venerdì, settembre 16, 2005
Dell'essere troppo normali e del diventare troppo idioti
Oggi, nella stia pendolariale che qualcuno ha l'ambizione di chiamare "autobus", ho notato che il giovane virgulto della società moderna che mi stava accanto indossava una t-shirt con ben in evidenza sulla schiena l'avviso "narco traficante". Per completare il tutto, sulle maniche c'era un bel florilegio di ameni simboli e simboletti che inneggiavano alla droga. Non mi è stato dato modo di sapere cosa ci fosse sul davanti.
La moda dicono. Permettemi: una bella moda del cazzo! Io mi chiedo che cosa spinga un gggiovane d'oggi a girare con tale slogan addosso, o meglio, qual è il perverso meccanismo con il quale qualcuno gli ha detto che ciò fa tendenza. Che tanto si sa: se i guru della moda dicono che girare con una maglietta con su scritto "sono un pirla" fa figo, non saranno in pochi a farne a meno. Tanto vale scriverci "mafioso", "serial killer" o "terrorista kamikaze" o metterci l'effige di Pacciani, di Provenzano o di Osama, tanto sono sempre individui che hanno a che fare con la morte. Di qualcun altro. Escludendo che a tale maglietta sia da attribuire un valore apotropaico, credo che il baldo gggiovane indossandola si sentisse trasgressivo. Quella trasgressione che fa tanto "uomo vissuto", come quelli che bevono il noto rhum che "si beve nei peggiori bar di Caracas", la trasgressione del bravo giovincello-veneto-a-modo-e-per-bene che vive con i soldini di papi e si crede chissà cosa dandosi una patina da (falso) malavitoso.
A questo punto non so se sia più imbecille chi si mette quella maglietta o chi gliela vende.
Questo non toglie che chi vende sia probabilmente più st***zo di chi compra.
...quasi quasi comincio a stampare magliette con su scritto pezzodimmerda, chissa' che magari non si possano fare i soldi....vi faro' sapere
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