venerdì, novembre 04, 2005
Streghe? Ma quali?
A seguito di questo mio post di ieri sulle dichiarazioni del vescovo di Genova Bertone su Halloween - che onestamente consideravo abbastanza innocuo - credo sia opportuno precisare il mio pensiero (peraltro già espresso in un post dell'anno scorso) a seguito del dibattito seguito al post di AttentiAlCane e al post del mio amico Andrea.
Chi mi conosce e/o ha seguito il mio blog conosce il mio essere laico e anche il mio anti-clericalismo, quindi si può immaginare quanto mi sia costato ammettere di essere d'accordo con un vescovo. Comunque Bertone ha criticato lo "scimmiottare il mondo dell’aldilà, tra streghe e fantasmi, come se la morte fosse un gioco” . Su questo credo ci sia poco da aggiungere: lasciamo per un attimo da parte il paese d'origine di Halloween e vediamo cosa essa rappresenta, in parole povere cosa si festeggia. Dicono che Halloween sia la notte dei morti, ai quali credo si debba se non l'onore perlomeno il rispetto. Allora vorrei sapere in che modo si estrinseca questo rispetto: non certo esibendo orribili zucche, vestendosi da streghe, da fantasmi, da zombie, andando a delle feste mascherate in discoteca, o girando per le case con il famigerato "dolcetto o scherzetto". Una sorta di "secondo Carnevale", insomma, e soprattutto - ne sono certo - non pensando minimamente ai propri defunti.
Dicono che lo si faccia per esorcizzare la morte: sarebbe bello se lo fosse. Io non ho la visione medievale della tragedia, della fine incombente, considero la morte come un passaggio di stato, indubbiamente verso l'ignoto. Non ho la certezza cristiana del "qualcosa dopo la morte" anche se, agnostico, mantengo il beneficio del dubbio come polizza assicurativa, ma credo che nessuno tra chi festeggia abbia questo in mente. Non credo neppure che Halloween, nelle sue forme odierne, abbia chissà quale valore apotropaico, sempre ammesso che la morte vada esorcizzata, nascosta o derisa, piuttosto che spiegata, capita e compresa in un percorso di vita, in ambito cristiano per il vescovo, in ambito laico per chi non crede. No. Halloween così come è vissuto oggi è puro e solo consumismo, niente di più, e mi sembrano davvero poca cosa i riferimenti ad antichi culti Celti sui "morti che ritornano" che è come abbracciare una sorta di culto neo-pagano di streghe e morti-viventi che, apparentemente festoso, mi pare perlomeno traviante.
Bertone poi aggiunge: "vorrei che i genitori usassero lo stesso dispendio di energie, di tempo e di soldi dedicato ad un evento insensato come quello di Halloween per educare ai valori veri”. Anche qui non ci trovo nulla di male. Certo il vescovo - che sta facendo il suo mestiere - per "valori veri" intende quelli del cattolicesimo, io ne indendo altri ma sempre lì finiamo: riconosco in Halloween qualcosa di diseducativo e credo che spendere energie e soldi per una cosa simile non sia corretto, magari perché gli stessi soldi e le stesse energie potrebbero essere spesi meglio, invece che rincorrere una delle tante mode dettata dai cervelloni del marketing. Soprattutto in questi tempi in cui l'economia brutalizza la cultura, quanti di quei soldi spesi per i paludamenti potrebbero essere investiti in un libro, oggetto sempre più misterioso per i giovani e meno giovani? "Cultura, cultura sempre cultura... divertirsi mai?" dirà qualcuno. Sì, divertirsi è ottima cosa, ma pensando quello che si fa, senza dover portare il cervello all'ammasso dell'appiattimento generale.
