Tuxedomoon on the road: Firenze
Tuxedomoon: dal vivo 05/07/2011 – anfiteatro delle Cascine, Firenze
Chi ha frequentanto questo mio spazio sa bene che per il sottoscritto parlare dei Tuxedomoon più che fare della critica musicale (sempre ammesso che io l’abbia mai fatto!) è una specie di professione di fede. Da troppo tempo, ormai, bazzico ed amo il mondo della luna in frac per poter descrivere con obiettività un loro concerto: al massimo posso usare il metro di giudizio di un appassionato che, già da primo contatto più di 25 anni fa con il loro primo disco è rimasto affascinato dalla loro musica, dai loro suoni, dal loro modo di presentarsi e di presentare il loro mondo variegato.
E’ questo ciò che mi colpisce di questa band: la loro capacità di essere passionali e glaciali allo stesso momento, di saper far condividere romanticismo e distacco, cinismo e voglia di trovare il bello in qualunque aspetto dell’esistenza. Tutto questo in un connubio musicale di alto livello che non ha punti di riferimento evidenti, ma che attinge alle più diverse ispirazioni – musica colta, rock, etnica, elettronica di ricerca – senza farsene un problema e senza esplicitarne nessuna, bensì ricreandole e ricomponendole a proprio piacimento, lasciando all’ascoltatore – se ne avesse l’esigenza – il compito di risalire alle origini. Me lo confermava qualche anno fa lo stesso Peter Principle: “alcune persone vogliono lavorare nelle categorie, ma sono affari loro; noi cerchiamo di lavorare sopra e attraverso di esse così è davvero difficile per la gente classificarci, così come è difficile per noi classificarci noi stessi. Quando qualcuno ci chiede a che tipo di musica assomiglia la nostra non saprei da dove cominciare a rispondere“.
I 4 Tuxedomoon (5 se contiamo il “factotum” Bruce Geduldig) non sono certo musicisti di primo pelo avendo attraversato oramai da più di 30 anni la storia della musica – dalla ribollente scena di San Francisco di fine anni ’70 dove incarnavano l’avanguardia più colta ed intelligente, fino alle ultime tendenze – muovendosi in una dimensione del tutto personale; così, verrebbe da chiedersi, cosa resta di originale ed innovativo nella musica della band? E di conseguenza: quanto di tutto questo si riflette nei concerti? Probabilmente tutto e niente. “Tutto” nel senso che i Tuxedomoon sono e restano loro stessi con il loro sound inconfondibile, le loro suggestioni, le loro aperture melodiche e le loro incursioni nel noise. “Niente” nel senso che gran parte della carica rivoluzionaria è andata perduta – ed è pure normale che sia così dopo 30 anni di attività! – per lasciare lo spazio ad una routine, seppure di alto e cristallino livello.
Allora concerto per soli fans, nostalgici degli anni che furono? Proprio per niente! Concerto sicuramente interessante e piacevolmente coinvolgente sia per chi conosce la band da anni, sia per chi li ha scoperti da poco, magari proprio in questa serata fiorentina: i primi hanno ritrovato tutto il mondo a cui sono abituati, seppur molto più “grezzo” rispetto alle ricercatezze sonore che si possono ascoltare nei dischi, i secondi si sono trovati di fronte ad un gruppo compatto, musicalmente di altissima qualità, capace di “aggredire” l’ascoltare con il loro suono tagliente, raffinato e piacevolmente retrò. E se chi li conosceva lo sapeva già della loro capacità di coinvolgimento assoluto dal vivo, gli altri hanno incontrato quattro musicisti di altissima caratura che giocano con la “forma canzone” stravolgendola e dandole via via nuova dimensione come una sorta di suite lunga le 2 ore di concerto.
