mercoledì, dicembre 28, 2005

Ieri alla Camera

Oramai non mi stupisco più di niente. E' ampiamente dimostrato che la nostra classe politica - di destra o sinistra che sia - è inadeguata al proprio compito. Gran parte dei parlamentari, i "nostri dipendenti" li chiama non a torno Beppe Grillo, sarebbero da mandare a casa senza alcuna discussione o scrupolo di coscienza.
Qual è il problema? Giorni fa 205 deputati avevano chiesto una sessione straordinaria della Camera per discutere su un provvedimento urgente in materia di amnistia e/o indulto. Il presidente Casini aveva fissato la seduta proprio per ieri, 27 dicembre, alle ore 9,30; e qui casca l'asino (o gli asini)! "Orario proibitivo" ha detto qualcuno, "ma come, subito dopo le feste, ancora con il pranzo sullo stomaco" avranno pensato in molti. Morale della vicenda, si sono presentati in 136 (di cui solo 93 dei sottoscrittori della richiesta di assemblea) su 630. L'indignazione sale, ma non solo perché chiunque - con uno stipendio ben diverso dal loro - doveva andare ieri a lavorare l'ha fatto, e l'ha fatto alla solita ora (non so se i parlamentari lo sanno ma cè gente che va a lavorare addirittura alla mattina molto presto!) cappone o cotechino che fosse stato, non solo perché se i nostri parlamentari non si presentano in aula non succede nulla al loro amato stipendio, ma soprattutto per quello che ha detto Marco Pannella che fa notare come ieri mattina "la presenza di deputati è stata straordinaria nel numero e spesso nella qualità dei loro interventi se ci rapportiamo ad analoghi, comparabili lavori parlamentari".
Ma oramai non mi indigno più per niente. Queste ed altre nefandezze di una classe politica miope e menefreghista sono tali che sono riusciti a fare di me un suddito e non un cittadino. Sono sempre più schifato e per la prima volta nella mia vita mi chiedo che senso abbia andare a votare - in queste condizioni - il prossimo aprile.


lunedì, dicembre 26, 2005

Derek Bailey (1930 - 2005)

derek baileyIl giorno di Natale si è spento a Barcellona Londra Derek Bailey. Nato nel 1930 a Sheffield in Gran Bretagna, è divenuto fin dalla fine degli anni '60 uno degli improvvisatori più radicali della scena jazz, o forse non solo di essa visto che lo swing e il senso del blues in lui sono pressoché assenti.
Infatti il fare musica di Bailey, privo com'è di caratteristiche facilmente identificabili, è di difficile collocazione e di altrettanto difficile ascolto dato che si muove in un ambito atonale privo di precise melodie e ritmi, privilegiando la costante ed ossessiva ricerca timbrica ottenuta con i mezzi e le tecniche più svariati, dalle distorsioni più stridenti ottenute con la chitarra elettrica alla cupa dolcezza dell'acustica.

Qualcuno ha paragonato la sua chitarra al "prepared piano" di John Cage: creazione di "suoni" più che di "musica" e particolare sfruttamento della componente percussiva dei rispettivi strumenti.
Le collaborazioni di Bailey sono moltissime e molto diversificate: nel jazz d'avanguardia sono Tony Oxley, Evan Parker, Kenny Wheeler, Dave Holland, John Zorn, Antony Braxton, Han Bennink e Steve Lacy i musicisti più frequentati, ma vanno indicate anche collaborazioni in ambiti jazz più "tradizionale" come quella con Pat Metheny o incursioni nel pop meno commerciale, non ultima quella nel 2003 con David Sylvian nel suo Blemish.
Bailey lascia una discografia imponente, composta da una serie impressionante di dischi tra i quali è difficile muoversi. Per chi volesse avvicinarsi alla sua musica credo potrebbe partire da qualcuno dei suoi dischi per la Tzadik come Ballads o Pieces for guitar o l'ottimo Mirakle, dai due, peraltro piuttosto ostici, Solo guitar per la Incus (il volume 1 è del 1971 il volume 2 del 1992) o da Duo + trio improvisation (1992 DIW) soprattutto per il duo con il trombettista giapponese Toshinori Kondo. Il tutto, comunque, da prendere a piccole dosi.

