è successo l'11 settembre 2001 sul Pentagono. Non ho capito perché la trasmissione sia andata in onda proprio ieri visto che non è un anniversario, non ci sono stati ultimamente particolari dibattiti e non esiste alcuna versione dei fatti eccetto quella ufficiale. Comunque sia, anche se il conduttore ha iniziato col dire che la trasmissione cercherà di fare chiarezza su quanto è successo al Pentagono, com'era ovvio aspettarsi nessuna chiarezza è stata fatta. Gli esperti in studio hanno dibattuto sulle solite cose: traiettoria difficile da seguire, foro di entrata troppo piccolo rispetto alle dimensioni dell'aereo, nessun reperto dell'aereo, alcune stranezze circa le macerie (il buco nel terzo anello), nessuna registrazione che mostri l'impatto (eccetto una ufficiale dove si vede un'esplosione ma l'aereo - o presunto tale - sembra un moscherino). Come sempre le opinioni sono rimaste le stesse cioè quelle di chi sposa in pieno la versione ufficiale e quelle di chi ne dubita, magari indicando in "qualcos'altro" (un missile, un aereo militare appositamente guidato...) ciò che ha impattato il Pentagono.
Sinceramente io non so cosa pensare: la versione ufficiale non mi convince a pieno, e le versioni alternative ad essa neppure. Ovviamente non ho la soluzione, ma mi sono sempre posto questo interrogativo al quale finora - pur cercando informazioni - non sono riuscito a dare una risposta.
L'aereo che (presumibilmente) si è schiantato sul Pentagono è il volo AA77 della American Airlines partito da Dulles (Washington) alle 8.00 circa e diretto a Los Angeles; allora se è questo l'aereo dirottato (uso il condizionale perché ci sono alcuni siti web che affermano che tale volo non sia mai esistito) che fine hanno fatto i 64 passeggeri e l'equipaggio? Ovvero: se essi sono morti nello schianto, possibile che non ci sia un solo parente che ne piange la scomparsa?
Sappiamo benissimo che ci sono le liste d'imbarco: possibile che a nessuno mai sia venuto in mente di verificare quella dell'AA77 e capire che fine hanno fatto i vari Brown, Miller, Williams e Jackson, al di là del "non è possibile fare alcuna indagine del DNA sui resti" come da versione ufficiale degli inquirenti? Trovare che fine hanno fatto queste 64 persone è fondamentale per capire anche che fine ha fatto l'aereo.
Per gli esperti è facile spiegare i fatti e interpretare i resti per comprovare le proprie teorie ed opinioni, è facile manipolare le immagini e i filmati nascondendo o incollando delle cose, mi pare un po' più difficile manipolare la vita delle persone.

Luca Coscioni

E' morto questa mattina Luca Coscioni.
Inutile dire chi era e che cosa stava facendo.
Mi unisco ai familiari, agli amici, ai sostenitori dell'associazione che porta il suo nome e ai Radicali nella tristezza di questo giorno e nel ricordo di una persona attiva e spietatamente lucida.
Spero che il suo esempio, il suo lavoro e le sue idee non vengano dimenticate troppo presto.

www.lucacoscioni.it

sabato, febbraio 18, 2006

Il bauscia colpisce ancora

Calderoli dicevo. Meglio: l'ignorante, irresponsabile, razzista Calderoli. Ma non stupido, perché non si creda che il cavadenti di Bergamo sia così imbecille da andare in televisione e mostrare quel c.... di maglietta pensando che nulla sarebbe successo. E' questa la cosa che preoccupa di più: quello che ha fatto l'ha fatto con coscienza, consapevole di cosa avrebbe provocato e per alimentare ciò che da anni va predicando, ovvero la xenofobia e il razzismo. Lui che tanto si scaglia contro la guerra di civiltà ed è il primo a provocarla.
Ora l'Italia ringrazi il suo ministro delle riforme (speriamo "ex" molto presto) per il favore che ha fatto al suo Paese e ai suoi concittadini che vivono nei paesi islamici, e lo ringrazi anche la Libia che piange 11 morti dopo l'assalto all'ambasciata italiana di Bengasi. Ne avevo già parlato giorni fa considerando la reazione islamica barbara ed eccessiva - e anzi comprendendola in un disegno più ampio - ma se, almeno in questo, quei paesi sono rimasti in una sorta di medioevo a causa di autorità governative e religiose a cui fa comodo l'arretratezza culturale dei propri sudditi, è certo che porsi praticamente al loro piano con queste provocazioni fa il gioco solo ed esclusivamente di tali autorità. Ma a Calderoli, ovvero l'idiota che guarda il dito e non la luna, questo chi glielo spiega?

