- LUGLIO 2005 - 

Carlo Nicita / Rosario Di Rosa: Voices

Splasc(H) 2004


Carlo Nicita / Rosario Di Rosa: Voices

splaschrecords.com

  1. Viene sera
  2. Lua
  3. And she walked in
  4. Voices - part 1
  5. G. on my mind
  6. Senza parole
  7. Promise
  8. Nica
  9. Voices - part 2
  10. Il buon senso
  11. Waiting for the sound
  12. Song for Ale

Carlo Nicita: flauti
Rosario Di Rosa: pianoforte

ospite speciale:

Giovanni Falzone: tromba, cornetta, flicorno


   Premessa doverosa: il flauto, in modo particolare nel jazz, non è il mio strumento preferito, quindi un disco come questo - che sostanzialmente è un lungo duetto tra flauto e pianoforte - non si presentava all'ascolto con i migliori auspici, dovendo vincere una mia prima diffidenza. Ovviamente se l'ho scelto come disco del mese la prova l'ha ampiamente superata dimostrando come, a volte, fa bene liberarsi di qualche preconcetto.
   Entrambi siciliani, Nicita e Di Rosa hanno la ventura di incontrarsi qualche anno fa a Milano dove giunsero per due ragioni diverse: Nicita - che proviene da studi classici, ma che segue con interesse anche il jazz e la musica etnica - per un corso di perfezionamento al Conservatorio, Di Rosa per seguire un master di design, attività che affiancava ad una poliedrica attività musicale sia in campo pop che jazz. L'incontro tra i due, concretizzatosi in questo Voices, non poteva essere più fruttuoso in quanto proprio in questo disco hanno messo assieme in modo armonioso le loro esperienze, ampliandole e completandole a vicenda, esperienze che si sono arricchite ulteriormente grazie alla partecipazione del trombettista Giovanni Falzone - anch'egli siciliano - che ha voluto Nicita nel suo ultimo disco Earthquake Suite.
   Per iniziare ad ascoltare questo disco credo si debba partire da quanto scrive Nicita nel libretto del CD: "Voices è il canto dell'anima che risuona in un'area di vita lontana, sconosciuta ma vera, incancellabile. Proprio lì, dove navigano e si intrecciano felici e tristi ricordi, si genera quell'energia che scivola sul suono e diventa emozione". Voci interiori, quindi, che provengono da ricordi ed emozioni del passato, che si fanno palesi e acquistano vita man mano che affiorano alla coscienza e che, mentre si caricano del bagaglio culturale dei due musicisti, si fanno musica. Proprio questo affascina di questo disco: la spontaneità dell'espressione, la libertà di mettere assieme il folclore mediterraneo, una certa classicità di esecuzione, la tipica improvvisazione jazzistica e la musica colta del novecento. A questo si aggiunge l'intesa ottimale tra Nicita e Di Rosa capaci di instaurare un legame che di fatto supera il classico rapporto tra solista e accompagnatore, che invece si configura come il dialogo costante tra due voci intente a mettere a nudo ciascuno il proprio sentire interiore generando a seconda dei casi ritmi, melodie ed armonie sempre nuove.
   Nicita ha la capacità di attraversare gli stili con naturalezza, usando il suo flauto spesso in modo poco convenzionale "sporcandone" il suono con emissioni poco accademiche; per capire questo basterebbe il primo brano, Viene sera, dove Nicita riserva al suo strumento una funzione puramente ritmica lasciando ai colleghi il compito di sviluppare la melodia tra i nervosi fraseggi di Falzone e il pianismo puntuale di Di Rosa. Anche in Voices part 1 la melodia viene costruita con un procedimento molto originale, ovvero dall'interiezione - o forse collisione - di una serie di piccoli cluster ottenuti con la tromba, il pianoforte e il flauto che formano un singolare tappeto melodico e ritmico allo stesso tempo. Altra bella prova è Voices part 2 dove il duo, che lavora per sovrapposizione quasi a strati di suoni, è capace di creare una piccola suite dapprima con l'astrazione sonora ottenuta semplicemente soffiando dentro il flauto, poi con la concretezza di un insistito fraseggio del pianoforte a cui risponde ancora ritmicamente il flauto. Ancora echi free si possono ascoltare in Waiting for the sound in cui l'andamento sognante del flauto e lo scoppiettare della tromba donano al brano una particolare incisività. Ma non mancano neppure le ballad dove brilla la dolcezza come in And she walked in o dove la bucolicità riesce a raffreddare i calori estivi come in G. on my mind.
   Interessante anche Di Rosa che sa spostarsi da territori ritmici come in Senza parole - dove oppone al suono quasi metallico del flauto un pianismo brillante di stampo monkiano - o come in Lua in cui affiora il suo amore per lo swing (magari appena accennato) fino a giungere ad atmosfere più rilassate di Il buon senso dove il duetto con il flauto si fa serrato pur non riunciando a pregevoli aperture melodiche.
   Di Voices credo si debbano ricordare soprattutto la spontaneità, la libertà di espressione tra diversi stili, l'equilibrio tra le voci strumentali e il loro pregevole intreccio, per un disco che si presenta piacevole subito fin dal primo ascolto e che negli ascolti successivi mantiene intatta la freschezza iniziale. Decisamente una buona prova di debutto per questi due ottimi musicisti che fa ben sperare per il futuro.


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