lunedì, novembre 29, 2004

Elemosine di Stato

Facciamoci i conti in tasca. Ecco come Mr. B. e Siniscalco mi hanno tagliato le tasse:

con il mio stipendio, rispetto al 2004, l'anno prossimo risparmierò 0 (zero) euro di IRPEF! Non male vero?

Ovviamente le cose cambiamo all’aumentare del reddito.
Rispetto al mio risparmio pari a 0, se avessi uno stipendio doppio avrei un risparmio dello 0,8%, quadruplo ancora dello 0,8%, ottuplo del 2,25%. Non vado oltre per pudore.

Meno male che ho un figlio a carico.
La qual cosa mi consente di risparmiare ben 39 euro annui. Wow! Fanno 3,25 al mese!
Anche qui, più cresce il reddito e più si risparmia: con il doppio dello stipendio il risparmio è del 1,05%, quadruplo dello 0,75%, ottuplo del 1,42% (sì meno dei single a pari reddito).

Questo sì che si chiama “attenzione verso le fasce di reddito più deboli” e “aiuti alle famiglie”! Che bello che dev'essere riempirsi la bocca di questi concetti e poi agire dimostrando di fottersene completamente degli stessi.

Appena ho un po’ di tempo farò un bel foglio di calcolo così ognuno potrà deliziarsi con i propri importi.



venerdì, novembre 26, 2004

L'allegra riduzione delle tasse (8 ... ho finito... sono sfinito)

Perepepé, parapapà! La riduzione delle tasse è arrivata!
Bene. Mr. B. c'è riuscito. Avremo le tre aliquote (anzi quattro) tanto sospirate.

Olivetti logos alla mano ho fatto due conti e ho scoperto che effettivamente (e ci mancava pure il contrario!) qualche foglio da 5 euro con l'IRPEF lo risparmio. Bene. Mi serviranno per pagare tutte le altre imposte che aumenteranno. A fine 2005 saprò se vado in pari o ci rimetto.

Ma non chiamiamola "svolta epocale" come ha fatto Mr. B. Sappiamo bene che voleva questa riforma per ben altri obiettivi: per salvarsi la faccia, per ricompattare la maggioranza in crisi e presentarsi come il salvatore della patria alle prossime elezioni. Peccato (per lui) che non sarà così. Le riduzioni fiscali dell'IRPEF certo ci sono - pari a circa 6,5 miliardi di euro - ma a quali sacrifici andremo incontro per potercele permettere? Quanti aumenti di sigarette (non fumo, lo so), bolli, concessioni, imposte indirette, imposte regionali, provinciali, comunali ci toccheranno? A quante diminuzioni dei servizi locali dovremo abituarci? A quanti tagli della spesa sociale - i soliti: sanità, pensioni, scuola - dovremo fare fronte? Quanti condoni ancora saremo costretti a vedere? E soprattutto: a chi saranno destinate queste riduzioni fiscali?
Sono preoccupato perché è troppo forte l'odore di propaganda dell'inconsistente operazione finanziaria messa in piedi. Il problema non è che Mr. B. ci perda la faccia - cosa di cui onestamente non mi importa nulla - ma è che l'Italia, noi stessi, ci allontaneremo da una logica di sviluppo, che ci troveremo con uno stato sociale drammaticamente instabile e con delle condizioni di vita peggiorate.


giovedì, novembre 25, 2004

Una canzone per oggi

Soldier's things - di Tom Waits

Davenports and kettle drums
and swallow tail coats
table cloths and patent leather shoes
bathing suits and bowling balls
and clarinets and rings
and all this radio really
needs is a fuse
a tinker, a tailor
a soldier's things
his rifle, his boots full of rocks
and this one is for bravery
and this one is for me
and everything's a dollar
in this box

Cuff links and hub caps
trophies and paperbacks
it's good transportation
but the brakes aren't so hot
neck tie and boxing gloves
this jack-knife is rusted
you can pound that dent out
on the hood
a tinker, a tailor
a soldier's things
his rifle, his boots full of rocks
oh and this one is for bravery
and this one is for me
and everything's a dollar
in this box

(abbiate pazienza... la traduzione è mia):

Divani letto e timpani
e marsine
tovaglie e scarpe di vero cuoio
costumi da bagno e bocce da bowling
e clarinetti e anelli
e a questa radio
serve proprio un fusibile
un riparatore, un sarto
una cosa da soldato
il suo fucile, i suoi stivali pieni di pietre
e questo è per il coraggio
questo per me
e ogni cosa vale un dollaro
in questa scatola