Edit: Mentre pubblico il post vedo che il bauscia ha dato le dimissioni. Era il minimo da fare. Davvero.

venerdì, febbraio 17, 2006

Battuta della sera

"In questo periodo di par-condicio meno comici che parlano di politica, ma anche meno politici che fanno i comici."
Enrico Bertolino questa sera a Zelig.

Nuova feature per noi blogger

Sono ancora piuttosto incazzato per quanto scritto nel post precedente, ma ho ritrovato quel po' di lucidità necessaria per informare i miei lettori blogger di un nuovo bel strumento per pubblicare i post (che poi magari lo conoscete tutti e faccio la figura del cioccolatino).
Avete un blog su piattaforma Blogger, Wordpress o Movable type? Usate come browser FireFox? Ancora meglio. Performancing fa per voi; vi consiglio di andare da queste parti http://performancing.com/firefox scaricare ed installare il relativo programma. Potrete scrivere i vostri post in tutta tranquillità con un'interfaccia "use-friendly", saltando password e tempi "morti" e, cosa non trascurabile, funziona anche off-line (c'ho provato scrivendo questo post con il router ADSL spento), gestisce molti blog e supporta molte funzioni "collaterali".

Prodotto interessante, non c'è che dire, anche se trova un degno concorrente in IMHO (lo trovate qui: www.imhoproject.org) - ottimo tool prodotto dal mio amico Andrea - che uso oramai da un bel po' e che queste cose le fa tutte e le fa bene. Anche con altri browser.

Mi viene da vomitare

La violenza sessuale ai danni di una minorenne (14enne in questo caso) è meno grave se la ragazzina ha già avuto dei rapporti sessuali. Motivazione: "è lecito ritenere che siano più lievi i danni che la violenza sessuale provoca in chi ha già avuto rapporti rispetto a chi non ne ha avuti affatto".
Delirio o idiozia al massimo livello? Questa immane, immonda, vomitevole e vergognossima sentenza l'ha sparata nientemeno che la terza sezione penale della Cassazione. (qui tutti i particolari).
Ma non c'è nemmeno bisogno di leggerli i particolari per dire che i giudici che l'hanno emessa sono degli emeriti pezzi di merda. E scusate il turpiloquio.
Dopo tutte le sentenze a cazzo di cane emesse in passato (ricordate quella sui jeans vero?) questa veramente le batte tutte quanto a vergogna e turpitudine.
Volevo mettere dei commenti più profondi, ma davvero c'è poco da aggiungere.
GIUDICI: FATE SCHIFO

giovedì, febbraio 16, 2006

Senti chi parla!

Gentile presidente [Berlusconi], le diciamo perché non ci fidiamo più di lei e che cosa questo significa […] Lei non guida il paese entro una misura minima di ordine politico, e la sua coalizione e perfino il suo movimento le si sottraggono o le si sottomettono, ma non fanno luce, non producono un linguaggio nuovo, non sono ancorati a null’altro che non sia un rapporto nevrotico con la sua capricciosa personalità […] non priva di volatilità e di futilità e di egotismi ormai impressionanti perché tendenti all’incurabilità. […] Lei ha prodotto una classe dirigente cui continua a mancare, salvo rarissime eccezioni, l’amore per la cultura e per la politica stessa, cioè una cura minima del senso di marcia di un’opera che dovrebbe essere collettiva e pensante, ma risulta invece in moltitudine sparsa a caccia di varie ed effimere convenienze. […] Lei, gentile presidente, continua a nutrire l’illusione che si possa stare in politica da imprenditore curando di diventare sempre più ricchi e sempre più indifferenti alla soluzione di un gigantesco conflitto di interessi […] Lei pensa che tutto le sia dovuto, che gli alleati siano azionisti di minoranza della sua azienda, che gli amici siano famigli o strumenti, che le idee contano solo se si traducano in scoop vincenti nel mercato dell’immagine personale del leader. Lei rifiuta categoricamente di comprendere l’altra parte del paese nelle sue sfumature e diversità, e ritiene che basti staccare la cedola dell’incomunicabilità e della reciproca delegittimazione ideologica, magari teorizzando l’amore contro l’odio: così tutto si semplifica in modo avvilente, le istituzioni si irrigidiscono in una contesa corporativa di un tedio bestiale, e la società non è scossa e rivoluzionata da idee nuove e dalla passione di governare, persuadere, spiazzare, sorprendere. Insomma, oltre una certa soglia la sua simpatia, il suo genio e talento personale, la sua cocciutaggine e libertà di tono, anche nelle peggiori gaffe, diventano un materiale povero, una ripetizione coatta di automatismi senza più senso. Non c’è pregiudizio né gnagnera moralistica in tutto questo nostro dire: c’è un senso di sbadiglio che vorremmo allontanare. […] Ora non ci fidiamo più di lei”.