mercoledì, dicembre 21, 2005

I miei dieci dischi del 2005

Chi mi conosce sa che le classifiche non mi piacciono, così come non mi piace dare i voti ai dischi di cui scrivo; ma si avvicina la fine dell'anno, tempo di bilanci e di classifiche, e anch'io vorrei indicare dei dischi usciti nel 2005 che reputo di valore. E' difficile parlare di un'opera (disco, libro, quadro che sia) uscita recentemente - e un anno in questo caso è da considerarsi "recente" - perché manca il conforto del tempo che, con brutale franchezza, contribuisce a farla diventare grande o almeno duratura, o a gettarvi sopra il velo dell'oblio.
Così, soprattutto per divertimento, questa volta una classifica la voglio stilare io. Classifica particolare però: senza posizioni di merito ma semplicemente indicando una decina - numero obbligato per questo genere di cose - tra i dischi più belli usciti appunto nel 2005, senza nessuna ambizione di completezza (indichierò ovviamente solo cose che ho ascoltato, quindi molto poche) od oggettività (indicherò solo cose che, bontà mia, sono piaciute a me). La scelta è stata impegnativa e ho dovuto lasciare fuori album altrettanto meritori.
Se a qualcuno può essere utile, bene. Altrimenti sarà servito solo a me come appunto. Ecco le dieci scelte in rigoroso ordine di pubblicazione:

Charles Lloyd - Jumping the creek

05/04/05 Charles Lloyd: Jumping the creek (ECM)

Dal suo ritorno sulle scene, il vecchio maestro ha inciso una serie di ottimi dischi. In questo, Lloyd esplora le varie melodie fino nel profondo, alternando tensione e rilassatezze in un percorso che sa essere ascetico ma anche di profonda concretezza. E il suo sax tra dolore e gioia sa emozionare.


Stefano  Bollani trio - Gleda


03/05/05 Bollani + Bodilsen + Lund: Gleda (Stunt)

Pianista formidabile e intrattenitore fantasioso, Stefano Bollani trova due partner danesi ed incide (finora) un paio di dischi: il primo era dedicato alle canzoni italiane, il secondo - questo - a delle canzoni danesi. Con eleganza, raffinatezza e il giusto pathos, privilegiando il dialogo e smussando le asperità.

Keith Jarrett - Radiance


03/05/05 Keith Jarrett: Radiance (ECM)

Ultima prova solista del pianista più amato e odiato dei nostri tempi. Una lunga performance per esplorare la creatività e la concentrazione di un musicista le cui capacità tecniche sono indiscusse. A tratti lirico, a tratti dissonante, a tratti liberatorio. Sempre interessante. Una recensione completa su jazzer


Jon Hassell - Maarifa street


17/05/05 Jon Hassell: Maarifa street (Label bleu)

Disco che segna il ritorno del geniale trombettista e compositore, che prosegue la sua ricerca delle "musiche del quarto mondo" tra la riscoperta di tradizioni antiche e l'uso della tecnologia più moderna. In costante bilico tra spiritualità e concretezza dei suoni. Una recensione completa su jazzer

Ry Cooder - Chavez Ravine


07/06/05 Ry Cooder: Chavez ravine (Nonesuch)

Cooder rievoca le storie e i luoghi di Chavez Ravine, misero quartiere di Los Angeles abitato per lo più da sud-americani, raso al suolo negli anni '50. Ne riporta alla luce la musica di quel tempo, le piccole e grandi storie di felicità e povertà, e lo fa con energia e dolcezza, dimostrando soprattutto un profondo amore.

Kraftwerk - Minimum / Maximum


07/06/05 Kraftwerk: Minimum / Maximum (Kling Klang)

Doppio disco dal vivo per una delle formazioni cult degli ultimi 30 anni. Suoni del passato e futuribili, rumore che diventa suono, energia che si materializza in questo disco dove riascoltare una serie di pezzi classici tirati a lucido con classe e nonostante tutto ancora modernissimi.