Gemelli da polso e coprimozzi
trofei e libri tascabili
è un bel viaggiare
ma i freni non sono poi così buoni
cravatte e guantoni da boxe
questo coltello a serramanico è arrugginito
puoi aggiustare quell'ammaccatura
sul cofano
un riparatore, un sarto
una cosa da soldato
il suo fucile, i suoi stivali pieni di pietre
e questo è per il coraggio
questo per me
e ogni cosa vale un dollaro
in questa scatola


martedì, novembre 23, 2004

Lo stato dell'informazione

Da leggere questo Contrordine di Alessandro Robecchi sul blog di Claudio Sabelli Fioretti.

lunedì, novembre 22, 2004

Impotente

Impotente: è proprio così che mi sento oggi. Assolutamente, inutilmente, disarmatamente impotente. Sabato ho ricevuto una brutta notizia (di cui non voglio parlare, non di salute comunque), ho passato il sabato e la domenica sul divano, sotto una coperta, senza forze, senza nemmeno la voglia di ascoltare musica, leggere o accedere il pc, dormicchiando e lasciandomi rimbecillire dalla televisione. Oggi sono qui al lavoro, mi guardo in giro, faccio le mie cose, parlo con le persone ma mi sento come se fossi immerso nella bambagia, le cose mi scivolano addosso senza neppure toccarmi.
Non riesco a capire cosa mi succede, un pessimismo mai conosciuto così pesantemente mi ha preso. Proprio non riesco a concentrarmi su nulla, non so neppure perché lo scrivo qui in questo blog, dove mi piacerebbe parlare d'altro, forse per esorcizzare il molok della depressione...


venerdì, novembre 19, 2004

Il presidente del Consiglio contro Berlusconi

Ecco cosa è successo al processo SME:

articolo Repubblica

Che sia perchè Lui è Uno e Trino?
A parte gli scherzi: cosa può succedere in un processo dove accusato e accusatore sono la stessa persona? Altro che Kafka!


giovedì, novembre 18, 2004

Una buona notizia

Negli Stati Uniti le condanne a morte sono calate, negli ultimi 5 anni, del 50%. Nell'anno 2003 è stato toccato il minimo storico da quando nel 1976 la pena di morte venne reintrodotta in alcuni Stati. Pare che il motivo principale di questo calo sia il fatto che le giurie popolari sono fortemente influenzate dalla scoperta di parecchi errori giudiziari e sul numero crescente di innocenti, soprattutto neri, chiusi nei vari bracci della morte.

fonte: Comunità di Sant'Egidio




mercoledì, novembre 17, 2004

Come mangiare a sbafo e dare la colpa ad altri

La notizia è di qualche giorno fa ma merita comunque una riflessione. Giovedì scorso, in occasione della protesta No-global per l'incontro NATO qui a Venezia, un manipolo di manifestanti tutti incravattati si sono concessi un pranzo al famoso Harry's bar andandosene poi senza pagare. Un'azione giustificata (!) o meglio rivendicata in nome della riappropriazione di quanto dovuto al popolo in una sorta di confisca proletaria. Ma se ai gourmet-no-global aggiungiamo anche i novelli Robin Hood che hanno fatto razzia nel supermercati, io che - permettetemi un po' di demagogia - del popolo faccio parte, chiamo queste azioni con un altro nome: furto. Niente di più, niente di meno.
E al furto aggiungono la beffa, ovvero un biglietto con scritto: "pagherà la NATO, oppure Galan [presidente Regione Veneto], comunque San Precario". Probabilmente la terza ipotesi, impersonificato - come nelle parole di Arrigo Cipriani, proprietario del ristorante - nel cameriere che si vedrà detratto dallo stipendio (se uno sarà sufficiente!) il corrispettivo non pagato. In merito a questo spero o che Cipriani ci ripensi e rinunci o che - cosa improbabile - gli scrocconi facciano pervenire al ristorante i soldi dovuti. Solo in questo modo dimostreranno di essere uomini e non pagliacci.
Perché è troppo comodo fare i dissobbedienti con i soldini di papi e mammà, i soldi bisogna guadagnarseli magari facendo proprio i camerieri o i cassieri nei supermercati.
Perché ci vuole dignità - valore fin troppo spesso dimenticato - la dignità di quelle persone che pur vivendo con pensioni o stipendi ridicoli non rapinano i negozi nè pretendono di mangiare a sbafo in ristoranti di lusso per punire i proprietari della loro ricchezza o per vantarsi la sera al bar "go magna' al Cipriani!". Protestare va bene, anche duramente, ma attenzione a non commettere illegalità; non si ottiene legalità usando illegalità, come non si ottiene pace con la guerra. Pur essendo più o meno favorevole alla protesta no-global, credo che questo genere di cose siano azioni che si rivoltano contro il movimento stesso generando diffidenza ed irritazione.

