(autoprodotto)
2005
Capita a volte di imbattersi in dischi del tutto particolari, in un certo senso anomali per la
produzione italiana, solitamente ben lontana per sonorità da certi stilemi. Ed infatti, bene hanno fatto i Nosound a
puntare soprattutto al mercato estero, tralasciando quello italiano che si basa su ben altre proposte più "urlate", più
tranquillizzanti, più coattamente sponsorizzate e più ottusamente uguali a se stesse. Ma non è questo il luogo per
analizzare le asfittiche cose patrie, ma per dare spazio ad un disco e ad un'idea musicale originali e ben
costruiti.
I Nosound sono quella che si definisce una "one-man-band" che in questo caso è impersonata dal
polistrumentista romano Giancarlo Erra, autore e performer di tutte le musiche e degli arrangiamenti, seppur con il
piccolo aiuto in tre brani del basso di Alessandro Luci. Ho avuto la fortuna di incontrare - musicalmente parlando -
Erra quando a marzo di quest'anno ho parlato del disco di Stefano
Panunzi Timelines, affine per alcune sonorità, nel quale il chitarrista romano era presente con le sue chitarre e
mellotron. Già in quel disco ho potuto apprezzare l'ottima qualità di Erra come strumentista e la sua ricerca delle
sonorità aperte e sognanti che ne caratterizzano la musicalità; è un piacere ora - seppur con un consistente
ritardo dalla pubblicazione - ritrovare il tutto in questo Sol29, affascinante e stimolante disco d'esordio.
Già dall'esterno Sol29 si presenta come un prodotto molto curato, cosa davvero inedita in un
disco autoprodotto: il booklet è davvero bello, sedici pagine di foto a colori che raffigurano soprattutto scene
naturali senza confini, quasi a rispecchiare la capacità della musica di evocare spazi ampi ed inesplorati, spazi che
lasciano vagare la mente tra sogni e visioni di delicate trame elettroniche, come accade nella lunga e conclusiva
title-track, sorta di onirico abbandono in distese siderali gelide e avvolgenti allo stesso tempo. La cura quasi
maniacale con cui Erra ha confezionato il libretto si ritrova anche nella qualità del suono che è davvero di altissimo
livello. Forse qualcuno ci troverà dell'autocompiacimento in tutto questo ma io credo, invece, che ciò sia determinato
dalla volontà di Erra di presentarsi fin dal suo esordio con una veste quanto più possibile professionale.
Le fonti d'ispirazione che hanno dato origine a questo disco sono molteplici e tranquillamente
dichiarate da Erra che parte da un ambito di più pura sperimentazione elettronica, fino ad approcciare ad una dimensione
più rockeggiante, vicina alle esperienze dei Pink Floyd, dei primi King Crimson - quelli di dischi come Islands
o Lizard per capirci - fino ai più recenti Sigur Ros, passando per i Porcupine Tree di Steve Wilson e il loro
progressive d'avanguardia. Il risultato è un ambient-progressive venato di psichedelia che, pur presentando
richiami al passato, si configura come moderno e sufficientemente personale da possedere una buona originalità. E' vero
che il "già sentito" ricorre a volte tra le tracce, ma questa è più una sensazione diffusa piuttosto che una mera
operazione di ricalco. Sol29, quindi, si presenta come un disco abbastanza uniforme per temi e sonorità
nell'evidente sforzo di Erra di dare maggior peso alla coerenza: dominano le atmosfere oniriche, calde, fluide e
crepuscolari, i ritmi sono lenti e dilatati ma mai oppressivi, le melodie così come i testi sono improntati ad una tenue
malinconia carica di speranza (I would smash this starkness with the hope for the future / encountering me in a sunny
day / "hello how're you?" I would say / all me shining inside / like when I was a boy) canta Erra in Hope for
the future sospeso tra sogno e realtà.
Tra i brani certamente da segnalare c'è l'introduttiva In the white air con la voce sognante di
Erra confusa tra i riverberi di un pianoforte estatico, la successiva Wearing lies on your lips con gli assoli di
chitarra - sì avete letto bene! assoli in un disco del 2005! - che senza tanti complimenti richiamano quelli a cui ci ha
abituato David Gilmour. Splendidi i quasi 10 minuti strumentali di The moment she knew, lungo brano evocativo
dalle mille sfaccettature translucide, sospeso tra i penetranti acuti delle chitarre e i delicati tappeti sonori delle
tastiere, emozionante la ballata Overloaded con la bella melodia cantata da Erra con il perfetto accompagnamento
della chitarra acustica e degli eterei interventi del mellotron. Molto interessante anche il terzetto di brani che
chiudono il disco: Idle end che non sfigurerebbe in dischi come The division bell (disco, che se ne dica,
trovo sia una prova riuscita per i Floyd dei primi anni '90... ma questa è un'altra storia) dove le pulsioni
psichedeliche sono più vive, la già citata Hope for the future sospesa tra l'ipnotico respiro elettronico e gli
arpeggi della chitarra acustica e Sol29, lunga traccia ambientale di affascinante purezza.
Con questa prova d'esordio Giancarlo Erra dimostra che il progetto Nosound è quantomai vivo e capace di
muoversi in ambiti poco frequentati nel nostro paese; musica molto carica dal punto di vista emozionale la sua, suoni
che inseguono coordinate precise sul crinale della ricerca senza rinunciare alla semplice piacevolezza dell'ascolto. Un
ottimo esordio che lascia ben sperare per il futuro.
Per chi volesse acquistare - e io lo consiglio caldamente - Sol29, il disco è in vendita on line sul sito dei Nosound.
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