articoli della rubrica “appuntamenti”

Il cuore della musica per Mick Karn

Il 4 giugno, sul proprio sito web, Mick Karn – già bassista dei Japan e apprezzato musicista sia per i dischi solisti che per il lavoro con Kate Bush, David Torn, Midge Ure (Ultravox), Peter Murphy (Bauhaus) e scultore – ha annunciato di essere affetto da un cancro in fase avanzata. Nello stesso messaggio lanciava un appello per la raccolta dei fondi necessari per le costose cure; da allora le iniziative in tal senso si sono moltiplicate a diversi livelli. Quella di cui voglio informarvi è la seguente:

IL CUORE NELLA MUSICA
Sabato 4 settembre 2010, ore 15 – 01
Villa Benzi Zecchini, Caerano di San Marco (TV)

Una maratona di concerti alla quale parteciperanno tra gli altri:
- Alice, che Karn accompagnò spesso in tournèe
- Aldo Tagliapietra delle Orme
- Lino Brotto con un set di jazz acustico nel quale ripropone pezzi new wave
- Frigidare Tango, pionieri della new wave italiana che tornano dopo 25 anni con un disco prodotto da Giorgio Canali (ex CSI)

Altri nomi: Degada Saf Aut, Cardiac, Exposurensemble, Giorgio Fairsoni & Rubberband, Flowers of Hiroshima, Madame Sadowsky, Magnetic Sound Machine, Ococo, Stardom, The Mantra ATSMM.

Durante la giornata, tra gli spazi della villa saranno inoltre esposte le immagini che un altro membro dei Japan, Steve Jansen, ha realizzato all’inizio degli Anni Ottanta. Anche il ricavato della vendita delle fotografie concorre alla raccolta fondi. L’ingresso alla manifestazione è ad offerta libera.

Io penso ci sarò, aspetto anche voi.

Per informazioni:
Fondazione Villa Benzi ZecchiniVia Montello, 61 – Caerano di San Marco (TV)
Tel. 0423 650509 – info@villabenzizecchini.itCell. 346 6568457


Ancora su Antony and the Johnsons

Se dovremo aspettare l’11 ottobre per vedere pubblicato Swanlights, il nuovo album di Antony e dei suoi Johnsons, nel frattempo ci possiamo consolare con Thank you for your love che dovrebbe uscire a fine mese, ma che è già reperibile nei circuiti p2p.
Si tratta di un EP contenente 5 brani tra cui un paio di cover: Pressing on – brano poco noto di Bob Dylan – e Imagine di John Lennon completamente riveduta e riarragiata in stile ambient con William Basinski.
Se il nuovo disco seguirà lo stile dell’EP, allora senza dubbio si può dire che avremo delle canzoni ancora più sofferte con arrangiamenti scarni e velati di una sottile psichedelia, cosa che fa ben sperare. Intanto accontentiamoci di questo pugno di brani:

1) Thank you for your love
2) You are the treasure
3) My lord my love
4) Pressing on
5) Imagine


“Alle 8 della sera” – una firma per la cultura

“Alle 8 della sera” è una trasmissione di RadioDueRai di approfondimento culturale storico e scientifico, una specie di perla rara nei palinsesti radiofonici sempre più improntati a muzak in heavy-rotation e a facezie varie.
E’ una trasmissione di alta qualità, seguita da un pubblico appassionato e competente che in caso di impossibilità all’ascolto si scarica i podcast e si prepara archivi in mp3 e che poi ne discute in modo acceso su internet.
Ma – si sa – la cultura in Italia è in ribasso, ben altri sono i “prodotti” che tirano… e poi la cultura spaventa, dà fastidio. E infatti la Rai che ha fatto? Dal settembre scorso ha cancellato la trasmissione, venendo meno di fatto alla propria funzione di servizio pubblico al quale si chiede di informare e non solo di scopiazzare le radio commerciali.
Vi invito allora a firmare la petizione rivolta alla Rai in cui si chiede di non eliminare il programma dal palinsesto di Radio Due. E’ sufficiente apporre una firma sperando che serva a qualcosa.
Io l’ho fatto, fatelo anche voi.