martedì, novembre 16, 2004

Enzo Jannacci - Milano 3.6.2005



Nuovo disco per uno dei cantautori italiani più originali, surreali, fuori dagli schemi e poeticamente disarmanti che conosco. Un musicista che inspiegabilmente è stato messo da parte per anni magari per fare spazio ad ignobili cantantucoli e inutili strimpellatori. Un uomo vero che ha costruito la sua arte - anzi la sua Arte - sulle piccole cose, sui sentimenti, sulle piccole soddisfazioni di vite disperate, sul passare di esistenze tristi solo apparentemente grigie, ma lo fa senza cadere nel patetico, con ironia e disincanto. Amo Jannacci, amo quel suo essere profondo e leggero allo stesso tempo, amo la sua allegria e la sua malinconia, quel suo modo di trovare una soluzione diversa dalla banalità.
Ho appena finito di ascoltare questo suo ultimo disco fatto di vecchie canzoni riarrangiate e risuonate, dove come al solito mischia italiano e milanese, le sue piccole storie e le sue grandi verità, la musica popolare e il jazz. Basta ascoltare Ti te se no, El me indiriss, L'era tardi o l'ennesima versione di El purtava i scarp del tennis per capire cosa si possa dire con due parole, con un'immagine, con una frase sospesa, con un'intuizione.
Grazie ancora Enzo.



La canzone di oggi

La canzone di oggi è stata:


In my life - The Beatles
There are places I'll remember
All my life though some have changed
Some forever not for better
Some have gone and some remain

All these places have their moments
With lovers and friends
I still can recall
Some are dead and some are living
In my life I've loved them all

But of all these friends and lovers
There is no one compares with you
And these memories lose their meaning
When I think of love as something new

Though I know I'll never lose affection
For people and things that went before
I know I'll often stop and think about them
In my life I love you more

Though I know I'll never lose affection
For people and things that went before
I know I'll often stop and think about them
In my life I love you more
In my life I love you more


Mi ha fatto venire un'idea...


L'allegra riduzione delle tasse (7 ... prevedo seguiti)

Davvero brutti tempi questi... comincia con la protesta della scuola una serie di 30 scioperi locali e nazionali da parte delle aziende di trasporto pubblico, poste, elettricità, magistrati (!), avvocati (!), dipendenti delle amministrazioni pubbliche, fino al blocco totale previsto per il 30 novembre. Tutto questo dovuto alla mancanza dei rinnovi contrattuali, all'aumento incontrollato dei prezzi, ai tagli del personale che in modo particolare nella scuola si pensa di ridurre del 2% (circa 14.000 dipendenti in meno) per finanziare il taglio dell'IRAP.
L'idillio non funziona più.
Il famigerato "
contratto con gli italiani" (peraltro unilaterale!) fa acqua da tutte le parti. La pressione fiscale non si può abbattere e vale poco la considerazione di Mr. B. sul fatto che sia "morale" evadere se le tasse superano 1/3 del reddito (perché non 1/4, 2/5, 5/7?). Le tasse non si possono ridurre - e l'hanno capito anche gli stessi alleati di governo bocciando la Finanziaria già dall'art.1 - perché il bilancio del Stato è in profonda crisi, cosicchè i 24 miliardi di oggi non saranno sufficienti visto che si parla già di una manovra aggiuntiva di 5 o 6 miliardi per l'anno prossimo.
E siamo sempre da capo. Ridurre le tasse vuol dire anche ridurre i servizi, pesare su altri costi sempre a discapito dei risparmi degli italiani, cosa che deve essere di interesse pubblico, certo più della credibilità politica di Mr. B. che, onestamente, a questo punto ha pochissima importanza.
E una crisi di governo a questo punto è quanto di peggio ci possa capitare.
Davvero brutti tempi questi...


