- MAGGIO 2005 - 

Jim Hall: Magic meeting

ArtistShare 2004


Jim Hall: Magic meeting

jimhallmusic.com

  1. Bent blue
  2. Blackwell's message
  3. Skylark
  4. Canto Neruda
  5. Furnished flats
  6. Body and soul
  7. St. Thomas

Jim Hall: chitarre
Scott Colley: contrabbasso
Lewis Nash: batteria




Registrato dal vivo al Village Vanguard, New York dal 30/04/04 al 02/05/04


   Jim Hall non ha certo bisogno di presentazioni. Il chitarrista nato nel 1930 a Buffalo (NY) è semplicemente quello che si definisce un "mostro sacro" del jazz ed in particolare della chitarra. Fin dal suo disco d'esordio come leader - quel Jazz guitar uscito nel 1957 per la Pacific Jazz - il suo lavoro si contraddistingue per originalità e per la costante tensione nel voler conciliare la ricerca con la naturale cantabilità ed armoniosità dello strumento.
   Se agli esordi la sua poetica era sicuramente inseribile in un ottica cool, grazie anche alle numerosissime collaborazioni, il suo stile si è evoluto fino a comprendere l'intera estetica del jazz tanto da arrivare ad averne una personale e distinguibile. Del resto cosa pretendere da chi a tredici anni è stato folgorato dall'assolo di Charlie Christian su Grand slam e che ancora si chiede come fare per suonarlo? Da chi ha lavorato - tra gli altri - con Chico Hamilton, Jimmy Giuffre, Ella Fitzerald, Bill Evans, Sonny Rollins, Art Farmer, Pat Metheny? Il minimo che si può chiedere ad un tale musicista è un'altissima concentrazione e attenzione per i particolari e una perfezione nelle forme espositive, elementi peraltro perfettamente espressi da Hall. Se non bastasse questo, è doveroso ricordare il suo amore per la purezza del suono e per la melodia che non li impedisce, comunque, di ottenere buoni livelli di astrazione. Lo stile di Hall, infatti, è particolarmente rarefatto, con ampie aperture spaziali di largo respiro; è chiara la predilezione per il jazz acustico, quasi sussurrato, mai invadente o "gridato". Hall fa della sensibilità la sua dote migliore, caricando di eloquenza anche i silenzi, accomunato in questo all'abilità di Miles Davis di dire molto con pochissimi elementi, usando le singole note, le pause e togliendo - invece che sommando - per dire di più.
   Erano parecchi anni, circa un decennio, che Hall non registrava con un trio ed è un peccato perché proprio in questa situazione la sua poetica è messa maggiormente in evidenza; così questo Magic meeting si rivela essere importantissimo nella discografia del chitarrista e - anche perché registrato dal vivo - particolarmente adatto ad illustrarne l'arte, la tecnica e la magistrale capacità di creare forme compiute partendo dal linguaggio più astratto, ovvero quello delle note, spaziando in libertà tra gli stili fino a renderli propri. I due compagni scelti in questo viaggio sono fondamentali per l'ottima riuscita del viaggio stesso. Scott Colley, classe 1963, è quello che si definisce un side-man richiestissimo avendo suonato praticamente con tutti i grandi jazzisti degli ultimi 20 anni: contrabbassista dalla spiccata vena melodica e dalla grande abilità improvvisativa, è perfettamente complementare al leader e con il suo suono potente ma misurato e la sua capacità di suonare sul filo dello swing rendono il trio particolarmente versatile. Anche Lewis Nash - di qualche anno più vecchio - è musicista molto richiesto e ben presente sulla scena jazz odierna. Ciò è dovuto sicuramente alla sua bravura ma credo anche alla sua caratteristica principale - che è poi quella che apprezzo maggiormente nei batteristi - cioè la particolare sensibilità di un musicista che, pur suonando uno strumento "rumoroso", non lo fa "pesare" o sovrastare sugli altri.
   Le caratteristiche di questi tre musicisti si possono subito apprezzare a pieno già dal primo brano di questo disco: Bent blue è un blues scritto da Hall e ottimamente da lui tratteggiato; il chitarrista sembra quasi divertirsi a giocare con il tema, accelerando, rallentandolo, bloccandosi e ripartendo di colpo. Basta questo brano per capire quanta influenza egli abbia avuto nei chitarristi di oggi, soprattutto in Bill Frisell. Il secondo pezzo, Blackwell's message (scritto da Joe Lovano) è il più lungo del disco e quello in cui è più evidente l'empatia del trio. L'apertura è affidata a Nash che percuote i suoi tamburi in modo particolarmente cupo e che prosegue così la sua spinta propulsiva, segue Hall che espone il tema dapprima in modo sognante lasciando le corde della sua chitarra libere di vibrare e poi improvvisando via via con una serie di riff mozzafiato. Ottimo il lavoro di Colley che funge da perfetto contrappunto al leader.
   Skylark, vecchio standard di Hoagy Carmichael, è melodia pura: l'andamento del brano è rilassato, la chitarra è limpida, cristallina, il drumming di Nash è misurato, riempie gli spazi con particolare attenzione, lasciando la scena ad un quantomai ispirato Hall e ad un altrettanto evocativo Colley che si produce in un assolo di pregevole fattura. In Canto Neruda - altro originale di Hall - è di scena la chitarra classica: qui non c'è un vero tema, ma Hall si "limita" ad arpeggiare lasciando che gran parte delle emozioni passino attraverso il drumming assolutamente fuori dagli schemi di Nash generando un crescendo di rara intensità e bellezza. Furnished flats è sempre scritta dal leader ma l'atmosfera cambia: il brano è nervoso, guidato dalle invenzioni timbriche di un Hall tagliente, ma è soprattutto l'occasione di Colley per mettersi in mostra prima con un magistrale walking bass e poi con un lungo assolo con continue variazioni ritmiche ed armoniche.
   In Body and soul Hall esplora ancora una volta un brano più volte affrontato; grazie alla propria sensibilità ne svolge il tema in modo obliquo nascondendolo e rivelandolo a piacere, dandogli così un carattere spiccatamente intimo e riflessivo. Il disco si chiude con il gioioso ritmo caraibico di St. Thomas di Sonny Rollins che suggella in modo ottimale questo "incontro magico" tra tre ottimi musicisti, ciascuno particolarmente impegnato a sentir suonare i colleghi e a fornirvi un buon supporto in modo paritario e felicemente libero da preconcetti.
   Un'ultima nota sulla distribuzione del disco. Magic meeting - prodotto in sole 3500 copie - non lo troverete nei negozi: la ArtistShare infatti offre la possibilità ai musicisti di vendere direttamente i loro lavori, senza alcun intermediario, via internet. Il disco, pertanto, è facilmente acquistabile al sito www.artistshare.com.


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