Bill Frisell - East / West


09/08/05 Bill Frisell: East / West (Nonesuch)

Doppio disco dal vivo che contiene due concerti (a Oakland e a New York) con due diversi trii. Più bluesy il primo, più intimo e cupo il secondo. Due splendidi esempi di trio chitarristico con buoni brani originali di Frisell e con l'ottima rilettura di classici, uno fra tutti I heard it through the grapevine già cantanta da Marvin Gaye.

Arvo Part - Lamentate


30/08/05 Arvo Part: Lamentate (ECM)

Ultima prova discografica del maestro estone, carica di disperazione e speranza. Lamentate è un'opera che lascia basiti per la sua forza e potenza descrittiva. Una meditazione sulla modernità e sui suoi rischi vissuta con un continuo passaggio di stati d'animo. Una recensione completa su jazzer.


Nine horses - Snow borne sorrow


11/10/05 Nine horses: Snow borne sorrow (Samadhi sound)

Nuovo progetto per David Sylvian che richiama il passato - quello da solista fino al lavoro con i Japan - ma che guarda al futuro tra sperimentazioni elettroniche e una vigorosa spinta pop. Canzoni curatissime nelle quali immergersi e lasciarsi condurre dalla voce di Sylvian. Una recensione completa su jazzer .

Nils Petter Molvaer - Er


01/11/05 Nils Petter Molvaer: Er (Sula records)

Dalla fredda Norvegia arriva il suono caldo e glaciale della tromba di Molvaer sospesa tra la spinta innovativa dell'elettronica e la tradizione jazz. Un viaggio affascinante, mai scontato, destinato a scrivere nuove pagine di musica in perfetta simbiosi, spesso imitato ma raramente eguagliato.


martedì, dicembre 20, 2005

Ci sono ricaduto!

Come era successo a giugno con Keith Jarrett, questo mese la web-zine Medicine show pubblica la mia recensione dell'ultimo disco di David Sylvian che è attualmente il "disco del mese" di jazzer.
Ringrazio, ovviamente soddisfatto ed onorato.


Segnalazione

Cover band e scena rock-pop attuale. Un post interessante su Alex Chilton

domenica, dicembre 18, 2005

Chi la fa...

... l'aspetti.
Questo è l'unico commento che mi viene spontaneo fare sulla vicenda dell'aggressione di ieri a Borghezio da parte di alcuni no-global a Torino. Credo che questa sia l'unica cosa che si può aspettare un personaggio che ha fatto della discriminazione, dell'intolleranza, dell'istigazione alla violenza e all'odio razziale uno strumento politico e metodologico, rivolgendosi sia alle file della Lega Nord che a gruppi di estrema destra come Forza Nuova. Doveva aspettarselo, perché è fin troppo facile fare quello che fa lui per poi proteggersi sempre dietro la scorta o dietro i privilegi di parlamentare.
Essendo sempre e comunque contrario al ricorso della violenza nella risoluzione di qualsiasi contrasto, condanno totalmente il comportamento degli aggressori e non lo giustifico, ma posso arrivare a comprenderlo. In fin dei conti hanno applicato un metodo che lo stesso Borghezio va promulgando.


sabato, dicembre 17, 2005

Somari

E dopo le pecore i somari, anzi il somaro.
Visto oggi: uomo, 45 anni, che con un'immensa Mitsubishi "intercity" (intesa grande come un vagone ferroviario, utilissima per destreggiarsi nel traffico mestrino) è al settimo tentativo di parcheggio in un posto appena sufficiente per una Punto, urtando ripetutamente le due macchine già parcheggiate, avendo formato una lunga fila di auto strombazzanti, il tutto senza mai mollare un attimo il telefono cellulare tenuto saldamente incollato all'orecchio con la mano sinistra.
Certa gente non dovrebbe nemmeno scendere in strada.


