Stan Getz: Bossas and ballads – the lost sessions (Verve – 2003)
Stan Getz è un musicista che non ha sicuramente bisogno di presentazioni essendo entrato a pieno diritto nella storia del jazz e, pur sottovalutato da alcuni, vi ha ricavato una sua personale posizione, senza venire a compromessi o a mutare le proprie caratteristiche strumentali, tanto che basterebbe il suo soprannome “The sound” per far capire come il suono del suo sax sia uno dei più belli mai ascoltati.
Limitandomi ad alcuni accenni, vale la pena di ricordare che la sua prima vera influenza è stato Lester Young, ma a partire dalla big band di Jack Teagarden, a quelle di Stan Kenton e Benny Goodman, passando per i Four-Brothers di Woody Herman, Getz ha fin dagli anni ’50 affinato la sua tecnica e la sua sensibilità fino a ottenere un suono assolutamente personale e perfettamente identificabile. Fortemente legato all’estetica West Coast, sono stati fondamentali per lui due incontri: il primo con il jazz della corte di Lennie Tristano, il secondo nei primi anni ’60 con la bossa nova di Joao Gilberto e Antonio Jobim. Anche in un momento in cui, soprattutto i saxofonisti, andavano alla ricerca della de-costruzione informale, Getz ha mantenuto costante – con il suo suono vellutato e sensuale – il suo essere musicista coinvolgente, impetuoso e lirico allo stesso momento. In una parola il suo essere cool, che, se come essenza estetica nella storia del jazz ha una parentesi temporale limitata nel tempo, si mantiene in alcuni interpreti – e uno fra questi è proprio il saxofonista di Philadelphia – elemento vivo d’ispirazione e di espressione.
Questo Bossas and ballads, registrato due anni prima della sua scomparsa, testimonia un periodo molto positivo della carriera musicale di Getz, seppur difficile sul piano personale; vinta la battaglia della tossicodipendenza, sereno pur sofferente per la malattia che lo condurrà alla morte, Getz trova nella musica la forza per continuare a vivere, con lucidità, determinazione ed intensità. Un aspetto della sua vita assolutamente esplicito in questo disco, come nel doppio splendido People time in duo con Kenny Barron, una sorta di testamento spirituale e artistico. Appare alquanto strano il fatto che i pezzi di questo Bossas and ballads siano rimasti a lungo inediti data la loro bellezza e perfezione.
Oltre ad uno Stan Getz in forma smagliante è possibile ascoltare altri tre musicisti di altissimo livello, tanto da formare un quartetto assolutamente senza alcun difetto. Getz suona con una fluidità e poesia impressionanti, sia nelle ballad più delicate come Joanne Julia o The wind sia nei brani più impetuosi come Spiral o suadenti come il latineggiante El sueno. Barron – “the other half of my musical heart” lo ha definito Getz – accompagna, crea i contrappunti, improvvisa con la classe di sempre di cui speriamo prima o poi qualcuno “che conta” si accorga per tributargli il suo vero valore. Il quartetto è completato dal contrabbasso di George Mraz che vibra e pulsa instancabile nel marcare il tempo – concedendosi anche dei momenti improvvisativi importanti – e dalla batteria di Victor Lewis che fornisce un accompagnamento puntuale, mai invadente, molto spesso facendo uso delle spazzole.
Che dire di più di un disco che già dal primo ascolto appare eccellente, un esempio di quello che possono fare quattro musicisti alle prese con il materiale a loro più congeniale, cosa possono creare, quali suggestioni generare nell’ascoltatore? Bossas and ballads è semplicemente un disco da avere per conoscere un grande saxofonista e il suo quartetto, per capire che l’estetica del jazz, magari di quello più tradizionale slegato da mode o smanie di novità, è un qualcosa che non muore, che si rinnova costantemente. Il jazz viaggia ad un livello superiore, signori, e tanto di cappello a musicisti come questi che ce lo ricordano.
- Sunshower
- Yours and mine
- Joanne Julia
- Soul eyes
- Spiral
- Beatrice
- The wind
- El sueno
- Feijoada
Kenny Barron: pianoforte
George Mraz: contrabbasso
Victor Lewis: batteria
Registrazione: 26-28-29 marzo 1989 A&M recording Studios, Hollywood
