Enja
2005
Originalità è senza dubbio la prima parola che viene in mente accostandosi a Garcia-Fons e alla sua musica; raramente,
infatti, mi è capitato di ascoltare un musicista che - a partire proprio dal suo strumento - fa di questa caratteristica
l'essenza fondante del proprio modo di proporsi. Da molti definito, forse un po' troppo esageratamente, "il più
stupefacente contrabbassista del mondo" o "il Paganini del contrabbasso" Garcia-Fons usa evidentemente il suo
indiscutibile virtuosismo non come semplice esibizione ma anzi mettendolo al servizio dell'espressione musicale e di
un discorso coerente, seppur di molteplici derivazioni geografiche e culturali.
Renaud Garcia-Fons nasce nel 1962 nella zona di Parigi anche se la sua famiglia è di origine catalane,
elemento questo che fa capire bene le influenze spagnole nella sua musica. Inizia ad studiare musica fin da piccolo,
prima il pianoforte, poi la chitarra, infine il contrabbasso che perfezionerà al fianco del famoso maestro siriano
François Rabbath, fino al diploma a pieni voti presso il conservatorio di Parigi. Nel 1987 entrerà a far parte
dell'ensemble L'Orchestre de Contrebasses, formazione francese di soli contrabbassi, nella quale resterà fino al 1993
quando decide di tentare l'avventura solistica.
La prima cosa che colpisce nei dischi di Garcia-Fons è il suono che riesce a trarre dal suo strumento;
infatti l'aggiunta della quinta corda - un do acuto - gli consente di ampliare notevolmente il suono greve del suo
contrabbasso fino a farlo diventare una sorta di viola da gamba, di violino o addirittura di oud con il quale può
avventurarsi in campi solistici che altrimenti gli sarebbero irrimediabilmente preclusi, sviluppando un nuovo linguaggio
capace di svincolare totalmente lo strumento dalla sua consueta funzione di accompagnamento. E sarà proprio la
commistione di questo suono particolare e personale e lo sfruttamento delle sue più disparate fonti d'ispirazione, che
consentono al musicista di esprimere a pieno la sua profonda concezione musicale. Musicista difficilmente associabile ad
una precisa corrente stilistica, Garcia-Fons ha sempre operato in contesti trasversali includendo nella sua musica
elementi presi dalle diverse culture che popolano il Mediterraneo e non solo: flamenco, echi di danze gitane, tango,
nuova musette e soprattutto suoni e stilemi presi dalle tradizioni indiane e arabe (sia mediorientali che nord africane),
vengono fatti interagire nel tentativo - più che riuscito - di "distillare" uno stile autentico, che sia indipendente e
allo stesso tempo debitorio verso le proprie fonti, un percorso molto simile a quello intrapreso da musicisti come il
suonatore di oud libanese Rabih Abou-Khalil, il tunisino Dhafer Youssef, e il connazionale Michel Godard.
Ad oggi il cammino di Garcia-Fons si è sviluppato in sette tappe, dal primo disco Légendes dei
primi anni '90, passando per lo splendido Alboreà del 1996 in quartetto con fisarmonica, batteria e un altro
contrabbasso fino a quest'ultimo Arcoluz, tappe nelle quali ha esplorato le potenzialità del suo fare musica con
le più diverse combinazioni strumentali, come il duo contrabbasso / fisarmonica in Fuera o come l'ensemble di 11
elementi di Oriental bass, ma è proprio nelle piccole formazioni dove si evidenzia maggiormente la sua cifra
strumentale e le sue capacità improvvisative che, seppure lontane dalla prassi jazzistica, sono comunque parte fondante
della sua musica.
Arcoluz è il primo disco dal vivo di Garcia-Fons e - forse proprio per questo - riesce in modo
più intenso dei precedenti a restituire tutta la passionalità e la drammaticità che scaturisce dal suo strumento.
Registrato in due concerti presso lo Schloss Elmau - uno splendido castello
bavarese adattato ad albergo che ospita numerosi eventi culturali - vede il contrabbassista affiancato da due ottimi
compagni di viaggio: alla chitarra flamenco lo spagnolo Antonio "Kiko" Ruiz e alla batteria e percussioni il gitano
Jorge "Negrito" Trasante. Anche se i due devono "lottare" contro l'esuberante personalità del leader che resta comunque
il protagonista del trio, danno un apporto fondamentale ai brani e si ritagliano - soprattutto il primo - dei propri
momenti solistici decisamente interessanti.
Aprono il disco la title-track, una breve ed evocativa introduzione guidata dall'archetto di
Garcia-Fons con un accompagnamento appena accennato da Ruiz, e la successiva Berimbass, sicuramente il brano dalla
ritmica più travolgente, una bella melodia capace di centrifugare tutte le fonti ispirative del leader che, sull'ottima
ritmica di Trasante, si lascia andare ad uno splendido assolo. Anda loco è il brano più complesso dal punto di
vista formale: all'inizio l'andamento è lento e riflessivo ed è costruito sull'alternanza di parti scritte e di
improvvisazioni, poi il ritmo si fa più movimentato con ottimi momenti all'unisono di Ruiz e Garcia-Fons e il puntuale
accompagnamento di Trasante che sa cavar fuori dalle sue anfore dei suoni davvero insoliti. 40 dias è una melodia
romantica e sognante che ci regala due brividi prima con l'assolo del leader che fa vibrare il suo contrabbasso sulle
note più alte e poi con quello spagnoleggiante di Ruiz in contrasto con la successiva Gitanet con la sua bella
introduzione percussiva di Trasante e il perentorio assolo ancora di Ruiz. Ancora un cambio di atmosfera con
Entremundo, brano dai sapori decisamente arabi e con una melodia ad andamento danzante: leggero l'accompagnamento
delle percussioni, ispiratissimo il serrato dialogo tra il contrabbasso e la chitarra. Chiude il disco
Entre continentes, una lunga cavalcata pizzicata da Garcia-Fons per un ritmo decisamente propulsivo che dà
origine ad uno dei brani più trascinanti del disco perfetto per evidenziare la bravura di tutti i componenti del trio
che si concedono ampi spazi solistici.
Per concludere una riflessione finale: dischi come questo che sono sempre più presenti nel mercato
discografico, dimostrano sempre di più che al giorno d'oggi molti dei confini di un tempo si sono dissolti, che negli
ambiti culturali - e purtroppo pare solo in quelli - l'interculturalità è una realtà non solo data per scontata, ma anzi
arricchente per chi la pratica e per chi ne usufruisce. Una pratica che in tanti dovrebbero tenere in considerazione.
Una nota tecnica:
ottima la qualità sonora - ma per i dischi Enja questa non è una novità - e ottima la scelta di allegare al disco un
DVD che, oltre a contenere i soliti bonus tracks, riproduce tutto il concerto, così da poter apprezzare anche
visivamente i musicisti.
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