Istralia, il jazz che supera i confini

Istralia: Istralia (autoprodotto 2005)

Non so se sia un caso che anche in questo mese come nello scorso io presenti un disco auto-prodotto, seppur di tipo totalmente diverso, certo è che, sempre più spesso, mi capita di imbattermi in musicisti che non hanno ancora avuto la ventura di aver incontrato un’etichetta che voglia pubblicare – e soprattutto distribuire – i loro dischi. Ovviamente non credo sia una scelta razionale la loro, piuttosto una serie di circostanze e il fatto che, mai come al giorno d’oggi, ci sono così tanti musicisti bravi in circolazione tanto da rappresentare un “problema” di sovrapposizioni che il mercato discografico, già ipertrofico per produzione e prodotti, non riesce a risolvere. Eppure in questo “sottobosco” vivono dei musicisti che nulla hanno da invidiare a personaggi più famosi, musicisti che lavorano con la stessa serietà ed impegno e che spesso ottengono risultati davvero apprezzabili come nel caso degli Istralia.

Istralia è un trio che è stato costituito nel 2000 durante i seminari di Siena-jazz dalla pianista slovena Tina Omerzo, dal contrabbassista anconetano Gabriele Pesaresi e dal batterista genovese Lorenzo Capello; il nome del gruppo suggerisce proprio l’incontro di queste due terre, l’Istria e l’Italia, e di modi diversi di percepire la musica pur nella matrice comune del jazz. La pubblicazione di questo disco – che porta lo stesso nome del gruppo – non è altro che il premio ottenuto dal trio dopo la vittoria al concorso “Jazz emergente in Liguria” vinto nel 2001; registrato nel 2002 è rimasto, per una di quelle strane storie del destino, chiuso nel cassetti fino allo scorso anno.
Un trio, dicevamo, o meglio “il” trio pianoforte / contrabbasso / batteria, ovvero una delle formazioni jazz più classiche e, proprio per questo, anche una delle più difficili nelle quali esprimersi considerato quanti hanno già provato a farlo e quali risultati di eccellenza e di eclettismo hanno raggiunto. In questo ambito i tre musicisti dimostrano di sapersi muovere bene, con intelligenza, con umiltà ma anche con l’evidente consapevolezza del proprio valore e del sapere di poter fare bene. Senza strafare, senza eccessi, con la misura propria degli esordienti di buone – e ben riposte – speranze.
La matrice è senza dubbio quella del trio jazz che si muove nel solco della tradizione che solitamente si fa risalire a Bill Evans, ovvero quella incentrata su un pianismo maggiormente portato all’introspezione e all’esaltazione della resa lirica dei brani, rendendo evidente una particolare propensione a sottolinearne la derivazione classica piuttosto che la provenienza afro-americana (Bud Powell, Mal Waldron, McCoy Tyner, tanto per accennare ad alcuni nomi), cosa questa che comunque non impedisce al gruppo di esprimersi in termini brillantemente solari come nella movimentata Morning song.

Il disco contiene undici brani tutti scritti dai componenti del trio con l’eccezione di Peace, noto brano di Horace Silver e Like a lover scritta da brasiliano Dori Caymmi, e sarà proprio in questi brani che la Omerzo canterà anche il testo rivelando una voce sottile, falsamente fragile e con la giusta nota di espressività. Quello che immediatamente si apprezza dei brani è la piacevole ariosità dei temi che esaltano la componente melodica del trio, componente non sempre tenuta nella dovuta considerazione nella pratica jazzistica – e non solo – odierna. Davvero interessante la già citata Morning song per lo swing delicato ma deciso che dimostra, fin dall’apertura del disco, quanto siano affiatati questi giovani musicisti; molto bella anche la successiva Out singing, tra i brani di spicco del disco, con la lirica e meditativa introduzione del piano della Omerzo su cui si innesta un tema danzante, tra carillon e richiami spagnoleggianti, drammaticamente sottolineato con l’archetto da Pesaresi; efficace il finale liberatorio. Ottimo il lavoro collettivo su Uganka, altro notevole brano, aperto dall’assolo di Capello su cui si appoggia un contagioso riff della Omerzo che prosegue con una serie di pedali ripetuti molto efficaci, quasi con effetto ipnotico. Non mancano brandelli di pacata sperimentazione come nella batteria della sognante Siena 232 o morbide digressioni nel blues come nella divertente Bradipo con il contrabbasso di Pesaresi in bella evidenza; da citare anche ‘Na mezzoretta dove si apprezza il cristallino pianismo di stampo hancockiano della Omerzo sostenuto efficacemente dal contrabbasso.

Istralia è un disco che, pur nella sua essenzialità, è tutt’altro che piatto ma, anzi, offre molti spunti di ascolto e si fa apprezzare, oltre che per la qualità dei brani anche per l’intrinseca natura del trio: raffinatezza di esecuzione, ottime capacità espressive, tasso tecnico ed interplay. Certo non si può pretendere – soprattutto nei nostri tempi – da un gruppo al suo esordio una totale originalità, ma è altrettanto doveroso ammettere che questi tre musicisti hanno fatto tesoro della lezione dei grandi che li hanno preceduti e hanno saputo metterla in pratica con raffinatezza e senso del gusto.
Io non posso fare molto per questi ragazzi se non pubblicare questa recensione e sperare che la legga più gente possibile e magari si convinca a procurarsi il loro disco. Ne vale davvero la pena.

Il disco è acquistabile direttamente al sito: istralia.it

  1. Morning song
  2. Out singing
  3. Peace
  4. Uganka
  5. Singing about
  6. Siena 232
  7. Bradipo
  8. Like a lover
  9. La canzone di Ubaldo
  10. ‘na mezzoretta
  11. Moz s cigaro
Tina Omerzo: pianoforte, voce (3, 8 )
Gabriele Pesaresi: contrabbasso
Lorenzo Capello: batteria

 


4 commenti

  1. E’ proprio da appassionati (stavo per dire:innamorati del jazz) il cercare di far conoscere giovani musicisti per il resto ignorati dai media. Io ci ho provato con Alboran Trio, anche se loro un contratto con un’etichetta importante già ce l’hanno, per Istralia provvederò all’ordine on line…Ciao Roberto

  2. Grazie Roberto. E’ vero, sono innamorato del jazz e di chi riesce a parlare al mio cuore con esso. Per fortuna sono in tanti a riuscire a farlo.

  3. grazie jazzer. piccoli semi per far germinare la musica!

  4. [...] di incontrare Lorenzo Capello: alcuni anni fa, infatti, i miei ascolti musicali si imbatterono in Istralia, buon disco d’esordio dell’omonimo trio nel quale militava il batterista genovese. Dai [...]

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