Come non essere d'accordo?
Chi l'ha scritto? Ah, un tizio qualsiasi:
Giuliano Ferrara, Il Foglio, 28.5.2004

(preso da Malvino)


Micro-censura all'italiana

Dai che l'avete vista anche voi! Parlo della pubblicità delle patatine Amica Chips che si sono affidate a Rocco Siffredi quale testimonial.
Campagna pubblicitaria decisamente coraggiosa ed originale con il Rocco - per chi non lo sapesse, il porno-attore più famoso in Italia - che decanta le virtù della "patata" con doppi sensi allusivi ed ammiccanti. Trovo l'idea piuttosto carina, allegra, non volgare, anzi divertente e per nulla lesiva dei diritti o della moralità di chichessia (come ho letto da qualche parte), che ne dicano associazioni di bacchettoni come il Moige e compagnia starnazzante.
Ieri sera, però, mi è capitato di rivederla e ho notato una piccola cosa: il messaggio finale "A chi piace la patata" è stato sostituito con un po' meno allusivo "A chi piace la patatina". Non è che è passato il moralizzatore con la sua manina torva? Sarà lo stesso moralizzatore che disegna i costumi di scena di veline, ochette e gattenere varie? Perché parlare di "patata" non si può, quasi mostrarla invece è tutt'altra cosa, vero?

"Io di patate ne ho viste tante, gustose, fraganti, non ce la faccio a stare senza.
Le ho provate tutte: americane, tedesche, olandesi, grandi e piccole, con la sorpresa.
Le prendevo così senza tante complimenti, anche tre alla volta, ma nessuna è come questa.
Fidati di uno che le ha provate tutte. Amica Chips è la migliore".

Par-condicio personale

Non c'è in Italia un periodo tanto assurdo come quello della par-condicio (almeno finchè essa viene espressa in questi termini), cioè di una normativa che impedisce di parlare di politica proprio quando bisognerebbe farlo maggiormente, ovvero vicino alle elezioni. Pazienza se questo comporta il fatto che forse fino al 9 aprile non vedremo più "Che tempo che fa", il programma di Fabio Fazio reo di ospitare l'innocua satira di Cornacchione o il politologo Giovanni Sartori, pazienza se ci costringe a sopportare inutili dibattiti televisivi dove si fronteggiano i due politici delle opposte fazioni di turno, che dopo due ore se ne vanno via con le stesse medesime idee di quando sono arrivati, senza aver dato origine ad un minimo di dialogo e - Dio ce ne scampi - ad un benché minimo approfondimento.
Peccato che la par-condicio non abbia effetto anche nella mente di uno dei peggiori ministri che l'Italia abbia avuto nella sua storia, ovvero il truculento Roberto Calderoli, impedendogli di dire le consuete cazzate.
In particolare l'ineffabile ministro ieri si è così espresso: "Mi sono fatto fare e indosserò t-shirt con le vignette contestate dall'Islam. E sono pronto a regalarle a chi me le chiederà, come forma di pacifismo" (da Il Giornale ... sì guardicchio pure lì come forma di mitridatismo). E non è finita qui perché aggiunge: "Non la chiamerei provocazione, ma un invito al dialogo vero. Perché è forse dialogo l'assalto all'ambasciata Usa in Pakistan? È forse questa la risposta del civile Islam alla distensiva posizione assunta dal governo Bush?" "Distensiva" dice il cavadenti di Bergamo; se non era distensiva cosa gli faceva Bush agli iracheni... mancano solo le bombe al plutonio!
Pare che sia stato lo stesso Mr. B. a chiedere le dimissioni del ministro. Che ovviamente non arriveranno.
Calderoli è un genio, ha inventato la solidarietà alla rovescia, il "più ti sfotto e più sono con te". Peccato che sia chiaro che a lui il dialogo con l'Islam non interessi una beata cippa, e che dietro a tutta questa facciata si nasconda qualcosa di molto simile a quanto espresso dai più biechi fondamentalismi islamici.
Vogliamo parlare anche di questo quando ci riferiamo alla par-condicio? Vogliamo sempre e comunque lasciare che 'sta gente apra la bocca impunemente?


mercoledì, febbraio 15, 2006

And it's MeMe obsession!

