Attack records
2004
Lo confesso: gli Smiths li ho amati molto e proprio in virtù di questo
fatto quando nel 1987 si sono sciolti mi sono disinteressato - quasi
fosse un contrappasso - alle carriere soliste dei singoli musicisti,
considerando irripetibili le sensazioni dispensate dal gruppo di
Manchester con il loro pop-rock d'alto livello, suadente, raffinato, mai
banale o indulgente. Effettivamente, conclusa l'avventura Smiths, Andy
Rourke e Mike Joyce sono pressoché scomparsi, Johnny Marr ha proseguito
con collaborazioni di alterna fortuna, mentre Steven Patrick Morrissey a
partire dal primo disco Viva Hate ha intrapreso una
controversa avventura solista producendo una serie interessante di
singoli (Suedehead, Everyday is like Sunday, Piccadilly Palare,
Tomorrow, Interesting drug) e degli album non sempre all'altezza tanto che dall'ultimo
sfortunato Maladjusted sono passati sette anni prima che gli
scaffali dei negozi vedessero un nuovo disco del cantante.
Cosa mi ha convinto allora, considerata la mia tiepida
indifferenza, ad interessarmi del nuovo disco di Morrissey? Sicuramente
il primo impulso è stato voler capire cosa ha spinto l'ex-Smiths a
tornare ad incidere - per un'etichetta indipendente - dopo tutto questo
tempo e scoprire che da sette anni non ha più un contratto
discografico, ma che i suoi concerti fanno sempre registrare il tutto
esaurito, in secondo luogo proprio il titolo del disco che non ho ancora
capito se sia semplicemente "You are the quarry"
oppure "Morrissey, you are the quarry" quasi a sottolineare
l'ambiguità su chi sia ora la "preda", ovvero lo stesso
musicista o l'ascoltatore che ritrova nuovamente se stesso nei testi
ancora una volta specchio della disillusione di una generazione. Certo
che un Morrissey così bellicoso come in questa copertina dove imbraccia
un mitra - invece che un mazzo degli amati gladioli - non lo si era mai
visto, e il suo non voler scendere a compromessi, la sua aggressività
critica sono ben presenti all'interno di questo lavoro dall'ottimo
intreccio tra testi e melodia.
Intendiamoci: in Morrissey non c'è evoluzione stilistica,
egli rimane uguale a se stesso con i suoi pregi e difetti di dandy, con
il suo narcisismo, la sua ironia, la sua amarezza, la sua misantropia,
il suo essere inguaribilmente malinconico. La sua voce cantilenante dal
forte accento "british" possiede sempre la stessa ricercata
ineleganza, ma sono proprio queste caratteristiche a creare
l'immutabilità che diventa la sua forza, ciò che lo rende
interessante.
Il disco, infatti, suona molto "smithsiano" - anche
se i due chitarristi (Boz Booner e Alain Whyte che firmano a turno le
musiche) non sono al livello del buon vecchio Johnny Marr - con le
classiche ballate disegnate con morbidi arpeggi, cariche di romanticismo
(ma attenzione: il romanticismo di Morrissey!), a volte grintose,
sicuramente votate alla melodia. Musicalmente sono delle ballad
dall'andamento lento, ma sanno farsi energetiche come in
Irish blood, English heart, in First of the gang to die
o in I like you per chiudere il disco con
You know I couldn't last dalla irrimediabile nostalgia anni '70.
Le cose cambiano con i testi, ironici ed incisivi in cui
Morrissey le cose non le manda certo a dire: tra i ricordi sentimentali
di Come back to Camden, della languida Let me kiss you,
se la prende con i falsi amici in How can anybody possibly know
how I feel? ("He says he wants to befriend me / Which
means / He can't possibly know me") con le autorità costituite
in The world is full of crashing bores - dove i poliziotti
sono definiti semplicemente "puttane in uniforme" - o nella
stessa How can anybody possibly know how I feel?, dà la sua
personale visione degli States (in America is not the
world), "the land of the Free" ma dove "The
President / Is never black, female or gay / And util that day / You're
got nothing to say to me", o perdona Dio in I have
forgiven Jesus "For all the desire / He placed in me when
there's nothing I can do".
Morrissey è ritornato dopo aver sopportato abbastanza -
"life has killed me" dice in I have forgiven Jesus
che già nel titolo è tutto un programma - magari solo per
restituire al mittente le "quindici miglia di merda" (testuale
in How can anybody possibly know how I feel?) nelle quali è
stata trascinata la sua faccia, o forse per dimostrare di essere ancora
vivo e che di musicisti capaci come lui di scrivere brani squisitamente
pop, intelligenti ed ispirati, ce ne sono pochi in giro.
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