Quando penso a qualcuno degli scrittori che maggiormente sento che rappresentano il "mio" Veneto sono
solitamente tre i nomi che mi vengono in mente: Dino Buzzati con la sua vena surrealista, Luigi Meneghello e il suo
umorismo amaro e Goffredo Parise con la sua ironia critica e il suo innato senso della poesia fatta di piccole cose. E
proprio di Parise apprezzo in particolar modo il soggetto di questo spettacolo, i Sillabari - che molti
considerano il suo capolavoro - ovvero una raccolta di racconti brevi che narrano di sentimenti più che di cose, di
suggestioni e di evocazioni piuttosto che degli eventi stessi. Delle "poesie in prosa" le definiva il suo autore, da
leggere in solitudine, ma anche adatte a far sentire la loro forza a voce alta. Proprio da questo credo che gli ideatori
(Roberto Citran e Stefano Bellon) di questo spettacolo siano partiti: prendere la prosa piana, sonora, secca di Parise e
farne un qualcosa da leggere in pubblico affiancandoci della musica.
Nasce così questo progetto alla cui anteprima abbiamo potuto assistere ieri sera a Treviso. Parole e
musica, quindi, dove entrambe nell'economia dello spettacolo hanno pari importanza pur non integrandosi molto - se non
in un brano - l'una con l'altra. Ma ciò non vuol dire che entrambe non siano state all'altezza o poco
significative.
Prima la parola: Vitaliano Trevisan - scrittore vicentino, ma anche sceneggiatore ed attore - ha
rielaborato alcuni dei racconti dei Sillabari per adattarli al teatro e lo ha fatto scarnificando ancora di più
la prosa di Parise per renderne maggiormente evidente la forza evocativa; con la sua bella voce dal delicato accento
vicentino, a tratti quasi declamando o con voce persuasiva per accentuarne la dolcezza, ha reso partecipi gli spettatori
della profondità e delle sfumature della scrittura di Parise, in modo particolare nei brani nei quali lo scrittore
insiste nella sua quasi incapacità di scrivere oltre.
Di contro, la musica sembra seguire la profondità del testo. La Thelonious Monk Big Band di Dolo è
senza dubbio un'orchestra jazz - anzi è una delle più interessanti che ci sono in Italia - ma per gli ascoltatori era
evidente che la musica proposta, tutta di brani scritti appositamente per lo spettacolo, era il risultato di due stili
diversi come due sono i suoi autori: l'impronta jazzistica più improvvisativa l'ha data Marcello Tonolo, apprezzato
pianista e compositore e da alcuni anni alla guida dell'orchestra stessa, quella più "classica" è frutto del lavoro del
compositore Stefano Bellon. Le due anime musicali hanno il pregio di amalgamarsi alla perfezione in una compiutezza
orchestrale senza sbavature anche se, a tratti, l'esposizione è parsa ingessata più del dovuto in troppo rigidi aspetti
formali. L'orchestra - che vale la pena ricordare annovera tra le sue file buoni musicisti come Michele Polga, Nicola
Fazzini, Piergiorgio Caverzan, Mauro Bordignon e Maurizio Scomparin - si è dimostrata molto dinamica, in ottima sintonia
e capace di passare dallo swing a situazioni astratte risultando sempre convincente senza particolari problemi o cali di
tensione, anche in considerazione del fatto che la musica proposta è molto difficile zeppa com'è di cambi di tempo, di
tonalità e di intrecci tra le diverse voci strumentali, ai quali hanno contribuito anche due solisti di rango come Marco
Tamburini e Pietro Tonolo.
A fine esibizione, scambiando due parole con uno dei musicisti, ho appreso che era la prima volta in
assoluto che le musiche venivano proposte ad un pubblico; visto il buon risultato e l'intensa partecipazione emotiva
che ha coinvolto anche gli ascoltatori, si può affermare con convinzione che la Thelonious Monk Big Band ha dato
un'ottima prova del suo valore, che Vitaliano Trevisan ha un carisma non comune e che complessivamente lo spettacolo è
ben riuscito, sia musicalmente sia nel voler presentare in una veste inedita l'opera, o almeno alcuni spunti, di un
autore importante. Uno spettacolo per far riflettere con le parole e allo stesso tempo far divertire con una musica
brillante e propulsiva. Davvero complimenti a tutti.
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