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Pilotando i sogni: i Port-royal di fronte alla laguna

Port-royal: dal vivo 19/07/2010 teatro fondamenta Nove, Venezia

Se proprio dobbiamo fare accenno a generi musicali, allora di fronte ad un concerto dei Port-royal non si saprebbe davvero dove andare a parare, tanti e tali sono i riferimenti messi in campo. Verrebbero in mente le esperienze di band quali i Pan-American, i Labradford o i Sigur Ros per le loro atmosfere più diafane e sognanti, ma non mancano di certo i riferimenti a quello che è il nume tutelare di coloro che pasticciano con l’elettronica, ovvero Aphex Twin, soprattutto per i suoni e la ritmica mozzafiato, fino a scomodare le cupezze dei Massive Attack (penso soprattutto a Protection)  o i Kraftwerk, fosse solo per l’aria teutonica e i riferimenti culturali espressi dal gruppo più che per l’approccio musicale.
Per fortuna – loro e nostra – i Port-royal sono tutto questo e molto altro a dire il vero, ma soprattutto sono in grado di usare tutte le loro fonti ispirative in maniera originale e nient’affatto convenzionale riuscendo a far collidere in maniera convincente le molteplici nervature che animano la band creando un impasto sonoro che, non solo risulta particolarmente efficace, ma che è in grado di affascinare e coinvolgere gli ascoltatori.

Nati a Genova nei primi anni ’00 e rivelatisi nel 2005 con il primo disco Flares, i Port-royal sono dapprima un duo nel quale Attilio Bruzzone e Ettore Di Roberto accostavano chitarre a tastiere elettroniche; ben presto, sfruttando la comune passione per l’elettronica, approfondiscono sempre di più questo aspetto che diventa l’elemento predominante nell’economia della band che nel frattempo raggiunge i cinque elementi. Con il procedere della ricerca le atmosfere rarefatte e sognanti di Flares diventano sempre più complesse e materiche, inspessite dalle sonorità digitali fatte di frequenze disturbate, glitch, manipolazioni sonore, ritmi mutevoli che sanno essere a tratti ossessivamente percussivi, oppure pulsioni profonde come il battere di un cuore digitale che spesso ritornano in figurazioni circolari. Ritmi che dal vivo diventano ancora più predominanti, quasi a prendere il sopravvento sulle rarefazioni sonore, o meglio creando con esse un’alternanza perfetta tra pieni e vuoti.
Sarà nel 2007 con l’ottimo Afraid to dance e successivamente con Dying in time del 2009 che i Port-royal verranno riconosciuti a livello internazionale una delle band più innovative ed emozionanti della scena elettronica europea, offrendo il loro mix equilibrato di sperimentazione, ambient e dance; mix che non resta confinato nei solchi dei dischi, ma che riesce ad emergere in maniera convincente anche dal vivo.

Si presentano in tre i Port-royal in quest’appuntamento veneziano: Attilio Bruzzone e Alexandr Vatagin sul palco a costruire i suoni maltrattando i loro laptop e sintetizzatori, Sieva Diamantakos a proiettare i video che, più che racconti compiuti, sono delle istantanee o delle piccole storie quasi un’esemplificazione visuale della musica. Qualcuno potrebbe pensare che la musica nata dai computer sia dal vivo fredda e distaccata… niente di tutto questo! I suoni sono avvolgenti, i ritmi coinvolgenti tanto che basta un nonnulla per farsi trascinare nella danza. I due attingono a piene mani soprattutto nei brani degli ultimi due dischi (Anna UstinovaSusy: Blue East Fading, The Photoshopped Prince, Exhausted Muse/Europe da Afraid to dance, Deca-Dance, Internet Love, Putin vs Valery e la splendida Anya: Sehnsucht da Dying in time) senza però dimenticare le oscure atmosfere psichedeliche di Zobione (da Flares) e lasciando come ultimo bis l’inquietante Petrzalka (dall’ultimo EP Afterglow) esemplificazione musicale di quella che è la – immaginiamo degradata – periferia urbana di Bratislava.
Le due ore del concerto scorrono in modo molto piacevole e affascinante in un’atmosfera mitteleuropea con visioni di città e paesaggi inquietanti, mentre la musica avvolge con le sue trame dai ritmi mutevoli, come degli schizzi in continua trasformazione tra tensioni spettrali e la risacca digitale di melodie limpide e ariose percorse da riverberi, scrosci, lampi fluorescenti, suoni sintetici ed analogici che si rincorrono in modo trascinante e con una carica emotiva davvero notevole, fino a creare una dimensione onirica del tutto autonoma e a-temporale.

Un gruppo davvero notevole questi Port-royal, sicuramente da seguire con attenzione.

Attilio Bruzzone: laptop, synth
Alexandr Vatagin: laptop, synth
Sieva Diamantakos: video