di Jazzer 

Pascal Comelade: L'argot du bruit

Delabel 1998


comelade.com

  1. L'argot du bruit
  2. Via-Crucis del rocanrol
  3. The sad skinhead
  4. Domisiladoré
  5. Marie = un faux-cil dans la transmission
  6. Love too soon
  7. Le soir du grand soir
  8. Teresa
  9. Si
  10. La cuisson de vos cuisses
  11. Green eyes
  12. Sardana dels desemparats
  13. Toti al soler
  14. Maruxiña
  15. Le grand pianonaniste

Pascal Comelade: organo, melodica, fisarmonica, sax giocattolo, , chitarra giocattolo, pianoforte, percussioni, tuba, pianoforte giocattolo, harmonium
Patrick Chénière: chitarre, mandolino
Ludovic Roux: tromba
Patrick Felices: basso elettrico, contrabbasso
Rafaël Marco: chitarre
Philippe Dourou: batteria, congas, percussioni
Enric Casasses: triangolo
Jean-Hervé Peron: voce, chitarra
Jakob Draminsky: ona-man-brass-band, sax sopranino, clarinetto, sax soprano
Fakir Tremolo: imitazione di tuba
Andrew Lumley: clarinetto
Fifi Debon: fisarmonica
Polly-Jean Harvey: voce
Toti Soler: chitarra
Gerard Jacquet: voce, 4 creature elettriche, chitarre
Jèrôme Wahart: violino
Pete Minuit: sax
Frédéric Guisset: percussioni
Joël Pons: violoncello
Gérard Maloux: mandola, oud
Claude Civelli: clarinetto
Willy Muñoz: percussioni


   Se c'è un cantautore che è del tutto estraneo alle logiche del mercato e dello show-business, quello è senz'altro il franco-catalano Pascal Comelade; difficile da avvicinare, visto che vive in uno sperduto paesino dei Pirenei e difficile trovare i suoi dischi.
   Pascal Comelade nasce nel 1955 a Montpellier ma si è presto trasferito a Barcellona dove ha composto il suo primo album Fluences piuttosto influenzato dalla musica elettronica. Sarà praticamente l'unica esperienza in questo ambito, visto che ben presto la sua musica si sposta verso un approccio del tutto acustico e anzi spesso gli strumenti usati sono auto-costruiti come la bellissima serie dei suoi pianoforti-giocattolo. Dal 1975 - anno di uscita del disco d'esordio - la sua produzione discografica conta circa una cinquantina di titoli nei vari formati (LP, 45 giri, CD, CD singoli ecc...) e un altrettanto grande numero di spettacoli dal vivo, di collaborazioni - le più note con Robert Wyatt, Faust, P.J. Harvey e anche con il nostro Vinicio Capossela - di musiche per teatro e balletti, fino a concerti riservati ai bambini di scuole d'infanzia ed elementari.
   Certo, decisamente un personaggio eccentrico e un po' naïve. Dilettantismo? Assolutamente no. Comelade è tutto fuorché un dilettante, la sua apparente scalcinata approssimazione nasconde una ricerca ben più profonda e puntuale, un'originalità che ben difficilmente si può accostare ad altri artisti. Comelade fa dell'eclettismo uno degli elementi caratteristici della propria musica, eclettismo ed assoluta libertà di movimento ed impostazione che riesce a far convivere in modo ottimale un'impronta decisamente popolare ed una colta sfruttando le fonti d'ispirazione più disparate: la musica da balera, il tango, la tradizione popolare catalana, la musette, la canzone d'autore, fino al jazz più contaminato.
   Cosa colpisce maggiormente nei dischi di Comelade? Oltre all'originalità, sicuramente il fatto che la sua musica sia piuttosto indefinibile, capace di esprimente allegria e cupezza allo stesso tempo, una leggerezza e gravità che testimoniano come al compositore piaccia costruire e sviluppare i propri pezzi sui contrasti e sulle soluzioni meno probabili.
   L'argot du bruit, ovvero "il dialetto del rumore" è un disco che rispecchia a pieno la poetica di Comelade e nel quale troviamo una quindicina di brani: si parte dalla title-track o da Domisiladoré in tipico stile da balera con l'irresistibile organo suonato da Comelade, si passa alla dolcezza riflessiva di Marie=Un faux-cil dans la transmission, alla ballata strappalacrime Love too soon cantata da P.J. Harvey, alla cupezza di The sad skinhead o di Green eyes, ancora cantata dalla Harvey. Non mancano i momenti più gioiosi come i ritmi rock/hawaiani di Via-Crucis del rocanrol o la marcetta Le soir du grand soir, o più delicati come il carillon di Teresa (bellissimo l'intreccio tra la chitarra acustica e il piano-giocattolo!); si rasenta il grottesco con la curiosa marcia funebre di Si o con La cuisson de vos cuisses (!). Ed è facile vedere la tradizione in Sardana dels desemparats, ossessiva danza catalana, o nella splendida chitarra classica spagnoleggiante di Toti al soler, omaggio a Toti Soler figura leggendaria della musica catalana.
   Questo ed altro è possibile trovare in questo disco che è difficile da descrivere, proprio perché non ha una direzione precisa, ma anzi apre mille rivoli da seguire e nei quali perdersi e trovare nuovi spunti di riflessione; o forse segue quella che è l'unica direzione possibile, ovvero inglobare più musica possibile in una sorta di esplorazione senza confini.



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