- MARZO 2003 - 

Rand-o-mania: Strade

Artesuono 2001


Rand-o-mania: Strade

artesuono.it

  1. Skovatz
  2. Rand-o-mania
  3. Rota
  4. Losts
  5. Noesis
  6. The choice
  7. Tony's lament
  8. Charter way
  9. Giulietta's theme
  10. Circles

Gianluca Petrella: trombone, dijeridoo
Roberto Cecchetto: chitarra elettrica e acustica, live electronics
Andrea Lombardini: basso elettrico
U.T. Gandhi: batteria - percussioni


   Rand-o-mania è un quartetto, o meglio sono quattro musicisti riuniti in un progetto comune senza confini, senza ruoli pre-definiti con l'unico punto di riferimento nella sperimentazione e nella contaminazione dei generi. Certo i quattro sono tutti di estrazione jazzistica, ma usano il jazz come base di partenza, come mezzo - quasi di trasporto si direbbe - per creare dell'altro, delle cose nuove; lo mischiano, lo usano come collante e lo mascherano talmente bene che sembra tutt'altra cosa. Un gruppo decisamente spinto verso la ricerca sia sul piano del suono puro, sia in quello della composizione e degli spazi improvvisativi.
   I componenti di Rand-o-mania, gruppo molto eterogeneo per provenienza geografica e per esperienze, sono: Gianluca Petrella (vedere la recensione del suo disco d'esordio nella pagina di maggio 2002), barese classe '75, giovane ma già affermato trombonista, Roberto Cecchetto, milanese, già negli Rava Eletric Five alle chitarre, Andrea Lombardini, veneziano classe '78, bassista e il friulano U.T. Gandhi, classe '60, uno dei più affermati batteristi italiani. Tutti possono vantare dei notevoli curriculum di collaborazioni con importanti musicisti italiani e stranieri e proprio da questa varietà di esperienze non poteva che nascere un disco come questo Strade, dove si incontrano le influenze più diverse - fusion, be-bop, free, funk - in ottima commistione tra loro. La cosa interessante è che nessuna di queste ha il sopravvento sulle altre, non lascia "scorie" tanto i musicisti sono abili nel combinarle ed amalgamarle e soprattutto nell'usarle per ricercare la solidità compositiva e la migliore espressione di ogni singolo strumento.
   E' interessante vedere come i pezzi rispecchiano le quattro diverse anime dei Rand-o-mania: a parte il collettivo Skovatz perfetta introduzione del disco dove il suono magico e misterioso del dijeridoo di Petrella si sposa ottimamente con l'elettronica e le percussioni di Gandhi, gli altri brani evidenziano le caratteristiche estetiche degli autori. U.T. Gandhi firma i brani più lenti e riflessivi: Giulietta's theme, Rota dove Petrella gioca con la melodia sinuosa su cui si distende un morbido solo di Cecchetto e Tony's lament dall'atmosfera onirica e sospesa ottenuta dalla chitarra e dall'elettronica dove su un ottimo accompagnamento dei piatti Petrella suona un pensoso assolo. I brani composti da Lombardini - Noesis e Charter way - sono i più immediati, ma non per questo meno interessanti, anzi: il primo punta sullo sviluppo del tema cantabile, quasi un adagio, a cui contribuisce Cecchetto con un lirico intervento alla chitarra acustica. Lombardini dal canto suo, fornisce un accompagnamento da manuale. Charter way mette a nudo l'anima più funky del gruppo; Lombardini sfoggia un bel suono pastoso su cui hanno libero sfogo di improvvisare un brillante Petrella e un tirato Cecchetto.
   I pezzi firmati dal chitarrista sono sicuramente i più spinti sul versante della sperimentazione: Rand-o-mania è la giusta presentazione della band: il tema è veloce, spezzato dalle poliritmie di Gandhi, con il suono liquido di trombone e chitarra ad inventare suoni e contrasti tenuti a bada da un solido basso, The choice è appunto una scelta, un bivio; se il pezzo è costruito su un ritmo quasi da bossa-nova è subito Petrella a condurlo su binari più free lasciando libera la sua inventiva. Circles che chiude il CD ha uno sviluppo assolutamente free tra elettronica e "noise" chitarristici, ed è interessante sentire come il trombonista trova un tema cantabile partendo praticamente dal nulla su un tappeto percussivo. Losts è l'unico pezzo scritto da Petrella e riflette chiaramente il suo stile: il ritmo è incalzante, la chitarra distorta resta sullo sfondo e il trombone può scaricare note a pioggia. Molto bella la veloce melodia iniziale che inaspettatamente si placa in una pausa riflessiva in cui Petrella sfoggia un suono quasi da trombettista e poi tutti sono liberi di improvvisare con il basso di Lombardini che inventa ritmi e scale. Ottimo anche il solo di Gandhi.
   Un disco, quindi, questo Strade che, pur restando molto piacevole all'ascolto, vira decisamente verso la sperimentazione, soprattutto per valorizzare le capacità dei musicisti e per aprire nuovi percorsi e possibilità; un'altra prova di quanto si possa ancora fare nel jazz lasciando libero sfogo alla creatività.



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