domenica, novembre 14, 2004

Digitale terrestre

Ebbene sì, mi sono fatto anch'io fregare. Pur essendo assolutamente conscio che le mirabolanti meraviglie decantate dalla pubblicità (offerta quasi illimitata di canali, qualità del segnale, interattività) erano solenni panzane, a settembre mi sono lasciato convincere ad acquistare il decoder per il famigerato digitale terrestre. Non voglio fare collegamenti tra DTT e Berlusconi/Mediaset e il salvataggio di Rete4, ma dopo due mesi di utilizzo - o di semi-utilizzo, o di inutilizzo, fare voi - mi vengono da fare alcune considerazioni.
1) I canali attualmente sono 16, alcuni del tutto insulsi, molti altri assolutamente identici a quelli trasmessi normalmente (vedi Mediaset)
2) La qualità del segnale è effettivamente migliore, ma spesso il segnale non c'è o è così disturbato che lo schermo diventa un mosaico sgranato. Ed io non abito in luogo isolato o montagnoso dove il segnale fatica ad arrivare. E' vero, direte voi, che può dipendere dall'antenna; ma, considerato che i canali "normali" li vedo bene, non era stato detto che non c'era alcuna modifica da fare?
3) L'interattività è la più grossa bufala. Se escludiamo la possibilità di vedere i sommari durante i TG (wow!), sapere (non vedere! che i diritti ce li ha Sky) cosa succede al Grande Fratello, oppure giocare con Gerri Scotti, non è che ci siano altre cose. E soprattutto la vera interattività la sia ha collegando il decoder alla rete telefonica. Ma come non era gratis?
Forse le cose non stanno come ce le hanno dette. E infatti Mediaset si è beccata pure la
denuncia per pubblicità ingannevole.

E' vero che, complice il contributo governativo, sconti e promozioni varie l'acquisto è stata una cosa quasi indolore, ovvero meno di 19,00 euro, ma mi chiedo se questi soldi statali - e quindi nostri - non potevano essere stati spesi meglio? Anche perché si tratta di 110 milioni di euro, mica pochi!
Inoltre: se questo del DTT era un modo per far vedere più televisione a chi ne guarda poca - come il sottoscritto - il tentativo è del tutto fallito, perché sempre poca ne guardo...





mercoledì, novembre 10, 2004

Intreno

Un ottimo blog fatto con originalità e fantasia:

intreno

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L'allegra riduzione delle tasse (6 ... prevedo seguiti)

Finanziaria, governo battuto nel primo voto alla Camera.
Dai che magari con uno sforzo in più...
Leggi su Repubblica

martedì, novembre 09, 2004

Posti che (purtroppo) non ci sono più

Oggi camminando per la città nel consueto "giro uffici pubblici" sono passato davanti allo storico negozio di dischi Sgt. Pepper e ho avuto una sgraditissima sorpresa: ha chiuso!
Mi è presa una botta di malinconia perché, in anni oramai lontani, proprio da Ivano e "Asma" (i due soci dalle molte traversie) si è acceso, ha bruciato e consumato il mio amore per la New-wave meno danzereccia anni '80, passione che tuttora persiste anche se in forma un po' più mitigata. Che bello ricordare le ore passate in negozio ad ascoltare vinili "diversi", ricercare copertine e suoni mai nè visti nè sentiti da altre parti. Ricordo ancora la viva emozione di quando ho acquistato il vinile dell'attesissimo Holy Wars dei Tuxedomoon (era il 1985) appena fresco di stampa, oppure di quando giravo fiero con le mitiche borsettine bianche con i disegni di Ciaci. Ora le cose sono un po' cambiate, il CD - pur con la sua superiorità tecnica - non potrà mai competere in fascino con il vecchio LP. Ma questo è un altro discorso che forse un giorno affronterò.
Anche se da parecchio non lo frequentavo - pressapoco da quando si era imbarbarito vendendo quasi solo metal - mi dispiace molto che il Sgt. Pepper non ci sia più, come la Suoneria, altro negozio mestrino specializzato in questo caso in jazz. Sarà colpa della crisi, del peer-to-peer, dei prezzi abnormi dei CD, dei MegaStore pigliatutto, ma la chiusura di posti come questi incrementa l'ascolto delle banalità, delle musichine ben confezionate da distribuire e consumare come le noccioline.

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lunedì, novembre 08, 2004

Gli strani casi della politica...

Osama Bin Laden dal suo dorato rifugio in Florida, appare tutto in ghingheri e aiuta il suo amico/nemico Giorgino a giocare ancora per quattro anni al presidente...e qui da noi mi tocca sperare in Fini per avere uno straccio di opposizione decente...

sabato, novembre 06, 2004

Ermeneutica

eiacula precocemente l'impero
tornano i vecchi testamenti
gli stati mostri si avventano sui regimi fascisti
... ... ...
mostruosa creatura il suo nome è fanatismo
solo quando il sacro parla l'eccelso prende forma
(human virus is coming inside us)
... ... ...
eiacula precocemente l'impero ritorna il circolo dei combattenti
gli stati servi si inchinano a quella scimmia di presidente
s'invade si abbatte si insegue si ammazza il cattivo
si inventano democrazie
... ... ...

