sabato, novembre 06, 2004
Paolo Conte - Elegia
Gran can-can su giornali e TV per il nuovo disco di Paolo Conte che usciva ieri. Se escludiamo lo sfortunato Razmataz - non proprio un disco, non proprio un musical, non proprio un'opera - erano 9 anni, cioè dall'ottimo Una faccia in prestito, che non usciva un suo disco in studio. Ovviamente l'ho acquistato ieri e l'ho appena finito di ascoltare. Che dire? Ad un primo ascolto mi ha un po' deluso. Dal punto di vista musicale niente da dire: disco molto curato ben suonato ed arrangiato, anche se forse un po' appiattito nei temi. L'atmosfera è quella del buon vecchio Paolo Conte, malinconico, nostalgico, a volte ironico, ma manca qualcosa, quel guizzo in più che si ritrovava nei dischi precedenti. Mancano le canzoni che restano in mente, certo non come le memorabili Sotto le stelle del jazz, Bartali, Diavolo rosso, Max, La topolino amaranto ma nemmeno come le più recenti Elisir, Una faccia in prestito, Chiamami adesso. Forse questo Elegia è un disco che ha bisogno di più ascolti per essere capito, un disco più introverso di canzoni molto brevi (una sola raggiunge i 4 minuti), degli schizzi appena abbozzati, non sviluppati quasi ad aver paura di disturbare. Credo lo riascolterò molte volte.
P.S. del 27/11/2004
Per chi volesse in questa pagina di jazzer, troverà una mia recensione sul disco in questione che mi farà piacere se vorrete leggere. Ovviamente Elegia l'ho ascoltato molte e molte volte e ovviamente - trattandosi di Paolo Conte - le sensazioni non potevano che essere positive.
E' vero, manca il jazz, ma c'è una profondità (armonica e nei testi) davvero commovente.
Prendi "Sonno elefante" ad esempio, o "India".
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http://sprachspiele.blogspot.com
Evidentemente nemmeno tu hai letto ciò che ho scritto. Non ho scritto che penso di capire un album al primo ascolto, l'hai dedotto tu chissà da cosa (infatti se leggi le recensioni nel sito, più volte ho affermato che ascolto un disco tantissime volte prima di parlarne). Poi prima di scrivere su quello che io posso o non posso capire o che "non è musica adatta a me" cerca di capire tu con chi stai parlando e che musica ascolto, visto che, a quanto ne so io, non ci conosciamo neppure. E soprattutto: se devi fare una critica falla costruttiva, non del tipo "non la pensi come me allora non capisci un cazzo" come hai fatto tu. Non ti pare?
volevo dire la mia sul nuovo disco del maestro
anche per me non è stato un granchè al primo ascolto
sentivo la mancanza di un certo swing
qualche pezzo mi ricordava vagamente qualche altro
di anni fa
ascoltatolo a lungo penso invece che il più grande di tutti abbia scritto alcune pagine che difficilmente dimenticheremo
malinconia elegante
ironia geniale
anche swing(frisko)
poesia amore(!!!!!)
ascoltiamolo ascoltiamolo ascoltiamolo
come tutti i pezzi di storia della produzione di conte
ogni ascolto suscita nuove sensazioni e nuovi sogni attraverso noi stessi
saluti
ps per me ratzmataz non e' stata assolutamente una delusione anzi e' stato grandissimo
Mi è rimasta impresse LA VECCHIA GIACCA NUOVA... simpatica, geniale e pungente!
Paolo Conte è Paolo Conte.
Viva la buona musica...
questo disco mi ha meravigliato molto.
Molti autori descrivono delle situazioni che si
lasciano tradurre facilmente in delle immagini, ma Conte credo li superi di molto.
All' ascolto dei brani vedo scene, colori, odori,e in questo lavoro con la sua lentezza un po esasperata queste sensazioni sonno accentuate.
Mi sembra chiaramente un opera di bilancio, della consapevolezza di un grande artista, forse un po stanco
e svuotato da tutti i personaggi, le situazioni e gli amori che ha descritto;che forse gli hanno ordinato di farsi descrivere.
Racconta se stesso più che mai,come in elegia:
"tu cosa vuoi da me?.." è forse l'artista che bussa sulla schiena dell'avvocato indaffarato nella sua carriera avviata e gli scuote l'esistenza?
Sembra che egli abbia compiuto la sua missione ora.
Ha descritto la fine di un secolo così bene che tanti film sul 900 sommati non basterebbero ad equiparare questo valore.
Ha raccontato l'amore e l'illusione di un involucro che sempre cade e si rinnova con un infinità di situazioni
e inquietudini.
Così ora serenamente si lascia tentare da un sonno elefante.
Infine spiega come si pone con la notorietà e ciò che la circonda attraverso la metafora della giacca nuova.
Forse mi sbaglio e questa è chiaramente una mia interpretazione ma per ora ho questa chiave di lettura.
Il disco non mi stanca, adoro il brano che si intitola bamboolah!
Speriamo che Conte trovi la forza per riaprire ancora una volta il Mocambo...
In tre giorni che lo ascolto mi sono fatto l'idea (personalissima) che sia il miglior disco dai tempi di Aquaplano, che pure è piuttosto diverso: a differenza degli ultimi dischi mi sembra che Elegia non sia il solito raffinatissimo divertissment di testi e musica, ma come Aquaplano lasci scorgere un altrove, qualcosa di necessario, di autentico.
Mi pare che il gusto dell'ironia e dell'autocitazione, che pure restano evidenti, abbiano lasciato il primo piano a quella malinconia tipica di quando si fa il bilancio di una vita.
Marco
Grazie a te, a Flavio e a tutti gli altri che hanno voluto lasciare il loro commento, spesso molto interessante. Mi sono serviti tutti - e come a me spero agli altri lettori - per approfondire Elegia e per parlarne nella mia recensione.
Come è giusto che sia, la vita cambia anche per Paolo Conte... sarebbe stato un pò ridicolo se lo avessimo trovato a correre ancora dietro a una giarrettiera rosa con la passione per hemingway no?
"... il tempo passa sotto ai sofà,
nemico numero uno degli aspirapolvere della città..."
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