lunedì, gennaio 08, 2007
Saddam, una morte non-utile
L'argomento non è nuovo e forse già ampiamente discusso, ma lascio una mia riflessione solo adesso perché non volevo interrompere le blog-ferie che mi ero imposto.
Saddam Hussein è stato ammazzato. E questo non è bene. Chiariamo: del rais a me, onestamente, non me ne frega nulla, che marcisse pure in qualche galera; è la sua fine quella che mi fa pensare. Nei giorni passati più di qualcuno ha paragonato la sua fine a quella di un altro dittatore, ovvero Benito nostro; la cosa, pur avendo lo stesso epilogo, ovvero la morte del tiranno, mi pare sia alquanto diversa, visto che - vale la pena ricordarlo - nel '45 non ci fu processo.
Per Saddam, invece, il processo c'è stato e da un tribunale legale... almeno si spera... ma non va ancora bene, primo perché la pena di morte non ci deve essere per nessuno, secondo perché non ci doveva essere proprio per lui. E' fin troppo evidente, infatti, che - al di là delle modalità di esecuzione, o meglio di linciaggio, indegne di una società che possa anche minimamente definirsi civile - se il tribunale che l'ha condannato era irakeno, la corda che gli ha spezzato il collo era di chiara marca yankee, quasi che a Bush rodesse il culo dalla fretta di liberarsi di uno scomodo testimone di complicità non proprio limpide. Certo avrebbe potuto farlo prima e con altri sistemi, ma nessuno di essi agli occhi del mondo sarebbe stato altrettanto "legale" e poi non avrebbe potuto dire che l'averlo giustiziato è "una pietra miliare sulla strada della democrazia" confondendo la democrazia, o la sua visione distorta di essa, con lo spirito di vendetta.
Che Saddam fosse un dittatore che per più di trent'anni ha tiranneggiato il proprio popolo è indiscutibile; che meritasse di pagare per questo, anche; che meritasse di pagare con la morte, no. Fallito il tentativo - doveroso seppur utopico - di usare l'ex-rais per un fattivo e concreto processo di pacificazione del Paese, era certo più opportuno rinchiuderlo a vita in un carcere americano di massima sicurezza, magari con la remota speranza di un rinsavimento piuttosto che farne un martire per la "resistenza" sunnita. Certo che agli occhi della popolazione uccidere il tiranno è più significativo che imprigionarlo seppur con tutta la possibile ignominia, ma scegliere il carcere è pur sempre una dimostrazione che ciò che anima l'occidente è uno spirito democratico vero. Certo che pretendere tutto questo da una nazione che fa ancora ampiamente uso della pena di morte e che, dopo aver foraggiato Saddam quando gli faceva comodo, pretende ora di esportare democrazia a colpi di bombardiere non è il massimo.
Sì, mi pare proprio che questo "asso di picche" sia stato giocato piuttosto male questa volta e soprattutto troppo in fretta.
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