(Franco Battiato - da: Ermeneutica)


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Arroganza diffusa

Ambiente:
negozio di dischi specializzato in jazz

Scena:
entra un giovane rampante che, col fare sufficiente di colui che discende dall'empireo per mischiarsi al gretto volgo, profferisce un solo nome "Keith Jarrett".
Sguardo interrogativo del proprietario del negozio, del tipo "Keith Jarrett cosa? che ne ha fatti centinaia di dischi..."
Motto di condiscendenza dell'entità superiore che si degna di precisare con malcelata noncuranza, come se chiedesse la cosa più rara della discografia, l'opera che solo poche anime elette possono riuscire a concepire: "quello con la copertina bianca, sa io lo conosco bene Jarrett..." Io, che di Jarrett ne ho una quarantina di dischi, ripercorro le copertine a memoria cercando questa famigerata bianca tra i dischi più rari e meno conosciuti, pronto a proporre alcuni titoli. Ma il mio amico negoziante mi anticipa, dimostrandomi la sua superiorità nella conoscenza dei clienti e gli porge un CD dicendo "è per caso questo?" "Ma come - mi viene da rispondergli - quello è The Koln concert!" Chiunque conosca bene Jarrett (e il nostro uomo qui è un enciclopedico!) ha imparato quel disco a memoria! Koln concert è IL disco di Jarrett, il disco di piano solo più venduto al mondo, il disco che ha inaugurato uno stile, che ha segnato un'epoca. E' come proporre ad una amante della musica classica a nona sinfonia di Beethoven e sentirsi rispondere "ah, perché ne ha scritte nove di sinfonie!"...
L'entità si illumina: "Sì è questo! - e aggiunge con fare greve del pontefice che impartisce la sua solenne benedizione - Lei è molto preparato." Sogghingo e sguardo d'intesa tra me il mio amico... che certo è molto preparato ma in ben altre cose e a più alti livelli che non sia meramente il vendere il Koln concert (che lo vendono anche i supermercati).

Conclusione:
ma 'sta gente, da dove esce? Perché hanno letto da qualche parte che esiste un tizio che si chiama Jarrett e che se la cava col pianoforte, allora si credono i padroni della conoscenza? Perché certe persone non hanno l'umiltà di partire dal basso, di pensare che c'è qualcos'altro al di là delle loro piccole verità dipinte di fresco? Questo sarà pure
un piccolo episodio ma mi pare che esemplifichi un comportamento piuttosto diffuso.

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Paolo Conte - Elegia

Gran can-can su giornali e TV per il nuovo disco di Paolo Conte che usciva ieri. Se escludiamo lo sfortunato Razmataz - non proprio un disco, non proprio un musical, non proprio un'opera - erano 9 anni, cioè dall'ottimo Una faccia in prestito, che non usciva un suo disco in studio. Ovviamente l'ho acquistato ieri e l'ho appena finito di ascoltare. Che dire? Ad un primo ascolto mi ha un po' deluso. Dal punto di vista musicale niente da dire: disco molto curato ben suonato ed arrangiato, anche se forse un po' appiattito nei temi. L'atmosfera è quella del buon vecchio Paolo Conte, malinconico, nostalgico, a volte ironico, ma manca qualcosa, quel guizzo in più che si ritrovava nei dischi precedenti. Mancano le canzoni che restano in mente, certo non come le memorabili Sotto le stelle del jazz, Bartali, Diavolo rosso, Max, La topolino amaranto ma nemmeno come le più recenti Elisir, Una faccia in prestito, Chiamami adesso. Forse questo Elegia è un disco che ha bisogno di più ascolti per essere capito, un disco più introverso di canzoni molto brevi (una sola raggiunge i 4 minuti), degli schizzi appena abbozzati, non sviluppati quasi ad aver paura di disturbare. Credo lo riascolterò molte volte.

P.S. del 27/11/2004
Per chi volesse in questa pagina di jazzer, troverà una mia recensione sul disco in questione che mi farà piacere se vorrete leggere. Ovviamente Elegia l'ho ascoltato molte e molte volte e ovviamente - trattandosi di Paolo Conte - le sensazioni non potevano che essere positive.


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venerdì, novembre 05, 2004

Stasera concerto

Questa sera ritorno nella mia amata Treviso per un concerto in omaggio a Frank Zappa.
Questa la formazione:

Glauco Venier, piano ed arrangiamenti
Eric Vloeimans, tromba e flicorno
Klaus Gesing, sax soprano
Pietro Tonolo, sax alto
Rossano Emili, sax baritono
Chris Laurence, contrabbasso
Martin France, batteria
Riccardo Chiarion, chitarra
Francesco Menini, vibrafono e marimba

Niente male, vero? Domani ne darò notizia.

A proposito di questo post, l'ho inviato con una nuova applicazione che si chiama IMHO studiata e progettata dal mio amico Andrea. Niente male davvero! Date un'occhiata al suo blog e troverete tutte le informazioni.