E' colpa sua questa sfida. Già perché loro lo chiamano MeMe, in realtà questa è una sfida bella e buona. Capitemi: ho quasi 3800 CD, ascolto musica con un certo impegno da quando ero alle Medie, nella mia mente vivono costantemente strofe e ritornelli... come accidenti faccio ad indicarne SOLO SETTE?
Ma siccome sfida è sfida, allora ci proviamo. E dato che qui si parla di "canzoni" bisogna fare le dovute premesse:
1) niente "roba" classica. Inutile inserire qui le "Variazioni Goldberg" di Bach, i "Quartetti" di Beethoven o una "Ballata" di Chopin, non sono quelle che si definiscono "canzoni". Al limite quale lied - e tra Shubert e Mahler ce ne sarebbero da scegliere - ma insomma, qui parliamo di roba più moderna.
2) niente jazz. E' vero che gli standard alla fine canzoni sono, ma insomma, qui parliamo di roba su cui non fare troppe variazioni.
Quindi 7 canzoni siano e 7 canzoni saranno. Tutte straniere. Perché straniere? Questa è una cosa un po' complicata da spiegare... ma magari un'altra volta.

Bando alle ciance, ecco le 7 canzoni che sento più mie da un bel po' di tempo:

A whiter shade of pale - Procol Harum
Uscita a maggio 1967 - ovvero pochi giorni prima che io nascessi - e costruita su un solido "riff" bachiano è uno dei simboli della "summer of love" ed è anche quella che considero la "mia" canzone.
We skipped the light fandango, / turned cartwheels 'cross the floor. / I was feeling kind of sea-sick, / the crowd called out for more.

Terrapin - Syd Barrett
Folle canzone liquida e visionaria scritta da uno dei fondatori dei Pink Floyd, genio perduto sulla strada della psichedelia. Ballata intensa, grezza e raffinata è perfetta per lasciar riposare la mente in una instabile quiete.
I really love you and I mean you / the star above you, crystal blue / Well, oh baby, my hairs on end about you...

Guns of Brixton - The Clash
Adoro i Clash, la loro energia, il loro essere credibilmente trasversali. Questo pezzo di autentico reggae/punk bianco col suo ritmo sghembo e il suo - neppur tanto velato - invito alla rivolta, è entrato nella mia pelle e non se ne va.
When they kick at your front door / How you gonna come? / With your hands on your head / Or on the trigger of your gun

Dancing barefoot - Patty Smith
Tra sbocchi di rabbia e squarci di poesia, una delle poche canzoni che mi costringe a ballare (magari non a piedi nudi e rigorosamente in completa solitudine). Canzone dolorosa ma anche carica di energia positiva.
She is benediction / she is addicted to thee / she is the root connection / she is connecting with he

Just like honey - Jesus and the Mary Chain
Atomosfera oscura, chitarra insistente e distorta da un feedback massiccio, ma melodia sublime costruita con tre note tre. Giochi di contrasti, tra dolcezze e ruvidità, tra abbandono e nevrosi. Miele e carta vetrata.
Listen to the girl / As she takes on half the world / Moving up and so alive / In her honey dripping beehive

Time - Tom Waits
Voce da orco cattivo e melodia nostalgica per questa ballad intrisa di poesia. Tom è uno dei miei musicisti preferiti perché sa dare poesia con forza e lievità allo stesso tempo. "Una carezza in un pugno" direbbe qualcuno. Ma questa è un'altra storia.
Well the smart money’s on harlow and the moon is in the street / And the shadow boys are breaking all the laws

(Sittin' on) the dock of the bay - Otis Redding
Un'altra canzone - anche questa del 1967, sarà un caso? - che amo alla follia. Inno scanzonato alla pigrizia, da cantare camminando leggeri per la strada lasciando il pensiero libero di viaggiare. Ora vado e lo faccio partire nell'Ipod. E fischietto pure.
Sittin' in the mornin' sun / I'll be sittin' when the evenin' come / Watching the ships roll in / And then I watch 'em roll away again, yeah

Questo era e questo è stato. A chi passo il MeMe? A chiunque vorrà raccogliere il testimone. Ma me lo faccia sapere però...