David Sylvian: Manafor

manafor

Dopo un’attesa che durava da 4 anni – tanti ne sono passati dall’ultima fatica discografica del nostro ovvero Snow borne sorrow targato Nine Horses e 6 dall’ultimo progetto a proprio nome (ovvero Blemish) – esce il tanto atteso Manafor, disco che negli intenti di Sylvian dovrebbe introdurre nuovi elementi nel suo già ricco ed articolato mondo sonoro.
Il disco dovrebbe uscire lunedì 14 ma – non so perché – il mio pusher di fiducia l’aveva già ieri.
Non l’ho ancora ascoltato, conto di farlo oggi pomeriggio e poi ancora in seguito più volte prima di parlarne (come sono solito fare), ma quello che mi ha subito colpito sono i collaboratori: Sylvian, lo sappiamo, è uso contornarsi di uno stuolo di ottimi collaboratori che sappiano valorizzare al meglio le sue idee, ma che allo stesso tempo le arricchiscano con la loro professionalità e sensibilità. Anche in questo disco Sylvian non fa eccezione, ma scorrendo la lista (numerosa) dei nomi si nota che, tranne il genialoide austriaco Christian Fennesz, essa è formata tutta da nomi nuovi; spicca in modo particolare l’assenza di Steve Jansen, il fratello percussionista da sempre musicalmente simbiotico con il nostro.
Per ora solo questo appunto, in seguito maggiori particolari… tanto lo sapete che Sylvian per me è musicalmente un punto di riferimento.


Paolo Conte a Venezia – la tracklist

Qualcuno mi chiedeva via mail la tracklist del concerto di Paolo Conte di venerdì 31 luglio scorso.
La riporto qui sotto come l’ho ricostruita a memoria (solo un paio di dubbi sulla successione di altrettanti brani, ma non sul resto).

1 parte (con la band)
Il quadrato e il cerchio
Sotto le stelle del jazz
Bartali
Via con me
Genova per noi
Molto lontano
Bella di giorno
Lo zio
Diavolo rosso

2 parte (con la band e l’orchestra sinfonica di Venezia)
Psiche
Dancing
Chiamami adesso
Alle prese con una verde milonga
Come-di
Il regno del tango
Madeleine
Eden
Max
Gli impermeabili

bis
Via con me

Inutile dire che è stato un concerto splendido e di un’intensità altissima, forse tra i migliori tra i numerosi che ho avuto il piacere di vedere del Nostro.

La band:

Daniele di Gregorio: batteria, marimba, pianoforte (quando non suona il leader)
Jino Touche: contrabbasso, basso elettrico
Daniele Dall’Omo: chitarre
Massimo Pitzianti: tastiere, fisarmonica, bandoneon, clarinetto, sax baritono
Claudio Chiara: basso elettrico, tastiere, fisarmonica, sax alto, sax tenore, sax baritono, flauto
Luca Velotti: sax soprano, sax tenore, sax contralto, sax baritono, clarinetto
Lucio Caliendo: oboe, fagotto, percussioni, tastiere
Piergiorgio Rosso: violino


Stagione jazz a Casier (Treviso)

Per il terzo anno consecutivo “Contatti sonori”, in collaborazione con il Mezzoforte di Treviso, porta in piazza a Casier una serie di concerti davvero degna di nota.
Nove eventi che corrono lungo quel sottile filo tra jazz e musica colta contemporanea davvero da non perdere.

Domenica 14/06/2009 – ore 18,00 – Pier Giorgio Caverzan Quartet*
Domenica 14/06/2009 – ore 21,30 – Marcello Sirignano Quartet
La rassegna si apre con un doppio appuntamento di due gruppi giovani, ma già ben rodati. Il quartetto di Carvezan si distingue per la buona ispirazione del leader che sa dare fluidità al suo sax senza rinunciare all’incisività e all’immediatezza dell’espressione.
La serata prosegue con il quartetto di Marcello Sirignano, violinista che spazia tra vari stili e generi e che è considerato uno dei pochi violisti jazz in Italia. Possessore di una tecnica davvero notevole, conta sul supporto di Claudio Filippini, eccellente pianista che ha riscosso consensi di pubblico e critica notevoli.

Martedi’ 16/06/2009 – ore 21,30 – Paolo Contini – Alessandro Turchet*
Un bel duo questo; fender-rhodes e contrabbasso che sanno sfoggiare un ottimo groove.

