lunedì, giugno 16, 2008

Esbjorn Svensson 16/04/64 - 14/06/08

Purtroppo questa volta non si tratta del solito necrologio di un vecchio jazzista che molti magari credevano già morto. Putroppo questa volta ad andarsene è un giovane pianista di 44 anni che non ci farà sentire più la propria voce. In un incidente durante un'immersione al largo della sua Svezia Esbjorn Svensson ci ha lasciati. Il jazz, la musica tutta hanno perso una delle figure più interessanti, innovative ed emozionanti dell'ultimo decennio.
Con il suo trio - E.S.T. - Svensson e i suoi compagni, Magnus Oestrom e Dan Berglund, hanno saputo dare un indirizzo completamente diverso ed inedito al classico trio jazz, creando una miscela assolutamente originale fatta da una solida base improvvisativa di stampo jazz alla quale hanno aggiunto elementi di elettronica, riff rockeggianti, annullando di fatto confini e stili.
Dal 1993, data di uscita del loro primo disco "When Everyone Has Gone" fino al recente "Live in Hamburg", il trio ha prodotto 11 dischi nei quali è evidente il percorso di costante ricerca di sonorità e ispirazione. Ora questo filo si è spezzato; attenderemo, forse, il prossimo disco "Leucocyte" di cui, seppur già pronto, non è sicura l'uscita.
Mi piace ricordare Svensson con un fatto personale: nel 2002 ho avuto modo di fare due chiacchiere con lui prima di un concerto e mi ha colpito la gentilezza, l'umiltà e la disponibilità con cui si è presentato, ma soprattutto il suo domandarmi - dopo a fine concerto - cosa ne pensassi.
Abbiamo perso un grande musicista e un grande uomo. Ascoltate la sua musica per capire il primo, leggete cosa ne dicono in giro per capire il secondo. Personalmente è come se se fosse andato un amico, perché tale è chi ti tiene così tanta compagnia con la sua musica.

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