giovedì, settembre 28, 2006
Della dolce morte...
... o almeno di quella "opportuna".
L'eutanasia è un tema delicato che periodicamente ritorna alla visibilità presso l'opinione pubblica (ammesso che ne esista ancora una); era successo l'anno scorso con il caso - completamente diverso - di Terri Schiavo, succede ora con Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni. La vicenda è nota, Welby scrive al Presidente Napolitano una lettera (leggetela, ne vale la pena) lucida, tragica, appassionata e disperante ma non disperata, mettendo in evidenza - in brutale evidenza - come la sua attuale condizione totalmente in mano alle macchine non abbia neppure lontanamente la parvenza di vita.
Quello che solitamente mi dà fastidio in questi casi sono i dibattiti circa i provvedimenti, le leggi da adottare. Primo perché non portano mai a nulla, considerando che ognuno se ne va con la stessa identica posizione con cui è venuto, secondo perché solitamente sono fatti - appositamente? - da coloro i quali non hanno alcun potere decisionale. E mi sono particolarmente odiosi i dibattiti a cui prendono parte esponenti della Chiesa cattolica. Perché odiosi? Perché da qualsiasi parte si rigiri la questione "loro", i preti di ogni ordine e grado, hanno in mano la "Verità" e voi capite che di fronte a questo - e soprattutto al fatto che ad andare contro la "Verità" si rischia di perdere preziosissimi voti cattolici - o ci si crede, o si fa buon viso a cattivo gioco. La vita è un dono di Dio, ti dicono, e l'uomo non può disporne e se si soffre pazienza, il dolore va offerto a Cristo per ricordare i suoi dolori in croce. Spalancati gli occhi su questa "Verità" non resta che rassegnarsi e rispondere "mo me lo segno!" come disse un famoso comico davanti a Savonarola.
Ma si sa, il relativismo è pericoloso e di fronte alla "Verità" che impone le sue regole, che cosa ha da opporre se non il suo "povero" diritto liberale alla auto-determinazione? E pretendere che la Chiesa e il suo braccio armato CEI restino fuori dalle cose della politica oramai non è più pensabile visto che vi si trova bene "come un pisello nel suo bacello" per dirla, ancora, come una famosa coppia di comici.
Ma la politica, anzi la "Politica" quella vera, non può fare questo, non può semplicemente "mettersela via" così facilmente, non può operare per conto della Chiesa come se fosse il suo braccio operativo.
Tra liberalismo e obbedienza clericale c'è una cosa che - evidentemente - è difficile da capire: un cattolico può rispettare le leggi di uno Stato laico, ma non è possibile per un laico rispettare le leggi imposte da un'autorità religiosa, fossero pure fatte passare per leggi dello Stato. E' assolutamente necessario, quindi, che il legislatore quando si trova a scrivere una legge non ceda alla tentazione di voler portare avanti tramite essa dei valori, delle istanze morali perché - consciamente o meno - finirà sempre e comunque per sostenere una delle due parti; e siccome in questo caso ci troviamo di fronte ad una questione che coinvolge profondamente noi tutti, nella nostra libertà di voler vivere e morire con rispetto e dignità, la legge dovrà essere calibrata in modo da fornire una risposta per noi tutti, indipendentemente dal nostro credo religioso, dalle nostre convinzioni morali, dal nostro livello culturale ed intellettuale. Dovrà aver riguardo e dare pari dignità alla coscienza e alla capacità di auto-determinazione di ciascuno di noi, offrendo molteplici soluzioni costruite su un principio di condivisibile ragionevolezza, senza negarle a priori in base a immutabili leggi. Lo so: utopia.
Quanto a Welby, che vuole morire e il perché l'ha spiegato con estrema lucidità, visto che dall'attuale Parlamento - e neppure dai prossimi, ci scommetto - non arriverà alcun tipo di cambiamento, non resta che sperare in un blackout elettrico che faccia cessare di funzionare le macchine. Con tutto il rispetto possibile per la sua intelligenza e coscienza che paiono essere le uniche cose che gli sono rimaste.
L'eutanasia è un tema delicato che periodicamente ritorna alla visibilità presso l'opinione pubblica (ammesso che ne esista ancora una); era successo l'anno scorso con il caso - completamente diverso - di Terri Schiavo, succede ora con Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni. La vicenda è nota, Welby scrive al Presidente Napolitano una lettera (leggetela, ne vale la pena) lucida, tragica, appassionata e disperante ma non disperata, mettendo in evidenza - in brutale evidenza - come la sua attuale condizione totalmente in mano alle macchine non abbia neppure lontanamente la parvenza di vita.
