A distanza di quasi un anno dal concerto
fiorentino di presentazione dell'ultimo lavoro Cabin in the sky ho
l'occasione di ascoltare ancora i Tuxedomoon in uno dei primi
appuntamenti della tournée europea 2005. Ovviamente i paragoni con quel
concerto del 2004 sono inevitabili, soprattutto perché - tutto sommato
- la proposta live dalla band non è cambiata dall'anno scorso.
Confrontando la scaletta, infatti, si nota che i brani proposti
sono sostanzialmente gli stessi e questa è forse l'unica pecca per un
gruppo che ha all'attivo centinaia di brani, tutti potenzialmente buoni
per essere proposti dal vivo. Ho apprezzato molto l'inserimento della
splendida Some guys, peraltro eccellente dal vivo, ho atteso
invano - e chiesto a gran voce - l'ipnotica The cage e mi sarei comunque aspettato
l'inserimento di grandi classici quali Volo vivace, L'entranger, Jinx
o la mai scontata What use?; ma si sa, se fosse per i fan non basterebbero
tre ore per sentire tutto il repertorio ed un concerto è giusto che
duri di meno.
Rispetto a quel concerto del 2004 si notano soprattutto due
aspetti positivi: se in quell'occasione le canzoni dell'ultimo CD erano
risultate in qualche modo contratte, non ancora ben rodate - ovviamente
visto che erano presentate dal vivo per la prima volta - ora esse,
avendo perso una certa spigolosità, hanno acquisito la giusta maturità
e funzionano come i vecchi cavalli di battaglia, rappresentando a pieno lo stile e il suono
Tuxedomoon. Così Luther Blisset, Baron Brown ed A home away sono oramai
diventati dei classici che, con le loro melodie travolgenti sfruttano al
meglio i dialoghi tra i vari strumenti, violino, tastiere, tromba, sax,
ritmando un concerto che si pone in un delicato equilibrio tra il famoso
suono glaciale del gruppo e la sua intensa forza passionale. Una
menzione particolare va data alla magnifica Annuncialto, la lenta
ed ossessiva traccia strumentale che, momento altamente emozionale di Cabin
in the sky, diventa a sua volta vero cuore pulsante del concerto con
la sua grandissima carica di suggestione.
L'altra nota positiva è vedere come i Tuxedomoon non siano più un trio con
l'aggiunta di un musicista, ma che nell'economia del gruppo il trombettista belga Van Lieshout
sia oramai indispensabile: la sua tromba non è più di contorno ma è sostanziale e si integra
perfettamente con gli altri strumenti con la sua sonorità profonda e riflessiva. Con essa, con
il flicorno e l'armonica egli sa creare dei momenti assolutamente personali e particolarmente
intensi tanto che anche Desire senza la sua armonica sembrerebbe un'altra cosa.
Vedendo ed ascoltando il concerto nella sua interezza appare
chiaro come sempre più il gruppo voglia apparire un ensemble, concentrandosi maggiormente sulla
musica fino quasi ad estraniarsi da essa per lasciarla vivere in modo indipendente. La presenza
scenica è ridottissima: Principle è come al solito immobile con il suo basso a dispensare note
secche e precise mentre i compagni si alternano ai vari strumenti; è l'istrione Reininger a
presentare i brani e a dialogare con il pubblico fino ad accennare col violino il riff di
No tears. La luce non illumina quasi mai direttamente i musicisti ed appare evidente come
essi vogliano valorizzare soprattutto la loro musica e le immagini proiettate alle
loro spalle che la sottolineano. Questa volta la parte visiva non è curata come al solito da
Bruce Geduldig ma ottenuta - davvero ottimamente - dal vivo da George Kakavakis, veramente abile
nello sfruttare tutte le potenzialità di una piccola telecamera digitale e di una serie di oggetti
dando un carattere suggestivo ai vari brani.
Concludendo mi pare si possa dire che Brown e compagni
stiano dando una connotazione precisa alla loro musica, almeno nella sua
dimensione live, facendola diventare - se è possibile - ancor più
cerebrale ed evidenziando lo sforzo di semplificazione compiuto per
rendere le loro canzoni scarne ed essenziali. Se si eccettuano alcuni
interventi di basi percussive - comunque presenti solo in pochi brani -
tutto è suonato dal vivo: sulla costante base pulsante del
basso di Principle i fiati e il piano di Brown, la chitarra e il violino
di Reininger, ma anche la tromba e l'armonica di Van Lieshout, creano la melodia e
allo stesso tempo se ne staccano interagendo ed inventando nuove sonorità, nuovi spunti armonici.
Eccellente in questo la resa di brani quali Loneliness, Litebulb
overkill o This beast. Un'operazione di semplificazione,
quindi, sulla quale costruire la propria musica in maniera ancora più
convincente. Ancora una volta i Tuxedomoon ci parlano. Ancora una volta
la loro musica ci incanta.
|