Keith Jarrett: concerto alla Carnegie Hall

Solo un accenno perché su Jarrett ho già scritto a sufficienza, ma questo ultimo piano-solo The Carnegie Hall Concert mi pare non solo un ottimo disco – addirittura per certi aspetti superiore a Radiance dell’anno scorso – ma forse una delle cose più belle ascoltate da Jarrett negli ultimi anni, comparabile, pur essendo concettualmente e formalmente diverso, agli storici Sun Bear Concerts, Paris concert e Vienna concert.
“Solita” grandissima perfezione tecnica, “solita” magnetica e prepotente personalità, ma soprattutto un formidabile senso del blues che si sposa in maniera ottimale con la profonda – a tratti dolorosa – introspezione melodica, per un musicista che scava dentro se stesso e riesce sempre a donare all’ascoltatore emozioni e un’ineluttabile sensazione di “stare bene”.
Forma e sostanza in questo disco convivono con una, solo apparente, facilità e con una liricità davvero straordinaria.
Da avere, assolutamente.

Brani:
The Carnegie Hall Concert, part I – X
The good America
Paint my heart red
My song
True blues
Time on my hands


4 commenti

  1. Lo ascolto da giorni incantato, ne parlerò di certo i prossimi giorni ma già intuisco che saremo d’accordo. Buon sabato :)

  2. Come sai non sono un fan di Jarrett, sicuramente è un grande artista.

    Jazztrain

  3. preso!! decisamente meritevole di molti ascolti, neppure io sono una super aficionada di jarrett, ma concordo , è una delle cose piu belle che abbia fatto, ipnotico e allo stesso tempo lineare, come è nello stile di jarrett, ossimoro puro.
    Velia

  4. [...] performance solitarie che spesso si trasformano in altrettante uscite discografiche (Radiance 2005, The Carnegie Hall concert 2006, Testament 2009), sta di fatto che l’attenzione del pianista di Allentown (e di Manfred [...]

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