Jazzer's news /2

Nei dischi in pillole, Siberia perla della dark-wave italiana.

martedì, febbraio 14, 2006

A me il MeMe

Il MeMe di San ValentinoDatosi che il gruppo di fanciulle e fanciulli food-blogger qui, qui, qui qui qui qui qui e perfino qui (e questo è stato il colpo finale! ) si sfidano a colpi di MeMe (robba seria, mica mentine, date un'occhiata a Wikipedia) Jazzer si chiede: "e son da meno io?"
La cosa consisteva nella preparazione di un dolce per festeggiare San Valentino; tralasciando l'assoluta inutilità della festività su cui glisso pietoso, questa sera mi sono prodotto anch'io nel confezionare l'unico dolce che può uscire dalle mie mani: pane e Nutella , che però bisogna dire c'ha tutta la sua bella dignità!

Devo postare la ricetta?

Giù le mani!

 


sabato, febbraio 11, 2006

Hey Joe!

Il 22 dicembre del 2002, a causa di un attacco di cuore, ci ha lasciato uno dei miei miti della gioventù, nonché - cosa sicuramente più interessante - frontman e fondatore di una delle punk-rock band più grandi di sempre, ovvero i Clash. Sciolto il gruppo, da musicista intelligente ed aperto alle contaminazioni come si è sempre dimostrato, ha intrapreso un'interessante carriera solista.
Ci sono rimasto molto male ad apprendere della sua morte e anche se questo blog ancora non esisteva ricordo di aver dedicato a lui la copertina di Jazzer.
Perché ne parlo ora? Ho trovato in Radioclash - uno dei siti dei fan italiani della band - la notizia che il regista Julian Temple, già apprezzato per molti videoclip e per i film The Filth and the Fury sui Sex Pistols e Absolute beginners con David Bowie e Patsy Kensit, sta iniziando le riprese di un film-documentario su Strummer. Il lungometraggio conterrà vecchie interviste a Strummer stesso, nuove interviste ad amici di Joe, agli altri membri dei Clash e filmati anche inediti; a questo proposito Temple chiede a tutti i fan di mandare qualsiasi materiale in loro possesso - video, foto, lettere, registrazioni audio - per contribuire alla realizzazione del film. Il materiale verrà vagliato e se di interesse selezionato, duplicato e restituito ai proprietari.
Io, purtoppo, non ho nulla di particolare se non tutti i dischi dei Clash e buona parte di quelli di Strummer, ma se qualcuno avesse qualcosa di particolare può inviare una mail al responsabile della raccolta, ovvero Sam Dwyer (sam.dwyer@virgin.net).

Ecco il programma

Per chi volesse è on-line il programma di governo de L'Unione.
E' possibile scaricare il PDF a questo indirizzo.
Sono 280 pagine; una lettura impegnativa non c'è che dire.

Spot o messaggio elettorale?

Ho appena visto una pubblicità (su una rete Mediaset) che fa esattamente così:
appare un divertito Vittorio Feltri che prendendo un biscotto dice "caro Romano, basta mortadella, mangia un crumiro."
Non so, ma proprio non capisco il significato del messaggio pubblicitario, ammesso che ve ne sia uno. Qual è il confine tra una campagna elettorale ed una campagna pubblicitaria? E' lecito davvero buttare tutto nello stesso calderone, dare la stessa importanza ad un biscotto e ad un candidato alla "direzione" di un Paese? Permettemi di nutrire qualche dubbio.

Prima di Waterloo (*)

"Oramai mi sono rassegnato alla vittoria" .
(Matrix, ieri sera... inutile dire chi ha pronunciato questa frase).


Lo so... sta diventando una mono-mania.


* almeno si spera


venerdì, febbraio 10, 2006

Voglio una politica non ad-personam

Via l'untoLo so, è poco "politically correct". La cosa mi interessa meno di zero.
Lo so, la gente non ne può più. Ed io insisto.
Lo so, mancano i programmi, è tutto un magna-magna sia di qua che di là, ma - come diceva qualcuno - più di là.