Venerdi’ 19/06/2009 – ore 21,30 – Bevinda
Appuntamento straordinario con una delle più affermate ed emozionanti cantanti di fado portoghese contemporanee. Cantante dalla voce dotata di un lirismo limpido e delicato, capace di profonde emozioni, Bevinda da tempo vive a Parigi riuscendo a sintetizzare la musica portoghese con le sonorità francesi, tanto da chiamare la sua musica “fado de Paris”. Accompagnata da Lucien Zerade alla chitarra classica, da Philippe de Sousa alla chitarra portoghese e da Gilles Clement alla chitarra acustica, trasporterà gli ascoltatori in quel suo mondo delicato fatto di nostalgia e passione. Da non perdere.

Domenica 21/06/2009 – ore 21,30 – Sandro Gibellini – Jacopo Jacopetti*
Uno dei chitarristi italiani più rappresentativi visti i risultati ottenuti in una lunga carriera, Gibellini si presenta a Casier con l’ottimo sax di Jacopetti in un duo solido e molto bene collaudato.

Martedi’ 23/06/2009 – ore 21,30 – Gianluca Mosole
Altro buon chitarrista dalle evidenti ispirazioni funky / fusion che può vantare notevoli collaborazioni; presenta una miscela esplosiva elettrico-acustica dalle molteplici direzioni.

Venerdi’ 26/06/2009 – ore 21,30 – Renaud Garcia Fons
L’altro big-event della rassegna è certamente questo concerto del virtuoso franco-spagnolo del contrabbasso a cinque corde. Accompagnato dalla chitarra classica di Kiko Ruiz e dalle percussioni di Rollando Pascal, Garcia-Fons riesce a regalare sonorità e varietà d’ispirazione senza confini, includendo nella sua musica elementi presi dalle diverse culture: flamenco, echi di danze gitane, tango, nuova musette e soprattutto suoni e stilemi presi dalle tradizioni indiane e arabe, vengono fatti interagire nel tentativo – più che riuscito -di “distillare” uno stile autentico, che sia indipendente e allo stesso tempo debitorio verso le proprie fonti.

Sabato 27/06/2009 – ore 21,30 – Magoga Quintet *
Mi scuso ma non conosco questa formazione per parlarne

Domenica 28/06/2009 – ore 21,30 – Dario Volpi Trio *
Ottimo trio formato da Dario Volpi, chitarrista dai poliedrici interessi e dalle molteplici collaborazioni, da Roberto Caon, contrabbassista forse poco conosciuto ai più ma dalle intense e autorevoli sonorità e da Marco Carlesso, batterista di esperienza e spiccato senso ritmico. Sicuramente sapranno interagire al meglio.

Tutti i concerti si terranno nella suggestiva Piazza Pio X a Casier: biglietto d’ingresso 10,00 euro, eccetto i concerti contrassegnati dalla (*) che sono gratuiti.
Per informazioni e per la prevendita contatti: Mezzoforte, Via Collalto 9/A 31100 Treviso Tel. : 0422/55227


La top-ten!!!

Robba da non crederci eh? Qui, un po’ per noia un po’ per gioco, si rispolvera nientepopodimenoche la vetusta top-ten per darsi un tono!
Comunque sia (o non sia) questi sono – in una lista che ha dell’approssimativo e dell’instabile – i dieci dischi del 2008 che jazzer ha apprezzato di più tra i pochissimi che ho ascoltato:

Buena Vista Social Club: At Carnegie Hall (World Circuit)

Vecchietti e meno vecchietti, dall’isola con l’embargo più antico di sempre, sul palco più importante della città tempio del consumismo… e riscuotono un successo senza precedenti! Basterebbe questo per far amare questo disco, ma – per fortuna loro – ci pensano, soprattutto, le 2 ore abbondanti di musica dal fascino inossidabile. E chi riesce a tenere fermo il piede si faccia controllare orecchie e battito cardiaco.

Portishead: Third (Island)

Visti da vivo a Milano, i Portishead confermano che se non ci fossero stati loro una buona parte della musica degli anni ’90 non sarebbe stata scritta. A ritornare a più di 10 anni di distanza dall’ultimo disco in studio si corre un grosso rischio: scontentare i vecchi fan(s) con le orecchie appannate dalla nostalgia, oppure rinvigornirne l’adorazione. Loro hanno sicuramente preso la seconda strada. “The rip” canzone dell’anno.

