Julien Lourau: The rise (Label Bleu – 2002)
Julien Lourau è per me una sorpresa: se i suoi dischi precedenti nelle formazioni Groove Gang e Gambit mi avevano lasciato abbastanza indifferente per una loro non proprio spiccata originalità, questo The rise non passa certo inosservato. Lourau, saxofonista francese 31enne, si era finora mosso in quell’ambito che ora si comincia a definire “nu-jazz”, fatto soprattutto di elettronica, drum ‘n’ bass e dance, per intenderci quel genere di musica che ci fanno sentire musicisti come i St. Germain, Erik Truffaz o gli artisti della F-Communications. Non voglio sminuire o giudicare negativamente il fenomeno nu-jazz e il lavoro svolto da tali musicisti, i quali peraltro sono apprezzabili soprattutto quando si tengono lontani dall’ambito prettamente commerciale, ovvero quando tentano di intraprendere una loro sperimentazione pur basata su forme prettamente “dance”, ma mi pare chiaro che è con questo CD, per una delle più importanti etichette jazz europee, che Lourau fornisce una prova davvero convincente della sua maturità come strumentista, ma ancor più come compositore, visto che otto tracce su undici sono sue.
Sicuramente non si può dire che The rise sia un disco di jazz tradizionale (termine usato oramai solo come mera convenzione) intriso com’è di influenze derivanti da altre culture, soprattutto balcaniche, medio-orientali e cubane, ma in esso sono chiare e leggibili le solide basi su cui è costruito: improvvisazione e tipo di costruzione dei pezzi e degli assoli. E’ evidente l’integrazione tra questi elementi differenti, dovuta senz’altro al buon interplay dei vari musicisti anche se provengono da culture molto distanti tra loro: Lourau è molto bravo a fare da catalizzatore e a dialogare con tutti alla pari, senza cali di attenzione o di tono.
Il CD offre diversi momenti che dimostrano tutto questo: se in Bulkamer troviamo uno splendido duetto tra il sax soprano e il kaval (sorta di flauto balcanico) del bulgaro Lutzkanov con l’eccellente lavoro al piano di Zulfikarpasic dove è l’anima balcanica a emergere, in Ginger bread sono le percussioni di sapore cubano a spiccare supportate dal pianoforte di Di Giusto ottimo come ritmica ma anche autorevole solista. Il brano che forse è in grado di integrare queste due modi di intendere la musica ben distanti tra loro è l’inteso ed originalissimo El gato porteño in cui Lourau dà sfoggio di tutta la sua espressività al tenore.
Altri brani che è giusto segnalare sono: Tu mi turbi per la bella melodia insistente su cui emerge il flauto dell’algerino Malik Mezzadri e The rise (pezzo dedicato da Lourau al padre recentemente scomparso) in cui la reiterata esposizione del melanconico tema da parte del sax e del pianoforte produce un crescendo drammatico che si acutizza con i davvero pregevoli assoli di entrambi, nei quali i due musicisti dimostrano tutta la loro bravura.
Le due anime, balcanica e cubana, che pervadono quasi come una doppia nervatura questo The rise potrebbero far pensare che si tratti di un lavoro dispersivo e sfilacciato, invece il suo pregio sta proprio qui: Lourau e i suoi sono riusciti a confezionare della musica assolutamente godibile ed intelligente partendo da premesse lontane, facendo dell’originalità il loro punto forte, convincendo soprattutto per la capacità di assimilazione, elaborazione ed restituzione finale di una musica innovativa e di decisa impronta jazz.
- The saloon (life is just a game)
- Ginger bread
- Bulkamer
- Anda, Jaleo
- Tu mi turbi (intro)
- Tu mi turbi
- Kenyatta
- The rise
- El gato porteño
- Contigo en la distancia
Ari Hoenig: batteria (1-8-9-11)
Bojan Zulfikarpasic: pianoforte (1-3-7-8-9-11)
Henri Texier: contrabbasso (1-8-9-11)
Fred Chiffoleau: contrabbasso (3-7)
Maxime Zampieri: batteria (3-7)
Minino Garay: batteria, percussioni (2-4-6-10)
Carlos Buschini: baby bass (2-4-6-10)
Gerardo di Giusto: pianoforte (2-4-5-6-10)
Gustavo Ovalles: conga, percussioni (2-4-6-10)
Evita Delgado: voce (10)
Krassen Lutzkanov: kaval (3-4)
Malik Mezzadri: flauto (6)