venerdì, dicembre 16, 2005

Pecore

Ambientazione: interno giorno.
Personaggi: 6 uomini "di fatica", due impiegati (io e la collega), clienti vari
Scena: siamo sul luogo di un trasloco, quindi: uffici vuoti, mobili smontati, scatoloni dappertutto, scrivanie assenti, uomini che girano con pacchi, carrelli carichi e una buona dose di imprecazioni.
Fuori dell'ufficio due camion che stanno caricando, una serie di cartelli del tipo "Oggi chiuso per trasloco, riapriamo il 19/12/05 presso la nuova sede di via ecc...". Scena moderatamente apocalittica, ma tutto sommato nella norma.
Da qual è il colpo di genio? La scintilla che è in grado di trasformare la normalità in spettacolo? Facile. Pensateci. Il CLI-EN-TE!
Sì, proprio lui, quell'essere soprannaturale che riesce, nell'ordine:
- quasi farsi travolgere dalle auto per scendere dal marciapiede e andare sulla strada per circumnavigare il camion dei traloschi
- ignorare bellamente i cartelli di chiusura o leggerli (li ho visti con i miei occhi) facendosi prendere dal dubbio "saranno veramente chiusi?"
- evitare gli uomini "di fatica" (da includere in essi anche gli impiegati) con pacchi e quant'altro
- schivare, con movimenti degni di un Nureyev artritico, le varie pile di masserizie che occupano atri e corridoio
- fermare il primo essere umano che gli capita a tiro per profferire con faccia beota la fatidica frase "Siete aperti oggi?" Per tacere dell'ultima domanda: "Dove vi trasferite?" fatta davanti ad un cartello 3x2 (metri non centimetri) con indicazione di mappa e indirizzo nuovo.

"Sarà aperto il tuo cervello ed esposto ai venti" verrebbe da rispondere! Ma fosse finita qui. Eh no! Il cliente, anche se gli si dice una cosa tipo "Ma le pare che in queste condizioni possiamo ricevere il pubblico?", mandando la logica a farsi benedire, si sente piccato ed insiste pure "Ma a me serve ..." Non proseguo con la narrazione, che tanto vi immaginate come va a finire.
Però mi chiedo perché la gente non si guarda attorno, non pensa, non fa quel piccolo sforzo necessario per portare il ragionamento anche solo di un gradino più alto del "mi serve immediatamente = me lo devi dare ora, a prescindere da tutto". Come quelli che hanno bisogno di un determinato documento per qualcosa di importante e aspettano l'ultimo minuto dell'ultimo giorno utile per chiederlo. Sinceramente questo atteggiamento da gregge proprio non me lo spiego se non associandolo con l'ignoranza.


Quando i contribuenti pagano (due volte)

Mercoledì scorso, 14 dicembre, circa 400 tra impiegati e dirigenti delle varie Agenzie delle Entrate sono andati a Roma in udienza dal Papa. E fin qui tutto "normale". La cosa che mi dà da pensare che ci sono andati senza usufruire di alcun permesso di lavoro - in orario d'ufficio, quindi - e facendosi rimborsare la trasferta. Da chi? Da noi, naturalmente!
L'organizzatore dell'iniziativa, ovvero il direttore generale dell'Ufficio Relazioni Esterne, ha precisato che "i dipendenti che parteciperanno all'udienza sono da considerarsi in servizio". Chi paga per i conseguenti disservizi derivanti dal fatto che i dipendenti erano in servizio ma non al loro posto di lavoro? Noi, naturalmente! Che siamo andati negli uffici e ci siamo sentiti dire "il collega è a Roma"!

mercoledì, dicembre 14, 2005

La saga dei Babbi-ladri


foto di archy-junior (scattando.it)

(tanto per capirsi questo post è parallelo a quest'altro: due visioni dello stesso fenomeno)

Notizie allarmanti arrivano dalle Questure, allertate le caserme dei Carabinieri, attivata la protezione civile, perfino i pompieri sono in pre-allarme (i vigili urbani - come al solito - non sanno nulla): tutte le forze di Polizia sono impegnate a perlustrare il territorio per arginare un preoccupante fenomeno che dilaga nelle province italiane. Si tratta di biechi figuri senza scrupoli che complici le festività natalizie minano alla quiete e alla proprietà dei cittadini ignari: costoro, sfruttando la mania dilagante dei babbinatale di dubbio gusto e provenienza che se ne stanno appesi - manco fossero un'installazione di Cattelan - alle finestre, prendono il loro posto e attendono il momento adatto per compiere il loro delittuoso proposito.
Diffidate dunque dai "Babbi-ladri". Se ne avvistate uno non abbattetelo perché potrebbe essere pericoloso, avvisate piuttosto le forze dell'ordine (lasciando perdere i vigili urbani) che provvederanno ad assicurare alla giustizia i criminali. Gli svaligiatori e coloro che si appendono simili obbrobri.


