di Jazzer 

Dave Holland Quintet: dal vivo 17/10/2005

teatro Eden, Treviso


foto di Jazzer
cliccare sulla foto per ingrandire

Dave Holland: contrabbasso
Robin Eubanks: trombone
Chris Potter: sax tenore e soprano
Steve Nelson: vibrafono e marimba
Nate Smith: batteria




per vedere le altre foto


   Tutto esaurito lunedì sera al Teatro Eden per l'apertura della stagione jazzistica trevigiana, ed era logico aspettarselo considerando che il concerto in cartellone era l'attesa performance del Dave Holland Quintet, ovvero una delle formazioni più apprezzate del panorama jazzistico contemporaneo capitanata da uno dei musicisti che - oramai iscritto di diritto tra i grandi del jazz - da anni ottiene i primi posti delle varie classifiche specialistiche.
   Mi sono recato a questo concerto con nelle orecchie il bellissimo Extended play - registrazione del 2004 dal vivo al Birdland di New York - riascoltato nel pomeriggio per "prepararmi" alla serata, sperando, anzi avendo la certezza, che avrei ritrovato quella musica (ottima) e quell'atmosfera (elettrizzante) che caratterizza quel disco. Le mie aspettative non sono andate deluse perché il quintetto di Holland non si smentisce, confermando ancora una volta il proprio valore. Poche le variazioni di programma rispetto alle ultime prove discografiche: la più evidente è l'avvicendamento alla batteria del pur validissimo Billy Kilson con il giovane Nate Smith - divenuto ben presto l'eroe della serata - che non fa rimpiangere lo stimato predecessore apportando al gruppo una dinamica e costante spinta propulsiva e fornendo una ritmica impressionante per consistenza e varietà che centrifuga assieme funky, jungle, echi di marching-band fino a sapori be-bop. E sarà proprio questo l'elemento dominante del concerto: il ritmo. Incalzante, ostinato, pulsante, che non dà tregua; ritmo scomposto e ricomposto a piacere con costanti cambi, sovrapposizioni di tempi, scansioni inusuali come siamo abituati ad ascoltare dall'esperienza M-Base di Steve Coleman. Ma il ritmo non determina - come è ovvio - solo i tempi, ma anche gli spazi espressivi e gli scambi dialettici tra i musicisti. E non è solo Nate Smith a privilegiare questa componente, ma è l'intero quintetto a lavorare in chiave ritmica: lo fa il pirotecnico Robin Eubanks pilotando il suo trombone in sulfurei riff e in torrenziali assoli scoppiettanti, lo fa Steve Nelson dispensando preziosi cluster tematici, lo fa Potter che pure non rinuncia a lanciare il sax in libere digressioni, lo fa Holland cavando dal suo contrabbasso pulsioni profonde.
   Ciò che stupisce è la pressoché totale mancanza di un leader, lo stesso Holland guarda spesso sornione i compagni e sembra quasi li lasci divertire; tutti i musicisti, infatti, contribuiscono in misura paritaria all'esposizione e allo sviluppo dei brani, forse con la sola eccezione di Steve Nelson la cui strumentazione e raffinatezza espressiva e sonora - pur importante nell'economia del quintetto - a volte gli fanno assumere un ruolo un po' più defilato per la difficoltà di contrastare l'esuberanza dei compagni. Sarà proprio Nelson, però, a regalare nel magma ribollente del concerto i momenti di più pacato intimismo, facendosi ben notare in molti brani e soprattutto in Jugglers parade (tratto da Prime directive) nella quale, con una lunga solitaria introduzione alla marimba, detta le regole per lo sviluppo del brano. Interessante anche la misteriosa e a tratti latineggiante Secret garden - che si troverà nel CD di prossima pubblicazione - nella quale ogni musicista esplora le zone più nascoste dei rispettivi strumenti e dove prima Holland e poi Chris Potter si producono in due pregevolissimi assoli.
   Jazz muscoloso questo del Dave Holland Quintet, che difficilmente lascia spazio all'introspezione ma che esprime a pieno il potenziale energetico della formazione con scoppi improvvisi, lunghe cavalcate, dialoghi serrati tra gli strumenti in varie combinazione, brani che corrono sul filo sottile della collisione con l'astrazione pura, ma che mantengono costantemente la loro leggibilità pur evidenziando la ricerca di una sperimentazione cui Holland - che ha alle spalle una lunga carriera in tale senso - sembra non aver cessato di perseguire.


|