Quello che solitamente mi dà fastidio in questi casi sono i dibattiti circa i provvedimenti, le leggi da adottare. Primo perché non portano mai a nulla, considerando che ognuno se ne va con la stessa identica posizione con cui è venuto, secondo perché solitamente sono fatti - appositamente? - da coloro i quali non hanno alcun potere decisionale. E mi sono particolarmente odiosi i dibattiti a cui prendono parte esponenti della Chiesa cattolica. Perché odiosi? Perché da qualsiasi parte si rigiri la questione "loro", i preti di ogni ordine e grado, hanno in mano la "Verità" e voi capite che di fronte a questo - e soprattutto al fatto che ad andare contro la "Verità" si rischia di perdere preziosissimi voti cattolici - o ci si crede, o si fa buon viso a cattivo gioco. La vita è un dono di Dio, ti dicono, e l'uomo non può disporne e se si soffre pazienza, il dolore va offerto a Cristo per ricordare i suoi dolori in croce. Spalancati gli occhi su questa "Verità" non resta che rassegnarsi e rispondere "mo me lo segno!" come disse un famoso comico davanti a Savonarola.
Ma si sa, il relativismo è pericoloso e di fronte alla "Verità" che impone le sue regole, che cosa ha da opporre se non il suo "povero" diritto liberale alla auto-determinazione? E pretendere che la Chiesa e il suo braccio armato CEI restino fuori dalle cose della politica oramai non è più pensabile visto che vi si trova bene "come un pisello nel suo bacello" per dirla, ancora, come una famosa coppia di comici.
Ma la politica, anzi la "Politica" quella vera, non può fare questo, non può semplicemente "mettersela via" così facilmente, non può operare per conto della Chiesa come se fosse il suo braccio operativo.
Tra liberalismo e obbedienza clericale c'è una cosa che - evidentemente - è difficile da capire: un cattolico può rispettare le leggi di uno Stato laico, ma non è possibile per un laico rispettare le leggi imposte da un'autorità religiosa, fossero pure fatte passare per leggi dello Stato. E' assolutamente necessario, quindi, che il legislatore quando si trova a scrivere una legge non ceda alla tentazione di voler portare avanti tramite essa dei valori, delle istanze morali perché - consciamente o meno - finirà sempre e comunque per sostenere una delle due parti; e siccome in questo caso ci troviamo di fronte ad una questione che coinvolge profondamente noi tutti, nella nostra libertà di voler vivere e morire con rispetto e dignità, la legge dovrà essere calibrata in modo da fornire una risposta per noi tutti, indipendentemente dal nostro credo religioso, dalle nostre convinzioni morali, dal nostro livello culturale ed intellettuale. Dovrà aver riguardo e dare pari dignità alla coscienza e alla capacità di auto-determinazione di ciascuno di noi, offrendo molteplici soluzioni costruite su un principio di condivisibile ragionevolezza, senza negarle a priori in base a immutabili leggi. Lo so: utopia.
Quanto a Welby, che vuole morire e il perché l'ha spiegato con estrema lucidità, visto che dall'attuale Parlamento - e neppure dai prossimi, ci scommetto - non arriverà alcun tipo di cambiamento, non resta che sperare in un blackout elettrico che faccia cessare di funzionare le macchine. Con tutto il rispetto possibile per la sua intelligenza e coscienza che paiono essere le uniche cose che gli sono rimaste.
Comments:
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Anche perché mi chiedo cosa ci sia di Divino e Naturale in una vita attaccata ad una spina.questo accanimento terapeutico mi fa spesso paura.Forse che Dio sia più lontano da un leone che decide di allontanarsi dal branco per andare a morire con dignità o da un anziano che decide di non mangiare più perché non è quello che il corpo richiede?
Però quello che mi dico anche è che è difficile fare una legge che vada bene per ogni caso specifico,bisognerebbe considerare l'essere umano abbastanza civile ed equilibrato da riuscire a governarsi da solo attribuendo a chi gli sta intorno le sue stesse capacità...si chiama anarchia,o libertarismo(a me piace chiamarla anche fiducia)e la storia vuole che non abbia funzionato un granché. Sempre un piacere passare di qua.
Un abbraccio
Steph
Però quello che mi dico anche è che è difficile fare una legge che vada bene per ogni caso specifico,bisognerebbe considerare l'essere umano abbastanza civile ed equilibrato da riuscire a governarsi da solo attribuendo a chi gli sta intorno le sue stesse capacità...si chiama anarchia,o libertarismo(a me piace chiamarla anche fiducia)e la storia vuole che non abbia funzionato un granché. Sempre un piacere passare di qua.
Un abbraccio
Steph
I politici, anche quelli che sarebbero favorevoli, hanno troppa paura per affrontare concretamente l'argomento. Troppa paura di offendere i credenti, il Vaticano, il papa, Dio e un corteo di santi di passaggio.
Ci vorranno anni...anzi no decenni
Ci vorranno anni...anzi no decenni
Ciao sono Simona la moglie del cuoco d'artificio...ho bisogno assoluto di te: sai se per caso si possono trovare le basi del musical "aggiungi un posto a tavola"? ma solo le basi suonate senza la parte cantata.
Grazie mille
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