E' che veramente non ne posso più di un tizio che è l'uomo più ricco del paese e che ci informa che ha una qualità della vita molto bassa, un'esistenza grama, piena di sacrifici, di incomprensioni...

non ne posso più di un tizio che continua a dire "non mi piace andare in TV " e poi lo troviamo in qualsiasi trasmissione a dire i suoi sproloqui o che si fa intervistare consegnando lui stesso le domande che gli devono essere rivolte...

non ne posso più di un presidente del consiglio (minuscolo) che si produce nella scenetta "ci sei, ce la fai, sei connesso?" nei confronti del suo avversario politico...

non ne posso più di un presidente del consiglio (ancora minuscolo) ex-piduista e pluri-indagato che può vantare una bella serie di condanne o assoluzione per scadenza termini o prescrizione...

non ne posso più di un presidente del consiglio (sempre minuscolo) che dice che i giudici sono una banda di pazzi maniaci - eccetto quelli che l'hanno assolto, ovvio - e che poi va spontaneamente in procura come "persona informata dei fatti" a dire che lui di quei fatti non sa una beatissima mazza e pure dicendo "su Unipol non ho accusato nessuno, ma quattro dirigenti Ds sono andati a pranzo con il presidente di Generali Bernheim" (Raiuno, conferenza stampa, 13 gennaio)... avesse detto loro almeno il menù...

non ne posso più di mister "Dal conflitto di interessi ho ricevuto solo danni" (La7, Il Processo di Biscardi, 9 gennaio)

non ne posso più di mister "Io non mento mai" , "io non sbaglio mai" , "io sono il perseguitato numero uno del mondo occidentale" (dette in varie trasmissioni)

non ne posso più di idiozie come quella che si dovrebbe intervenire militarmente contro gli scioperi dell'Alitalia, creati dalla sinistra per distogliere l'attenzione dal caso Unipol...

Non ne posso più perché questa ratatuia di amenità serve a mascherare ben altro, cioè che mentre gli occhi e le orecchie di molti sono puntate verso l'immensa serie di boiate che il presidente del consiglio (ancora minuscolo) va cianciando, un parlamento agli sgoccioli si muove con velocità inusitata per approvare le ultime leggi come quella sulla legittima difesa (visto "Bowling for Colombine"... no eh?), sui reati d'opinione (allegri! infangare la bandiera - come regolarmente fa un partito di governo - non è poi così grave!), sulla droga (inserito nel decreto sulle Olimpiadi!) che non fa alcuna distinzione tra droghe leggere e pesanti e tutte le altre dubbie amenità a cui questo governo ci ha abituato.

Ora basta! Ne abbiamo le tasche piene, per tacere del resto: questo Paese con tutti i problemi che ha non può sopportare di avere al governo gente che del Paese ha una visione distorta, parziale, personalistica. Voglio, vogliamo che questa gente se ne vada, che liberi i posti occupati malamente, che molli il potere per darlo a qualcuno che - si spera - lo sappia usare e lo usi meglio.
Cosa possiamo fare noi? Nulla. Se non andare a votare il 9 aprile e votare giusto.
Io, da parte mia, ho inventato il bannerino che vedete in alto: se vi piace fatene quello che volete, copiatelo, linkatelo, modificatelo... servirà a poco, servirà a nulla? Non importa...


giovedì, febbraio 09, 2006

(Non escludo che si avveri)

Continua l'(iper)esposizione mediatica di Mr. B.
Questa mattina ho fatto un bancomat:



(grazie Marco)

mercoledì, febbraio 08, 2006

Vignette e libertà

Come se non bastassero i tanti problemi che ci troviamo in campo internazionale, soprattutto in zona medio-oriente, si aggiunge ora anche un'altra grana, ovvero quella delle vignette blasfeme, che sarebbe cosa da liquidare in cinque minuti se non ci fosse stata la reazione aberrante di cui vediamo ancora le conseguenze.
Per tentare di mettere ordine nella mia testa, direi che le cose vanno distinte in almeno due parti: la pubblicazione e la reazione.

La pubblicazione
Sostazialmente è avvenuto questo: nel settembre 2005 un giornale danese a diffusione locale ha pubblicato delle vignette in cui si ridicolizzavano Maometto e alcune delle credenze religiose islamiche. E, neppure tanto velatamente, si proponeva la tesi razzista che musulmano = terrorista. Si tratta di un giornale di estrema destra che già nel passato aveva pubblicato vignette contro gli ebrei (ma va!) e la loro religione e che ha motivato - ridicolamente - questa nuova pubblicazione dicendo che le vignette hanno lo scopo di far capire ai musulmani che in uno Stato laico è possibile anche scherzare sulla religione. Ovviamente l'intenzione appare del tutto provocatoria anche perché in uno Stato laico non è che obbligatoriamente si debba essere blasfemi.
Credo sia necessario fare una distinzione - soprattutto da parte di una testata giornalistica - tra quello che si "può" pubblicare (in teoria tutto) e quello che è "consigliabile" pubblicare (che provino a pubblicare delle vignette blasfeme con soggetti cattolici per vedere cosa succede... ah, voi dite che ci troviamo in Danimarca non in Italia...) Non metto, quindi, in discussione la libertà di pubblicazione ma trovo che sia necessario che siano gli stessi editori, redattori ecc... a darsi un codice di auto-limitazione per non arrivare a pubblicare delle cose che possano essere offensive in modo discriminante e razzista per qualcuno. E in questo caso, questo "qualcuno" è una parte piuttosto rilevante del genere umano ed inoltre in un particolare momento storico in cui il rapporto oriente/occidente non è ai suoi massimi storici. Certo, pretendere che lo faccia un giornale di questo tipo è perlomeno utopico...

