Solido jazz per un altrettanto solido trio

Steve Swallow: Damaged in transit (Warr Works / ECM – 2003)

Percorso particolare, musicalmente parlando, quello intrapreso da Steve Swallow. Newyorkese, classe 1940, ha iniziato la sua carriera come contrabbassista suonando con moltissimi importanti jazzisti; poi all’inizio degli anni ’70 la svolta, ovvero la scelta di abbandonare il contrabbasso per imbracciare il basso elettrico, strumento che all’epoca non era granché presente nel jazz. Scelta che, per ammissione dello stesso Swallow, è avvenuta quasi per caso dopo un iniziale rifiuto dello strumento elettrico; da allora Steve Swallow è diventato forse il più famoso e richiesto bassista sulla scena jazz – e non solo – considerando l’impressionante numero delle sue collaborazioni. Scelta, quindi, del tutto opportuna che ha privato il jazz di un ottimo contrabbassista, ma che in compenso l’ha arricchito di una voce originale e innovativa.
E’ interessante notare che col passare del tempo Swallow ha adottato un basso a cinque corde per poter suonare delle note più alte rispetto a quelle di un comune basso elettrico; questo accorgimento tecnico gli ha consentito di affinare maggiormente la sua tecnica e il suo stile, rendendolo ancora più fluido e cantabile, ricco di legati e decisamente rivolto alla melodia piuttosto che alla scansione ritmica, tanto che spesso sembra di sentir suonare un chitarrista.

Questo approccio alla materia musicale si riscontra pure in Damaged in transit anche se qui l’elemento che interessa in modo particolare il bassista, non è più la melodia in quanto tale, ma il contrappunto. Le nove tracce che compongono il disco, alle quali è stato dato semplicemente un numero progressivo quasi a confermarne l’unità, appaiono come nove sfaccettature della stessa ricerca, quella di creare il contrappunto originandolo da scarne premesse melodiche, lasciando piena libertà ai tre strumenti di interagire e di completarsi vicendevolmente.
Partendo dalla frenesia della prima traccia, annunciata dal drumming di Nussbaum, veniamo portati a scoprire progressivamente sia le caratteristiche dei singoli musicisti, sia come queste si integrino e servano allo scopo di offrire quasi delle variazioni sul tema. Così nel blues lento della traccia 2 è Potter a distinguersi per il suono vellutato, ma che sa comunque essere secco nei momenti dove viene richiesta una maggiore incisività; nella traccia 3, contraddistinta da una oscura melodia, il ritmo sostenuto interamente da Swallow è sospeso per creare un’atmosfera di attesa che, invece che risolversi con un momento liberatorio, si incupisce ancor di più con l’assolo di Nussbaum che percuote i soli tom. Ben altra atmosfera si respira nella traccia 5 che viene affrontata in chiave bop da Potter e in cui Swallow si lancia in un velocissimo gioco di scale, o nella traccia 8 in cui il lirico ottimismo della melodia è frutto dell’ironia espressiva di Swallow.

Damaged in transit si presenta come un disco asciutto, molto ben costruito sul piano formale e razionale, di quella razionalità non fine a sé stessa ma aperta all’inventiva. Un disco compatto così come appare compatta la formazione che vi suona; forse non sarò molto originale, ma effettivamente l’ascolto di questo disco mi fa pensare al trio di Steve Swallow, Chris Potter e Adam Nussbaum come ad un triangolo equilatero i cui vertici sono rappresentati dai tre musicisti; risulta infatti evidente che i tre nell’economia del gruppo hanno pari “dignità” ed importanza, pur mantenendo ciascuno le proprie caratteristiche e il proprio ruolo, ed è logico che sia così considerata la loro caratura. Swallow e compagni lavorano assieme dal 1997, in formazioni più o meno allargate, e non deve stupire quindi l’alto grado di affiatamento raggiunto sia nell’intesa esecutiva che di intenti, tanto da riuscire a dare un’impronta personale ai vari brani, impronta che non è ascrivibile ad ogni singolo musicista ma alla loro somma.
Il disco suona, quindi, come frutto del lavoro corale del trio e anche se tutti i brani sono scritti da Swallow, è facilmente riscontrabile che ciò che va oltre la scrittura deriva dalla perfetta simbiosi delle sensibilità e “mestiere” di ognuno, così l’esecuzione finale sarà pure scarna e compatta, ma anche brillante di luce propria per inventiva, per coerenza e rigore costruttivi pur con l’assoluta libertà d’azione dei musicisti.

  1. Item 1, D.I.T.
  2. Item 2, D.I.T.
  3. Item 3, D.I.T.
  4. Item 4, D.I.T.
  5. Item 5, D.I.T.
  6. Item 6, D.I.T.
  7. Item 7, D.I.T.
  8. Item 8, D.I.T.
  9. Item 9, D.I.T.

Steve Swallow: basso elettrico
Chris Potter: sax tenore
Adam Nussbaum: batteria

Registrazione dal vivo, Francia 2001



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