di Jazzer 

Bread and Tomato trio: dal vivo 22/11/05

Barone Rosso, Spinea (VE)


Gianluca Petrella

Gianluca Petrella: trombone, effetti
Michele Papadia: hammond, tastiere
Fabio Accardi: batteria, percussioni


   Puntuale come da qualche anno a questa parte, ritorna Terramossa, rassegna invernale di musica, arte, cultura e cucina promossa dal Circolo 1554 nei Comuni dell'entroterra veneziano. E ritorna proponendo subito uno dei giovani nomi più interessanti della scena jazz italiana, ovvero Gianluca Petrella, approdato in terra veneziana con il suo nuovo progetto "Bread and Tomato trio".
   Che Petrella non sia più una promessa ma una positiva conferma non è una novità e non sono certo io il primo a dire che il trombonista pugliese è davvero bravo e capace di fare con le note quello che più gli piace; la cosa meno scontata è come sia abile a far assumere al suo strumento - non proprio adatto al caso - un ruolo da leader e come riesca ad essere sempre e comunque originale in qualunque situazione egli di trovi a suonare. E nel progetto "Bread and Tomato trio" di originalità ce n'è parecchia anche se il trio poggia le basi su due capisaldi piuttosto evidenti: il tipico suono dei famosi Hammond-trio del passato (e presente) e la costruzione jazzistica dei brani, anche quelli che per le loro caratteristiche sembrano meno appartenere a questo ambito. Infatti se dal punto di vista timbrico è proprio l'organo Hammond di Papadia, con il suo suono caldo ed avvolgente, a dominare la scena, i brani - quasi tutti a firma del leader - alternano esposizione dei temi e assoli come da tradizione, il tutto su un costante e particolarmente travolgente groove.
   Il concerto si apre con una serie di suoni alieni prodotti con un vecchio sintetizzatore analogico, suoni che lasceranno presto lo spazio al suono caldo ed avvolgente dell'Hammond e alla spinta propulsiva funky che caratterizza fortemente il trio; la musica si muove tra atmosfere cangianti, tra stacchi mozzafiato, le bordate dell'Hammond e il pulsare costante della batteria che, rullante aperto e cassa spinta, connota perfettamente lo stile. Petrella conduce il suo trombone in territori non proprio usuali per lo strumento, producendo acuti e sovracuti di solito associati alla tromba e cascate di note che contribuiscono non poco a tenere alta la propulsione. E' impressionante la naturalezza con la quale egli è in grado di passare dai momenti più riflessivi e lirici al parossismo di certi passaggi affrontati con una foga che mai rinuncia alla lucidità esecutiva.
   I brani e le improvvisazioni scorrono senza soluzione di continuità tra riff scoppiettanti e vamp improvvisi senza che mai venga meno la tensione e la spinta ritmica se non in due - scelti - momenti: una versione "avant", non troppo riuscita a mio parere, di I loves you Porgy di Gershwin dove Petrella lascia il trombone per il synth e una splendida Naima di John Coltrane con un Petrella particolarmente lirico. Curiosa la scelta del secondo bis, ovvero Redemption song di Marley, resa con tutta la grazia che può dare uno strumento come il trombone, che chiude un concerto coinvolgente e molto ben suonato da un trio interessante e fantasioso.


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