Enja
2001
Mal Waldron è quel genere di musicista di cui si può
tranquillamente dire senza esagerare che ha attraversato la storia della musica
e del jazz in particolare. Nato a New York nel 1926 ha iniziato fin da giovane a
suonare come side-man di grandi musicisti a partire dai primi ingaggi con Ike
Quebec e Big Nick Nicholas. Elencare tutte le sue collaborazioni è cosa davvero
lunga a difficile, ma per inquadrare il personaggio citerò solo alcuni nomi: ha
collaborato parecchi anni con Charles Mingus contribuendo a dischi fondamentali
quali Pithecanthropus erectus, lo troviamo in diversi dischi di Eric
Dolphy e nelle ultime registrazioni di Billie Holiday. E' stato il primo
pianista di John Coltrane non appena il saxofonista aveva lasciato il quintetto
di Miles Davis e collabora oramai da una ventina d'anni con l'alto-saxofonista
Steve Lacy con il quale ha inciso parecchi dischi in duo. Dal 1965 si è
stabilito in Europa, prima a Parigi poi a Monaco di Baviera, dove, preferendo i
piccoli organici, ha suonato con parecchi musicisti europei, anche in ambienti
extra-jazzistici come con gli Embryo, collaborando in numerosi spettacoli
teatrali e componendo numerose musiche da film. La sua morte avvenuta il 2
dicembre dello scorso anno a Bruxelles mi sembra sia passata un po' inosservata,
forse a causa del fatto che Waldron non era opportunamente considerato dalla
critica musicale.
Il disco che presento questo mese contiene una registrazione del
trio di Waldron al Domicile di Monaco di Baviera datata 19 luglio 1971 e mi ha
colpito immediatamente per le sue caratteristiche di forza evocativa, potenza
espressiva e capacità di coinvolgimento totale nella musica; un disco che
lascia senza fiato tanta è l'energia espressa dai tre musicisti. Come
suggerisce il titolo del CD e dei singoli brani - i primi tre scritti da Waldron
gli ultimi due dal contrabbassista Jimmy Woode - il trio si concentra
soprattutto sul blues, e proprio il blues con la sua struttura semplice
fornisce la perfetta ossatura portante su cui i musicisti possono suonare ed
improvvisare liberamente.
Per cercare di descrivere questo CD mi
piace partire da un titolo trovato in un sito internet dedicato al pianista:
"The power of repetition" - "La potenza della ripetizione".
Ed è proprio su questo che si fonda il pianismo di Waldron: ripetizione
reiterata, quasi ipnotica, di giri di accordi e loro progressiva variazione nel
procedere del brano, fondendo il suo stile originale, percussivo e denso,
con un gusto armonico asciutto e senza fronzoli, influenza di Thelonius Monk.
Waldron trova - soprattutto nel registro medio-grave - la serie di accordi
più energica, la evidenzia, la amplifica, la fa entrare dentro l'ascoltatore e
proprio nel momento in cui la tensione è maggiore la varia, aprendo ampie
opportunità di improvvisazione sia per sé stesso, sia per i musicisti che
suonano assieme a lui. Waldron costruisce i suoi assoli partendo da idee
semplici, facendo attenzione soprattutto all'armonia, giustapponendo gli accordi
più che le singole note, non disdegnando, comunque, rapide cascate di note
singole in sequenza, con l'attenzione costante a mantenere inalterata la vitalità
ritmica dei brani.
Per quanto riguarda gli altri musicisti, ovvero al contrabbasso il
veterano Jimmy Woode (ha suonato tra l'altro nell'orchestra di Duke Ellington,
con Charlie Parker, Eric Dolphy, Hampton Hawes...) e lo svizzero Pierre
Favre alla batteria, essi sono gli elementi ideali per completare questo trio:
duttili e perfettamente in sintonia con il leader, forniscono un apporto
indispensabile in termini di energia, ritmo ed armonia pur concedendosi numerosi
assoli.
Concludo questa presentazione con un pensiero di Steve Lacy,
partner pluri-decennale di Waldron: "Mi piace suonare con lui perché mi fa
suonare bene. Ma devi sapere che lui fa suonare bene tutti. Ha fatto suonare
bene anche Billie Holiday. Lei lo amava. E anche Eric Dolphy e migliaia di
persone con le quali ha suonato lo amavano perché rendeva buono il loro suono.
Anche lui suona bene, sa cavare dal piano un suono magnifico e ha il proprio
stile, il proprio timbro e una vasta conoscenza della struttura, dell'armonia,
del ritmo, del tempo e dello spazio. Insomma, è un partner ideale".
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