di Jazzer 

Enrico Pieranunzi: dal vivo 15/03/06

teatro Eden, Treviso


Enrico Pieranunzi

Improvvisazione/Blue Monk
'Round midnight
Ein li milin (no more words)
Autumn leaves
Je ne sais quoi
My funny Valentine
Improvvisazione

Winter moon
Fascinating rhythm

Enrico Pieranunzi: pianoforte


   Che Enrico Pieranunzi sia uno dei migliori e più noti pianisti jazz italiani certo non lo invento io, visto quanti e quali sono i riconoscimenti - anche a livello internazionale - che gli sono stati tributati e considerata la sua cospicua produzione discografica che si colloca sempre ad un buon, se non ottimo, livello. Conosciuto in modo particolare per la sua attività nei vari trii - il più importante dei quali con gli ottimi Marc Johnson e Joey Baron - il pianista romano ha sempre mantenuto un buon rapporto con il piano-solo, dapprima soprattutto limitatamente alle performance dal vivo, poi negli ultimi anni anche con incisioni, come l'ottimo Perugia suite uscito per la Egea.
   E' difficile la dimensione del piano-solo, ce lo conferma lui stesso nelle due chiacchiere scambiate nel backstage dopo lo spettacolo, perché il musicista non può distrarsi, non può permettersi cali d'attenzione, ma anzi deve faticare da solo per mantenerla viva negli ascoltatori. Il piano-solo non ammette rilassamenti, non può demandare ad altri. Sono molti i modi di affrontarlo, ognuno con la propria prospettiva: per alcuni è un semplice "recital" di canzoni, per altri una sfida a domare uno splendido animale - quasi un mitico Moby Dick - e a far emergere tramite esso tutta la propria interiorità così com'è per Jarrett, per altri ancora un modo per affascinare il pubblico con il proprio eclettismo e capacità di intrattenitore com'è per Bollani. Per altri sedersi in un teatro pieno di gente da soli davanti ad un pianoforte è un modo per sperimentare delle novità partendo magari da elementi conosciuti come gli standard, ma soprattutto per comunicare i propri sentimenti; è stato così l'anno scorso per Fred Hersch proprio in questo teatro (ed il ricordo per molti, primo fra tutti il sottoscritto, è ancora ben vivo), lo è stato anche per Pieranunzi ieri sera.
   E comincia davvero carico Pieranunzi, lo si capisce da come si siede al piano ed inizia ad improvvisare dal nulla: parte proprio così questo concerto, con una serie di accordi apparentemente slegati tra loro che si sovrappongono gli uni agli altri quasi a voler costruire una melodia diventando, invece, un pedale reiterato che aumenta la tensione fino a diventare un blues scintillante e travolgente che si conclude con una citazione di Blue Monk. Poi ancora Monk con la riproposizione di uno dei temi più belli e famosi del jazz, ovvero 'Round midnight; ne esce una versione intensa con il tema quasi sezionato nelle sue più piccole parti costitutive e se il senso d'attesa dell'originale è già spiccato di suo, Pieranunzi riesce ad aumentarlo caricando sulle pause per poi chiudere in maniera quasi rapsodica.
Nella parte centrale del concerto si svolge il maggior lavoro di ricerca, prima con la splendida gemma poetica di Ein li milin, un originale di Pieranunzi tra echi classici e aperture pastorali, poi con una Autumn leaves completamente trasfigurata: inizio tellurico, brano completamente camuffato dalla giustapposizione di piani sonori che come una sorta di pannelli lasciano solo intravedere il tema. Dopo una piccola concessione alla visibilità della melodia si ritorna all'elusività - questa volta melodica e non armonica - ed ancora al blues con il quale Pieranunzi costruisce una sorta di cattedrale sonoro che si disgrega lentamente. "Incomprensibile" dirà poi il pianista; geniale dimostrazione di tecnica e lucidità espressiva diremo noi. La "ricerca" si conclude con Je ne sais quoi che procede per micro-variazioni.
   Il concerto si conclude con una bella versione del classico My funny Valentine - che evidenzia la facilità e dimestichezza assolute del pianista nell'entrare ed uscire a piacimento dal tema - e con un'altra improvvisazione dal sapore di stride-piano che gioca con note e motivetti quasi infantili. C'è tempo ancora per due bis: un lirico Winter moon e un dinamico e coinvolgente Fascinating rhythm carico di swing.
   Un ottimo concerto, e su questo non avevo il minimo dubbio. Ed un'ulteriore conferma del valore di Pieranunzi che è capace di affascinare con la profonda liricità del suo pianismo e con invenzioni ed idee che non rinuncia ad associare ad una compiutezza formale efficace.


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