- FEBBRAIO 2007 - 

London sinfonietta:
Warp works & twentieth century masters

Warp 2006


Disco I

  1. Aphex Twin: Prepared piano piece 1
  2. Aphex Twin: Prepared piano piece 2
  3. Conion Nancarrow: Study n.7
  4. John Cage: Sonate 1 & 2
  5. Steve Reich: Violin phase
  6. John Cage: First construction in metal
  7. Squarepusher: The tide
  8. Karlheinz Stockhausen: Spiral

Disco II

  1. John Cage: Sonata 12
  2. Edgar Varèse: Ionization
  3. Steve Reich: Six marimbas
  4. Squarepusher: Conc 2 symmetriac
  5. John Cage: Sonate 5 & 6
  6. Aphex Twin: AFX237 V7
  7. Gyorgy Ligeti: Chamber concerto
  8. Aphex Twin: Polygon window

I/6, II/2, II/8 - London Sinfonietta, direttore Jurjen Williamson
I/3, I/7, II/6, II/7 - London Sinfonietta, direttore Stefan Asbury
I/1, I/2 - Clive Williamson: pianoforte
I/4, II/1, II/5 - Rolf Hind: pianoforte
I/5 - Clio Gould: violino
I/8 - Simon Haram: saxofoni, Sound intermedia: live eletronics


   Nome prestigioso tra le orchestre di tutto il mondo, la London Sinfonietta è stata fondata nel 1968 nella capitale britannica, diventando ben presto una delle orchestre da camera più note ed apprezzate soprattutto per la sua specializzazione nelle musiche del '900 e contemporanee. Nell'ottica di annullare i confini che troppo spesso si vogliono imporre alla musica, l'orchestra ha incluso in repertorio le produzioni più varie - in molti casi proprio da essa stessa commissionate - comprendendo spesso anche musicisti e musiche provenienti da diversi ambienti come l'elettronica, il jazz, il folk e collaborando con coreografi e registi per fornire loro le colonne sonore per i loro lavori, senza trascurare la componente educativa che è sempre ben presente, come è possibile vedere nel loro sito.
   E' proprio nell'ottica di questo impegno costante nel voler proporre nuova musica e, di conseguenza, anche allargare il tipo di audience che si deve inserire la collaborazione tra l'orchestra londinese e la Warp Records, una delle più interessanti etichette discografiche indipendenti britanniche. Attiva dal 1989 si è messa in luce soprattutto per pubblicare materiale sperimentale e i dischi di alcuni tra i migliori musicisti di musica elettronica come gli Autechre, i Boards of Canada, Aphex Twin e molti altri, divenendo ben presto un punto di riferimento per i cultori di tutto il mondo di acid house e techno.
   Dall'incontro di due "istituzioni" così diverse tra loro non poteva che nascere qualcosa di originale e del tutto fuori dagli schemi, concretizzatosi nei "London Sinfonietta / Warp concerts" che hanno debuttato nel marzo 2003 alla Royal Festival Hall. L'intento evidente è quello di trovare e condividere un comune denominatore tra la sperimentazione elettronica - fosse pure dedicata al dancefloor - e la musica d'avanguardia del 20° secolo che, in un certo modo, ne è stata la madrina se non una delle più manifeste ispiratrici; a riprova di ciò c'è la presenza di lavori di compositori quali John Cage o Karlheinz Stockhausen veri pionieri dell'elettronica applicata alla musica. Non deve stupire, quindi, la compresenza di brani storici del novecento come Ionization di Edgar Varèse o le Sonate per pianoforte preparato di John Cage con brani decisamente più recenti: non vi è contraddizione o scandalo in questo, ma anzi il coraggioso tentativo - a mio parere pienamente riuscito - di ricondurre due modi di intendere la musica che, pur senza scomodare la fruizione musicale che distingue tra "musica colta" e "musica popolare", solo dal punto prettamente del consumo si sono allontanati.
   Il confronto, allora, non deve avvenire sul tipo o la forma delle composizioni proposte, bensì sul lavoro di ricerca ed esposizione della materia sonora che viene rielaborata senza snaturarla; non vi è alcun uso dell'elettronica - con la sola eccezione di Spiral di Stockhausen dove i live eletronics si uniscono ai sax siderali di Simon Haram - ma tutto è stato arrangiato e suonato dagli strumenti acustici dell'orchestra di volta in volta adattata alle particolari necessità dei vari brani. Ciò che domina è una totale indipendenza e libertà di approccio alla materia musicale ed un dinamismo che è ben difficile da immaginare in un altro contesto.
   Analizzando i vari lavori proposti si parlava di contrasti, ma vanno senza dubbio notati anche inaspettati punti di contatto come avviene tra John Cage e Aphex Twin se non altro nella strumentazione usata; di entrambi infatti vengono presentati dei lavori per "pianoforte preparato" inventato proprio da Cage nel 1938 inserendo tra le corde dello strumento oggetti come bulloni, viti, pezzi di gomma in modo da ottenere un particolare suono quasi da gamelan. Molto belle le Sonate di Cage, altrettanto interessanti e sorprendenti i due brani di Aphex Twin che, esaltando la componente ritmica, giocano con le melodie artefatte da alcune catene distese sulla cordiera.
   Altro brano eseguito in splendida solitudine è Violin phase di Steve Reich impregnato di minimalismo: sperimentando i loop con i nastri magnetici, Reich è riuscito a creare la tecnica del "phasing" qui in particolare evidenza. Il violino esegue ossessivamente la stessa frase in progressivo sfasamento di sincronia con la propria esecuzione registrata, ottenendo una affascinante sensazione di straniamento e di ipnotico trasporto. A mio parere uno dei brani più belli del disco. Ma, ovviamente, non ci sono solo i solisti: la London Sinfonietta dà una bella dimostrazione delle sue capacità collettive nel dissonante The tide di Squarepusher (pseudonimo del multi- strumentista e programmatore Tom Jenkinson) o nel Chamber concert, opera inquietante e ombrosa del mai troppo celebrato Gyorgy Ligeti.
   Dell'orchestra, comunque, è il reparto percussivo ad essere particolarmente impiegato in parecchi brani: innanzitutto nella già citata Ionization, opera del 1933 per trentasei strumenti a percussione e due sirene, rivoluzionaria e fondamentale per la musica del '900 scritta da un autore - Edgar Varèse - completamente estraneo a qualsiasi a corrente musicale definita. Molto interessanti anche First construction in metal di Cage, la liquida Six marimbas di Reich e la conclusiva Polygon window di Aphex Twin con il suo ritmo travolgente e con ancora il violino di Clio Gould in bella evidenza.
   Un disco questo per palati fini e menti aperte, senza un preciso indirizzo stilistico se non quello di valorizzare i possibili sviluppi e le possibili strade da far percorrere alla musica per annullarne i confini, dimenticando inutili e fuorvianti pregiudizi.


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