Veneto Jazz Winter 2006

Alcune anticipazioni del Veneto Jazz Winter:

venerdì 24 febbraio - Chioggia (VE)
Steve Kuhn TrioEddie Gomez e Bill Drummond

sabato 1 aprile - S.Giorgio delle Pertiche (PD)
Esbjorn Svensson Trio

venerdì 7 aprile - Chioggia (VE)
David Schnitter Quartet

sabato 8 aprile - Conegliano (TV)
Mike Stern Quartet

tra poco il programma completo su VenetoJazz

 

 


martedì, dicembre 13, 2005

Ottuso

Lo dicevo tempo fa e lo confermo: nel caso Sofri, Castelli agisce per tigna. E basta. E' di oggi la notizia che il ministro nega ancora la grazia all'ex esponente di Lotta Continua. "Non ci sono le condizioni" dice Castelli, ma la vera essenza del suo pensiero si intuisce dalla sua nota: "Si fa presente che attualmente Adriano Sofri è completamente libero, in quanto la pena gli è stata sospesa, e non sussiste nessun elemento negativo per la sua completa guarigione che il ministro, così come tutti, auspica". Quindi per ora sospeso - che è ben diverso da "completamente libero", caro ministro - ma siccome corre il come guarisce subito dentro. E la scopa rimane salda al suo posto...

Oltre la new-economy

Allegri gente che lo zio Bill ora paga noi navigatori! (sul Corriere)      Diciamo tra l'incredulo e il diffidente.


sabato, dicembre 10, 2005

Cose personali... più di quanto sembra

Certe volte si fa bene ad ascoltare la propria voce interiore e a seguirla. E certe volte questa voce ti parla perché pare sappia qualcosa che tu coscientemente non sai, o ti nascondi. Ieri sera mi è capitato; ho seguito questa voce e ne è valsa la pena.
Ieri sera ero piuttosto stanco, fisicamente stanco dopo una giornata passata a contribuire al trasloco del mio ufficio, psicologicamente stanco di dare peso ad una serie di inutili banalità. Torno a casa verso le 19.00, doccia di rito, cena da solo con mio figlio e poi il programma prevedeva un po' di TV e poi PC a scrivere delle cose per jazzer finchè il sonno non avesse preso il sopravvento. Ma la voce interiore si è fatta sentire e mi ha riportato alla mente che ieri sera avevo un impegno: il mio amico Francesco - sì credo di poterlo definire amico anche se fino a ieri ci siamo sentiti solo per email - mi aveva scritto dicendomi che, per un concorso musicale, sarebbe stato a circa una cinquantina di chilometri da casa mia.
Chi è costui? Francesco Sullo è di Roma (o meglio ci abita) ed è un cantautore. Così, semplicemente. Uno di quelli veri che canta quello che ha dentro, storie piccole nei mezzi ma grandi nelle emozioni, nei sentimenti; così, semplicemente con la sua voce e la chitarra. Dirò solo che mesi fa Francesco mi ha contattato ed inviato un suo demo. Dirò solo che delle canzoni di quel demo mi sono innamorato e le ho fatto mie, così semplicemente e profondamente. Dirò in un post successivo.
Comunque sia, la mia voce interiore ha vinto la stanchezza e, al rientro di mia moglie dal lavoro, mi ha fatto prendere la macchina e correre fino a Limena. Purtroppo l'ora tarda della mia partenza ed alcuni piccoli inconvenienti di percorso mi hanno fatto arrivare pochi minuti appena dopo la fine dell'esibizione di Francesco. Peccato. Anche se le canzoni le conosco mi sarebbe piaciuto sentirle dal vivo. Delusione però svanita a fine serata quando ci siamo incontrati con il mio omonimo e ho avuto l'occasione di scambiare quattro chiacchiere con lui e con sua moglie Tara, vincendo non so che sorta di timidezza o di imbarazzo nell'incontrare uno sconosciuto che tramite la sua musica mi ha dato emozioni che ho condiviso. E ne sono stato felice. Parecchio.
E una sorpresa ulteriore della serata è stato incontrare tre ragazzi di Alghero (mi scuso ma non ricordo i nomi), ovvero i 3/4 degli Ultraviolet. Hanno suonato tre brani, due propri - ed io che li credevo dei Nirvana o dei Pearl Jam! - e una Whole lotta love degli Zeppelin da brividi. Grandi sul palco e fuori. E simpatici, di quella simpatia che non ammette interferenze.
Così, semplicemente. Come gente che si conosce da tempo ma che in realtà si è incontrata per la prima volta da un'ora.