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Non ha vinto Bush (è dio che ha salvato gli USA)

Premessa: nessuno dei due mi piaceva, certo mi sarei turato il naso e avrei votato Kerry, comunque convinto che poco sarebbe cambiato. Detto questo...

Non sembri un controsenso, ma per quello che ne capisco io non è stato Bush a vincere le elezioni, ma Kerry a perderle. E sonoramente. E senza possibile giustificazione. L'elettorato statunitense ha scelto - giustamente - il candidato che pareva più sicuro, quello con cui si rischiava meno, quello che gli avrebbe consentito di riempire per bene il serbatoio del jeeppone cilindrata 5000, o di tenere stretto tra le mani un bel fucile semi-automatico. Bush lo conoscevano già, con i suoi pregi (!) e i suoi difetti; Kerry era la novità, l'uomo da scoprire che evidentemente non si è fatto apprezzare - del resto con quella faccia da carciofo rinsecchito! - che con le mezze verità dette e non dette non si è fatto conoscere, non ha dato l'illusione, perché di illusione si tratta, che ci si possa fidare di lui. Cosa che invece è ben riuscita a Bush.

Bush ha vinto solleticando i "valori", quelli del nazionalismo a stelle e strisce, quelli della Patria e dell'onore, del sano vecchio imperialismo, "noi siamo con Dio e Dio è con noi" (Gott mit uns non lo diceva qualcun'altro?). Poco importa che abbia scavato un abisso nei conti pubblici, che abbia fatto sua la politica del "mi piglio ciò che mi serve, anche a mano armata", che il tutto si svolga in un piano internazionale completamente destabilizzato, privo di certezze oggettive, in un pianeta ambientalmente allo sfascio, con una economia che si basa sullo sfruttamento di risorse esauribili e in esaurimento, nello sforzo ottuso di inseguire il "migliore dei mondi possibili" facendosi di fatto continuamente del male. Ha dato ai suoi elettori ciò che volevano. Li ha ammaliati con le promesse e li ha comquistati. Poco importa se queste promesse non sarà in grado di mantenerle, o le manterrà con gravi danni, mica a lui, agli altri.

Kerry aveva due strade per battere Bush: combatterlo a viso aperto e dimostrare che l'eden promesso si sarebbe rivelato vacuo o troppo drammatico. Trovare una soluzione alternativa. Combattere Bush proprio sul piano "morale" smascherando le sue bugie, i suoi tornaconto, non dire - come ha fatto - che l'Iraq è stato un "errore", ma dire che è stato un "colossale affare". Del resto se a sinistra i siti internet, i blog, i libri, i film - la cui punta dell'iceberg possiamo indentificarla con Fahrenheit 9/11 - presentano l'altra faccia di Bush, quella più corrotta, e Kerry non fa nessun riferimento a questo, cosa deve pensare l'elettore? O che sono tutte balle, o che comunque Bush l'ha fatto per il suo paese. Ma Kerry, come le tre scimmiette, non ha fatto nulla di tutto questo. E questo è stato il primo errore.

La seconda strada, più difficile ma sicuramente più soddisfacente e redditizia, era quella di ignorare completamente Bush e presentare le cose così come sono, i conti che non tornano, le strategie sbagliate, le scelte discutibili e fissare precise condizioni e soluzioni: magari correndo il rischio di essere impopolare ma presentare un programma chiaro di risanamento e sacrifici che portasse il proprio paese ad essere qualcosa di più di una super-potenza invisa ai più. Sono convinto che l'elettorato USA non sia stupido, le cose magari avrebbero urtato la sua suscettibilità di "mr.perfettini" ma le avrebbe capite e sicuramente le avrebbe apprezzate. Avrebbe avuto stima di un uomo che mette in gioco la sua faccia per il bene comune. Ma anche questo non è stato fatto ed è stato il secondo errore.
Kerry si è limitato a far intendere ma non ammettere, a lanciare il sasso e nascondere la mano, a dire quanto incapace fosse stato Bush e che lui è più bravo. Deludente; soprattutto per il popolo che vuole l'uomo forte, deciso, risolutore.

