In uno dei forum dove mi diverto a scrivere qualcuno ha proposto questo gioco: indicare i 20 dischi soggettivamente più importanti. Io, limitandomi al pop/rock, ho proposto i miei, che sono solo alcuni di quelli che mi hanno cambiato la vita (musicalmente parlando). Li propongo, in ordine casuale, anche ai miei lettori per vedere cosa ne nasce:
The Clash: London calling: perché nel 1979 avevo 12 anni e oggi non più, ma da allora non ha mai smesso di accompagnarmi
Tuxedomoon: Half mute: per i Tuxedomoon
Opal: Happy nightmare baby: perché mi ha ipnotizzato facendomi diventare suo schiavo
The Beatles: The Beatles (White album): perché mi ha fatto capire che i Beatles non erano solo Love me do
Syd Barrett: Barrett: perché a Syd andava stretto questo pianeta
Tim Bukley: Dream letter: vedi sopra
C.S.I.: In quiete: perché la poesia a volte può far male
Wim Mertens: Integer valor: perché se non commuove questo, siamo proprio dei sassi
Joy Division: Unknown pleasures: perché mi ha curato dalle mie paranoie
Fabrizio De Andrè: Anime salve: perché è la summa di una vita d’arte
AA.VV.: Fuck your dreams, this is heaven: perché mi ha folgorato… e basta
Celso Fonseca: Natural: perché l’anno scorso mi ha affascinato e tuttora continua a farlo
Nick Cave: Tender prey: perché mi sono chiesto come mai non avessi conosciuto prima un musicista simile
Tom Waits: Rain dogs: perché non ci sono parole per dire quanto Tom sia grande
The Smiths: The queen is dead: perché per ore non ho smesso di ballare (e chi mi conosce sa cosa vuol dire…)
Jon Hassell: Dream theory in Malaya: perchè esiste qualcosa che va oltre la nostra normale percezione
Pat Metheny: Still life (talking): perché se c’è da viaggiare questo è il disco giusto
Tortoise: Millions now living will never die: perché ha cambiato le mie prospettive sul rock
David Sylvian: Brilliant trees: perché ha aperto una bella storia che non si è ancora conclusa
Joe Jackson: Night and day: perché è un disco troppo intelligente per essere dimenticato
