
Ed eccola l’altra faccia di Vinicio, o forse è sempre la stessa vista da un’angolazione diversa, una faccia che rispecchia quegli occhi buoni che guardano lontano e che – forse per timidezza – cercano di suggerire piuttosto che essere espliciti. L’altra faccia di Vinicio è quella più intimistica che guarda dentro se stessa, che scava nei sentimenti e li porta alla luce, perché – diciamolo – ci piace Vinicio quando sul palco si muove da tarantolato con le corna da minotauro, ci diverte, ci fa uscire un sorriso di compiacimento per le sue bizzarrie, ma quando si siede al pianoforte e chinandosi sulla tastiera ci apre il cuore e butta fuori tutta la sua malinconia, allora davvero ci stende.
E allora ben venga questo Da solo: dove Ovunque proteggi era pirotecnico e a tratti sguaiato, questo è intimistico e malinconico, quasi che Vinicio avesse sentito un bisogno di mitigare l’asprezza del precedente disco con una fragranza dolce-amara che pervade ogni anfratto e che conduce per mano l’ascoltatore; ma attenzione, non è per nulla triste o uniforme questo disco: musicalmente è parecchio vario a partire dall’assurda gaiezza di Una giornata perfetta dove pare di vedere il protagonista passeggiare in un mondo che sorride ad ogni suo passo, quello che però è evidente è la malinconia latente che sa celarsi anche dietro il piglio bandistico dell’introduttiva Il gigante e il mago, oppure nella melodia gioiosa di Vetri appannati d’America con il racconto di uno spaesato emigrante.
Da solo è – nelle parole del suo autore – un disco di pianoforte e di strumenti inconsistenti: piano e voce sono, infatti, bene in evidenza ed intorno ad essi, come delle presenze più accennate che manifeste, si materializzano via via i vari strumenti che fanno da accompagnatori, da controcanto, da ambiente, da trine: orchestrine dell’Esercito della Salvezza, bicchieri, pianoforti giocattolo, theremin, glockenspiel, semplici rumori, tutto serve per sottolineare “quel” momento, “quella” sensazione che Vinicio vuole farci provare. Allora lasciate tranquillamente che una squinternata orchestra mariachi sottolinei le truci storie di omicidi ne La faccia della terra, o che il pugnale nel costato del violoncello di Mario Brunello renda ancora più dolenti le parole delle Lettere di soldati che sono tutto ciò che resta delle vite strappate in guerra. Lasciate che Vinicio con la sua musica e le sue parole vi prenda per mano e vi porti tra i sogni perduti e gli amori infranti di In clandestinità o di Orfani ora (che tanto ricorda quelle ballate del disco d’esordio di quasi vent’anni fa) con quel micidiale cambio di accordi con rullo di tamburi e con il theremin che costruisce atmosfere da brividi. Ed infine, lasciate che vi si formi un groppo in gola ascoltando Il paradiso dei calzini, metafora per le anime perse e maltrattate dalla vita, con gli splendidi strumenti giocattolo di quel genietto che è Pascal Comelade e il cristallarmonio di Gianfranco Grisi.
Un disco molto maturo questo Da solo; più omogeneo dell’ultimo Ovunque proteggi, che di suo conteneva pezzi splendidi, ma anche più profondo, più vissuto. Forse non raggiunge la vetta di Canzoni a manovella, ma credo sia uno dei dischi migliori di Vinicio, quello dove maggiormente si è messo a nudo, dove appunto è “da solo” con la sua musica e con se stesso più che con le sue storie e il suo mondo.
E ancora una volta ritrovo un amico, un musicista ed un artista vero che non delude e che sa emozionare.
Chapeau monsieur Capossela, chapeau…

Che bella recensione! Si è piaciuto molto anche a me il nuovo disco di Vinicio… e pensare che ero così scettica…”…chi lo sa dove vanno a finire… i calzini spaiati o divisi..” che bella!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Scritto da Nellie | novembre 11th, 2008.
MA l’hai letta l’intervista sul venerdì di qualche settimana fa?
bellissima…
la sto cercando, ma non la trovo!!!
struggente, romantica, meravigliosa!
r
Scritto da Robiciattola | novembre 13th, 2008.
eccola
http://www.viniciocapossela.it/site/notizie/notizie.php?lang=it&start=10
Scritto da Robiciattola | novembre 13th, 2008.
no, è un’altra.
sob
Scritto da Robiciattola | novembre 13th, 2008.
Grazie Roby, poi la leggo con calma… ma l’hai letto il suo libro? E se sì che te ne pare?
Scritto da thelonious | novembre 14th, 2008.
no niente, non l’ho letto.
comunque l’intervista del venerdì è del 17 ottobre scorso.
se vuoi un dato in più per cercarla!
r
Scritto da Robiciattola | novembre 18th, 2008.
[...] dire ancora su questo disco? Che, tanto per cambiare, Vinicio tira fuori un disco originale, profondo e [...]
Scritto da jazzer — La top-ten!!! | luglio 6th, 2010.
[...] Lord Jim, nei neri racconti Ebenezer, Enoch, Elìa e Edna di La faccia della terra (da Da solo e ottimamente resa dal vivo), nel delirio religioso di Non trattare (ancora da Ovunque proteggi), [...]
Scritto da jazzer — Tra i mari tempestosi dello spirito e della musica | dicembre 18th, 2011.