di Jazzer 

Norma Winstone trio: dal vivo 10/02/2007

teatro Eden, Treviso


     

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Norma Winstone: voce
Glauco Venier: pianoforte
Julian Siegel: sax tenore, sax soprano e clarinetto basso


   Impressioni contrastanti quelle che accompagnano gli spettatori all'uscita del teatro Eden dopo questo concerto; pur non potendo certo parlare di delusione - perché in effetti la performance non è stata tale - credo si possa accennare ad "aspettative mancate". Aspettative che, considerato il valore della Winstone, c'erano tutte.
   La vocalist inglese, infatti, rappresenta, già a partire dalla fine degli anni '60, una sorta di punto di riferimento del movimento jazzistico d'avanguardia londinese avendo intrapreso e sviluppato un personale cammino di sperimentazione vocale applicata all'improvvisazione jazz. Le sue collaborazioni sono numerose e notevoli per importanza: le più note sono soprattutto quelle con i connazionali John Taylor e Kenny Wheeler con i quali alla fine degli anni '70 ha fondato il gruppo degli Azymuth, ma vanno sicuramente ricordate anche quelle con Dave Holland, Peter Erskine, Fred Hersch e Steve Swallow per il quale ha anche scritto diversi testi. Tra i dischi più interessanti vanno sicuramente ricordato in modo particolare Well kept secret inciso con il pianista Jimmy Rowles e Live at Rocella Jonica inciso con un sestetto particolarmente dinamico e lirico.
   La Winstone non possiede una voce particolarmente potente, ma questa carenza viene del tutto compensata dalla sinuosità che la rende invece espressiva ed elastica e per questo adatta all'improvvisazione; è evidente la particolare propensione per i salti di tonalità e per la resa ritmica che rende il suo canto articolato. Proprio questo, secondo me, è mancato in questa serata trevigiana: vuoi per un repertorio magari troppo uniforme e troppo levigato su una routine che non si addice ad una sperimentatrice come lei, vuoi - forse - per qualche problema fisico, la Winstone non ha convinto del tutto: bella l'impostazione, la grinta con cui ha affrontato i brani, ma non del tutto efficace, soprattutto nei brani di matrice jazz come quelli a firma di Kenny Wheeler o di Ralph Towner. Non sono mancati comunque i momenti emozionanti tra cui vanno ricordati la solare interpretazione di Diana di Wayne Shorter, il blues della bella San Diego serenade magicamente estratta da The heart of Saturday night, secondo disco di Tom Waits o, nel finale del concerto, l'ironica Ladies in Mercedes di Steve Swallow e una appassionata composizione di Glauco Venier.
   Senza togliere nulla alla performance vocale che nel complesso resta positiva, vanno elogiati in particolar modo i due comprimari: Glauco Venier si rivela ancora una volta per quello che è, ovvero un pianista molto dotato dal punto di vista tecnico e allo stesso tempo capace di accompagnare con grazia. Piace davvero il suo pianismo fatto di ampi spazi lirici, ma anche di fulminee accelerazioni ed interessanti anche i brani da lui composti. Julian Siegel si rivela musicista attento ed ispirato: il suo sax tenore è morbido e flessuoso, particolarmente adatto ad accompagnare una cantante come la Winstone, mentre con il clarinetto basso riesce a riempire perfettamente gli spazi tonali ai quali la voce non arriva. Dall'impasto di queste tre voci si ottiene una piacevole uniformità che meriterebbe forse un repertorio capace di evidenziarne maggiormente la duttilità.


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