La reazione
Mentre chiunque altro sarebbe ricorso agli avvocati o alla scomunica, ilpopolo islamico, o meglio una sua parte (o chi per lui) invece, si lancia all'assalto di ambasciate (anche di altri paesi scandinavi, così per simpatia) uccidendo e ferendo delle persone, bruciando bandiere in piazza (ma dove le troveranno tutte 'ste bandiere?).
A prescindere dal fatto che una reazione barbara e sconsiderata di questa portata non deve far dimenticare il razzismo del gesto del giornale danese, è sotto gli occhi di tutti che essa sia stata tardiva e sproporzionata, sia nelle conseguenze, sia rispetto all'offesa arrecata. Davvero non si spiega tutta questa sollevazione di popolo per una pubblicazione su un giornale che non è certo il più letto in un paese di neanche 5 milioni e mezzo di abitanti e non si spiega il perché ciò arrivi a sei mesi di distanza dal misfatto. C'è un'altra cosa che lascia perplessi, cioè come questa reazione sia avvenuta quasi simultaneamente in quasi tutti i paesi islamici, anche in quelli che - solitamente - non vengono associati al fondamentalismo come Indonesia, Thailandia e Turchia, dove - è bene ricordarlo - è stato pure ucciso un italiano. E pure nella tanto decantata neo-democrazia afgana.
Il sospetto, neanche tanto velato, è che vi sia una regia, neanche tanto occulta, che abbia sfruttato questa piccola scintilla per generare un incendio le cui dimensioni ci appaiono incalcolabili e in modo particolare un incendio che serva ad alzare del fumo per coprire o mascherare altre cose: la vittoria di Hamas in Palestina, il "desiderio" di nucleare in Iran e le trame del suo presidente, la per nulla sopita situazione irakena, e chissà cos'altro ancora. Mi pare evidente la voglia di alzare il livello di tensione nel medio-oriente. Strategia che si basa sul fatto che sono proprio quei paesi a possedere le materie prime più agognate dall'Occidente, ovvero petrolio e gas, ponendo all'Occidente davanti ad un bivio: o ci pagate un prezzo più alto, oppure venite a prederli con la forza, cosa che - visto come stanno andando le cose in Iraq - non è certo auspicabile e perseguibile.
Una cosa è certa: i prossimi passi - soprattutto i nostri - saranno fondamentali per la storia ventura.

A fronte di tutto questo, vale proprio la pena di continuare ad invocare la libertà di stampa per ogni singola idiozia che viene pubblicata, magari - come mi pare sia in questo caso - col solo intento di provocare?
Che la democrazia nei paesi islamici sia ancora ben lontana dal venire è cosa sotto gli occhi di tutti e certo iniziative di questo tipo non servono per farci e far prendere loro coscienza di questo.


Jazzer's news /1

Considerando che questa è la pagina più visitata di Jazzer e volendo dare maggiore visibilità a quanto pubblicato nel sito (che poi è quello che mi interessa maggiormente) da questo mese pubblicherò un post per annunciare novità.
Cominciamo dalla recensione del disco del mese di febbraio che potete leggere qui.

lunedì, febbraio 06, 2006

Splendido video!

No so perché questa pubblicità non si sia mai vista in TV. Forse perché è semplicemente geniale.
Guardatevi questo video (assolutamente indispensabile avere le casse accese):

http://84.40.3.164/


Satira spontanea


... ovvero quando invertendo l'ordine dei fattori il risultato non cambia!