giovedì, dicembre 08, 2005

Triste anniversario

John LennonJohn Lennon (09/10/40 - 08/12/80)

25 anni fa uno squilibrato uccise a New York John Lennon. Ricordo quel giorno, o meglio quello successivo quando la notizia si seppe qui da noi. Ricordo l'incomprensione per quel gesto, l'incredulità mia e di quel paio di compagni di classe - ero alle medie all'epoca - che come me erano cresciuti a pane e Beatles. C'entrava poco la politica, il personaggio contraddittorio, gli atteggiamenti anticonformistici: a me tredicenne, a noi, ci avevano tolto l'autore delle canzoni che più amavamo e poco ci importava del resto.
E oggi mentre scrivo e mi riascolto un suo "Best of" mi chiedo cosa sarebbe stato oggi Lennon. E me lo chiedo con il sentimento del fan riconoscente, senza troppo curarmi delle varie critiche a lui rivolte, perché quando si parla di Lennon la mia memoria non può che andare a tutti gli splendidi momenti che con la sua musica egli mi ha saputo dare. E mi rimane solo di ringraziare.

mercoledì, dicembre 07, 2005

Nuovo bollo c.c.

Copio e incollo dal mio amico Lupo.

A partire dal 1 febbraio 2005, l'imposta di bollo trimestrale applicata per legge sul conto orrente è passata da 6,39 euro a 8,55 euro.
Tale addebito è imposto dallo Stato mediante Decreto Legge del 31/01/05 ed applicato dalle Banche a tutti i conti correnti (naturalmente la cosa è passata senza che se ne sapesse nulla, o forse sarebbe più corretto dire "nella generale indifferenza", occupati come siamo a seguire partite di calcio e/o gossip, grandi fratelli, fattorie, isole, ed altri programmi intellettuali vari).
Considerando almeno 30.000.000 di conti correnti in Italia (1 per ciascun lavoratore), ogni mese lo Stato incassa con i bolli 21.600.000 euro in più, 259 milioni di euro all'anno pari a circa 500 miliardi di vecchie lire. Questa cifra va dritta dai nostri conti alle casse statali e il nostro Silvio si ciondola in tv parlando di più soldi nelle tasche degli Italiani," grazie finalmente al controllo delle spese dello Stato necessarie per far fronte alla riduzione delle Tasse".
Si prega di girare questa e-mail a tutti coloro che conosciamo, casomai qualcuno di loro credesse ancora a Babbo Natale...
Franco Miroglio
Docente Università Bocconi
Docente Bocconi School of Management
Via Bocconi, 8 Milano
tel: 02/5836.6431

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Che poi è interessante sentire nei vari dibattiti televisivi gli esponenti del centrodestra rinfacciare al governo Amato il famoso prelievo nei c.c. per l'euro-tassa. Loro quest'anno hanno fatto la stessa cosa per far quadrare il bilancio e senza dirlo a nessuno; finanziatori dello Stato a nostra insaputa, quindi.

