RCA Red seal
1999
Chopin, i suoi Notturni e Arthur Rubinstein, ovvero quanto di più
"classico" si possa immaginare. Ma fortunatamente questo classicismo non è un qualcosa di statico e
immutabile, al contrario si rinnova, è fonte di novità, di continua scoperta,
di magia ritrovata.
Frédéric Chopin, inutile negarlo, rappresenta nell'immaginario
collettivo l'essenza del musicista romantico: elegante, anticonformista,
appassionato nel suo scrivere e nell'indagare i conflitti e i tormenti profondi
dell'animo umano. Ma pur essendo accomunato in tutto questo a quel movimento,
egli ne prese sempre le distanze, criticandone gli atteggiamenti esibizionistici
e i modi di fare, essendo più incline all'interiorizzazione e alla
razionalizzazione, amando per tutta la sua breve vita la freschezza,
l'immediatezza e la vitale gaiezza della musica popolare della sua nativa
Polonia.
Autore anti-sinfonico, Chopin è senza
dubbio il compositore per pianoforte per antonomasia; infatti è proprio su
questo strumento che egli concentra la sua produzione, ritenendo che fosse
maggiormente adatto per dare voce al suo intimo sentire, alla sua espressività.
Espressività e sensibilità che si manifestano soprattutto in composizioni
brevi in forma di canzone o danza - dalla solo apparente semplicità formale e
tematica - piuttosto che in opere più complesse quali la sonata, di cui egli
scrisse solo tre esempi. Così se da una parte negli Studi e negli Improvvisi
è evidente lo sforzo di innovazione della tecnica pianistica, la vera essenza della musica
di Chopin la possiamo trovare nelle Ballate, nelle Mazurche, nelle Polacche,
nei Preludi e ovviamente nei Notturni.
Anche in questi ultimi Chopin lascia libero sfogo alla sua
inventiva: questo genere compositivo - introdotto dall'irlandese John Field - a
cui generalmente si fanno appartenere pezzi dal carattere pensoso se non
sognante, diventa nelle mani di Chopin occasione per sviluppare temi dalla
semplice liricità, gioielli melodici e "dipinti sonori"
raffinatissimi, raggiunto in questo solo da Debussy un cinquantennio dopo.
Chopin ha la capacità di far apparire semplice ed immediato anche quello che
tecnicamente non lo è per nulla, i suoi temi e le sue frasi cristalline
nascondono passaggi difficili che solo un pianista veramente capace riesce a
suonare con la massima disinvoltura ed eleganza: uno di questi è senza dubbio
Arthur Rubinstein.
Praticamente tutti i pianisti - ed è logico - si sono confrontati
con la musica di Chopin e ognuno l'ha saputa interpretare secondo le proprie
sensibilità: così ad esempio abbiamo la lettura lucida e carica di tensione di
Pogorelich, la concretezza tecnica ed emozionale di Ashkenazy, la cantabilità
di Arrau, la grande partecipazione emotiva di Pollini, la perfezione di
Benedetti Michelangeli, il lirismo nobile e pudico di Perlemuter. Rubinstein
invece no: nella sua incisione dei Notturni non interpreta,
semplicemente si siede al pianoforte, inizia a suonare e lascia che sia la
musica a pervaderlo; le note di Chopin parlano attraverso di lui, lo riempiono
ed emergono pure come nella mente del loro scrittore con le loro varie
sfumature, la drammaticità, la brillantezza, la tristezza e la poesia.
Rubinstein aveva già inciso i Notturni nel '36-'37 e
nel '49-'50, ma è nelle registrazioni di questo CD che persegue il compito più
difficile e con semplicità e grazia lo raggiunge: annullarsi dentro la musica,
lasciare che sia lei a parlare senza aggiungervi nulla, con umiltà, con la
forza della propria bravura e con la consapevolezza che Chopin aveva espresso già
tutto con le note scritte.
Prima di chiudere, voglio lasciare un'ultima annotazione
significativa del grande rispetto nutrito da Rubinstein per il suo connazionale.
Oltre ai 19 Notturni qui incisi, Chopin ne scrisse anche altri due -
senza numero d'opus - ma, pur molto belli, non volle che essi fossero
pubblicati: Rubinstein non li incise e non li eseguì mai in pubblico.
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