mercoledì, giugno 29, 2005

Il business corre lungo il filo

La notizia è questa e non è neppure troppo nuova: in pratica aumenta l'acquisto - legale - di musica on-line tanto che il download ha raggiunto il 4-5% del mercato, cresce il consumo, entrano nuovi soggetti nella gestione del business, Microsoft, Coca Cola, compagnie aeree e telefoniche, ovvero chiunque, basta che non sia legato all'ambiente musicale. Ecco, la parola esatta è proprio questa, "business", perché è questo di cui parliamo: affari, guadagno, parliamo di un prodotto, mica di un'espressione artistica, o meglio di una espressione artistica ridotta alla stregua di uno yoghurt, di un detersivo.
Certo, per chi è attrezzato a farlo, acquistare musica on-line è facile, è comodo, è saltare una serie di passaggi che (forse) la rendono più conveniente. Forse anche per i musicisti è un mezzo più facile per diffondere il proprio lavoro, anche se per ora il mercato è pressoché tutto controllato dalle major. Acquistare on-line è come andare al distributore di benzina e riempire i serbatoi dei nostri ipod e hard-disk, senza quasi accorgerci che stiamo completamente snaturando il prodotto, parola che ritorna e alla quale - temo - sembra quasi non ci sia alternativa.
Non voglio con questo demonizzare l'MP3 addossandogli tutta la colpa: i problemi attuali del "pianeta musica" che si collocano a monte sia della vendita on-line, sia del costo dei dischi e dei concerti, sono paradossalmente l'iper-produzione che ha di fatto abbassato la media della qualità dei dischi, la reale mancanza di musicisti carismatici (eccetto alcuni della "vecchia guardia") che sappiano fare da effettivo punto di riferimento e la costante conseguente sovrastima - molto spesso dettata solo da ragioni di mercato - di produzioni ed artisti che non meritano tanta considerazione. La "musica on-line" in qualche modo deriva da questo. Così, mentre una volta - ma per fortuna ancora oggi in qualche caso - l'uscita di un album era un evento, era lo svelarsi di un'opera attesa, possiamo ancora dire che il mettere on-line dei brani sia la stessa cosa? Posso capire il singolo brano, anche se manca tutta la sensazione "tattile" dell'ascolto, ma la cosa funziona anche per l'intero album?
Forse chi, come me, ascolta e si interessa alla musica da parecchi anni si vedrà costretto ad abbandonare l'idea dell'album come punto di riferimento, ma mi chiedo, tanto per fare un paio di esempi noti: nell'era del digitale due album come Kind of blue e The dark side of the moon sarebbero diventati quello che sono? E i loro autori, Miles Davis e i Pink Floyd, ne avrebbero ricavato in consenso, fama e meriti artistici tanto quanto ne hanno ricavato con gli LP prima e poi con i CD?
La vendita on-line non è semplicemente un cambio di supporto come sostanzialmente è successo nel passaggio da vinile a CD, ma si tratta di un vero e proprio cambio di mentalità, di modo di fruire la musica. Io non ho la risposta a questi quesiti, ma sono convinto - e magari ci dedicherò un altro post - che non esista la "musica commerciale", o meglio che qualsiasi pezzo musicale - dai tempi di Bach ad oggi - contenga in sé un fattore di "vendibilità". Non ne faccio, quindi, una questione di "musica colta" o "musica usa e getta" - che so, Jarrett on line no, Shakira sì tanto è robaccia - ma vedo sempre più marcata la tendenza a ridurre la musica ad un bene di consumo, cosa che è solo in piccola parte, tralasciandone o mettendo in secondo piano il vero valore artistico. Questa mercificazione della musica, questa mancanza di rispetto, non mi piace e sono convinto non piaccia nemmeno a tanti musicisti.

 


 


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