Una postilla al post di ieri

E' proprio vero che i libri vanno letti fino in fondo per apprezzarne a pieno, in questo caso, l'inutilità. Ieri dicevo di Masaru Emoto e della sua "bizzarra" (definiamola così, và) teoria, ma mi ero perso il meglio, racchiuso nelle ultime pagine del libro; in esse lo scienziato (sì è troppo!) l'incantatore di serpenti giapponese, riuscendo perfino a parafrasare a suo modo la famosa formula einsteniana E=mc2 - dove però "c" è la coscienza - dà una nuova versione del metodo scientifico, spazzando via secoli di storia come se niente fosse. Ma lasciamo la parola ad Emoto che scrive: "Per essere scientificamente attendibili, gli esperimenti devono essere ripetibili. Il fatto che i cristalli d'acqua si modificano attraverso la coscienza delle persone è stato sempre riscontrato: [...] attraverso il modo in cui la goccia cade e la coscienza della persona che esegue l'esperimento, risultano notevoli differenze nelle forme del cristallo che viene a crearsi". Praticamente i suoi esperimenti sono attendibili proprio perché non danno mai lo stesso risultato.
Al confronto Vanna Marchi e il maestro Do Nascimento sono due illuministi.

Lo butto... il libro.

Tripla vergogna

Un post al volo perché sto scrivendo mentre attorno mi stanno traslocando l'ufficio, ma proprio non riesco a rimanere indifferente alla notizia (qui sulla Reuters) sentita ieri sera nei TG del sequestro di migliaia di quintali di uova marce, muffite, coi vermi, con gli embroni destinate, invece che alla distruzione, al mercato alimentare.
Tripla vergogna: quella di aziende senza scrupoli che vendono o comprano schifezze (ed è un eufemismo) e che non si fanno alcun problema ad attentare alla nostra salute, quella delle denunce che mi sembra arrivino perlomeno in ritardo, quella dei mezzi di informazione che non hanno ancora indicato i nomi delle aziende coinvolte.
E chi paga, soprattutto in salute, siamo sempre noi.




175 fogli di buona carta sprecati...

... e chissà quanta acqua

Masaru Emoto - La risposta dell'acquaCome si può vedere (ancora per poco) nella colonna qui a destra ho quasi finito di leggere La risposta dell'acqua di Masaru Emoto. La curiosità che mi ha spinto a leggerlo - tramite la segnalazione di un amico - è la particolare teoria che lo scienziato giapponese ha sviluppato. E attenzione, parlo di teoria perché la dimostrazione pratica mi pare bel lontana da essere evidente, visto che si basa solo ed esclusivamente su esperimenti fatti dal suo ideatore e abbastanza privi di riscontro scientifico.
Masaru Emoto è laureato in medicine alternative e si occupa dello studio dei cristalli d'acqua: praticamente egli ha verificato che i cristalli formati dall'acqua, che viene fatta ghiacciare con dei particolari accorgimenti, assumono delle forme diverse in base al tipo di acqua impiegata e all'ambiente in cui viene esposta. Mi spiego, anzi spiega Emoto: ambiente "positivo" cristallo "bello", ambiente "negativo" cristallo "brutto". Acqua "buona" cristallo bello, acqua "cattiva" cristallo "brutto". Il tutto comprovato - o presunto tale - dalle relative foto. E qui, mi capite, anche soprassedendo sul concetto di bellezza, la teoria inizia un po' a vacillare.
Sì perché io posso arrivare a capire che l'acqua inquinata della baia di Tokyo formi dei cristalli meno regolari di quelli ottenuti con l'acqua di un incontaminato lago di montagna, meno serio mi pare l'affermare - come fa Emoto - che il cristallo sia più regolare perché ha visto una foto del monte Fujiyama (sacro in Giappone) o "sprigioni energia" perché ne ha visto una di Stonehenge posizionate accanto al vasetto di congelamento! Totalmente assurdo che l'acqua della fontana di Trevi formi cristalli todeggianti perché ricordano le monetine che vi vengono gettate!
Posso anche farmi una ragione che l'acqua esposta alla musica di Mozart formi cristalli regolari e quella esposta all'heavy metal delle cose informi - sempre vibrazioni sono - ma trovo assurdo dedurre che il cristallo è spaccato in due perché stava ascoltando Heartbreak hotel di Elvis Presley ("trasmette la sensazione di un cuore spezzato" scrive Emoto) oppure che il bel cristallo che ascoltava Cleopatra's dream di bud Powell è tale perché "illustra come questa musica provocò una rottura positiva terapeutica nella musica del tempo". Az'... goccia d'acqua ascoltatrice e critica. E pure interprete visto che sa riconoscere - e di conseguenza formare il miglior cristallo di sempre - la parola "amore" scritta nei foglietti in tutte le lingue del mondo (giapponese compreso). E provate a dare della stronza ad una goccia d'acqua e vedrete cosa succede!
Da tutto questo congelare e fotografare ne deriva la convinzione filosofico-morale che, visto che siamo fatti al 70% di acqua se facciamo star bene la nostra acqua, stiamo bene anche noi e così il libro si trasforma in un panegirico sul "volemose bbene" universale.
Altre cose potrebbero essere dette su questo libro - ad esempio sulla teoria del compagno di merende di Emoto, tale Louis Frank, che prevede che l'acqua, per le sue particolari caratteristiche, abbia origine extra-terrestri - ma una cosa è certa: viene da chiedersi cosa la gente sarebbe disposta a fare per quel quarto d'ora di notorietà prospettato da Warhol. Che poi, a giudicare dai numeri siti internet che ne parlano non deve essere ancora terminato.
Se questa è scienza ed Emoto uno scienziato...