Parliamo ora dell'origine della festa. A prescidere dai riferimenti dei Celti, dove Halloween o meglio Samhain rappresentava l'inizio dell'anno agricolo, è indubbio che la ricorrenza arrivi dagli States. E allora criticare Halloween è essere anti-americani in toto. L'ho scritto da qualche parte e lo ripeto: io sono anti-americano (anzi sarebbe più coretto dire anti-statunitense, ma ci capiamo lo stesso), come sono anti-francese, anti-tedesco, anti-giapponese, anti-italiano... di ciascun Stato ho critiche e plausi da fare. Di ciascun Stato accetto o non accetto mode, sistemi e comportamenti e credo di avere la libertà di farlo senza per questo sentirmi dire "sei contro di loro". Amo il jazz (pure il mio sito si chiama "jazzer"!), ascolto e apprezzo musica americana, leggo e apprezzo letteratura americana, vedo e apprezzo film e telefilm americani, mangio (meglio bevo
!) e apprezzo roba americana, uso software di progettazione americana, vorrei andare negli States di cui apprezzo molte cose, ma a fronte di tutto questo permettetemi - citando Sanguineti - di scegliermi la festa che preferisco! E permettemi - citando Fantozzi - di dire che Halloween è una cagata pazzesca! Credo di avere la libertà di scegliermi il mio modello culturale di riferimento senza essere tacciato di sciovinismo e, scusa Andrea, di "non trovare dei punti di contatto con gli States"! Se il modello culturale americano è vincente, come si è dimostrato ampiamente e come chiunque può riconoscere, non vedo perché io debba essere costretto a buttarmici dentro a corpo morto. Considerando poi che Halloween neppure negli States è accettato e festeggiato da tutti. Non giudico, anche se non mi piace a pieno, l'americanizzazione della nostra società - che evidentemente usufruisce di un modello culturale più debole - come non giudico migliore o peggiore una società diversa dalla mia; critico il nosto pedissequo accettare tutto ciò che viene dall'altra parte dell'Oceano come oro colato senza mai far intervenire il nostro senso critico. Voler mantenere la propria cultura - lasciando perdere i deliri leghisti sulla padania e balle varie - non è sciovinismo e neppure fascismo, è voler mantenere vivo lo spirito di un popolo, di una nazione. Fascismo è chiudersi a tutto il resto, costringendo a sbarrare occhi e orecchie, come in Italia nel ventennio quando il jazz era proibito (e beato chi trovava i V-disc), come nella Russia stalinista quando l'arte astratta era bandita o compositori come Shostakovich emarginati perché "poco sovietici". Ma sto divagando.
Una festa che unisce i popoli, quelli americani e quelli europei? Più che altro una festa di un popolo a cui un altro (o altri) si omologano. Anche il Natale unisce noi e gli statunitensi. Anche la data della fine della II Guerra Mondiale: perché non usiamo quella per rinnovare la fratellanza - riconoscente pure - tra noi e dobbiamo usare invece una "cosa" di dubbio gusto e fine?
Quanto alle altre feste (Natale, Pasqua, Capodanno, Carnevale, la boiata San Valentino, persino - almeno qui in Veneto - San Martino) è vero che sono diventate uno sfogo per il consumismo più sfrenato. E' interessante notare come proprio le feste religiose siano le più colpite (s'è mai visto, che so, lo scambio di doni per il 2 giugno?). Possiamo tirare in ballo la caduta dei valori (anche se non sono i valori che cadono, ma la gente che non li segue più), la perdita del "sacro" della società - per chi ci crede, ovvio - ecc... Allora io dico: se non ci piace che le "nostre" feste tradizionali siano diventate merce, perché aggiungerne un'altra? Rasentiamo il masochismo in questo.
Tutto questo, ovviamente, secondo la mia opinione, lasciando la libertà a chiunque di fare ciò che crede ovviamente avendo, anzi pretendendo, la libertà di dire quello che penso.
Poi sul fatto che la morte (drammatica ma "normale") vada sdrammatizzata sono d'accordo, però credo che non sia questo il modo, praticamente dettato dal marketing. Mi sa troppo di falso, di artefatto, di "ti devi divertire!" a prescindere da tutto il resto.
Quanto alle persone a me care che non ci sono più, ne porto dentro di me il ricordo che spesso riaffiora alla memoria.
...però il legno in camera ci sta bene! :-D
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