(su dai un bel sorriso e via!)

sabato, febbraio 04, 2006

Mira: parole e musica / Claudio Lolli

claudio lolli
Da cosa si capisce che un pubblico è un pubblico "di sinistra" (per qualsiasi significato possa avere questo termine)? Non lo so esattamente, ma semplicemente lo si capisce. Saranno gli atteggiamenti, sarà una certa aurea che aleggia, sarà che l'unico pirla in cravatta (e che volete che vi dica... mi girava così ieri) ero io... cravatta rossa, però!
Lo dico subito, qui all'inizio, così mi tolgo il peso dalla coscienza e non ne parliamo più: Claudio Lolli lo conosco poco e male, così la mia curiosità per questa serata era forte. E ancor più forte è stata l'impressione ricevuta. Quel poco che so di lui mi ha sempre fatto pensare che egli sia o rivesta il ruolo di pensatore piuttosto che di cantautore e l'incontro di ieri sera me l'ha confermato.
Perché Lolli ci ha soprattutto parlato, ci ha affascinato con la sua loquacità densa, con il suo andare e venire da attualità a ricordi, ma soprattutto - e questo è il suo maggiore merito - ci ha fatto pensare. Lucidamente e spietatamente ci ha fatto pensare alla nostra condizione di uomini nel mondo, nella società, con il nostro forte desiderio di collettività che vince il senso di oppressione e di catalogazione che il potere ci impone, dividendoci. Un discorso consapevolmente politico o politicamente consapevole, per definire che la persona è tale perché è parte di una polis. E che cos'è una persona se non il suo pensiero? E che cos'è il pensiero quando viene espresso? Ecco allora l'importanza della parola, la parola come ideazione, come connotazione del fatto, la parola come vera essenza esistente e generante della realtà. "La mia vita è fatta di parole" dice Lolli, di parole che restano a testimonianza, parole che sono parte dell'immaginario di ciascuno e che interpretano il mondo, la realtà. Da qui la sua scelta di scrivere poesie e di proporle in questo incontro.
E' facile per Lolli passare da questa dimensione poetica a quella politica, legata anche alla stringente realtà. "Questo mondo è infrequentabile - continua Lolli - perché oggi le parole vengono strumentalizzate, offese, calpestate". E' la dignità delle parole che è importante e che manca oggi; la gestione ed il controllo della comunicazione è il vero potere e chi conquista la comunicazione ha conquistato il potere, ha conquistato gli immaginari di ciascuno di noi (ogni riferimento all'attualità è, ovviamente, sottointeso). Il nostro compito di cittadini è riconquistare la parola che è più rivoluzionaria di un sasso, di un sanpietrino e ferire con essa il potere, cosicché il 9 aprile si vada a votare per chi dà maggiore dignità alle parole.
Concetti forti, concetti decisi, concetti che lasciano pochi spazi all'incertezza.
E le canzoni? Appena quattro o cinque brani fatti "alla boia d'un Giuda" (direbbe un altro bolognese - d'adozione però), tra cui l'immancabile Ho visto anche degli zingari felici, come se la musica avesse meno valenza, fosse solo un pretesto per dire senza parlare.
Un ultimo concetto che mi è piaciuto molto è quello del "rumore rosa", ovvero il fruscio che si sente quando un impianto audio è acceso, un rumore di fondo che assomiglia al rumore di fondo delle nostre vite: sempre presente in sottotraccia che si confonde con gli altri suoni e che per questo non è interpretabile. Concetto affascinante ed irritante allo stesso tempo.

Un'ultima nota la merita il dopo-incontro, quella di un altro incontro: già mi apprestavo a tornarmente a casa con questi pensieri in mente, quando mi ferma uno sconosciuto che - dopo la mia iniziale perplessità - si presenta come Gabriele alias Gfreeze, compagno di frequentazioni ondarockiane e - bontà sua! - lettore di Jazzer. E la nostra oretta passata davanti ad una birra a parlare di musica (cosa sennò?) di suggestioni, di figli e altre cosette non ce l'ha tolta nessuno. Con quel bel gusto che ha il chiacchierare di due persone che si vedono per la prima volta ma già sanno che hanno molte cose in comune. Serata piacevolissima, anche per questo.
Grazie a Claudio e grazie a Gabriele.


Comunicazione di servizio

Blogger (ovvero il servizio di blogging utilizzato da Jazzer) in questi giorni sta facendo un po' le bizze con i commenti. Spesso i commenti inseriti non appaiono ma io comunque li vedo nelle email.
In attesa che si risolva il problema, voi comunque non cessate di scrivere!

giovedì, febbraio 02, 2006

Profetico?

"I videogiochi non influenzano i bambini. Voglio dire, se Pac-man avesse influenzato la nostra generazione, staremmo tutti saltando in sale scure, masticando pillole magiche e ascoltando musica elettronica ripetitiva".

(detto nel 1989 da Kristian Wilson della Nintendo Inc)

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- Nisi casto tantum cauto -