Così Bush ha fatto incetta di voti negli Stati centrali, più a vocazione rurale e meno colti, dove la crisi si fa sentire maggiormente, dove il "mito americano" è più forte, dove Bibbia e Harley Davison sono il pane quotidiano, dove se qualcuno non dice - e Kerry non l'ha fatto - che per non dipendere dai Sauditi non è legittimo prendersi con le armi il petrolio di uno Stato sovrano, si pensa che sia un atto dovuto. Anche inventando balle su armi di distruzione di massa. Mentre Kerry ha avuto i favori degli Stati costieri orientali e occidentali, più ricchi e colti ma anche più disincantati, che sono convinto l'abbiano votato solo perché "geneticamente" incapaci di votare conservatore.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ad esempio sul fatto che la troppa esposizione porta alla saturazione (vedi il "tutti contro Bush" che a molti alla fine l'ha reso simpatico), sul fatto che i democratici USA sono praticamente azzerati, sul fatto che l'Europa conti proprio nulla negli USA ("piuttosto che dare una soddisfazione all'Europa mi faccio impiccare al pennone più alto"... "e voto Bush") o sul fatto che abbiamo imboccato un modello di sviluppo economico paranoico e senza uscita. Ma io sono stanco di scrivere e voi di leggere, almeno i coraggiosi che qui sono arrivati.
Non parlerò più di elezioni; ci ritroveremo qui il primo martedì di novembre del prossimo anno bisestile per lo scontro Jeb Bush / Hillary Clinton.




mercoledì, novembre 03, 2004

Vittoria?

Così la Repubblica 40 minuti fa:

BOSTON - Sono le undici del mattino quando il senatore democratico John F.Kerry, chiama al telefono il presidente Bush per ammettere la sconfitta elettorale. "Il senatore si è congratulato con il presidente", ha detto alla Cnn un collaboratore di Kerry. "La nazione è troppo divisa, bisogna fare qualcosa per riunificarla". Con queste parole Kerry abbandona la corsa. Si chiude così, senza l'annunciata battaglia legale, la corsa alla Casa Bianca. Il senatore del Massachusetts parlerà ai suoi sostenitori alle 19, ore italiane. Poi sarà la volta di Bush, che alle 21 con un discorso alla nazione annuncerà la vittoria. I democratici avrebbero valutato che non ci sono speranze di vincere nello Stato conteso, l'Ohio, senza il quale Kerry non ha possibilità di essere eletto. Bush dovrebbe essersi imposto nello Stato con un margine di 130.000 voti. La telefonata di Kerry è arrivata poche ore dopo che il capo dello staff della Casa Bianca, Andrew Card, si era detto convinto della rielezione del presidente in carica.

USA vs BLOG 1 - 0

Oggi attività di blogging praticamente azzerata. Tutti inchiodati davanti a TV e monitor per le elezioni USA? Al momento siamo 254 a 252 per Bush con tre Stati ancora indecisi. Vedremo. Un briciolo di speranza c'è ancora.

martedì, novembre 02, 2004

Certo che anche i democratici...

Little Rock (Arkansas) - All'apertura dei seggi, per le strade degli stati del sud si sono messi in marcia centinaia di pulmini: raccolgono casa per casa gli elettori afroamericani e li accompagnano a votare. Non si tratta di un servizio pubblico per incrementare l'affluenza alle urne, ma di un'operazione ai limiti della legalità messa in piedi dai Democratici per capitalizzare il sostegno dell'elettorato di colore. Nove afroamericani su dieci votano per il partito dell'asinello, ma nelle aree rurali e depresse hanno già abbastanza problemi per ricordarsi di andare alle urne.
(fonte: La Repubblica.it)

Elezioni USA?

Avete dei dubbi o volete sapere bene come funzionano le elezioni negli States? bene il buon Alessio ha pensato a voi!

Su Massimo Marchiori

Massimo Marchiori ha pressapoco la mia età, ha frequentato la mia stessa scuola, è nato e vive nella città dove lavoro. Beh, e allora direte voi? Sconosciuto ai più, Massimo Marchiori è lo studioso italiano che ha contributito maggiormente allo sviluppo del World Wide Web, tanto che nel luglio di quest'anno è stato insignito del premio TR100 della Technology Review che viene assegnato ai migliori 100 ricercatori del mondo. Niente male vero? Attualmente lavora al MIT di Boston ma è anche associato all'Università di Venezia e membro attivo del World Wide Web Consortium.
Tra le cose più eclatanti c'è il fatto che è lui ad aver inventato l'algoritmo che sta alla base del motore di ricerca più famoso del mondo, Google, come più volte confermato dai due inventori Larry Page e Sergey Brin. Ora sta pensando al motore di ricerca di terza generazione che guidi l'utente nella ricerca.
Ho scritto questo post su di lui perché mi piace pensare a Massimo Marchiori - che non conosco di persona - come a qualcuno con cui ho condiviso qualche esperienza di gioventù e che intrapreso una strada di grande impegno, ma che ha mantenuto costante il rapporto con il suo luogo d'origine. E che, pur occupandosi di una cosa per definizione "fredda" (ma qui ci sarebbe da discutere) come la matematica, possiede una grande umanità come si capisce dal suo sito


lunedì, novembre 01, 2004

Esempi di democrazia reale?

