- MAGGIO 2003 - 

Tom Harrell: Live at the Village Vanguard

Bluebird 2002


Tom Harrell: Live at the Village Vanguard

bluebird.com
tomharrell.com

  1. Asia minor
  2. Manhattan, 3 A.M.
  3. Where the rain begins
  4. Blues in una sea
  5. A child's dream
  6. Design
  7. Everything happens to me
  8. Party song

Tom Harrell:tromba
Jimmy Greene: sax tenore
Xavier Davis: pianoforte
Ugonna Okegwo: contrabbasso
Quincy Davis: batteria


Registrato dal vivo tra il 15 e il 18 novembre 2001 al Village Vanguard di New York


   Il noto critico americano Scott Yanow non sbaglia quando, parlando di Tom Harrell, dice che il suo stile unisce assieme la potenza (e la pulizia aggiungo io) di Clifford Brown e il lirismo di Chet Baker e certo non temo smentite se affermo che il trombettista dell'Illinois è uno dei più importanti jazzisti degli ultimi 20/30 anni. Questo suo ultimo disco dal vivo mi dà l'occasione per parlarne e per presentare una registrazione che verrà menzionata sicuramente come una delle più importanti della sua carriera.
   Harrell è indubbiamente un personaggio schivo che occupa un posto molto personale nell'ambiente del jazz, ma è evidente che è tenuto in grande considerazione dai colleghi musicisti visti quanti e quali attributi di stima gli provengono da più parti. Fin da bambino intraprese lo studio della tromba e ben presto iniziò l'attività professionale nei gruppi dell'area di San Francisco; dopo la laurea nel 1969 a Stanford si trasferisce a New York dove collabora con grandi musicisti quali Horace Silver (a cui questo album è dedicato), Charlie Haden, Gerry Mulligan, Lee Konitz e Phil Woods, conseguendo premi e riconoscimenti tra cui il danese Jazz Par. Dal 1990 con formazioni a proprio nome incide una serie di dischi dai quali emergono in maniera evidente quali sono i suoi pregi di strumentista e di compositore; se come esecutore Harrell punta molto sulla purezza del suono, con un'emissione controllata e lucida soprattutto nel registro medio dello strumento, come compositore predilige la cantabilità dei temi e dei passaggi dando ampio spazio ad arrangiamenti complessi ed articolati ma senza appesantimenti, ricercando la migliore integrazione tra le voci strumentali. Queste ultime caratteristiche sono ovviamente più presenti nei dischi comprendenti un largo organico come Labyrinth o Paradise nel quale interviene anche un quartetto d'archi; in questo Live at the Village Vanguard in cui suona un quintetto, il trombettista e i suoi partner puntano soprattutto sull'interplay e sulla messa in evidenza delle qualità strumentali di ognuno, potendo contare tutti e cinque su una grande capacità tecnica.
   Live at the Village Vanguard contiene otto brani, lo standard Everything happens to me e sette composizioni originali - ed inedite - del leader. I brani, come spesso succede dal vivo, sono dilatati per dare modo a tutti i musicisti di sviluppare i proprio assoli e sono l'esemplificazione della notevole capacità di Harrell di scrivere musica in modo tecnicamente stimolante, ma allo stesso tempo accessibile all'ascoltatore. Fin dalle prime battute è subito chiaro che il centro di gravità del quintetto è Ugonna Okegwo che suona in modo preciso, sicuro, dando i tempi alla band e funzionando sempre da punto di riferimento: con un contrabbassista di questo calibro non c'è alcun problema per i colleghi ad inventare, allontanarsi dal tema lasciandosi andare all'improvvisazione.
   Il pezzo d'apertura Asia minor è un bop veloce, dal sapore vagamente orientaleggiante, che dà modo subito di apprezzare la bravura dei solisti: inizia Harrell con un assolo nervoso e spigoloso, seguono prima quello torrenziale di Greene e poi quello travolgente di Xavier Davis che conduce alla chiusura del brano con la riesposizione del tema con i fiati all'unisono. Nel pacato Manhattan 3 A.M. sale in cattedra Okegwo sfoggiando un suono limpidissimo in quello che è sostanzialmente un lungo suo assolo, con Harrell che soffia appena nello strumento mentre il pianoforte e la batteria sottolineano gentilmente la melodia. Where the rain begins - scritta assieme alla moglie Angela - è caratterizzata dai cambiamenti di ritmo e dalla melodia cantabile simile ad una bossa-nova, mentre Blues in una sea non è propriamente un classico blues ma ne ha in parte il sapore pur essendo costruito su una serie di accordi non usuali; tra gli assoli spicca quello di Greene per il pathos. Insolita è anche la costruzione di A child's dream dall'andamento altalenante, forse il brano meno immediato del CD assieme all'intenso Design che con le sue intricate architetture armoniche e ritmiche rappresenta l'anima più free del gruppo. Davis suona qui il pianoforte in modo martellante e insistente, i fiati si arrampicano per le vette dei rispettivi assoli mentre Okegwo e Quincy Davis creativamente tengono un tempo molto veloce. Nel duetto Everything happens to me tutto cambia: il pianoforte è di una gentilezza da incorniciare e Harrell espone la melodia e vi improvvisa quasi sussurrando, restituendole una liricità cristallina. Il brano che chiude il CD - Party song - sgorga da un tema funkeggiante che ricorda alcune cose di Lee Morgan e offre la possibilità ai musicisti di dimostrare tutta la loro bravura nell'improvvisazione.
   Ho riascoltato più volte questo CD scrivendo questa presentazione e ogni volta ci trovo qualcosa di nuovo: segno che è una registrazione di valore e dimostrazione che ci troviamo di fronte ad un quintetto di alta qualità, condotto con intelligenza dal leader e supportato da giovani musicisti. Se Harrell è una conferma, la prova di alto livello qui fornita dai suoi partner fa ben sperare bene per il futuro.



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