di Jazzer 

Parole e musica: i Sillabari di Parise

23/01/07 teatro Eden, Treviso


Goffredo Parise

da un'idea di Roberto Citran e Stefano Bellon
Marcello Tonolo dirige la Thelonious Monk Big Band
Vitaliano Trevisan: voce recitante
Marcello Tonolo e Stefano Bellon: musiche originali
Titino Carrara: regia


prima esecuzione assoluta


   Quando penso a qualcuno degli scrittori che maggiormente sento che rappresentano il "mio" Veneto sono solitamente tre i nomi che mi vengono in mente: Dino Buzzati con la sua vena surrealista, Luigi Meneghello e il suo umorismo amaro e Goffredo Parise con la sua ironia critica e il suo innato senso della poesia fatta di piccole cose. E proprio di Parise apprezzo in particolar modo il soggetto di questo spettacolo, i Sillabari - che molti considerano il suo capolavoro - ovvero una raccolta di racconti brevi che narrano di sentimenti più che di cose, di suggestioni e di evocazioni piuttosto che degli eventi stessi. Delle "poesie in prosa" le definiva il suo autore, da leggere in solitudine, ma anche adatte a far sentire la loro forza a voce alta. Proprio da questo credo che gli ideatori (Roberto Citran e Stefano Bellon) di questo spettacolo siano partiti: prendere la prosa piana, sonora, secca di Parise e farne un qualcosa da leggere in pubblico affiancandoci della musica.
   Nasce così questo progetto alla cui anteprima abbiamo potuto assistere ieri sera a Treviso. Parole e musica, quindi, dove entrambe nell'economia dello spettacolo hanno pari importanza pur non integrandosi molto - se non in un brano - l'una con l'altra. Ma ciò non vuol dire che entrambe non siano state all'altezza o poco significative.
   Prima la parola: Vitaliano Trevisan - scrittore vicentino, ma anche sceneggiatore ed attore - ha rielaborato alcuni dei racconti dei Sillabari per adattarli al teatro e lo ha fatto scarnificando ancora di più la prosa di Parise per renderne maggiormente evidente la forza evocativa; con la sua bella voce dal delicato accento vicentino, a tratti quasi declamando o con voce persuasiva per accentuarne la dolcezza, ha reso partecipi gli spettatori della profondità e delle sfumature della scrittura di Parise, in modo particolare nei brani nei quali lo scrittore insiste nella sua quasi incapacità di scrivere oltre.
   Di contro, la musica sembra seguire la profondità del testo. La Thelonious Monk Big Band di Dolo è senza dubbio un'orchestra jazz - anzi è una delle più interessanti che ci sono in Italia - ma per gli ascoltatori era evidente che la musica proposta, tutta di brani scritti appositamente per lo spettacolo, era il risultato di due stili diversi come due sono i suoi autori: l'impronta jazzistica più improvvisativa l'ha data Marcello Tonolo, apprezzato pianista e compositore e da alcuni anni alla guida dell'orchestra stessa, quella più "classica" è frutto del lavoro del compositore Stefano Bellon. Le due anime musicali hanno il pregio di amalgamarsi alla perfezione in una compiutezza orchestrale senza sbavature anche se, a tratti, l'esposizione è parsa ingessata più del dovuto in troppo rigidi aspetti formali. L'orchestra - che vale la pena ricordare annovera tra le sue file buoni musicisti come Michele Polga, Nicola Fazzini, Piergiorgio Caverzan, Mauro Bordignon e Maurizio Scomparin - si è dimostrata molto dinamica, in ottima sintonia e capace di passare dallo swing a situazioni astratte risultando sempre convincente senza particolari problemi o cali di tensione, anche in considerazione del fatto che la musica proposta è molto difficile zeppa com'è di cambi di tempo, di tonalità e di intrecci tra le diverse voci strumentali, ai quali hanno contribuito anche due solisti di rango come Marco Tamburini e Pietro Tonolo.
   A fine esibizione, scambiando due parole con uno dei musicisti, ho appreso che era la prima volta in assoluto che le musiche venivano proposte ad un pubblico; visto il buon risultato e l'intensa partecipazione emotiva che ha coinvolto anche gli ascoltatori, si può affermare con convinzione che la Thelonious Monk Big Band ha dato un'ottima prova del suo valore, che Vitaliano Trevisan ha un carisma non comune e che complessivamente lo spettacolo è ben riuscito, sia musicalmente sia nel voler presentare in una veste inedita l'opera, o almeno alcuni spunti, di un autore importante. Uno spettacolo per far riflettere con le parole e allo stesso tempo far divertire con una musica brillante e propulsiva. Davvero complimenti a tutti.


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