Artesuono
2001
Rand-o-mania è un quartetto, o meglio sono quattro musicisti riuniti in
un progetto comune senza confini, senza ruoli pre-definiti con l'unico
punto di riferimento nella sperimentazione e nella contaminazione dei
generi. Certo i quattro sono tutti di estrazione jazzistica, ma usano il
jazz come base di partenza, come mezzo - quasi di trasporto si direbbe -
per creare dell'altro, delle cose nuove; lo mischiano, lo usano come
collante e lo mascherano talmente bene che sembra tutt'altra cosa. Un
gruppo decisamente spinto verso la ricerca sia sul piano del suono puro,
sia in quello della composizione e degli spazi improvvisativi.
I componenti di Rand-o-mania, gruppo molto eterogeneo per
provenienza geografica e per esperienze, sono: Gianluca Petrella (vedere
la recensione del suo disco d'esordio nella pagina di maggio 2002),
barese classe '75, giovane ma già affermato trombonista, Roberto
Cecchetto, milanese, già negli Rava Eletric Five alle chitarre, Andrea
Lombardini, veneziano classe '78, bassista e il friulano U.T. Gandhi,
classe '60, uno dei più affermati batteristi italiani. Tutti possono
vantare dei notevoli curriculum di collaborazioni con importanti
musicisti italiani e stranieri e proprio da questa varietà di
esperienze non poteva che nascere un disco come questo Strade,
dove si incontrano le influenze più diverse - fusion, be-bop, free,
funk - in ottima commistione tra loro. La cosa interessante è che
nessuna di queste ha il sopravvento sulle altre, non lascia
"scorie" tanto i musicisti sono abili nel combinarle ed
amalgamarle e soprattutto nell'usarle per ricercare la solidità
compositiva e la migliore espressione di ogni singolo strumento.
E' interessante vedere come i pezzi rispecchiano le quattro
diverse anime dei Rand-o-mania: a parte il collettivo Skovatz
perfetta introduzione del disco dove il suono magico e misterioso del
dijeridoo di Petrella si sposa ottimamente con l'elettronica e le
percussioni di Gandhi, gli altri brani evidenziano le caratteristiche
estetiche degli autori. U.T. Gandhi firma i brani più lenti e
riflessivi: Giulietta's theme, Rota dove Petrella gioca
con la melodia sinuosa su cui si distende un morbido solo di Cecchetto e
Tony's lament dall'atmosfera onirica e sospesa ottenuta dalla
chitarra e dall'elettronica dove su un ottimo accompagnamento dei piatti
Petrella suona un pensoso assolo. I brani composti da Lombardini - Noesis
e Charter way - sono i più immediati, ma non per questo meno
interessanti, anzi: il primo punta sullo sviluppo del tema cantabile,
quasi un adagio, a cui contribuisce Cecchetto con un lirico intervento
alla chitarra acustica. Lombardini dal canto suo, fornisce un
accompagnamento da manuale. Charter way mette a nudo l'anima più
funky del gruppo; Lombardini sfoggia un bel suono pastoso su cui hanno
libero sfogo di improvvisare un brillante Petrella e un tirato Cecchetto.
I pezzi firmati dal chitarrista sono sicuramente i più
spinti sul versante della sperimentazione: Rand-o-mania è la
giusta presentazione della band: il tema è veloce, spezzato dalle
poliritmie di Gandhi, con il suono liquido di trombone e chitarra ad
inventare suoni e contrasti tenuti a bada da un solido basso, The
choice è appunto una scelta, un bivio; se il pezzo è costruito su
un ritmo quasi da bossa-nova è subito Petrella a condurlo su binari più
free lasciando libera la sua inventiva. Circles che chiude il CD
ha uno sviluppo assolutamente free tra elettronica e "noise"
chitarristici, ed è interessante sentire come il trombonista trova un
tema cantabile partendo praticamente dal nulla su un tappeto percussivo.
Losts è l'unico pezzo scritto da Petrella e riflette chiaramente
il suo stile: il ritmo è incalzante, la chitarra distorta resta sullo
sfondo e il trombone può scaricare note a pioggia. Molto bella la
veloce melodia iniziale che inaspettatamente si placa in una pausa
riflessiva in cui Petrella sfoggia un suono quasi da trombettista e poi
tutti sono liberi di improvvisare con il basso di Lombardini che inventa
ritmi e scale. Ottimo anche il solo di Gandhi.
Un disco, quindi, questo Strade che, pur restando
molto piacevole all'ascolto, vira decisamente verso la sperimentazione,
soprattutto per valorizzare le capacità dei musicisti e per aprire
nuovi percorsi e possibilità; un'altra prova di quanto si possa ancora
fare nel jazz lasciando libero sfogo alla creatività.
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