The Cinematic Orchestra: Live at the Royal Albert Hall (Ninja Tune)

Alla prova dal vivo, l’orchestrona di Jason Swinscoe fornisce una prova superba della sua maestria: dopo tre dischi in studio dalla perfezione sublime, ecco che l’orchestra mette in campo tutte le sue potenzialità senza (apparentemente) il “comfort” dello studio di registrazione e, al solito, convince con la sua miscela di atmosfere jazzy e post-rock “da camera”. Gran disco, piacevole e scorrevole, ma non privo di un gusto raffinato.

Vinicio Capossela: Da solo (Atlantic)

Che dire ancora su questo disco? Che, tanto per cambiare, Vinicio tira fuori un disco originale, profondo e coinvolgente. E di questi tempi non è poco. Tra storie di sconfitti e quelle di calzini spaiati, tra ballate strappalacrime e solipsismi (non male questa eh?), tra malinconia contagiosa e sprazzi di gioia dolce-amara, Vinicio ci racconta le sue storie e la sua visione della vita. E noi siamo ancora qui ad aspettarlo, come un vecchio amico.

Nik Bartsch’s Ronin: Holon (ECM)

Se con Stoa di due anni fa, Bartsch e i suoi Ronin si facevano notare come novità assoluta nel concepire il jazz, con questo Holon confermano tutte le loro potenzialità di ensemble capace di dare una lettura del tutto personale del fare musica, riuscendo a contaminare ciò che prima era inconcepibile, ovvero il jazz – con la sua carica di improvvisazione – e il minimalismo con il suo fondamentale immobilismo. Ciò che se ne ottiene è una miscela affascinante, un magna brillante e translucido che, al momento, non ha paragoni.

Esbjorn Svensson Trio: Leucocyte (ACT)

E’ con estrema malinconia che parlo di questo disco, considerata la grave perdita che il jazz e la musica hanno subito quest’anno con la scomparsa di Svensson. Fa davvero male pensare quanto ancora poteva dare questo splendido musicista, visto e considerato la bellezza di questo Leucocyte che appare sì un disco interlocutorio, ma che allo stesso tempo è un nuovo passo in quel costante cammino di rinnovamente intrapreso da trio. Chiamiamolo allora il disco delle potenzialità espresse e non compiute, il disco del rimpianto e del ricordo.

Sigur Ros: Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust (EMI)

Dentro la copertina più brutta tra quelle dei Sigur Ros (ma che sederi flaccidi ‘sti islandesi!) e uno dei titoli più belli (trad:”Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all’infinito“) si nasconde un disco double-face. La prima parte, infatti, è spiazzante: mai si sono sentiti i Sigur Ros così poppeggianti e poco eterei, pur non rinunciando alle loro famose armonie; nella seconda, invece, ritroviamo tutto il campionario della band islandese. Qualcuno ne sarà scontento… non è un problema… del resto, che può fare una band che fin dall’esordio ha fatto dell’originalità il suo marchio di fabbrica?

Brad Mehldau Trio: Trio live (Nonesuch)

Non c’è nulla da fare, Mehldau mi piace incondizionatamente. Sarà tutto quello che volete, ma se io penso ad un pianista jazz che possa incarnare perfettamente gli ultimi due decenni, penso a lui: musicista dalla tecnica fantastica che sa applicare nell’interpretazione magistrale sia degli standard jazz più noti, sia nelle famose riproposizioni di brani rock che lui piega a suo piacimento. Capace di intimismi profondi e di scintillanti cavalcate, Mehldau e il suo trio (e ricordiamo anche che Lerry Grenadier è uno dei migliori contrabassisti di oggi) non allentano mai la tensione affascinando dalla prima all’ultima nota.

Giovanni Guidi Quartet: The house behind this one (Cam jazz)

Pianista giovanissimo e appena affacciatosi alla ribalta del jazz, ma già capace di farsi notare non solo per la bravura, ma anche per la particolare “cura” con la quale propone la sua musica. Punto di forza di questo disco sono le atmosfere che via via Guidi e il suo quartetto riescono a dare: la rarefazione nordica della title-track, il blues, la ribellione tipica del free-jazz, la dolcezza dell’Umbria natia. Questo è un disco che prende piano piano, che si fa amare e conoscere e che rivela un talento e ne apre le porte.

