mercoledì, agosto 10, 2005

Incontri

Se su questo blog si deve parlare anche di me, beh oggi è il momento per farlo. E lo faccio soprattutto per me per esorcizzare un fantasma che mi porto dentro, quindi gente "tutta roba personale" se volete, passate ad altro. Anche perché il cabernet è stato aperto e non so dove andrò a parare.
Oggi è stato giorno di incontri. Incontri di persone con cui da tempo, anni, una quindicina forse, non ci vedevamo. Prima un amico poi lei, il mio amore di gioventù. No, non ho paura ad usare questa parola perché tale era, con la logica dell'adolescenza con il sentimento dei vent'anni. E se con il mio amico la conversazione si è protratta fitta per un paio d'ore, lei non ho avuto neppure il coraggio di avvicinarla, di incrociarne lo sguardo. Eppure era lì, da sola senza nulla di importante da fare.
Non fraintendetemi: all'epoca tra noi non ci fu nemmeno un bacio, ma una forte intesa - che so non essere solo da parte mia - fatta di chiacchierate fino a tarda notte seduti sulle scale di casa sua, di parole dette, di emozioni condivise, di passioni letterarie suggerite. Ed io troppo timido anche solo per confessarle ciò che provavo e lei che forse aspettava o che forse non era interessata. Non lo so, non l'ho mai capito ed è proprio questo che mi rode: perché bastava una parola e non l'ho detta, con la paura che quella parola avrebbe potuto irrimediabilmente rovinare tutto. Poi le nostre strade si sono divise e ci siamo persi di vista. E all'epoca c'era solo il telefono. E io al telefono divento come Marcel Marceau: muto. Ora penso a come poteva essere, a come sarebbe finita, cosa sarei adesso se quell'abbraccio si fosse sciolto, se quel cercare fosse arrivato ad una concretezza. E così questa sera ne ho evitato lo sguardo per non riaprire una ferita che certo non è ancora aperta e sanguinante, ma che lascia un amaro senso di incompletezza. E soprattutto per non dover partire con le solite cose "cosa fai? sei sposato? hai bambini? dove sei finito?" e non poter invece dire la verità, che la sola sua vista mi risveglia sentimenti sopiti ma non cancellati.
Lo so: "chi è stato è stato e chi è stato non è", non si può tornare indietro e neppure ci tornerei indietro, ma non posso inscatolare il mio cuore né metterlo a tacere.
Va bene, il bicchiere è vuoto e il resto dei miei pensieri lo tengo per me: spero solo che mia moglie non legga questo post, perché forse non capirebbe. Ma se lo leggerà fino a qui verrà a sapere che quei sentimenti sopiti e rianimati torneranno nel loro letargo, mentre ciò che provo per lei è ben vivo. E a me basta.


Comments:
"chi è stato è stato e chi è stato non è"
Non mi è mai piaciuta questa frase, noi siamo i nostri ricordi, o meglio la somma dei nostri ricordi.
E comunque condivido il tuo senso di squotimento alla vista di amori di gioventù, è bello e terribile allo stesso tempo.
 
Uhm sai, spesso, le cose non vissute, sono piu' intense di quelle vissute, non fraintendermi preferisco in maniera assoluta le vissute, voglio dire che probabilmente quello che ti si e' risvegliato dentro e' quel senso di potenzialita' che le storie vissute perdono perche' divengono. Il gioco del poteva essere, del come sarebbe stato e' affascinante e pericoloso allo stesso tempo, forse avresti dovuto provare a parlarle, ti saresti accorto forse che quel potenziale non esisteva piu'. Ma ovviamente queste sono solo parole, nella realta' e' tutto molto diverso.
A presto
Quoyle
 
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