di Jazzer 

Tuxedomoon: dal vivo 16/04/05

allo Zoo Animal Sound, Ferrara


foto di Jazzer

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The waltz
Luther Blisset
Annuncialto
Baron Brown
Cagli five-O
Here 'til X-mas
Desire
This beast
Diario di un egoista
A home away
Dark companion
Loneliness

Some guys
Litebulb overkill
(No tears)
Courante marocaine

Steven Brown: voce, tastiere, sax contralto e soprano, clarinetto
Blaine L. Reininger: voce, chitarra elettrica, violino
Peter Principle: basso, programmazione
Luc van Lieshout: tromba, flicorno, armonica
George Kakanakis: live video


   A distanza di quasi un anno dal concerto fiorentino di presentazione dell'ultimo lavoro Cabin in the sky ho l'occasione di ascoltare ancora i Tuxedomoon in uno dei primi appuntamenti della tournée europea 2005. Ovviamente i paragoni con quel concerto del 2004 sono inevitabili, soprattutto perché - tutto sommato - la proposta live dalla band non è cambiata dall'anno scorso. Confrontando la scaletta, infatti, si nota che i brani proposti sono sostanzialmente gli stessi e questa è forse l'unica pecca per un gruppo che ha all'attivo centinaia di brani, tutti potenzialmente buoni per essere proposti dal vivo. Ho apprezzato molto l'inserimento della splendida Some guys, peraltro eccellente dal vivo, ho atteso invano - e chiesto a gran voce - l'ipnotica The cage e mi sarei comunque aspettato l'inserimento di grandi classici quali Volo vivace, L'entranger, Jinx o la mai scontata What use?; ma si sa, se fosse per i fan non basterebbero tre ore per sentire tutto il repertorio ed un concerto è giusto che duri di meno.
   Rispetto a quel concerto del 2004 si notano soprattutto due aspetti positivi: se in quell'occasione le canzoni dell'ultimo CD erano risultate in qualche modo contratte, non ancora ben rodate - ovviamente visto che erano presentate dal vivo per la prima volta - ora esse, avendo perso una certa spigolosità, hanno acquisito la giusta maturità e funzionano come i vecchi cavalli di battaglia, rappresentando a pieno lo stile e il suono Tuxedomoon. Così Luther Blisset, Baron Brown ed A home away sono oramai diventati dei classici che, con le loro melodie travolgenti sfruttano al meglio i dialoghi tra i vari strumenti, violino, tastiere, tromba, sax, ritmando un concerto che si pone in un delicato equilibrio tra il famoso suono glaciale del gruppo e la sua intensa forza passionale. Una menzione particolare va data alla magnifica Annuncialto, la lenta ed ossessiva traccia strumentale che, momento altamente emozionale di Cabin in the sky, diventa a sua volta vero cuore pulsante del concerto con la sua grandissima carica di suggestione.
   L'altra nota positiva è vedere come i Tuxedomoon non siano più un trio con l'aggiunta di un musicista, ma che nell'economia del gruppo il trombettista belga Van Lieshout sia oramai indispensabile: la sua tromba non è più di contorno ma è sostanziale e si integra perfettamente con gli altri strumenti con la sua sonorità profonda e riflessiva. Con essa, con il flicorno e l'armonica egli sa creare dei momenti assolutamente personali e particolarmente intensi tanto che anche Desire senza la sua armonica sembrerebbe un'altra cosa.
   Vedendo ed ascoltando il concerto nella sua interezza appare chiaro come sempre più il gruppo voglia apparire un ensemble, concentrandosi maggiormente sulla musica fino quasi ad estraniarsi da essa per lasciarla vivere in modo indipendente. La presenza scenica è ridottissima: Principle è come al solito immobile con il suo basso a dispensare note secche e precise mentre i compagni si alternano ai vari strumenti; è l'istrione Reininger a presentare i brani e a dialogare con il pubblico fino ad accennare col violino il riff di No tears. La luce non illumina quasi mai direttamente i musicisti ed appare evidente come essi vogliano valorizzare soprattutto la loro musica e le immagini proiettate alle loro spalle che la sottolineano. Questa volta la parte visiva non è curata come al solito da Bruce Geduldig ma ottenuta - davvero ottimamente - dal vivo da George Kakavakis, veramente abile nello sfruttare tutte le potenzialità di una piccola telecamera digitale e di una serie di oggetti dando un carattere suggestivo ai vari brani.
   Concludendo mi pare si possa dire che Brown e compagni stiano dando una connotazione precisa alla loro musica, almeno nella sua dimensione live, facendola diventare - se è possibile - ancor più cerebrale ed evidenziando lo sforzo di semplificazione compiuto per rendere le loro canzoni scarne ed essenziali. Se si eccettuano alcuni interventi di basi percussive - comunque presenti solo in pochi brani - tutto è suonato dal vivo: sulla costante base pulsante del basso di Principle i fiati e il piano di Brown, la chitarra e il violino di Reininger, ma anche la tromba e l'armonica di Van Lieshout, creano la melodia e allo stesso tempo se ne staccano interagendo ed inventando nuove sonorità, nuovi spunti armonici. Eccellente in questo la resa di brani quali Loneliness, Litebulb overkill o This beast. Un'operazione di semplificazione, quindi, sulla quale costruire la propria musica in maniera ancora più convincente. Ancora una volta i Tuxedomoon ci parlano. Ancora una volta la loro musica ci incanta.


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