Procol Harum: dal vivo 8/12/02 Auditorium S. Chiara, Trento
I Procol Harum sono un gruppo che occupa un posto particolare nella storia della musica rock. E’ difficile accomunarli alle varie tendenze sviluppate in questo genere musicale, grazie alla loro proposta originale che riesce a mischiare il rock più propriamente definito, il gusto per le belle melodie e la propensione per gli arrangiamenti orchestrali, tanto che qualcuno tende ad inserirli, pur non essendone dei veri rappresentanti, nel filone del rock-sinfonico.
Sicuramente sono stati sottovalutati dalla critica e dal pubblico soprattutto a causa del primo strepitoso successo, ovvero quella A whiter shade of pale del 1967 che ha aperto loro, gruppo fino a quel momento pressoché sconosciuto, la strada della notorietà. A mio giudizio proprio questo pezzo con il quale hanno debuttato li ha “penalizzati”, nel senso che, pur avendoli fatti conoscere al mondo, ha ingenerato negli ascoltatori delle false aspettative: si voleva da loro sempre di più, ma davvero una canzone come questa è irripetibile. Così pur continuando a suonare dell’ottima musica, certo non molto innovativa, ma originale ed intelligente, non sono riusciti a mantenere quel successo iniziale, conservando comunque una solida schiera di appassionati, scivolando piano piano nell’ombra, pur non avendo mai cessato del tutto, eccetto che per una lunga pausa dal ’77 al ’91, di esibirsi dal vivo e di produrre dischi.
E’ stata una bella sorpresa venire a conoscenza di questa mini-tournee (5 date di cui l’ultima proprio questa di Trento) che ha riportato i Procol Harum in Italia dopo una trentina d’anni, considerando che nella formazione ci sono l’organista originale Matthew Fisher e ovviamente colui che in tutti questi anni ha incarnato i Procol Harum, ovvero Gary Brooker. E sono proprio loro le colonne portanti del gruppo: Brooker con la sua voce ispirata, bluesy, dal timbro assolutamente personale, appena increspata dal passare degli anni e con il suo pianoforte con cui disegna melodie e sottolinea i passaggi più lirici. Dall’altro lato Matthew Fisher all’organo Hammond, vero collante e motore dei Procol Harum, a tessere le trame dei vari pezzi, ora potenti, ora delicate che sono il marchio di fabbrica del gruppo. Gli altri componenti, stabili in questa formazione dal 2001, ma nel giro Procol Harum dal 1991 sono: Geoff Whitehorn, solido chitarrista già con i Bad Company, Roger Daltrey e Paul Rodgers che sfoggia un suono potente e un’ottima abilità anche negli assoli più veloci senza scadere nello sterile tecnicismo. Al basso Matt Pegg, il più giovane della band, figlio del bassista dei Fairport Convention, con un’esperienza con i Jethro Tull, forse un po’ sacrificato dal vivo, ma che fornisce un indispensabile apporto ritmico. Completa il gruppo Mark Brzezicki apprezzato batterista, già nei Big Country, dotato di un drumming potente e preciso, abile nell’inserire fantasiose variazioni ritmiche e accenti melodici.
Il repertorio? Quello storico fatto di canzoni che hanno fatto epoca come Homburg, A salty dog, Repent walpurgis e ovviamente A whiter shade of pale, interpretate con una passione e una verve insospettabili dopo più di 30 anni, ma sono presenti anche due estratti dal nuovo CD che verrà pubblicato il prossimo anno.
Concerto per nostalgici cinquantenni e sopravissuti della “summer of love” del 1967? Forse. Ma non solo, vista l’eterogeneità del pubblico presente. Certo la proposta del gruppo non è tra le più nuove ed originali e la scaletta dei pezzi induce alla nostalgia, ma considerata la qualità dello spettacolo e la professionalità dei musicisti si può tranquillamente dire che il concerto è perfettamente riuscito in ogni sua parte. Sopra ogni cosa c’è la bellezza della musica davvero senza tempo, che ha pienamente coinvolto il pubblico.
Shine on Brightly
Pandora’s Box
Homburg
Memorial Drive
Theme from ‘Separation’
So Far Behind
Grand Hotel
Fires (Which Burnt Brightly)
Piggy Pig Pig
Magdalene (My Regal Zonophone)
As Strong As Samson
An Old English Dream
A Salty Dog
(Drum solo)
Repent Walpurgis
A Whiter Shade of Pale
Gary Brooker: voce, pianoforte
Matthew Fisher: organo
Geoff Whitehorn: chitarra elettrica
Matt Pegg: basso elettrico
Mark Brzezicki: batteria