martedì, dicembre 06, 2005

Sporchi giudici... (a questo punto)

Dire a qualcuno "sporco negro" non è razzismo è semplicemente un insulto come un altro, "generica antipatia" si dice. Sappiatelo: chi lo pronuncia mica è razzista, no no, è semplicemente "insofferente". Ecco. Questo genere di notizie mi fanno incazzare e servono a poco i "distinguo" e i sofismi con i quali chi ha preso questa decisione vorrebbe pure giustificarla. Già perché questa perla di buon senso arriva nientemeno che dalla Cassazione.
E allora mi permettano lor signori i giudici - gente che dimostra di aver perso ogni contatto con la realtà - di estendere a loro l'insofferente epiteto... sapete oggi mi sento un po' nervoso.

Fonte: Il Corriere


domenica, dicembre 04, 2005

Ai poster l'ardua sentenza!

Spero che questo sia un buon modo per trasmettere a mio figlio un po' della mia passione!

Mica come lei... :-)


giovedì, dicembre 01, 2005

La donna che ha cambiato una nazione

50 anni fa, esattamente il 1 dicembre 1955, è successo un fatto destinato a cambiare il volto di una nazione e in qualche modo anche del mondo. Questa donna con un gesto semplice e sacrosanto ha contribuito ad innestare un processo che - ben lungi da essere concluso - ha dato una sferzata civile alla società americana.
Questa donna è Rosa Parks. Rosa, nata in Alabama nel 1913 di professione sarta, il 1 dicembre 1955 a Montgomery (Alabama) decise di non voler più essere discriminata e si rifiutò di obbedire al conducente dell'autobus che le intimava di alzarsi e andare nella parte posteriore per lasciare libero il posto per i bianchi. Per questo fu arrestata, multata ed imprigionata per aver contravvenuto alla legge.
Da quella notte, dopo una riunione dei leader della comunità nera - tra cui uno sconosciuto Martin Luther King - iniziò il biocottaggio, che durò 381 giorni, degli autobus pubblici di Montgomery che rimasero fermi finché non fu cambiata la legge, dopo che Corte Suprema decretò incostituzionale la segregazione sugli autobus. Il resto poi è storia.
Rosa Parks è defunta il 24 ottobre di quest'anno e credo che gli debbano riconoscenza non solo i neri d'America e del mondo, ma anche noi bianchi. Con il suo piccolo gesto ha materialmente contribuito a scardinare, almeno in parte, la barbarie di chi considera una persona diversa perché di diverso colore di pelle. Mi pareva bello ed importante ricordarlo.


Qui potete leggere tutta la storia.

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- Nisi casto tantum cauto -