Ci risiamo, ora tocca alla South Carolina dove Mark Sanford, governatore bianco e repubblicano, dello Stato USA con la più alta percentuale di popolazione afro-americana, ha divulgato l'ordinanza che a chiunque andrà a votare e abbia delle multe o pendenze in sospeso, verrà impedito di accedere ai seggi e condotto nel più vicino posto di Polizia. E via... verso altri atti di democrazia reale!

La Florida, gli uragani e il suo governatore

Qualcuno dice che un fulmine non può cadere due volte nello stesso posto. Andatelo a dire agli abitanti della Florida che quest'anno si sono sorbiti due uragani niente male e che, quasi fosse un cortocircuito storico, si ritroveranno probabilmente ad essere anche quest'anno l'ago della bilancia delle elezioni USA. Perché anche nel 2004 è successo quello che avvenne nel 2000 prima delle contestatissime elezioni (e anche su questo tanto ci sarebbe da dire): il governatore della Florida, tale Jeb Bush - che solo casualmente è il fratello del più noto George W. - ha proceduto alla cancellazione dalle liste elettorali di 25.000 elettori di tale Stato, scelti, guarda caso, tra gli afro-americani che notoriamente non hanno proprio delle simpatie per i repubblicani. Motivo dell'esclusione? L'aver commesso vari reati. Peccato che degli appartenenti all'altrettanto nutrita e turbolenta comunità Cubana/Centro Americana (neanche a dirlo questi votano repubblicano) non sia stato escluso nessuno e non è che questi siano proprio degli stinchi di santo.
Pazienza... nei democraticissimi States succede anche questo, ma almeno quest'anno lo sappiamo in anticipo. Io spero solo che chiunque vinca - mi auguro Kerry ma mi rassegnerò a Bush - vinca con un ampio margine, con uno scarto tale di voti che renda vani questi giochetti perpetrati ai danni di chi ha meno voce.



Halloween: un perché...

Datemi un perchè, uno solo, pure uno misero e scalcagnato, un motivo degno di essere chiamato tale, che sia almeno un po' diverso da quello meramente consumistico del "qualcosa si deve pur vendere in questo periodo" oltre ai crisantemi che il 2 novembre costano come se fossero cesellati in oro. Perché Halloween non è niente più di questo: far spendere inutilmente dei soldi in orribili zucche finte, ignobili cappelli da strega finti, penosi travestimenti da fantasmi, finti pure quelli, costi d'entrata in discoteca et similia con gli euro (veri questi) perlomeno raddoppiati. Tutta roba senza senso, paccottiglia sicuramente made in China, per una festa senza senso che noi italiani - guardandoci bene dall'imparare l'inglese come si deve - scimmiottiamo come generalmente facciamo con tutto ciò che made in USA.
Qualcuno più convinto asserisce che in realtà è una festa pagana dei Celti che accendevano i falò per scacciare gli spiriti malighi. E allora? Perché i miei antenati 2500 anni fa accendevano i fuochi io ora devo celebrare il "dolcetto o scherzetto"? Magari potrei pure sacrificare qualche animale o qualche vergine vestale, leggere gli auspici nel loro fegato fresco e bere il loro sangue alla salute del moloch di turno? Oppure, visto che è la notte delle streghe, perché non unire il sacro è il profano e non accedere un empio fuoco e metterci sopra a cuocere una donna, come ha fatto per secoli Nostra Signora Cattolicissima Santa Inquisizione, accusandola di stregoneria o magari di possedere armi di distruzione di massa (una accusa per stagione, una stagione per accusa)?
Diamoci un taglio e arrendiamoci nel riconoscere che questa, come il Natale che ha perso tutte le prerogative religiose o quell'altra boiata di Sanvalentino, è una delle tante feste iper-global che oramai ci affliggono: buona per gli under-14 per andare allegramente a rompere gli zebedei alla gente con la questua, alle ragazzine per travestirsi da streghe (ovvero impaludarsi di nero e togliere per un paio d'ore i pantaloni a vita bassa o a ginocchio alto... fate voi) e fare festicciole a base di filmini pulp e video di Marilyn Manson, mentre i coetanei maschi sperano che i Chupa-Chups a forma di zucca servano alla pomiciatina... che i Baciperugina di Sanvalentino non sono serviti poi a molto.

In attesa che venga esportato anche qui da noi il Thanksgivingday con tacchino ripieno al seguito, mi auguro che il prossimo anno la festa della Repubblica non si celebri più il 2 giugno ma un più consono e dignitoso 4 luglio.

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- Nisi casto tantum cauto -