Non è la prima volta che mi capita di assistere ad un concerto di Enrico Rava, anche se è
la prima con questa formazione e come ogni volta l'incontro con quello che oramai è considerato il più famoso
jazzista italiano e con la sua musica non delude. C'è poco da fare: ci sono personaggi la cui bravura e
professionalità sono tante e tali che semplicemente non consentono loro performance che non siano ottime
sul piano tecnico e, cosa anche più importante, su quello emozionale. E il tutto con una facilità ed una
rilassatezza disarmanti. Credo infatti che sia proprio questa la cifra distintiva di questo concerto: il
divertimento, soprattutto quello dei musicisti dato dal suonare assieme che si trasforma di conseguenza in
divertimento per il pubblico presente che quell'armonia la percepisce e la fa propria.
Rava si presenta a Santa Maria di Sala con un quintetto in parte inedito: sono conferme,
infatti, sia la presenza del trombone di Gianluca Petrella - giovane talento pugliese scoperto e lanciato
proprio da Rava e oramai affermato protagonista della scena jazz internazionale - sia quella di Roberto Gatto,
ovvero uno dei batteristi migliori (forse il migliore) che il jazz italico possa vantare. Le sorprese vengono
dal resto della sezione ritmica nella quale troviamo al pianoforte Andrea Pozza, quarantenne genovese con alle
spalle numerose e prestigiose collaborazioni con un grande numero di jazzisti importanti, e al contrabbasso
Francesco Ponticelli - altra "scoperta" di Rava - giovanissimo musicista che non ha fatto rimpiangere per nulla
l'indisponibile Remé Vignolo. Il gruppo è apparso subito molto affiatato e desideroso soprattutto di trovare la
maggiore intesa possibile, offrendo una performance davvero notevole per intensità e qualità, riuscendo inoltre
a valorizzare le caratteristiche individuali di ciascun musicista senza snaturare l'essere gruppo. Allora la
vena più intensamente free di Petrella si mette al servizio del suono d'insieme, Andrea Pozza carica i
brani di uno swing irresistibile, Ponticelli - per nulla preoccupato per la chiamata all'ultimo momento - svolge
il suo lavoro di accompagnamento in modo molto ordinato prendendo anche dei buoni assoli. Roberto Gatto col suo
fare sornione sostiene il ritmo in modo perfetto lasciando "suonare" i compagni, mentre Rava semplicemente più
invecchia e più suona meglio.
Si inizia con due brani scritti dal leader, prima una morbida ballad (Algir dalbughi)
seguita da Tu-tu (non fidatevi di questo titolo che è l'unico di cui non sono certo) caratterizzata da
un groove molto dinamico e da pregevoli effetti in stile dixieland negli incroci tra tromba e trombone. Molto
bella la successiva Over the rainbow che nel finale si trasforma in un duo tromba/trombone per riproporre
in modo mirabile Art deco di Don Cherry. Si prosegue con altri due brani tratti da Easy living
- uno degli ultimi album incisi da Rava per l'ECM - ovvero la riflessiva Traveling night con le sue
lunghe linee nelle quali Pozza e Petrella possono sfoggiare il loro lirismo e Sand, omaggio evidente a
Duke Ellington con il tema di Caravan che appare e scompare lungo l'esecuzione. Il concerto si conclude
con la tensione di Nature boy, oramai un brano sempre presente nei concerti del trombettista, con
l'allegria contagiosa di Happiness is to win a big prize e con i bis: la classica Poinciana nella
quale viene coinvolto il pubblico e The theme, ovvero il breve stacco con cui Miles Davis era solito
finire i suoi concerti negli anni '50 e '60.
La sensazione a fine concerto è quella di chi sa di aver assistito ad una ottima performance,
giocata sulla misura e sulla voglia di coinvolgere l'ascoltatore in qualcosa di bello, di semplice e allo stesso
tempo complesso, dove la ricercatezza stilistica è particolarmente curata senza scadere in sterile affettazione
e dove conta molto il desiderio di piacere senza stupire. Gran concerto, ma con Rava e questi quattro musicisti
mi sarei stupito del contrario.
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