JBK: Playing in a room with people (Medium – 2001)
Oggi vi presento l’ultima uscita discografica di JBK, acronimo di Steve Jansen, Richard Barbieri e Mick Karn, ovvero 3/4 dei gloriosi Japan. Dopo lo scioglimento di questi ultimi nel 1983 i quattro componenti del gruppo hanno intrapreso quattro strade musicali autonome, in parte che corrono parallele tra loro, in parte che si intersecano in progetti comuni, come la reunion, purtroppo per un solo disco, dei Rain Tree Crow.
David Sylvian ha avviato una fruttuosa carriera solistica e spesso si avvale della collaborazione del fratello Jansen e di Barbieri, mai di Karn dato che sembra proprio che i loro dissidi da “primedonne” abbiano determinato la fine dei Japan. Jansen e Barbieri dapprima hanno prodotto dell’ottima musica ambient e di sperimentazione elettronica, influenzata senza dubbio da atmosfere orientaleggianti, poi un techno-pop sofisticato tutto giocato sulle suggestioni dell’elettronica, mai banale, ma anzi sempre teso ad un’evidente ricerca di suoni e situazioni nuove. Da non dimenticare il loro unico disco come Dolphin Brother del 1987, lo splendido e trascinante Catch the fall, dall’ambientazione quasi dance.
Mick Karn è sicuramente la personalità più eclettica e multiforme a partire dagli strumenti suonati: infatti oltre al basso elettrico, dal timbro assolutamente personale, suona il clarinetto basso, i sassofoni, tastiere e vari marchingegni elettronici. I suoi dischi, in cui si avvale della collaborazione di musicisti, oltre che i vecchi amici Japan, come David Torn, Gavin Harrison ecc… sono sicuramente i più “difficili” all’ascolto, ma sono anche i più ricchi di spunti e aperture verso la sperimentazione e la musica etnica.
Playing in a room with people (davvero un bel modo per definire il suonare dal vivo) è il quarto capitolo dopo Beginning to melt, Seeds e _ism sfornato dalla ditta Jansen / Barbieri / Karn e il primo live. Le tracce sono registrate dal vivo nel 1997 a Tokyo e Londra con l’ausilio sul palco di due musicisti che più volte hanno collaborato con gli ex-Japan, ovvero Steven Wilson (Porcupine Tree, No Man, Bass Communion) e Theo Travis (Gong), con un’apparizione speciale della vocalist Natacha Atlas. Tra le tracce ci sono due inediti: l’introduttiva Walkabout suonata dal vivo dal solo Barbieri e la conclusiva Types of ambiguity l’unica prodotta in studio da Jansen; il resto del materiale proviene dai dischi solisti dei tre.
Per quanto riguarda i singoli pezzi dall’inquietante Walkabout, squarci sonori lanciati sul tappeto di una drum-machine, si passa alla splendida Big wheels in shanty town dal progetto Rain Tree Crow dove una volta ancora si apprezza il drumming da perfetto metronomo di Jansen. Atmosfera mediorientale in Saday Maday in cui brilla il dialogo tra il basso “colloso” di Karn e il sax di Travis; bello anche l’assolo della chitarra. Dopo la bandistica Lodge of skins con il canto arabeggiante della Atlas si passa direttamente all’ambient di When things dream per sfociare in una Bestial cluster dominata dal basso potente e gommoso di Karn, dalle percussioni multi-ritmiche di Jansen su cui si distende la chitarra tagliente di Wilson: sicuramente il pezzo più trascinante del CD. Altra isola ambient sognante con The night gives birth seguita da una liquida Long tales, tall shadows dove, secondo me, si apprezza maggiormente il lavoro d’insieme: la precisione ed eleganza di Jansen, il suono pastoso del basso di Karn, le sonorizzazioni di Barbieri completati in modo ottimo dalla chitarra di Wilson e dal sax di Travis. Chiudono il CD la dance di Plaster the magic tongue con il flauto di Travis in evidenza e Types of ambiguity ovvero una melodia eseguita al piano elettrico su una base di sintetizzatori.
Credo che la scelta di non dare un nome ben definito al gruppo, ma di indicarlo semplicemente con le iniziali dei suoi componenti, sia dettata dal fatto che i tre musicisti vogliono dare un segnale chiaro: non siamo un vero e proprio gruppo, ma tre musicisti dalle personalità ben definite che suonano assieme. Ciò è evidente nello stile dei singoli pezzi dei quali è facile risalire all’autore e nella precisa caratterizzazione dei timbri e suoni degli strumenti.
- Walkabout
- Big wheels in shanty town
- Saday maday
- Lodge of skins
- When things dream
- Bestial cluster
- The night gives birth
- Long tales, tall shadows
- Plaster the magic tongue
- Types of ambiguity
Richard Barbieri: tastiere, sintetizzatori
Mick Karn: basso elettrico, clarinetto basso, voce
Steven Wilson: chitarra elettrica
Theo Travis: saxofoni, flauto
Natacha Atlas: voce