Quella di Firenze è stata la prima tappa del mini-tour europeo 2011 per la presentazione del disco Unearthed (già contenuto del cofanetto 77o7tm del 2007), ovvero una raccolta di demo e tracce live provenienti dal ventennio 1977-1997. Proprio in quest’ottica rientra la scaletta del concerto che contiene solo tre tracce dall’ultimo disco in studio (Vapour trails – 2007), ovvero Muchos colores, Still small voice e Dizzy e una sola, Baron Brown da Cabin in the sky del 2004. Il resto dei brani proviene da registrazioni storiche del gruppo, in molti casi non molto frequentati dal vivo, a sottolineare questo legame tra il passato e la sua riproposizione nel moderno. Unica – e dolorosa – esclusione i pezzi da Desire (1980).
Il concerto inizia con una classica apertura anni ’80, ovvero Prélude/Allemande bleue seguito da Courante marocaine che mette subito in evidenza – se ce n’era ancora bisogno – l’istrionismo di Reininger al canto e al violino; tocca poi a Brown raffreddare gli animi con un rilassata Muchos colores prima di immergersi nella prima parte di Boxman, incubo metropolitano di un uomo inghiottito da una scatola trovata per strada, affidata alla voce e ai filmati di un ottimamente ritrovato Bruce Geduldig. Everything you want (singolo proveniente dalla rara compilation Subterranean modern del 1979) e Still small voice hanno il compito di scaldare nuovamente gli animi invitando al movimento con i loro ritmi pulsanti; da Half mute arrivano in sequenza le classiche Fifth column e Tritone (Musica diablo) sottolineate da splendide immagini animate tratte dai quadri di Hieronymus Bosch, seguite da entrambi i brani dall’EP Time to lose / Blind che – con il loro fare ipnotico e assieme alla seconda parte di Boxman – fanno piombare l’audience in un’atmosfera surreale che spetta alla successiva Baron brown dissolvere. The waltz ha, come sempre, il compito di gelare la platea con il suo incedere glaciale prima della sorpresa, ovvero una Joeboy (the electronic ghost), b-side del primo singolo della band, particolarmente acida. La chiusura del concerto è stata affidata ad una bellissima Atlantis (da Ship of fools – 1986), dalla terza parte di Boxman e dalla lunga improvvisazione di stampo jazzistico di Dizzy.
“Archeologia” anche per i bis chiamati a gran voce: bella Waterfont seat (sempre dalla compilation Subterranean modern) con il muro sonoro di chitarra distorna e sax, sempre piacevoli gli intarsi su di un ostinato pedale di Litebulb overkill – uno dei primi brani della premiata ditta Brown/Reininger – e degna fine con Some guys, una delle perle dell’ottimo Holy wars (1985).
Concerto molto partecipato, sia dal pubblico che ha chiamato a gran voce i propri beniamini, sia dai musicisti che pur suonando “a memoria” riescono comunque a far percepire la voglia e la forza di far musica assieme, con una capacità di coinvolgimento emotivo e intellettuale decisamente fuori dal comune. Se il buon giorno si vede dal mattino, considerato quanto si è visto e sentito in questo primo incontro del tour, le successive date non potranno che essere una conferma del valore di questa band.
Prélude/Allemande bleue
Courante marocaine
Muchos colores
Boxman (mr. Niles)
Everything you want
Still small voice
Fifth column
Tritone (musica diablo)
Blind
Boxman (the city)
Time to lose
Baron brown
The waltz
Joeboy (the electronic ghost)
Atlantis
Boxman (home)
Dizzy
Waterfront seat
Litebulb overkill
Some guys
Blaine L. Reininger: violino, chitarra elettrica, drum machine, voce
Peter Principle: basso elettrico, effetti
Luc Van Lieshout: tromba, tromba pocket, armonica
Bruce Geduldig: voce, video, messa in scena
Tuxedomoon: dal vivo 30/06/05 – teatro del parco di San Giuliano, Mestre
Tuxedomoon: dal vivo 16/04/05 allo Zoo Animal Sound, Ferrara
Tuxedomoon: Cabin in the sky (Cramboy – 2004)
Tuxedomoon: dal vivo 13/05/04 – Stazione Leopolda, Firenze
Tuxedomoon: Live in St. Petersburg (Neo Acustica – 2002)