Ketil Bjornstad + Terje Rypdal: Life in Leipzig (ECM)

Da due vecchi marpioni ECM come Bjornstad e Rypdal, profeti della musica rarefatta ci si poteva aspettare 70 minuti di noia mortale e invece… i due riescono a far dialogare i propri strumenti, chitarra e pianoforte, in modo magistrale, con un occhio alle consuete atmosfere nordiche, e con l’altro alla completa compenetrazione dei suoni, ottenendo un concerto davvero godibile, piacevolissima musica intellettuale, ma non intellettualoide (io mi sono capito… non so voi). C’è vita a Lipsia, ma anche in questo disco.


Doppio appuntamento da non perdere

I miei amici del Mezzoforte (ottimo negozio di dischi trevigiano che vi consiglio caldamente), con il patrocinio del Comune di Casier organizzano per la prossima settimana due appuntamenti musicali davvero importanti, ovvero i concerti dei Procol Harum e dei Soft Machine.

Due gruppi storici, dalla storia travagliata, due gruppi che hanno dato un contribuito personale alla musica rock: i Procol Harum con il loro afflato orchestrale e con le loro canzoni cariche di blues, i Soft Machine con la loro particolare miscela di rock sperimentale e di jazz in puro stile Canterbury.

Le formazioni saranno le seguenti:

gary brookerProcol Harum:
Gary Brooker: piano e voce
Josh Phillips: organo hammond
Geoff Whitehorn: chitarra
Matt Pegg: basso
Geoff Dunn: batteria


soft machineSoft Machine:
Theo Travis: sax
John Etheridge: chitarra
Hugh Hopper: basso
John Marshall: batteria

Date e logistica:

VENERDI’ 6 luglio, ore 21: PROCOL HARUM

SABATO 7 luglio, ore 21: SOFT MACHINE

presso il cortile delle Scuole in via Fermi a DOSSON di CASIER (TV)

Costo del biglietto: 30 euro a serata

Per informazioni e prevendite:
0422-55227 – MEZZOFORTE – TREVISO
041-940947 – GOOD MUSIC – MESTRE
0422-382265 – PIZZERIA CENTRALE – DOSSON DI CASIER

Vi aspetto… sarà l’occasione per ascoltare due formazioni storiche che non hanno mai smesso di produrre ottima musica e dare emozioni.


Musica e linguaggi – Mestre

Torna al Teatro Toniolo di Mestre la rassegna “Musica e linguaggi” organizzata dal Circolo culturale Caligola.
Come sempre si tratta di una serie di appuntamenti ad alto livello che spaziano tra i diversi generi musicali.
Questo il programma delle quattro serate:

mercoledì 21 marzo: Ron Carter trio – uno dei contrabbassisti che hanno fatto la storia del jazz

giovedì 5 aprile: Ludovico Einaudi ensemble – un viaggio tra minimalismo e melodia

giovedì 26 aprile: L’orchestra di Piazza Vittorio – un concentrato multietnico di musiche e sapori

lunedì 21 maggio: Omara Portuondo sextet – una delle voci femminili cubane più importanti di sempre

Inizio ore 21.00.


I miei 10 (+1) dischi del 2006

Fine anno, tempo di bilanci. Allora, come si usa fare in questi casi e come ho fatto l’anno scorso, segnalo i migliori dischi usciti nel 2006. Le condizioni sono sempre le stesse: nessuna ambizione di completezza (quindi indicherò solo le cose che sono riuscito ad ascoltare), nessuna oggettività (indicherò solo cose che sono piaciute a me), nessuna classifica, che tanto non la riesco a fare (elencherò i dischi secondo l’ordine di pubblicazione… anche se Vinicio…). Un elenco tra il suggerire della musica e l’appuntarsi delle sensazioni, ben conscio di averne lasciate fuori altre altrettanto meritevoli. Un elenco come al solito eterogeneo, mal assortito e démodé.
Una nota: deliberatamente non ho menzionato un paio di dischi meritevoli di cui parlerò più diffusamente prossimamente. Giusto per non rovinare la sorpresa.

