- NOVEMBRE 2004 - 

Alberto Pinton quintet: The visible

Moserobie 2004


Alberto Pinton quintet: The visible

albertopinton.com
moserobie.com

  1. Hammerhead
  2. Interference
  3. Days
  4. Structure #1
  5. Voices
  6. Traveller
  7. For them
  8. Mirror for contra-alto clarinet

Alberto Pinton: sax baritono, clarinetto soprano, clarinetto basso, clarinetto contralto
Mats Äleklint: trombone
Mattias Ståhl: vibrafono, marimba
Torbjörn Zetterberg: contrabbasso
Jon Fält: batteria


   Alberto Pinton è un musicista sincero, diretto, solare e la sua musica ne riflette benissimo il carattere; non c'è modo di equivocare, quello che ascoltiamo è proprio lui stesso, il suo sentire, senza mediazioni. Questo è uno dei motivi per cui mi piace la musica di Pinton e per cui questo mese segnalo il suo ultimo lavoro, The visible.
   Avevo già parlato di Alberto Pinton in una recensione in occasione dell'uscita di Terraferma, suo secondo lavoro solista, come avevo già detto della sua importante scelta di musicista italiano che decide di andare a vivere prima negli Stati Uniti e poi definitivamente in Svezia. Numerosissime e prestigiose sono le sue collaborazioni con musicisti ed istituzioni, così come i riconoscimenti ottenuti, sia negli States che in Svezia: tra i suoi progetti più recenti troviamo i lavori con il Radio Jazz Group, Kenny Wheeler, George Russell, Jerry Bergonzi, Adam Nussbaum, Dick Oatts, Jim McNeely. A suo nome sono usciti nel 2001 Common intent, nel 2003 il già citato Terraferma - entrambi con il proprio quartetto Clear Now - e ancora nel 2003 Dog out che ha come co-leader il giovane saxofonista svedese Fredrik Nordström. Messa momentaneamente a parte l'ottima formazione "italiana", Pinton coinvolge quattro giovani musicisti svedesi in questo nuovo progetto - The visible - nel quale, una volta ancora, riversa la sua personale poetica e si rivela voce indipendente e coerente.
   Pinton suona il jazz e questo è indiscutibile, ma più complicato invece è stabilire - sempre che la cosa abbia importanza - quale sia il suo genere di jazz, sia perché oramai con la frammentazione degli stili non ne esiste più uno che possa definirsi "puro", sia perché effettivamente il saxofonista veneziano ha sviluppato una propria dimensione espressiva dove la matrice primaria è l'improvvisazione, ma dove è altrettanto importante la costruzione di strutture armoniche e il loro superamento seguendo l'ispirazione del momento. Spontaneità ed immediatezza, quindi, come componenti fondanti della narrazione musicale, che con coerenza vengono catturati ed incisi con una registrazione diretta su due tracce che restituisce l'integrità e la freschezza dell'espressione dei singoli e dell'interplay di un ottimo quintetto.
   La materia musicale è densa, corposa, quasi priva di momenti di stasi, satura com'è di echi e richiami; la forma - non sembri un controsenso se mi riferisco ad essa, perché nei brani di Pinton una forma più o meno esplicita è riconoscibile - è sostanzialmente libera, a volte incline ad esplorazioni nell'informale, ma anche intrisa di un lirismo che raramente troviamo associato a questo modo di fare musica, che - pur nel mio diffidare delle etichette - mi azzardo a definire post-free, nel senso che il singolo musicista suona contemporaneamente per sé e per gli altri in completa autonomia ma incanala questa libertà nel rispetto di strutture compiute.
   Il musicista veneziano suona in modo autorevole, sicuro e convincente sia nell'esposizione dei temi, sia negli spazi solistici in cui ricerca la profondità della creazione dei suoni. Più scoppiettante ed incisivo al sax baritono - da ascoltare in Hammerhead - è più rilassato e discorsivo ai clarinetti e si distingue anche per la buona vena compositiva; interessante in questo Mirror for contra-alto clarinet in cui dialoga in solitudine con Fält. I quattro giovani musicisti svedesi supportano perfettamente il leader nel loro lavoro che, lungi da essere accompagnamento, innerva e irrobustisce il fluire della musica con interventi di ottima compattezza e pertinenza. Decisamente fuori dagli schemi Äleklint che utilizza il suo trombone come fosse una tromba cercando di ottenere note più slegate possibile, quasi forzando la natura dello strumento come in Traveller; Zetterberg suona molto sul tempo, spetta a lui, più che alla batteria, la scansione ritmica ma ha ottime intuizioni solistiche - come in Days - nelle quali lascia libero il suo contrabbasso di vibrare. Jon Fält è un batterista superlativo che, imparata la lezione di Han Bennink, usa il suo strumento in modo davvero poco ortodosso, rinunciando quasi alla funzione di tenere il ritmo per colorare i brani in maniera molto intelligente e assolutamente personale. Interessante l'inserimento del vibrafono e della marimba che solitamente troviamo in gruppi più "tradizionali": Ståhl, oltre agli ottimi momenti solisti, ha un ruolo importante nell'economia del quintetto, perché con il suono dolce dei propri strumenti stempera le asperità dei due fiati e integra il contrabbasso nella conduzione ritmica.
   The visible è un disco ottimamente suonato, molto compatto per atmosfere ed esecuzione; i brani che a mio giudizio ne rappresentano meglio le caratteristiche sono: l'introduttiva Hammerhead dal ritmo sostenuto e scandita da momenti di tensione e di quiete, che è un'ottima visione del lavoro d'insieme, la successiva Interference dove si apprezza il lavoro di Pinton su una melodia sinuosa che acquista una forza propulsiva formidabile. Altro grande lavoro d'insieme è Days dove domina la costante pulsazione del contrabbasso, per una volta doppiata dalla batteria, su cui dialogano il sax baritono e un deragliante trombone finché, dopo un pregevole assolo di Zetterberg, entra il vibrafono a ritagliare un'isola di quiete. Ståhl è ancora protagonista in Voices, dove crea uno splendido groove su cui possono lavorare con swing i due fiati e un inventivo Fält, e in For them - sicuramente il brano più lirico del CD - dove su una lunga linea della marimba il trombone e il clarinetto soprano possono, quasi sottovoce, distendere una coinvolgente melodia.
   Dischi come questo fanno bene allo spirito; musicista intelligente e di assoluta qualità, Pinton si merita maggiore visibilità anche in Italia, sempre restia a riconoscere il valore dei propri talenti; spero che questo The visible serva allo scopo perché davvero vale la pena non lasciarselo sfuggire.


Una menzione meritano anche i dipinti della bella copertina, opera di Oreste Sabadin. Questo è il suo sito.


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