- MARZO 2004 - 

Marco Tamburini: Two days in New York

Caligola records 2004


Marco Tamburini: Two days in New York

marcotamburini.it

  1. Last minute
  2. Two days in New York
  3. Francy
  4. Night over
  5. We'll be together again
  6. Skyline
  7. Yesterday night
  8. Una mas
  9. Vecchio frack

Marco Tamburini: tromba, flicorno
Gary Bartz: sax contralto (3-4-5-6-8)
Paul Jeffrey: sax tenore (8)
George Cables: pianoforte (1-2-3-4-5-6-7-8)
Marcello Tonolo: pianoforte (9)
Ray Drummond: contrabbasso
Billy Hart: batteria


   Certo sorprende che un disco come questo - registrato nel 2002 in uno dei luoghi simbolo del jazz, ovvero lo studio Sorcerer di New York - sia rimasto in qualche cassetto e venga alla luce solo a distanza di un anno e mezzo. Stupisce ancor di più questo ritardo se si dà una scorsa alla caratura dei nomi che Marco Tamburini è stato capace di riunire assieme: Gary Bartz, Paul Jeffrey, George Cables, Ray Drummond e Billy Hart sono tutti dei musicisti di alto livello che costituiscono il valore aggiunto di questa registrazione e che sicuramente hanno dato un valido contribuito alla piena riuscita del progetto "americano" del trombettista cesenate.
   Ed è proprio un bell'oggetto da maneggiare questo Two days in New York a partire dalla confezione curata e sobria: molto accattivante l'immagine in primo piano della campana della tromba del leader, raffinato l'interno tutto bianco e molto divertente ed interessante la presentazione scritta da un altro grande trombettista italiano, ovvero Paolo Fresu. La cosa piacevole è che questa immagine esteriore allo stesso tempo di parchezza ed eleganza si riflette, o forse più precisamente è una conseguenza, di ciò che si sente suonare all'interno del CD. Tamburini ha questa prerogativa: riesce a rendere "facile" all'ascolto anche ciò che facile non è, e non lo fa semplificando le cose bensì suonando con naturalezza, lasciando che sia la musica a guidare il gesto e non il contrario.
   La naturalezza, quindi, si pone a fondamento dell'ottimo lavoro di Tamburini assieme ad altri importanti elementi - che scopriremo via via nei vari brani - che rendono la sua musica, ed in particolare questo disco, molto personale. Il trombettista ha provveduto ad arrangiare, e in alcuni casi anche a comporre, tutti i brani e lo ha fatto con un gusto raffinato che privilegia la melodia e la valorizzazione dell'insieme strumentale, ed è evidente - quasi fosse una necessità fisica - il suo ricercare nella tradizione del jazz per creare qualcosa di nuovo che non contrasti con essa, ma che invece la adatti al nostro presente.
   Il disco si apre con tre brani composti dal leader Last minute, la title track e Francy. Il primo, in quartetto senza i sax, di piglio quasi funkeggiante sembra ricordare il Lee Morgan del periodo Sidewinder; molto bello l'assolo di Cables che brilla per i giochi armonici, e anche quello di Tamburini che qui usa la sordina. Two days in New York, dal lento andamento a spirale è giocato sulla frase esposta dalla tromba ed è la dimostrazione della fondamentale importanza di avere un ottimo accompagnamento: l'accoppiata ritmica Drummond e Hart, completata dal denso pianismo di Cables, è semplicemente perfetta non solo nel dettare i tempi, ma nell'arricchire i brani con fantasia e fornire una solidissima base per le aperture improvvisative. Brillano nella vagamente latineggiante Francy la melodia scorrevole guidata dallo swing di Cables, ma soprattutto i due assoli - il primo di Gary Bartz il secondo dello stesso Tamburini - davvero di rara bellezza.
   Night over, scritta da Marcello Tonolo, si contraddistingue per lo stretto dialogo tra il sax di Bartz e la tromba e per un pensoso assolo di Drummond; seguono una dolcissima We'll be together again e la nervosa Skyline per scrivere la quale Tamburini sembra si sia ispirato proprio allo skyline della città di New York. Yesterday night è un altro brano di Tamburini suonato in quartetto in cui si apprezzano le doti di cantabilità della tromba del leader, anche qui con sordina harmon, che Paolo Fresu definisce "quasi uno standard". Segue una coinvolgente Una mas, omaggio ad uno dei più grandi trombettisti della storia del jazz, ovvero Kenny Dorham; è bello il susseguirsi degli assoli, nell'ordine Bartz, Tamburini, Paul Jeffrey e a chiudere Cables quasi fosse una jam-session. Il CD si conclude con un omaggio all'Italia cioè una personale versione di Vecchio frack di Modugno dove George Cables lascia il posto a Marcello Tonolo, che ha seguito l'amico in questa avventura americana.
   Si può senza dubbio dire che questo Two days in New York sia finora il disco più maturo e compiuto di Marco Tamburini, dove egli ha espresso al meglio tutta la sua capacità di interprete e di compositore, estremamente rispettoso del linguaggio del jazz e costantemente ispirato dai grandi musicisti del passato, ma ugualmente capace di sviluppare una sua strada personale ed originale.


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