20/01 Vinicio Capossela: Ovunque proteggi (Warner bros)

Erano sei anni che si aspettavano nuove da Capossela e l’attesa non è andata vana, perché con questo disco Vinicio torna alla grande con le sue storie tormentate e la follia di sempre. Un disco carico di passioni e visioni e dei più disparati spunti musicali. Una assoluta conferma. Qui una recensione completa.

21/02 Biosphere: Dropsonde (Touch)

Ovvero “anche i computer hanno un’anima” se chi li manovra ha le capacità e la sensibilità di Geir Jenssen, titolare della sigla Biosphere, che confeziona un disco di rara lucidità e bellezza: ipnotico ma non ossessivo, gelido e caldo assieme, capace di parlare al cuore ma anche di colpire il cervello. Qui una recensione completa.

21/02 Eels: Live at Town Hall (Vagrant)

Mark Oliver Everett (in arte “E”) scrive ballad dolenti ed intimiste ma ironiche e le canta con quella sua voce roca, sofferta e calda: in questo live di soli strumenti acustici i brani assumono una nuova asciuttezza, alternando malinconia ed allegria tra limpide chitarre, archi ariosi, inquietanti carillon e percussioni secche.

01/03 Cuong Vu: It’s mostly residual (Auand)

Al consueto acido magma sonoro prodotto dal trio tromba / basso / batteria, il vietnamita Vu aggiunge la pulsione della chitarra di Bill Frisell che apporta tensione ed inquietudine, lì dove non ce n’era. Così nei sei lunghi brani tra sperimentazioni e abbandoni melodici convivono nevrosi e dolcezze in inaspettata armonia.

07/03 Donald Fagen: Morph the cat (Reprise)

Da uno che in 24 anni fa uscire solo 3 dischi non ci si può aspettare altro che la perfezione e qui quasi ci siamo. Fagen ci dona il consueto pop intelligente di altissimo livello dove gli intrecci tra gli strumenti sono rasoiate e la musica scorre piacevolmente intensa senza mai perdere di pathos. Qui una recensione completa.

04/04 Cassandra Wilson: Thunderbird (Blue Note)

Nessuna tra le vocalist in circolazione riesce ad avere un’indiscutibile credibilità come la Wilson: che si confronti con il jazz, con il blues o con il folk lei riesce sempre, con la sua voce ruvida ed avvolgente, ad ottenere il meglio. E, senza strafare, affascina a pieno. Cassandra è così, prendere o lasciare.

27/06 Brad Mehldau trio: House on hill (Nonesuch)

Registrato nel 2002 – quindi ancora con Jorge Rossy alla batteria – questo disco è l’ennesima conferma dell’altissimo livello di interplay raggiunto dal trio. I brani sono affrontati con un piglio decisamente battagliero senza indugiare in inutili cavillosità ma senza rinunciare al consueto splendido scintillante lirismo.

10/07 Rita Marcotulli: The light side of the moon (Le chant du monde)

Questo della Marcotulli è un piano-solo brillante e ben ispirato anche se lontano dalla più pura tradizione jazzistica. Un disco in cui è spiccata la ricerca sulle atmosfere oniriche e sulle intime connessioni delle melodie ed illuminato dalla luce pura di un’arte impalpabile e concreta. Un bel viaggio al quale abbandonarsi sereni.

12/09 Yo La Tengo: I’m not afraid of you and I will beat your ass (Matador)

Come ogni disco della band di Hoboken che da 20 anni anima la scena “indie”, anche questo riserva piacevoli sorprese: sfruttando il consueto eclettismo, gli YLT mischiano neopsichedelia, atmosfere jazzate, languido pop e le loro famose ballad lisergiche in modo convincente ed emozionante.

26/09 Keith Jarrett: The Carnegie Hall concert (ECM)

Frutto della sua nuova vitalità, questo concerto si conferma essere una delle cose più belle sentite da Jarrett: perfezione tecnica, magnetismo e profondissimo amore per la melodia si sposano con la costante sperimentazione, un lirismo senza pari e con il senso del blues. Un capolavoro, senza nemmeno una caduta di tono.

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21/11 Tom Waits: Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards (Anti)

3 dischi 54 brani per quella che non è una semplice raccolta di uno dei grandi cantautori di sempre. Waits riunisce blues rauchi e sguaiati, ballad selvaggiamente romantiche, country, sperimentazioni, canzoni “di estasi e malinconia” per farci entrare nel suo mondo di travolgenti passioni.