David Sylvian / Ryiuchi Sakamoto: World citizen (Samadhisound – 2003)
World citizen ultima fatica nata dalla collaborazione tra David Sylvian e Ryuichi Sakamoto, è uscito a distanza di alcuni mesi dal discusso Blemish, disco che sicuramente rappresenta una cesura nel cammino musicale dell’ex-Japan. Blemish che – parso subito ai fan come una sorta di oggetto misterioso, quasi repulsivo carico com’è di ermetismo e così diverso dalla produzione precedente – si rivela dopo numerosi ascolti un disco, magari di non facile assimilazione, ma comunque affascinante e presagio che qualcosa di nuovo sta nascendo nella mente di Sylvian.
Cosa troviamo, quindi, di quel disco per certi versi esemplificazione di un nuovo modo di concepire il “fare musica”, in questo nuovo singolo? Poco o nulla. Quasi fosse una sorta di passo indietro, Sylvian mette da parte le inquietudini e le sperimentazioni che stanno alla base di Blemish e si ricorda di essere un ottimo scrittore di pop-song, rivelando la sua genuina vena creativa. Infatti, pur essendo di natura diversa tra loro, i due brani del disco per struttura e arrangiamenti non sono altro che due canzoni nel vero senso del termine, canzoni di ottima fattura, suggestive e coinvolgenti, da considerarsi forse tra le cose più felici del musicista inglese.
World citizen corre decisamente sui binari del pop più intelligente pur presentando – cosa davvero rara per Sylvian – un testo centrato sull’attualità, di denuncia contro la guerra e lo sfruttamento dei popoli più poveri. L’ottimo lavoro di Amedeo Pace (Blonde Redhead) alle chitarre acustica ed elettrica, il drumming circolare di Steve Jansen perfettamente coadiuvati dal basso di Sverrisson e dalle tastiere di Sakamoto, conducono la “solita” voce evocativa di Sylvian in un brano che rimane impresso nella mente come un mantra con la sua scintillante e semplice bellezza.
Nel secondo brano si sente di più la presenza di Sakamoto e del duo giapponese Sketch Show (Haruomi Hosono e Yukihiro Takahashi) che lavorano su atmosfere ambient dando a World citizen – I won’t be disappointed un tono più introspettivo ed immateriale. L’incedere lento, lo stretto dialogo tra l’elettronica e il canto ricordano più da vicino quanto udito in Blemish, ma qui la melodia è ben presente e la voce – quella inimitabile di Sylvian, quasi messa a nudo dalla semplicità della sua registrazione – si può distendere maggiormente su un tappeto di effetti low-fi e glitch che, nati per disturbare, integrano invece in modo ottimale le tastiere.
Il quinto brano non è altro che un remix di Ryoji Ikeda che stravolge il primo brano con cascate di fruscii, scrosci, loop, tagli e distorsioni, facendo emergere a tratti solo la voce ed è a mio giudizio interessante più come curiosità che per l’effettiva riuscita musicale. Discutibile, infine, la scelta di inserire i brani in doppia versione: personalmente preferisco entrambe le versioni “lunghe” proprio per il carattere specifico dei brani, dove la ripetizione di riff e ritornelli invece che annoiare fa entrare maggiormente in sintonia con il carattere quasi ipnotico dei pezzi.
- World citizen (short version)
- World citizen – I won’t be disappointed (short version)
- World citizen (long version)
- World citizen – I won’t be disappointed (long version)
- World citizen (Ryoji Ikeda remix)
David Sylvian: voce
Ryuichi Sakamoto: tastiere
Amedeo Pace: chitarre
Skuli Sverrisson: basso
Steve Jansen: batteria
(2-4)
David Sylvian: voce
Sketch Show: programmazione suoni
Ryuichi Sakamoto: tastiere, programmazione suoni

[...] Blemish come una parentesi, importante e necessaria. Il processo era già iniziato con il mini CD World Citizen ma qui si concretizza con un nuovo progetto a tre, con una schiera di nuovi collaboratori – [...]
Scritto da jazzer — Sylvian torna con il pop intelligente e fuori degli schemi | luglio 6th, 2010.